Nell'arte
Il valore di ciò che è di Dio
di Gian Carlo Olcuire | 04 marzo 2018
Restiamo capaci di indignarci ogniqualvolta viene profanata la sacralità di un tempio? Quindi anche quella del corpo dell’uomo?

 

LA CACCIATA DEI MERCANTI DAL TEMPIO

(Eric Gill, 1923, Leeds, War Memorial, Michael Sadler Building, Leeds University)

 

«Non fate della casa del Padre mio un mercato!». Gv 2,13-25


Fanno maggiore impressione, le maniere forti, quando a usarle è un mite. Tanto più in questo caso, non essendo causate da uno scatto di nervi. Quella di Gesù, infatti, più che un’uscita di testa, è una mossa studiata, se passa del tempo a fabbricarsi una frusta.

È però importante cogliere le ragioni del suo gesto. Per non sentirci autorizzati – visto che è successo persino a lui – a perdere la pazienza a piacere (completando il gesto col noto adagio di conferma: «quanno ce vò, ce vò»).

Nel rinfrescare la necessità della lotta quotidiana contro il male, Gesù ci dà una mano a stanare quello subdolo, poco appariscente, che non lascia tracce, abile a restare fuori da ogni divieto. Una sorta di cancro tollerato, quello dei venditori, perché non se ne capisce la gravità (come succede per le raccomandazioni e la corruzione), con cui si convive (come si convive con gli ecomostri) e contro il quale nessuno combatte, tanto più se trova in sua difesa le solite frasi-cerotto: «Dopotutto, sono persone che si guadagnano da vivere. Che non uccidono nessuno e movimentano l’economia». Tipiche della mentalità che – laddove intravede un utile – giustifica tutto: una mentalità ben rappresentata da chi chiede a Gesù di pagare un prezzo per ciò che ha combinato, con un miracolo dei suoi (per questo egli annuncia quello che compirà per ultimo: far risorgere in tre giorni il proprio corpo ucciso).

Lo scultore, che in vita è stato anche un grafico di valore (nonché inventore di font), ha fatto bene ad attualizzare la pagina del Vangelo di Giovanni, per ammonire i costruttori e i mercanti di armi, una delle cause-chiave delle guerre. Nonostante anch’essi trovino sempre chi è pronto a discolparli: «Stiamo attenti a non criminalizzarli: danno lavoro a tanta gente. E, se non lo facessero loro, lo farebbero altri»… Senza pensare che costoro stanno preparando la profanazione di quel tempio di Dio che è il corpo dell’uomo, che non stanno salvando vite ma creando le basi per distruggerle.

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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