ROBE DI RO.BE.
Il maschilismo nella Chiesa
di Roberto Beretta | 08 marzo 2018
Mentre nell'ambito sociale si è da tempo avviato (seppur tutt'altro che concluso) un cambiamento culturale per cui è ormai intollerabile che l'uomo si collochi naturalmente e pacificamente "al di sopra" della donna, questo cammino stenta assai di più nella Chiesa

Suore sfruttate, suore snobbate. La scorsa settimana hanno avuto un bel risalto mediatico due interessanti e critiche testimonianze sulla bassa considerazione in cui la Chiesa sembra tuttora tenere, di fatto, le religiose: parlo di un lungo servizio sul mensile "femminile" dell'Osservatore romano e di una franca intervista sul Corriere della Sera alla responsabile dell'Unione internazionale superiore generali.

In ambedue i documenti emerge una pacata eppure decisa denuncia del "maschilismo" clericale - ma possiamo dire che tra i laici non alberghi il medesimo inconscio sentimento?- che tende tuttora a relegare le suore in compiti minori (dal servizio domestico dei cardinali alle attività pastorali subordinate) e comunque a non considerarne adeguatamente il ruolo. Su questo aspetto - al netto di alcune eccezioni e soprattutto della virtù con cui tantissime religiose accettano comunque tale sottomissione per umiltà evangelica e con spirito di obbedienza - credo ci sia poco da dire: è un dato di fatto tuttora ben visibile nella maggioranza delle realtà cattoliche italiane. Le religiose non sono certo trattate "alla pari" con i religiosi. Punto.

Al di là tuttavia delle pur giustificate rivendicazioni che emergono dai suddetti articoli, mi pare che si debba prestare attenzione anzitutto alla mentalità che fa da sfondo a una situazione del genere. Ci troviamo cioè ancora in una realtà ecclesiale "funzionalista", dove la considerazione delle persone dipende da quello che fanno (o che possono fare): un criterio efficientista e alquanto materialista, potremmo dire. L'enfasi posta per secoli sul "potere" del prete di dire messa (o, come enfaticamente tuttora da qualche parte si sostiene, di "chiamare Cristo in terra", di "impersonare Gesù", e così via) ha generato nel cosiddetto "popolo di Dio" uno sbilanciamento teologico ingiustificato di cui le suore - come del resto i laici - sono vittima.

Ma, mentre nell'ambito sociale si è da tempo avviato (seppur tutt'altro che concluso!) un cambiamento culturale per cui è ormai intollerabile che l'uomo - padre, marito, collega, eccetera - si collochi naturalmente e pacificamente "al di sopra" della donna, questo cammino stenta assai di più nella Chiesa; e ciò proprio perché il ruolo maschile, che altrove (per esempio in famiglia o sul lavoro) non è più considerato di per sé preminente e dunque risulta almeno surrogabile da parte della donna, nell'ambiente cattolico gode di una superiorità - diciamo così - strutturale, di default.

Dobbiamo dunque arrivare al sacerdozio femminile per vedere attuata una parità tra religiose e religiosi? Non necessariamente. Ci sono infatti moltissimi altri passi che potrebbero essere intrapresi con coraggio e celerità, per lo meno tutti quelli che non richiedono il sacramento dell'ordine: dalla direzione dei Consigli pastorali alla gestione economica delle diocesi, dall'insegnamento della religione nelle scuole (anche laiche) alla direzione spirituale dei fedeli. E' "funzionalismo" pure questo? Infatti; ma senza un passaggio attraverso le "quote rosa" obbligatorie è ben arduo che il mondo cattolico (e le suore stesse) si abituino a vedere altrimenti il posto delle donne e delle religiose nella Chiesa.

 

 

11/03/2018 09:50 Yolanda
La storia che le donne sono complementari agli uomini e perciò destinate al servizio e alla cura e' disarmante e questa si apodittica. Discriminante a prescindere. Riuscireste ad immaginare un affermazione del tipo " gli uomini sono complementari alle donne"? Magari detta da un prete? Non serve gettare il pallone in tribuna con l'utero in affitto,Alberto.
Eppure è il fondamento per l'esclusione mentale delle donne da ogni ruolo nella chiesa ,dal celebrare al predicare, dal guidare una parrocchia ai ruoli manageriali. E non c'è preparazione o carismi che tengano.
Antropologicamente,ci hanno raccontato e inculcato per secoli, la donna deve occuparsi solo di casa, figli, cura di malati e anziani, e affini. E le donne hanno anche finito per crederci. E tante ne sono felici e svolgono con passione e amore questi compiti. Ma se soffrano o meno per il tempo e la possibilità di vivere e potersi dedicare con profitto ad altro non è dato saperlo nelle condizioni attuali. Non possono neppure permettersi di porsi la domanda. Se lo facessero le risposte sarebbero sorprendenti .ma è inutile sognare.



