Cari ragazzi, prendetevi il Sinodo
di Sergio Di Benedetto | 20 gennaio 2018
Il Sinodo è un’occasione; è la vostra occasione, anche per scardinare schemi e siti, questionari e tabelle. Siate come l’amico importuno: e la Chiesa vi aprirà

Dove siete, cari ragazzi, in questi mesi che precedono il Sinodo dedicato ai giovani? Dove è la vostra voce? Da dove salgono i rumori del vostro bussare, del vostro aprire la porta, del vostro prendervi gli spazi?

C’è silenzio in questa Chiesa, ed è un silenzio non buono, perché è il silenzio che manifesta l’assenza di una voce che invece dovrebbe essere protagonista: la vostra voce, cari giovani. Certo, gli adulti hanno fatto molto per non farvi parlare: questionari redatti in forme e stili lontani dai vostri, temi forse scelti dai manuali di sociologia, sentieri già tracciati che voi dovreste seguire, senza chiedervi se i sentieri siano giusti.

Certo, gli adulti troppo spesso danno spazio alla voce dei giovani se questa si accorda con la loro, se rientra nei loro schemi.

Certo, gli adulti in superficie si mettono in ascolto, elaborano domande e siti, blog e discussioni, riunioni e assemblee, dando la parola a giovani troppo spesso scelti tra coloro che confortano le loro opinioni.

Certo, si elabora un sito che nelle intenzioni vuole essere uno spazio di ascolto, ma che snocciola dieci temi con un lessico e una forma che nessun giovane userebbe mai (Esempio: «Complessità: I punti di vista sul senso della vita sono tanti, uno per ciascuno. A volte sono diametralmente opposti ai nostri, ma è nella distanza riconosciuta che si apre la possibilità di una comunione feconda»).

Certo, viviamo in una società, almeno in Occidente, in cui le generazioni più mature hanno dato molto, ma hanno anche preso molto, e oggi discettano di ricette e consigli, costringendo molti a emigrare e facendo dell’emigrare un obbligo e non una scelta; generazioni mature che offrono contratti che ai loro tempi avrebbero cestinato senza remore, che hanno fatto spesso dell’individualismo un idolo, salvo poi criticare i giovani individualisti (cosa che, comunque, non sono).

Certo, la Chiesa è fatta troppo spesso da chi ha i capelli bianchi, desideri diversi, entusiasmi un poco appassiti, terrore delle novità; dove non raramente chi sta nei posti che contano ragiona con schemi ormai improponibili, in perenne tensione tra paura di perdere un terreno ridotto a un fazzoletto di terra e incapacità di leggere la contemporaneità.

Eppure, cari giovani, il Sinodo è un’occasione; è la vostra occasione. È l’occasione di far sentire la vostra voce, di scardinare schemi e siti, questionari e tabelle. È l’occasione di dirci, a noi adulti, giovani adulti, anziani, laici e consacrati, cosa vivete, cosa passa per la vostra mente e il vostro cuore. È anche l’occasione per darci le misure del nostro fallimento e delle nostre incertezze, delle nostre illusioni e delle nostre responsabilità.

Avete l’occasione di raccontare cosa non funziona nelle nostre comunità, che investono gran parte delle risorse nella formazione e nell’educazione e assistono impotenti a un’emorragia giovanile senza fine.

Avete l’occasione, unica, di far sedere gli adulti e dire loro: «Ora ascoltate!».

Avete l’occasione di incidere, come mai, sul futuro della nostra Chiesa.

Avete l’occasione, ma avete anche la responsabilità del Sinodo. Lo Spirito vi ha chiamato, in questo tempo di passaggio, a far sentire la vostra voce. Inventatevi qualcosa, inventatevi pagine social, siti, blog, assemblee per prendervi il posto che vi spetta. Inventatevi il posto in cui stare, da protagonisti. Fateci capire che nella Chiesa non siete ospiti.

Cari giovani, molto di quello che sarà il cristianesimo dei prossimi decenni dipende da voi. Perdonateci i nostri errori, riconoscete la buona volontà degli adulti, molti o pochi, che spendono la vita con voi. E poi fate del Sinodo l’occasione che vi è stata donata.

Siate come l’amico importuno: e la Chiesa vi aprirà: «e se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza».

Rompete, ribaltate il tavolo, senza paura. Abbiate il coraggio di insistere!

 

 

24/01/2018 11:14 Francesca Vittoria
Abbiate il coraggio di insistere.....su cosa? In chiesa nelle messe canoniche non li vediamo mai presenti anche soltanto a fare il servizio di chierici Chi li ha mai sentiti cantare o replicare durante le funzioni di Pasqua o Natale quando è nelle intenzioni del parroco che la comunità compaia . In che mondo vivano quindi dentro la Chiesa almeno nella nostra città non è dato saperlo, e si suppone sia così dappertutto. Certo i giovani sono vivi e presenti nelle discoteche, nelle piazze festival ieri, tutti appassionati a idolatrare una squadra di calcio . Se in famiglia non hanno mai sentito parlare dell'esistenza di un Gesù Cristo della sua scuola il corso parrocchiale è presto dimenticato . L'occasione di partecipare al .....per far vedere agli adulti e dire loro ascoltate Il? Ma fin dall'infanzia sono ascoltati, su che cosa vogliono a pranzo, quale marca di vestiario prediligono, di quale colore il materiale didattico, ma perfino il piccolo zingaro che sta all'angolo ti chiede se gli compri le scarpe "puma" tanto oggi ha importanza l'apparire, il l'ok! Per sentirsi alla pari. Sono due dottrine diverse e a confronto quelle vive nella società di oggi è, sembra veramente che tutti convergano anche poi, dopo i corsi a seguire la novità che una invenzione tecnologica affascina tanto da far sembrare anche l'apprendimento un gioco vivace e stimolante dove esibire la prontezza di riflessi a competere con quella artificiale. Cuore, anima, coscienza, il prossimo, la comprensione verso magari anche i propri famigliari, che con pochi mezzi non possono soddisfare certe esigenze, o queste vengono soddisfatte così ampiamente che non c'è la percezione che esista un altro modo di vivere e di crescere in saggezza anche.
Forse non è una bestemmia pensare di proporre come aiutare chi ha bisogno, insegnare in che cosa consiste la vera ricchezza, come fortificare lo spirito critico nei confronti della società e delle proposte che da essa vengono iniziate sin da quando nascono .Proposte da cui partire per avviare una discussione aperta dove conoscere il loro cuore , dove andare incontro davvero ai loro bisogni di sapere cosa scegliere per il loro futuro è tanto altro
Francesca Vittoria



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, insegnante di Lettere, è ora assistente di Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.

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