Nella letteratura
Essere liberi, della libertà di Gesù
di Sergio Di Benedetto | 04 marzo 2018
Il Vangelo di oggi distilla l'invito alla vera libertà: la Parola, se realmente accettata, è sempre uno sprone alla libertà. Come scriveva Mario Rigoni Stern

Rigoni

 

 

Mi colpisce, del vangelo di oggi, più di tutto, la libertà di Gesù, che è una libertà molteplice.

È la libertà dalle consuetudini e dalle usanze religiose consolidate, che appannano la gratuità del rapporto con Dio, strumentalizzando la fede e la devozione a fini personali: «Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi».

È libertà dall'opinione degli altri, dai desideri del 'pubblico', dall'assecondare il gusto di chi cerca qualcosa di spettacolare: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».

È libertà anche dal risultato immediato, nella consapevolezza che ci sono tempi di maturazione: «Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù».

Infine è libertà dall'ottenere riconoscimento e sostegno pubblici ed evidenti, perché egli sa «quello che c'è in ogni uomo».

Gesù incarna una libertà di azione, parola, pensiero che è un arduo compito per l'uomo, soprattutto oggi, quando la felicità, soprattutto tra i più giovani, prende le forme dei like, delle condivisioni, del numero degli amici sui social network.

Da anni ormai viene suggerito al cristiano che vuole vivere la Quaresima il digiuno da Internet, dalla comunicazione invasiva, dalla connessione permanente, per ritrovare tempi e spazi liberi e umani.

Il Vangelo di oggi distilla l'invito alla vera libertà: la Parola, se realmente accettata, è sempre uno sprone alla libertà.

Tutto questo è ricordato da Mario Rigoni Stern in uno dei suoi scritti più autorevoli, L'ultima partita a carte: è il racconto della sua giovinezza, sbalzata dalle montagne di Asiago al servizio militare, per giungere all'inferno della guerra prima e della prigionia in Lager poi. È il racconto di una formazione umana e civile, di un giovane che decide, dopo il crollo del paese nel settembre del '43 e la cattura da parte dei tedeschi, di «stare dalla parte del torto» apparente, per fedeltà ai valori di fratellanza e umanità, subendo le tremende privazioni di un campo di prigionia.

Lì, una luce e una conferma arrivano dal Vangelo: mezzo potentissimo, che spesso non consideriamo nella sua forza straordinaria. Infatti, è nel Vangelo che il giovane Rigoni Stern trova conferma alla sua scelta, dura e radicale, in favore della libertà, come testimonia l'ultima pagina del libriccino:

Padre Marcolini mi aveva donato un piccolo Vangelo. Incominciai a leggere. Quando arrivai al discorso della Montagna tutto mi parve chiaro. Mi sembrava di capire senza alcuna ombra. Era la fame che mi aveva portato a questa chiarezza di pensiero? Capii che gli uomini liberi non erano quelli che ci custodivano, tanto meno quelli che combattevano per la Germania di Hitler. Che noi lì rinchiusi eravamo uomini liberi.

Esperienza straordinaria, che possiamo vivere ogni qual volta 'incominciamo a leggere' il Vangelo.

 

 

04/03/2018 08:06 Pietro Buttiglione
Libero Gesù 😇
Libera Maria😇
Libero Francesco, libera Teresa, libero Tommaso, libero Ignazio, liberi xchè. “Umani”.
Ieri Galimberti chiosava: l’umano manca oggi..ma si sa, lui mica è credente 👹



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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