10/03/2018 20:38 Alberto Hermanin
"Quanto alla sofferenza rilevata da Alberto c'è in tutte le donne". Assai discutibile, direi. Quanto all'accusa di atteggiamento servile, libera naturalmente di pensarlo. Di servi ce ne sono sempre troppi, effettivamente. Ma non è un po' apodittico il tutto?
"Ma edificazione degli esseri umani e della chiesa per opera dello Spirito in Cristo non sono possibili solo per opera di uomini". Infatti, sono daccordo: anche per questo sarei contrario all'utero in affitto...



10/03/2018 10:35 Francesca Vittoria
Se si guarda a come avviene l'elezione del Papa, Pastore della Chiesa tutta, si vede che cosa importante sono le doti personali che egli possiede con la Sua fede in Cristo Tra le doti poi non mi pare vi sia quella del comando , inteso secondo noi come l'esercizio di autoritarismo, come avviene in politica, no, esso è e discende fede e le doti che hanno deciso i prelati elettori a indicarlo capo della Chiesa a seconda del tempo e delle necessità di questa a essere condotta. Così leggo l'elezione del primo Pietro, e il fatto che tra gli apostoli non ci siano state donne! Non credo che queste siano state da meno e per fare loro torto di essere meno timida ntelligenti o incapaci, ma come per il matrimonio un corpo solo essendo le qualità femminili complementari a quelle maschili, Se si ragiona a vedere le due cose separate ne viene "due poteri" che si misurano visto quanto siamo umani piuttosto che divini,. In sostanza sembra che il problema sia il POTERE , che se esercitato come la cosa da raggiungere sia in politica come è di più nella Chiesa produce danno su tutta l'umanità. Gesù Cristo non si è dimostrato un Cesare, quello sì rodeva dal timore di perdere il potere, Cristo che il potere effettivamente l'aveva di vita e di morte, è morto perché ogni uomo anche il più misero, debole, indifeso come il il non nato, fosse persona vivente per sempre. A mio parere, visto quello che accade e la situazione ai nostri giorni dobbiamo denunciare e non assoggettarci al potere fosse pure vantaggioso e invece collaborare a costruire la società secondo l'esempio di Cristo secondo come le donne che ha avuto d'intorno le quali sono state da lui innalzate dalla condizione che l'uomo di allora le aveva poste, si è rivolto alla loro intelligenza dialogando rompendo un giudizio errato diventato comoda tradizione di servizio! Quindi abbiamo in Lui l'autorità di pretendere attenzione al nostro parlare, al nostro pensare che va ad integrare quello maschile , ma nom sarebbe giusto se prevalesse una singola fonte di valutazione. Purtroppo sembra che tutti si guardi a far prevalere l'importanza della persona dal l'anello del potere che ha al dito e non quello che Cristo gli ha dato.
Franesca Vittoria



10/03/2018 09:36 Yolanda
Dice bene Borghi : Sapranno i laici occupare quegli spazi o attenderanno il permesso clericale? Non se ne esce perché è ormai connaturato nei laici un atteggiamento SERVILE e neppure la consapevolezza del valore del battesimo può bastare a supportare un servizio dignitoso e riconosciuto . Soprattutto svolto da donne. Esemplare il gustoso quadretto dipinto da Colagrande nell'" ovetto ".Solo un piano di parità ministeriale a livello clericale può innescare un cambiamento di mentalità sia a livello ecclesiale che sociale. Quale esempio e messaggio credibile e coerente di valore e dignità della donna può dare un messaggio cristiano così palesemente discriminatorio può essere dato alla società intera? Dove sta la buona notizia del Vangelo? Tutto il resto sono parole dietro cui ci si nasconde dalla teologia alla esaltazione di Maria. Quanto alla sofferenza rilevata da Alberto c'è in tutte le donne ma è un dettaglio che gli uomini tendono a non vedere per comodità probabilmente. Il mondo va così,ci si rassegna. Non c'è conforto formale che tenga di fronte a una profonda e giusta indignazione.


09/03/2018 09:34 Yolanda
Ribadisco che non è questione di lamentazione sul ruolo e la funzione della donna nella chiesa ma proprio di essenza. Invito a leggere le varie chiavi di lettura del significato di sacramento ,che non sto qui a trascrivere,velocemente in internet,e risulta chiarissimo che sono i preconcetti maschilisti ad escludere che la donna possa accedere al sacerdozio. Basterebbe vedere che chi celebra il sacramento del matrimonio sono gli sposi,uomo e donna, e non il sacerdote . Poi ci mettiamo storia ,tradizione,privilegi e potere e il gioco è fatto. Ma edificazione degli esseri umani e della chiesa per opera dello Spirito in Cristo non sono possibili solo per opera di uomini. Nella chiesa cattolica tale pregiudizio e' così radicato, supportato anche da una voluta dilagante ignoranza da sembrare inamovibile. Ma ,volendo, oggi basta un telefonino per andare oltre .


