ROBE DI RO.BE.
Senza prolusione
di Roberto Beretta | 29 gennaio 2018
Cambia un'epoca alla Cei? Di certo è finito quel modo di parlare a nuora perché suocera intenda che certe prolusioni costruite più per far giungere un messaggio all'esterno che per comunicare con il corpo ecclesiale lasciavano intendere

Ma come faremo d'ora in poi, senza prolusione?!? La notizia è clamorosa: i vescovi italiani rinunciano alla sorta di "enciclica" che il presidente della Cei infliggeva loro in apertura d'ogni convocazione del Consiglio permanente, quella lunghissima rielaborazione delle vicende dell'universo mondo destinata a «dettare la linea» dell'episcopato italiano per i mesi a venire. E per i giornalisti una periodica manna cui attingere notizie da sbattere quasi sempre nelle pagine politiche: i vescovi bacchettano il governo, i vescovi a favore del governo, e via semplificando...

Altro che i bruscolini teologico-pastorali agitati da papa Francesco; questa sì che è la vera rivoluzione epocale per la Chiesa della Penisola! La prolusione costituiva infatti, da una parte, una sorta di riassuntivo ordine del giorno degli argomenti da mettere sul tavolo della discussione, ma - di fatto - era la barriera invalicabile (e in questo senso mal sopportata da vasta parte dei presuli stessi) nel cui alveo doveva scorrere quel po' di dibattito esistente; tant'è che poi dai media veniva dedicata alle conclusioni del Consiglio Cei un'attenzione assai minore, visto che si trattava in pratica di una versione più corta di quanto già anticipato dal presidente.

Dunque senza prolusione cambia davvero un'epoca. E il lettore scusi l'ironia, ma chi ha vissuto il periodo aureo delle articolatissime prolusioni ruiniane - con relativo codazzo di pensose opinioni di "esperti" immediatamente convocati dai media cattolici a commentarne le frasi salienti - sa che cosa abbiano significato: sia come metodo dirigista di conduzione ecclesiale, sia nel merito delle "intrusioni" Cei (così infatti erano spessissimo interpretate in campo "laico") nella società civile e nella politica.

Adesso invece siamo tutti più «sinodali» - e fin che dura va bene così. La chilometrica esposizione è stata dunque abolita e sarà sostituita (questa è l'intenzione) da un'introduzione più breve e «problematizzante», espressa in forma privata nell'assemblea episcopale, e poi da una conclusione - quella invece resa pubblica - che recepirà anche «la ricchezza maturata nel discernimento collegiale» (tradotto: si esporranno non più solo il verbo del presidente, ma anche i frutti scaturiti dal dibattito comune).

Forse andrà in pensione anche una stagione ecclesiale molto verbosa, in cui gli organi gerarchici hanno spesso inteso come compito principale la stesura di documenti e indirizzi, cose comunque di carta; e adesso, con i social che ci stanno abituando a espressioni brevissime e soprattutto un Papa che i suoi pronunciamenti più forti li fa a braccio, anche la Cei cambia stile.

Di certo è finito da tempo quel certo modo di parlare a nuora perché suocera intenda che quelle prolusioni - costruite più per far giungere un messaggio all'esterno che per comunicare con il corpo ecclesiale - lasciavano intendere. Nel bene e nel male, la Chiesa italiana abbandona un dato schema di espressione, che faceva da faro ma nello stesso tempo oscurava ogni altra versione possibile, e si avventura anche in questo modo nel mare aperto del magistero "liquido" cui Francesco ci ha abituato. Nel bene e nel male; ma del resto, chi è "in uscita" sa davvero cosa incontrerà?

