Nell'arte
Rigenerarsi nella luce
di Gian Carlo Olcuire | 11 marzo 2018
Bisogna trovare la voglia di uscire dalla miriade di luci notturne, per farsi illuminare da Dio e cercare il bene.

NICODEMO, DI NOTTE, DA GESÙ

(Henry Ossawa Tanner, 1899, Stati Uniti, collezione privata)

 

La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie». Gv 3,14-21

 

Se l’incontro tra Gesù e Nicodemo viene immaginato su una terrazza, anziché in un interno, è per rendere presente la notte. Guai se non fosse stata invitata anche lei, la creatura dall’«unico nome» (al contrario dei giorni che «vengono distinti fra loro», ha osservato Elias Canetti): la sua assenza toglierebbe efficacia al discorso di Gesù sul venire alla luce.

Sarà stato Nicodemo a chiedere di vedersi a quell’ora, che lo fa sentire a suo agio: la notte consente – pure a chi giovane non è – di non esporsi troppo, grazie alle mille luci, psichedeliche e non, che impediscono di cogliere le differenze. Il che, se aiuta a non lasciarsi individuare, non aiuta a decidere quale forma avere. Per questo Gesù scuote l’anziano maestro e, pur apprezzando la sua voglia di capire, lo invita a nascere di nuovo, a darsi una fisionomia chiara, a uscire dalla notte per far parte dei giorni.

Nell’opera, assai amata dall’artista afroamericano (che l’ha dipinta più volte), si avverte la presenza dei fari e faretti della città, tutti attraenti e tutti deboli, quasi a far venire nostalgia della potenza della luce diurna. Per la quale, però, come per il battesimo, occorre fare una scelta di vita (non a caso la Chiesa antica ha definito tale sacramento “un’illuminazione”).

La luce – ha ricordato Benedetto XVI – «rende possibile la vita, l’incontro, la comunicazione»... e poi «rende possibile la conoscenza, l’accesso alla realtà, alla verità. E rendendo possibile la conoscenza, rende possibile la libertà e il progresso. Il male si nasconde. La luce pertanto è anche espressione del bene che è luminosità e crea luminosità». Nella luce, non solo le opere del bene risaltano ma sono pure più nitidi i contorni e i colori della gioia.

Va detto che, dal Redentore, Nicodemo si lascia redimere. Sarà anch’egli un salvatore, poiché è congeniale a chi è di Cristo la vocazione al recupero di ogni creatura, aiutandola a passare dalla notte al giorno.

Va aggiunto che, dopo la rinascita, giusto per proseguire la metafora, Nicodemo deve essere stato ben allattato dalla Chiesa… Tra non molto, infatti, prima dell’arresto di Gesù, lo difenderà, chiedendo per lui la possibilità d’essere ascoltato; poi, con Giuseppe di Arimatea, alla sepoltura del Signore, sarà presente con trenta chili di mirra e di àloe per onorarne il corpo.

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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