Nella musica pop
Al monte
di Sergio Ventura | 25 febbraio 2018
Mentre ai piedi del monte spirituale Mannarino cantava alla sua donna: "salirò al monte / troverò gemme per la tua fronte / e vivrò fra le onde", presso il vicino monte giudaico-cristiano Gesù prendeva con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li conduceva su

 

Chi non ha passato nella propria vita personale e comunitaria momenti più o meno lunghi dominati dal rancore e dall'odio, covato verso sé o verso gli altri in un bar della rabbia? Rifugio in cui, come ha vissuto sulla propria pelle Mannarino, la pancia che urla in dialetto la propria ribellione spesso nasconde cupezza e depressione?

Nessuno, forse. Ma altrettanto, chi non ha fatto esperienza che dalla gabbia della rabbia si può uscire, sia a livello personale che comunitario, soprattutto quando essa sgorga da ingiustizie subite? Sarà sufficiente, per quanto difficile - suggerisce il cantautore romano, aprire quella porta (del bar) e andare per la città. Qui, incanalando il rancore grazie all'eros femminile, si scoprirà "la via della libertà" come cammino di liberazione. Un viaggio verso un monte, da compiere però sussurrando in italiano i concetti ribelli presenti nella propria testa - consapevoli ormai che solo così si potrà trasmettere quanto è sperato possibile.

 

https://www.youtube.com/watch?v=hE55ETsyGRU

 

Microcosmo e macrocosmo, singolare e universale, è come se tutta l'evoluzione umana si fosse data appuntamento sotto al monte: dai "due fili luminosi di materia oscura" ai "due pesci in mezzo al mare nero", dai "due serpenti [che] andarono al parco a prendere il sole" alle "due scimmie aggrappate nella [giungla] metropolitana" che "quando risalirono in superficie erano un uomo e una donna". Di trasfigurazione in trasfigurazione. Dalla luce, per il buio, alla luce.

E mentre ai piedi del monte spirituale quest'uomo cantava a questa donna: "salirò al monte / troverò gemme per la tua fronte / e vivrò fra le onde", presso il vicino monte giudaico-cristiano Gesù prendeva con sé Pietro, Giacomo e Giovanni ed in quanto sposo li conduceva su, per appartarsi da solo con la sua sposa e mostrarle che ogni possibile rosso sangue (Mc 8,31-32), seppur dopo un lungo lavoro, può essere trasfigurato in bianco splendente (Mc 9,2-3).

Ma quell'uomo e quella donna, secondo la denuncia di Mannarino, erano fuggiti su quel monte per andare "verso il futuro", "inseguiti dai gendarmi di quel che era stato" poiché "avevano provato a rubare una mela al padrone della fabbrica", dentro a un mondo che "era un'arca di Noè che andava persa alla deriva", anche se per loro "il diluvio universale era solo una piccola pioggia estiva".

Mi piace perciò immaginare che la conversazione avvenuta sull'altro monte tra Gesù, Elia e Mosè (Mc 9,4) - tutti dall'udito sopraffino (per aver sentito la voce divina di silenzio sottile...) - riguardasse proprio quanto affermato sulla mela e sul diluvio. Prendendo atto - con affetto (verso chi ripete l'errore) e preoccupazione (verso chi lo causa ancora) - che dopo ore di catechismo e di insegnamento a scuola ancora non fosse stato loro spiegato che la mela probabilmente è un fico e perché esso diventò una mela; così come che la punizione del diluvio biblico - ammesso che sia tale - non è quella del diluvio mesopotamico, e soprattutto perché Dio se ne pentì.

Non posso scordare l'entusiasmo con cui andai dal prete responsabile del mio post cresima ad annunciare il pentimento di Dio riguardo al diluvio universale: - Don ...., ho scoperto una 'cosa pazzesca'! -. Ma ricordo altrettanto bene i suoi farfugliamenti acrobatici volti a bloccare il mio furore esegetico che mai più ricevette da lui spiegazioni e tanto meno ne chiese, costringendomi o indirizzandomi, in tal senso, verso la mia via atea-agnostica alla fede e all'esegesi biblica.

Questo atteggiamento frustrante, negli anni, mi è sempre sembrato assimilabile a quanto accaduto sul monte giudaico-cristiano, quando Pietro, appena scelto da Gesù come futuro capo della Chiesa, aveva tentato di bloccare, per paura di vivere "fra le onde", dapprima la scoperta della morte sofferente di Dio (Mc 8,31-32) e poi l'effusione dello splendore della Sua resurrezione (Mc 9,5-6).

Chissà se questa tentazione di Pietro, ossia del Potere ecclesiale, proprio in quanto volta a bloccare l'evoluzione e la trasfigurazione del cammino di un amore più forte della morte, non sia all'origine della possibilità di criticare sull'altro monte il Potere civile: "la rivoluzione lasciò spazio in breve al periodo del terrore" e "fu per motivi d'orgoglio che il cielo una volta smontò le stelle e mise su le luci della più grande guerra mondiale". Non solo la religione, ma anche la ragione - concordarono Ratzinger ed Habermas - ha le sue patologie: ciò che avrebbe dovuto essere l'"inizio" di un'evoluzione, di una trasfigurazione sociale viene bloccato dall'Impero e ricondotto, grazie a "un cartello appeso in mezzo al cielo", nel suo contrario.

Alla fine di questo lungo viaggio antidolatrico, dunque, nudi sul monte restarono i tre di fronte allo sposo (Mc 9,8), e nuda ugualmente la coppia nel domandarsi di un "abbraccio in ginocchio": " - Tranquilla troveremo un posto, tutto si sistemerà - / Lei gli risponde: - Non lo so, adesso che ci amiamo chi ci proteggerà? -". Forse, potremmo suggerire noi a Mannarino, proprio quella voce che uscì dall'ombra di una nuvola per dire alla sposa: - Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo - (Mc 9,7). Sempre, però, a patto che non sia l'ennesima vox dei pronta a renderci marionette per le sue manovre misogine o guerresche...

Dopo tale faticosa salita, comunque, il silenzio non potrà che dominare la discesa dal monte giudaico-cristiano, nell'attesa di comprendere veramente cosa sia la morte e cosa sia una vita risorta, la vita vera (Mc 9,9-10). E similmente, sul monte spirituale di Mannarino, "la storia finisce qui con un viaggio verso un altro pianeta e la promessa di quei due di cominciare per davvero la vita", di vivere la vita, tuffandosi non più "nelle ombre", ma "tra le stelle" del cielo.

 

 

 

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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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