08/03/2018 18:15 Alberto Hermanin
"Ma insieme alla rabbia e alla voglia di lottare per la dignità al femminile se ne sono andate tante altre cose e la fede si è ridotta al lumicino. Quasi andata anche quella.Testimoni di speranza? Non posso più esserlo". Beh, rispetto l'evidente sofferenza che traspare da queste righe, e non sta a me giudicare.
Io non credo che il sacerdozio femminile sia un gran toccasana, sempre che sia teologicamente possibile (scusate, non ho sufficienti competenze.
Ma scusate ancora: non sta scritto che se credi che Gesù Cristo è resuscitato dai morti sarai salvo? A volte una citazione si può usare non per fare polemica ma magari per confortare...



08/03/2018 17:56 fab
Solo il sacerdozio femminile sarebbe una scelta di rottura capace di provocare .....

molto pericolosa come questione: ridurrebbe il sacerdozio una pura questione di potere, svilendone il significato sacramentale. Mettere le donne nelle posizioni di comando si, fargli fare il prete no. Vuol dire che il "prete" dovrebbe avere ruolo sacramentale, non necessariamente pastorale o di comando.

C'è stato un tempo nella chiesa in cui molti diaconi avevano più potere dei presbiteri, nonostante sacramentalmente la gerarchia fosse ribaltata.

Il problema vero è che la gerarchia sacramentale (diacono->presbitero->episcopio) è stata fatta coincidere in modo parallelo una gerarchia non sacramentale. di potere, sostanzialmente parallela a questa. Ma mentre la prima è di origine teologica, la seconda non lo è quindi nulla osta che essa sia del tutto ribaltata.

Tradotto: cosa osta che una parrocchia non sia data in mano a una donna (suora ad esempio) e il prete maschio posto in posizione subalterna ma che si occupi di sacramenti? Non c'è nessuna ragione, se non di prassi, di formazione, di cultura.

No non è questione di "prete donna". Non confondiamo i sacramenti e il potere di amministrarli con il potere gerarchico-mondano. Sono due cose scollegate.



08/03/2018 10:12 Yolanda
No Beretta,non credo proprio che ci si abitui a vedere passando per le quote rosa. Il maschilismo e' connaturato nel sistema e i piccoli passi non servono a niente come nella società. Solo il sacerdozio femminile sarebbe una scelta di rottura capace di provocare a cascata una serie di cambiamenti di mentalità tali da costringere a prendere in considerazione il problema. Ma chi dovrebbe proporlo? Forse il mondo clericale? Ho smesso di crederci da un pezzo. Ma insieme alla rabbia e alla voglia di lottare per la dignità al femminile se ne sono andate tante altre cose e la fede si è ridotta al lumicino. Quasi andata anche quella. Testimoni di speranza? Non posso più esserlo e a mia figlia non posso che augurare di trovare strade nuove e di essere capace di adattarsi per vivere nel miglior modo possibile in un mondo in cui la parola dignità sembra non aver più alcun valore. Dove è finita quella indicata da Cristo anche nella chiesa?


08/03/2018 09:34 gilberto borghi
Il funzionalismo è evidente, purtroppo. Ed è una questione che ha a che fare con le forme concrete in cui una comunictà si struttura. Il problema è ecclesiologico, ancora prima che di genere. La comunità ecclesiale è il luogo in cui i battezzati vivono e condividono la loro fede. I battezzati! Cioè, secondo le ultime stime, almeno il 75% degli italiani!! La pertecipazione di fatto alla vita della comunità invece è circa attorno al 4-5%, arriva al 9-10 se guardiamo la partecipazione alla messa. E' evidente che in questa differenza, a definire l'appartenenza di fatto alla comunità è la funzione che il singolo svolge e non il suo battesimo. E ovviamente in questo, la centralità del prete è, nei fatti, essenziale. Si tratta comunque di avere solo pazienza, è un porblema che si risolve da solo. Sono sempre più convinto che la decrescita radicale del numero dei preti serva anche affinchè, di fatto, le comunità iniziono a non poter più percepire il prete come essenziale, e a poter strutturarsi e vivere anche senza di lui. Li, forse, lo spazio per consacrete e laici si aprirà. resta però da vedere se le consacrate e i laici sapranno occupare quelo spazio, o se ancora peseranno che il permesso debba venire, non dal loro battesimo, ma dall'autorità ecclesiale.


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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