 

 

 

04/02/2018 23:01 g. g.
Non solo la proluzione, ma anche l'assemblea credo sia inutile. L'unico argomento di cui parlano e di cui si occupano sono gli immigrati, tanto vale trasformale la CEI in CAI CENTRO AIUTO IMMIGRATI e finirla lì con prolusioni,discussioni ecc.ecc.ecc.
Avete mai sentito quei babbioni discutere ad esempio di come affrontare il problema della diffusione delle sette nel nostro paese? Immaginaere una strategia per "difendere le pecore dai lupi rapaci"? Affrontare il tema della persecuzione dei cristiani nel mondo e portarlo all'attenzione della Chiesa e della società italiana?
No! Mai! Sanno solo leccare la sacra pantofola e ripetere a pappagallo quello che sentono dire dal papa (e qui non faccio commenti...)



04/02/2018 22:09 Livio De Petri
Prolusione o non prolusione... ma qualcuno ascolta ancora i Vescovi ? 🤔😟


03/02/2018 09:25 Francesca Vittoria
Oggi sembra che tutto scorra molto più veloce , sono anche i mezzi di comunicazione a dare questa impressione, un parlare veloce a teso rizzare il tempo che "è denaro" , didascalico commerciale, la Parola invece necessità di essere scoperta, come il contadino che usando la vanga sonda il terreno dove c'è l'umus , dove le radici , quindi la Parola avrebbe bisogno ad essere approfondita più che ripetuta come scrittura, e, data L'importanza di essere "messaggio" questo dovrebbe essere tradotto con i riferimenti all'oggi così come Gesù Cristo ha lasciato modello.E per questo il tempo non dovrebbe essere avaro perché conta che la persona esca di chiesa con qualcosa che le servirà a illuminare la sua mente nel vivere quotidiano. A me sembra che oggi proprio perché bombardati da immagini, da tweed didascalici, da dettagli che debbono colpire l'immaginazione emozionare e attrarre, tutto questo scorre via senza più importanza. Non succede invece quando il contenuto di un ragionamento ci riguarda da vicino e diventa messaggio chiaro come alla fonte. Una messa alla quale magari partecipa gente la Parola è anche corpo del Maestro che parla direttamente a ognuno di noi. Pertanto per tale importanza può l'omelia standard sarebbe meglio fruttifera se diventasse "prolusione". Essere più compresa, "capita"
Francesca Vittoria



02/02/2018 10:24 Francesca Vittoria
Con "prolusione o in altro modo, ciò che interessa al cittadino - fedele è che anche il messaggio della Chiesa , espressione del pensiero del suo corpo ecclesiale gli giunga così come i molti che dalla politica e dalle Istituzioni governative attraverso i social sono quotidiani e pressanti, sopratutto quando al cittadino viene chiesto di esprimersi in favore di un qualche provvedimento che inciderà sulla vita e personale, e economica della popolazione tutta del Paese. A far fronte alle molteplici difficoltà che anche insorgono improvvise, come le calamità naturali o le carenze che impoveriscono il tessuto sociale nonché le molte povertà che singoli cittadini sopportano e patiscono, a tutto questo viene chiesto alla persona uno sforzo che non è soltanto fisico ma di spirito e volontà, Ecco che a questo serve attingere da quella fonte dalla quale solo sgorga "acqua" viva, acqua che è salute per lo spirito, che aiuta a ritrovare motivazioni efficaci ad affrontare le difficoltà le quali richiedono l'aiuto che solo dall'alto e sicuro ed efficace, che "non si compra con denaro" ma è frutto dello spirito e del cuore. La fede in Cristo è la cosa più preziosa che un essere umano possa avere, un bene che fa vivere e genera vita, per questo abbiamo bisogno di attingere alla sua fonte quella conoscenza evangelica che il Maestro e Signore ha affidato alla Sua Chiesa perché fosse conosciuto e raggiungesse tutti i confini della Terra. Prolusione - com'è o come sarà non importa ciò che conta è che la fonte non si prosciughi o venga prosciugata. Questo è anche l'impegno di chi crede e che fa sua la raccomandazione " ama Dio soprattutto è il prossimo tuo come te stesso".
Francesca Vittoria



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it