ROBE DI RO.BE.
Anche i laici possono predicare?
di Roberto Beretta | 05 marzo 2018
L'attuale Codice di diritto canonico lo esclude ma la storia della Chiesa dice che la predicazione affidata ad alcuni laici scelti e incaricati dal vescovo non sarebbe una novità. La risposta di Enzo Bianchi

Mentre pochi giorni fa papa Francesco raccomandava di fare omelie brevi per non addormentare l'uditorio, Enzo Bianchi si chiede ­ - in un libro miscellaneo di Qiqajon, l'editrice del monastero di Bose - se per caso «anche i laici possono predicare?».

E la risposta del fondatore della comunità piemontese, di solito prudente quando si tratta di ventilare cambiamenti nella prassi ecclesiale (anche per evitare di essere crocifisso dai social...), è questa volta piuttosto esplicita: «Sarebbe in ogni caso importante che, senza mutare nulla della dottrina tradizionale, si desse la possibilità ai laici, uomini e donne, di prendere la parola nell'assemblea liturgica, ad alcune precise condizioni». Bianchi stesso, del resto, è laico e le sue conferenze in molti casi starebbero benissimo sopra un pulpito...

La proposta del monaco si fonda su una premessa teorica («Alcune leggi liturgiche possono mutare nel corso del tempo»: anche quella dell'attuale Codice di diritto canonico che decreta «l'omelia riservata al sacerdote o al diacono») e su un'articolata disamina di storia della Chiesa, in cui si evidenzia che «la predicazione affidata ad alcuni laici scelti e incaricati dal vescovo non è una novità»: avveniva per esempio nel IV secolo, poi lungo il medioevo prima che Gregorio IX (1228) ne riservasse la facoltà ai soli preti per timore delle eresie, fino ad alcune aperture post Vaticano II, come negli anni Settanta il permesso di predicare concesso sperimentalmente per 4 anni ai laici da parte della Congregazione per il clero oppure la stessa facoltà prevista persino per le donne nelle messe per i fanciulli.

Insomma, volendo vederli, i precedenti ci sono. In aggiunta Bianchi osserva come ormai molto clero in Italia sia anziano e fatichi a tenere «un'omelia preparata, a volte anche materialmente udibile» e come, ancor prima di discutere ad esempio del diaconato alle donne, sarebbe per lo meno logico concedere loro l'accesso al pulpito: «Non è forse venuto il tempo di considerare la possibilità della presa di parola (dei laici) nell'assemblea liturgica, sempre in modo ordinato e a patto che vi siano le condizioni?».

Quali siano tali condizioni, il fondatore di Bose lo chiarisce al termine del suo articolo: «Innanzitutto l'assoluta necessità di un mandato di predicazione (anche temporaneo) conferito dal vescovo a un fedele, che sia preparato e abbia il carisma della predicazione... Non si tratta di dare ai laici un mandato generale e permanente di predicazione: non tutti i laici hanno questo dono! Si tratta invece di riconoscere la presenza di un dono in persone non ordinate... Perché il vescovo non dovrebbe avere l'autorità di concedere questa predicazione per delega? Un predicatore incompetente, ordinato o laico che sia, è disastroso, perché il sacramento dell'ordine non conferisce competenza... Una partecipazione di alcuni laici scelti e abilitati in modo istituzionale potrebbe essere un arricchimento per i presbiteri stessi».

Il dibattito è aperto. Il libro di Qiqajon è uscito da qualche mese, ma finora non risulta che la proposta abbia avuto molta risonanza negli ambienti ecclesiali; e si capisce: pulpito e microfono sono ancora strumenti di "potere".

 

 

12/03/2018 14:46 Marco Zanini
Perché no ? Già ora l' Eucaristia viene distribuita, anche nei casi in cui non vi sono le previste giustificazioni, da laici - donne comprese - scelti ex abrupto senza che neppure si purifichino le mani. La predica può ben essere lasciata a laici, maschi o femmine o tertium genus : alla peggio sarà noiosa, confusa, sconclusionata, socio-assistenzial-politica come quelle che fanno quasi tutti i sacerdoti. Almeno ci saranno sperabilmente risparmiate le dissertazioni su cosa significa la tale o talaltra parola nei "testi originali". Per il resto, rinvio a Dante, Divina Commedia, Paradiso, canto XXIX, vv.85 ss.


