Se i giovani ritrovano la Via Crucis
di Marco Pappalardo | 10 marzo 2018
Papa Francesco ci indica, consapevolmente o meno, che i giovani se chiamati in causa, se coinvolti nella preparazione, se accompagnati, questo percorso lo fanno e possono farlo. Da soli e con gli adulti

È molto bello che le meditazioni della Via Crucis che il Papa presiederà al Colosseo siano state scritte da un gruppo di studenti insieme al prof.! Vale come piccolo segno in vista del Sinodo, vale come segno più grande se pensiamo che la Via Crucis non è certo la pratica religiosa o pia devozione più partecipata dai giovani!

E non possono bastare le straordinarie celebrazioni in occasione delle GMG, per quanto vi siano anche un milione di giovani. Tra l'altro quei testi bellissimi, le riflessioni intense, le preghiere adattate per loro si fermano là e, nonostante il web, raramente vengono ripescate in Quaresima nelle diocesi, dai movimenti o dalle associazioni ecclesiali per un sano e santo riciclo!

Non dobbiamo neanche meravigliarci più di tanto della scarsa partecipazione: in molte parrocchie l'orario della Via Crucis è per lo più in mezzo al pomeriggio, non oltre le 19, troppo spesso impraticabile per studenti e lavoratori; i testi in possesso, per quanto l'editoria non manchi di produrre qualcosa di nuovo ogni anno, sono "antichi", usati fino a che non salti qualche pagina, ridotti nei numeri a poche copie, poiché c'è chi usa portarselo a casa come souvenir dell'esperienza; in diversi oratori, dove si potrebbe scommettere particolarmente sulla Via Crucis per i giovani, la si riduce ad una sola in tutta la Quaresima, "tanto" - dice qualcuno degli educatori adulti - "una basta, meglio non esagerare nel fare certe proposte" e qualcun altro afferma "che senso ha? i giovani non vengono lo stesso!".

Qualche presenza giovanile in più si vede in quelle realtà che la organizzano "vivente", dato che si tratta di mettere in scena qualcosa, di interpretare, recitare; ottima idea, però, con il rischio sovente di fermarsi all'atto scenico senza una preparazione ad hoc per capirne il senso, per entrare nella storia e nei personaggi, per rifletterci e pregare. Tante occasioni, diverse non sfruttate in pieno, come la scarsa valorizzazione dei quadretti tipici rappresentanti le stazioni della Via della Croce, in alcuni casi opere d'arte, in altre semplici ma efficaci icone, per una catechesi giovanile fatta puntando sulle immagini. Stanno lì, nelle nostre chiese, guardate con più o meno attenzione qualche settimana l'anno, dove Gesù appare ancora più morto e sepolto sotto la polvere e l'abbandono per tutto il resto del tempo!

Dunque, la scelta di Papa Francesco per la Via Crucis di quest'anno ci indica, consapevolmente o meno, che i giovani (anzi gli adolescenti, vista l'età dei redattori!) se chiamati in causa, se coinvolti nella preparazione, se accompagnati, questo percorso lo fanno e possono farlo, da soli e con gli adulti; ci invita ad ascoltarli attentamente (perché no?) come fu ascoltato Gesù ragazzo al tempio; ci esorta a guardare la croce, tutte le croci, con una prospettiva nuova, ricca di una sapienza che non è dottrina bensì frutto dell'immersione nella vita a pieni polmoni, di un'adesione alla realtà libera dalle ideologie e provocatoria, di una ricerca dell'Altro e dell'altro non facile ma desiderosa di felicità.

 

 

11/03/2018 10:57 Francesca Vittoria
Che bella idea, una iniziativa che può diventare lavoro e studio, conoscenza antica e sguardo all'oggi, dipende con quanta serietà e quanta importanza ha il coinvolgimento dei giovani chiamati a questo ricordare Cristo. Anche. Il preparare le scene cui si fa riferimento impegna l'ingegno insospettato, o nascosto talento, lo sguardo alla comunità vicina o lontana a segnalare i disagi di meno fortunati sarebbe esercizio formativo! Quante volte dopo una tragedia chi viene interpellato risponde "tutte brave persone, tutto normale, " ? Certo occorre un coordinatore adulto, meglio se sacerdote ma anche un preparato laico purché abituato al dialogo con i giovani e bene aperto verso il nuovo che magari si fa scoprire sopratutto nel conoscersi reciproco , molto importante oggi dove l'isolamento impera e viene cercata una conoscenza virtuale artificiale che porta inevitabilmente ad altri fini. Una via crucis che pur riferita alla verità di una Persona vissuta in millenni fa , continua quella realtà a essere viva oggi, a essere povertà cattiveria problema da legger si è di al quale fermare l'attenzione per diventare tutti costruttori attivi della carità di Cristo.
Francesca Vittoria



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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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