ROBE DI RO.BE.
Ecco un uomo
di Roberto Beretta | 07 febbraio 2018
I cinque esempi concreti di umanità nelle risposte di papa Francesco alle domande dei giornalisti sul caso Barros

È passato un po' di tempo, ma secondo me val la pena di riprendere e sottolineare le scuse personali di papa Francesco alle vittime cilene di pedofilia, scuse offerte durante la solita conferenza stampa sull'aereo che lo riportava a Roma. Lo hanno fatto a botta calda due autorevoli commentatori (Luigi Accattoli sul Corriere, Alberto Melloni su Repubblica e anch'io vorrei metterci del mio perché ne sono stato colpito: «Ecco un uomo», ho pensato subito. Un papa che - finalmente! - si rivela uomo, uomo vero: con la sua debolezza di sbagliare, ma anche la grandezza di saper chiedere perdono.

Come sempre, è il metodo (più che il merito) che mi intriga. Il tema era il caso del vescovo cileno Barros di Osorno, accusato di aver coperto casi di pedofilia e invece difeso seccamente dal Papa con l'argomentazione che le vittime dovevano portare «le prove». Ebbene, Bergoglio sull'aereo corregge quella contestata dichiarazione: «La parola "prova" non è stata la migliore da usare. Ora parlerei di "evidenze". So che molta gente abusata non può mostrare delle prove, non le ha e non può averle o se le ha si vergogna. Il dramma degli abusati è infatti tremendo. E così non parlerei più di "prove" ma di "evidenze"». Primo segnale di umanità, dunque: il papa, anche il papa, essendo uomo può sbagliare, e lo ammette.

Secondo segnale: avendo consapevolezza dell'errore, il papa si scusa con queste parole: «Cosa provano le vittime? A loro devo chiedere scusa, perché la parola "prova" li ha feriti. Chiedo scusa se ho ferito le vittime senza accorgermi, ma l'ho fatto senza volerlo, e mi fa tanto dolore. Sentire che il Papa dice loro: "Portatemi una lettera con la prova" è uno schiaffo. Mi sono accorto che la mia espressione non è stata felice. È quello che posso dire con sincerità»

La più forte critica alla frase che il papa ora ritiene "infelice" era venuta dal cardinale Sean O'Malley, capo della Commissione vaticana per la tutela dei minori; Francesco - invece di offendersi per la pubblica esternazione del sottoposto - accetta la critica, e questo è il terzo segnale di buona umanità: « La sua dichiarazione - dice Francesco - mi ha fatto capire che l'espressione che ho usato è stata infelice. Ho pensato alla dichiarazione di O'Malley, e credo che è stata giusta. Ha detto quello che ho fatto rispetto alle vittime e poi ha espresso il dolore per le vittime».

Francesco affronta poi la questione del motivo per cui non ha voluto far dimettere o punire il vescovo accusato. Ancora le sue parole: «Nel "caso Barros", studiato e ristudiato, non ci sono evidenze per condannarlo. Se condanno senza evidenza o senza certezza morale commetterei un delitto di mal giudizio. (...) Si diceva di chiedere anche a Barros le dimissioni. Tuttavia, quando è venuto a Roma, ho detto: "No: così non si gioca, perché questo è ammettere una colpevolezza previa". E ho respinto le dimissioni. Intanto si andò avanti a indagare su di lui, ma non sono arrivate evidenze. Non posso condannarlo, non ho le evidenze, e sono convinto che è innocente». Quarto segnale di (grande) umanità: anche se è estremamente impopolare, anche se sarebbe facile cavarsi d'ogni impaccio mediatico accettando delle dimissioni del resto già date, il papa non accetta di commettere una possibile ingiustizia e difende (fino a prova contraria) il presunto colpevole.

Quinto e ultimo segnale di umanità: Francesco lascia la porta aperta ad eventuali evoluzioni, cioè ammette di poter cambiare opinione: «Barros resterà lì se non trovo evidenze. Sono disponibile a ricevere un'evidenza, ma al momento non c'è». E infatti pochi giorni fa Francesco ha inviato un emissario in Cile proprio per approfondire la faccenda.

Che vogliamo di più? Un papa che ammette di sbagliare, che ha l'umiltà di accettare la correzione, che si scusa con gli offesi, che non cede alla soluzione più facile pur di non condannare una persona senza prove sufficienti, che tiene aperta la possibilità di cambiare idea se ce ne sarà occasione: ecco, per me questo è un uomo, un vero uomo. E sono contento che sia il papa.

12/02/2018 09:41 Pietro Buttiglione
Ah, com sarebbe bello se si facesse dire/scr ivere da altri... Bello x chi???


12/02/2018 07:28 Ale.
Forse sarebbe ancora meglio se,tante volte,il Papa riflettere un attimo di più prima di parlare. Sarebbe segno di maturità ed eviterebbe il bisogno di successive precisazioni, sue o da altri per suo conto.