09/03/2018 14:22 Ale.
In realtà, Pietro, la sua prima definizione di "mortorio" riguardava la Messa in quanto tale, e non in quanto "vita".
Poi si possono cambiare le carte in tavola...
Per ciò che concerne la vita, ognuno è responsabile della propria, quindi per qualcuno potrà essere mortorio, mentre per altri il contrario.
Non si può generalizzare, a meno di voler pontificare o fare i grilli parlanti.
E constato che da ogni suo scritto si evidenzia il "dono d'amore"...



09/03/2018 13:21 PietroB
Gentile Ale! La Messa è e resta un vero mortorio se restano parole e non diventano sentimenti/vita/relazioni/partecipazione vera:

1) imparare a rendere grazie, sempre e in ogni luogo....
2) fare della nostra vita un dono d'amore, libero e gratuito...
3) costruire la concreta comunione, nella Chiesa e con tutti...
4) fare di tutta la nostra vita una Eucaristia, cioè un'azione di grazia....
5) La supplica, come l’ offerta, è presentata a Dio per tutti i membri della Chiesa, vivi e defunti, in attesa della beata speranza di condividere l’ eredità eterna del cielo, con la Vergine Maria».
6) Il Papa ha spiegato come il Prefazio, che è un’ azione di grazie per i doni di Dio, ecc

Questo parole devono diventare ATTI PARTECIPATI. Visibili! Se restano solo formule ...=mortorio!



09/03/2018 11:52 Ale.
Grazie a Pietro, siamo stati resi edotti delle parole di Francesco, che ben illustravano il senso della Preghiera Eucaristica.
La quale, se non erro, fa parte di quella stessa Messa definita "mortorio".
Che non si renda necessario giusto un piccolo sovrappiù di "comprensione"??
Non è l'omelia, infatti, il cuore della Messa....



09/03/2018 09:00 PietroB
Così il Papa ieri:
———-
Il Papa sottolinea che nella preghiera eucaristica ci sono «tre atteggiamenti che non dovrebbero mai mancare nei discepoli di Gesù: primo, imparare a rendere grazie, sempre e in ogni luogo, e non solo in certe occasioni, quando tutto va bene; secondo, fare della nostra vita un dono d'amore, libero e gratuito; terzo, costruire la concreta comunione, nella Chiesa e con tutti». Il motivo, sottolinea, è che «questa Preghiera centrale della Messa ci educa, a poco a poco, a fare di tutta la nostra vita una Eucaristia, cioè un'azione di grazia». La Preghiera eucaristica, ha proseguito il Papa, «chiede a Dio di raccogliere tutti i suoi figli nella perfezione dell’ amore, in unione con il Papa e il Vescovo, menzionati per nome, segno che celebriamo in comunione con la Chiesa universale e con la Chiesa particolare. La supplica, come l’ offerta, è presentata a Dio per tutti i membri della Chiesa, vivi e defunti, in attesa della beata speranza di condividere l’ eredità eterna del cielo, con la Vergine Maria». Il Papa ha spiegato come si compone questa preghiera: «Vi è il Prefazio, che è un’ azione di grazie per i doni di Dio, in particolare per l’ invio del suo Figlio come Salvatore. Il Prefazio si conclude con l’ acclamazione del “Santo”, normalmente cantata. È bello cantare il “Santo”: “Santo, Santo, Santo il Signore”. È bello cantarlo. Tutta l’ assemblea unisce la propria voce a quella degli Angeli e dei Santi per lodare e glorificare Dio».



09/03/2018 08:10 PietroB
@Ale: Credo che il buon Francesco con quella frase si riferisse all’approfondimento del senso dell’Eucarestia... memoria/sacrificio/convivio/presenza/ecc. ecc
Sicuramente importante ma fa parte del necessario studio&approfondimento spesso fatto da pochi eletti 👹🤡
Ma SE sia Gesù sia la Parola sia la Messa poi non diventano VITA
SE restano confinati nel teologico/intellettuale.. meglio capire che nn funge!!
PS piccolo appunto: a me nn piace ridurre un confronto a
Qs ha detto, quello, ecc
Portere proprie idee, elaborati, discernimenti🤡🤡



09/03/2018 01:27 Ale.
Pietro: "La messa richiede cambiamenti ben più radicali per non essere il mortorio attuale".
Papa Francesco: “Questa formula codificata di preghiera, forse possiamo sentirla un po’ lontana, ma, se ne comprendiamo bene il significato, allora sicuramente parteciperemo meglio".



07/03/2018 12:10 Rita Bartesaghi
Laici uomini e donne (o le donne sono escluse)
Predicare la Parola solo durante la messa o anche in altre occasioni?



06/03/2018 06:36 Francesca Vittoria
La Parabola è uno strumento per capire noi stessi, per apprendere che da essa come vivere la nostra vita, essa cresce con noi soltanto vivendola si scopre la sua profondità, la verità , e educante diventa saggezza, come si deve ricaricare la batteria per far funzionare lo Smart phone così è per la vita di una persona che desideri darle un senso, per non sciuparla, renderla inutile, ma anche non gettarla via perché non si è compreso e nessuno si è preso la briga di dirci quanto di grande vi è in un uomo/donna, che proprio per questo possiamo realizzarla come realizza l'artista la propria opera, farne un capolavoro mettendo a frutto tutta quella miniera di doni che il Creatore ha profuso quando ci ha pensati. Siamo riusciti a scoprire molte delle leggi che regolano l'universo e quelle del nostro corpo intelligenza e abilità sono strumenti che ci hanno portato a realizzare "miracoli" ma se lo spirito che ci ispira non è attinto alla sua fonte tutto quello che si realizza non porta al bene, si costruisce per poi vedere la fragilità, il limite, l'opera non è godibile, non e duratura, non abbiamo fatto il mondo più bello, la vita dei suoi abitanti migliore, e, cosa che mortifica la nostra intelligenza, non ci poniamo domanda del perché sia così, non lo chiediamo a quella fonte che è la Parola di Dio. Questa fornisce spiegazione alle nostre domande soltanto se le poniamo a Lei, ma è anche vero che essa parla al cuore e se il nostro è duro ad aprirsi richiede un aiuto. Chi può aiutarci a capire i nostri errori? Chi la conosce ! Essa attira , si ha sete di essa perché necessaria a come risolvere i problemi che incontriamo avendo fede in essa in Colui che c'è l'ha lasciata, spiegata, veduto dove porta, Ecco perché è importante che porti frutto ed è importante che chi la fa conoscere sia egli stesso conoscitore, non la usi per fini personali, e questi siano quelli di quel Maestro che ha dato la vita a dimostrare che essa è via, verità è vita oggi è per sempre. Dove ho votato ho notato che un crocifisso era stato messo in un angolo nel corridoio..in basso ...
Francesca Vittoria



05/03/2018 09:04 Pietro Buttiglione
La messa richiede cambiamenti ben più radicali per non essere il mortorio attuale.
io propongo di trasformare la omelia in una vera Lectio divina con letture/silenzio/ruminazio/ ecolalia/ contributi personali/ resume del celebrante.



05/03/2018 06:50 Francesca Vittoria
ma forse non sarebbe più questo il tempo , non è una questione soltanto di abito essere Sacerdote e anche se non possiede l' eloquenza il suo parlare e da anche quel di Cristo "vieni e seguimi..."..ammettere che non ci sono più "i chiamati " come i 12!, ? Anche senza eloquenza la semplicità espressa da un Sacerdote come Padre Canta che oggi non è più, ha saputo dare risposta giusta illuminante, tratta da un cuore di sacerdote, e che mi fa dire questo, come persona di Cristo se parla un altro è uno dei tanti , come un politico , altro... Un Giovanni in attesa del Messia, ma Lui è venuto e non si può tornare indietro vero?.......anche Lui ha detto ....verrà un altro Che è superiore a me.......Inoltre si direbbe che indubbiamente oggi di Giovanni ne verrebbero avanti tanti ......a predicare !,,,la politica Se ne avvale ! Ma chi cercava Cristo voleva anche altro, la sua parola era illuminante perché provata, veniva dalle opere , non basta neppure l'abito .. Tutto deve venire dall'alto.....sia se laico.e di questo .chi parla lo sa e chi ascolta se ne accorge.
Francesca Vittoria



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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