11/02/2018 14:11 Maria
Il papa e' un uomo puo' sbagliare e lo fa.
Puo' dire bugie e lo fa. Ha asserito pubblicamente di non aver mai avuto testimonianze dalle vittime della colpevolezza di Barros ed ora salta fuori che nel 2015 gli e' starà consegnata la testimonianza scritta di una vittima di Kargadima e Barros e consegnata al card. o Malley e da questi al papa.
Chiedera' scusa anche della bugia che ha detto? Non credo. Il problema della Chiesa oggi non e' solo la pedofilia ma anche L' ipocrisia, la menzogna, la maschera che copre il vero volto.



09/02/2018 15:11 Alberto Hermanin
Interessante la postilla di Marco N. Quanto al fatto che le scuse non bastino più, neanche per un "papa 'progressista' su cui c'era un'apertura al dialogo con i non credenti", non saprei: forse si dovrebbe senz'altro dichiarare che appunto la Chiesa intera compreso Francesco è un covo di pedofili e annunciare la sua liquidazione coatta amministrativa da eseguire a cura della nazioni unite; è un'idea come un'altra.
Sul comportamento del Papa, infine, nulla aggiungo e nulla tolgo a quanto scrive Beretta: il papa è un uomo, infatti. Può sbagliare, e lo fa: non che questa fosse una novità. Siccome è un uomo nel senso pieno della parola, quando si rende conto che ha sbagliato si scusa. Ottimo. Per grazia di Dio conosco anche altri con queste caratteristiche, effettivamente non troppo diffuse.



08/02/2018 05:52 Francesca Vittoria
Ricordiamo bene la risposta del Santo Padre nell'aereo di ritorno dal Cile, una risposta ferma parsa anche dal tono e parole risentita per l'insistenza come se si dubitasse della Sua consapevolezza circa la verità di fatti la cui gravita Egli stesso si è fatto vittima con le vittime. Non sembra proprio che un Pastore che parte per un faticoso viaggio come è stato questo ultimo di Papà Francesco proprio per rispondere di persona, affrontando pericoli in tempi come quelli di oggi dove la che si teme per la Sua persona, meriti di dubitare della Sua cristallina onesta morale prima a rendere conto a Dio, cosa questa che come Vicario di Cristo lo impegna prima ,di cui non Sembra si tenga in considerazione e invece come se fosse un Capo interessato a difendere una sua Potesta !Malgrado invece quanto si prodiga a sostegno dei più poveri, i più bisognosi, ; e come un padre è andato a soccorrere là dove c'era bisogno di ricevere una parola di coraggio dove c'è gente crocifissa da ingiustizie a portare un sorso d'acqua viva. le ulteriori decisioni prese in questi giorni sono una prova in più della Sua umiltà nell'accogliere le richieste che gli sono state rivolte malgrado le convinzioni personali. Ma anche per il credente comune della saldezza del Suo Pontificato che riscuote anche da queste prove quella fiducia che si ripone verso un successore di Pietro. Lui porta in dono calici di acqua viva, non riempiamo il Suo di acqua amara, l'aria che respiriamo è già molto inquinata , sosteniamo tutto ciò che di bene anche dalla Chiesa di Cristo e per Lui da coloro che danno la vita a seguirlo ogni giorno viene fatto in ogni parte del mondo una scuola di carità di abnegazione al servizio della persona e della Pace tra i popoli!
Francesca Vittoria



07/02/2018 14:37 Marco N.
Beretta d'accordo, il Papa si scusa perché ha detto prove anziché evidenze, ma guardi che a quanto pare la questione è ancora peggiore. Infatti l'Associated Press riporta (ne ha parlato VI: http://www.lastampa.it/2018/02/05/vaticaninsider/ita/news/abusi-in-cile-il-papa-avrebbe-ricevuto-una-lettera-dalle-vittime-nel-QYHJ9XKvmLDb9UJzUttchM/pagina.html ) che nel 2015 Papa Francesco aveva già ricevuto le evidenze: cioè una lettera in cui le vittime dettagliatamente descrivevano i fatti imputati a Barros, e le violenze ricevute. Interpellato in proposito, O' Malley non ha smentito, chiudendosi nel silenzio (il Papa ovviamente è più difficile da interpellare).
Qualche osservatore ha fatto notare che tutto ciò rende assai grave la situazione, perché a questo punto o ha mentito alle vittime O' Malley (nel senso che doveva consegnare e non l'ha fatto) o ha mentito il Papa parlando di evidenze che non gli constano.
Io non so quale delle due sia vera; mi limito però a constatare che se, cinque anni fa, fossimo stati ad un dubbio di tale portata, tutto il mainstream giornalistico avrebbe gridato: "smoking gun!". Quella che ossessivamente si cercava, per far dimettere Papa Benedetto. Da questo punto di vista non c'è dubbio che l'attuale pontefice ha assai più fibra e resistenza (mi vengono anche altre parole, ma mi autocensuro).



07/02/2018 08:59 Diadhuit
Questo articolo arriva esattamente il giorno dopo una lunga chiacchierata sul tema con la mia coinquilina scettica sulla Chiesa.
Le scuse sono state un bel gesto, ma io le ho percepite come deboli in quanto la Chiesa é già vista dall'esterno come covo di pedofili e ora il papa 'progressista' su cui c'era un'apertura al dialogo con i non credenti ora é sullo stesso piano dei vescovi che hanno coperto gli scandali.
Le scuse sincere non sembrano contare più :(



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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