ROBE DI RO.BE.
Una congregazione religiosa per padri separati?
di Roberto Beretta | 15 gennaio 2018
Ogni epoca ha saputo interpretare il carisma della vita comune a partire dalle situazioni concrete. E oggi quella di uomini e donne che “ricominciano” una seconda vita a 40, 50, 60 anni è una condizione piuttosto diffusa

Ci sono congregazioni religiose fatte da ex prostitute. Istituti religiosi dove vengono accolte ragazze sul cui passato non si devono fare domande. Ci sono congregazioni dedicate a persone cieche e altre che accolgono di preferenza vedove, esperienze di vita comune con disabili gravi anche psichici e istituti di sole suore sordomute…

Nella storia della Chiesa, fin dall’inizio, si è cercato di offrire una possibilità di vita religiosa a tutte le categorie di persone: anche quelle che partivano da una storia “sbagliata”, oppure – senza alcuna colpa propria – sembravano prive delle caratteristiche fisiche o intellettuali comuni alla maggioranza. Si è sempre cercato di valorizzare anche in questo modo gli “esclusi”, di offrire uno scopo di vita ai soli, di dare una seconda chance (addirittura collocandoli in una spiritualità d’élite) a quanti venivano da storie di fallimenti o di colpe.

Lo annoto accostando due dati di fatto del nostro tempo: il primo, ben noto, è il calo drastico delle vocazioni religiose (aggiungerei: di tipo perpetuo e clericale); il secondo, altrettanto indiscutibile, è la crescita dei “fallimenti” di tanti progetti umani: basti pensare ai separati (soprattutto quelli che non si risposano), ai reduci da convivenze, ai single (per scelta o di fatto), e così via. Ogni statistica demografica ci restituisce un panorama crescente di famiglie unipersonali, uomini e donne che vivono da soli spesso come esito di esperienze non riuscite, e tuttavia non si trovano al termine della loro vita bensì in una maturità piena, con qualche disillusione e ferita alle spalle che forse impedisce loro di gettarsi in altre avventure di coppia ma con ancora molte energie positive da spendere, da collocare in senso costruttivo nella società e/o nella comunità cristiana.

Ebbene, come mai questi due “mondi” non si incontrano? E’ impossibile – butto lì un esempio solo per analogia – che nasca una congregazione religiosa per padri separati, così come in passato qualcuno aveva costruito quelle per le ragazzi madri? E’ davvero impensabile che istituti religiosi in possesso di grandi e vuoti complessi immobiliari si inventino iniziative di vita comunitaria laicale per - è un altro esempio - uomini rimasti senza lavoro a 50 anni? Eccetera eccetera.

Certo: per la vita religiosa ci vuole una scelta specifica, non bisogna illudersi di “creare vocazioni” a partire da un bisogno più o meno esistenziale. Però è altrettanto vero che ogni epoca ha saputo interpretare il carisma della vita comune a partire dalle situazioni concrete: e oggi quella di uomini e donne che “ricominciano” una seconda vita a 40, 50, 60 anni è una condizione piuttosto diffusa. Di più: il fallimento subìto rappresenta sicuramente per molti un’occasione privilegiata di riflessione sui veri valori, per decidere magari di scegliere quelli dello spirito con maggior consapevolezza e determinazione.

Forse le vocazioni non ci sono (anche) perché non stiamo cercando quelle “giuste”: che magari non sono quelle tradizionali, di giovani cioè alla prima esperienza o di persone comunque intenzionate a pronunciare i tre voti. Mentre là fuori c’è una folla di persone che sarebbe disponibile a giocarsi la sua seconda chance, solo che qualcuno gliene dia l’occasione e lo spunto. Ci sarà un Ignazio di Loyola o un Giovanni Bosco dei padri separati?

 

22/01/2018 18:02 PietroB
Intanto da Vatican Insider ( ma nn è ipocrisia se i preti cattolici di rito siriaco possono sposarsi?) :
http://www.lastampa.it/2018/01/22/vaticaninsider/ita/vaticano/stella-allo-studio-lipotesi-di-ordinare-preti-degli-anziani-sposati-Uwvde3JTjur1ppjGGa7uIM/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook



21/01/2018 22:37 Santina
Con il battesimo siamo tutti consacrati e in ogni stato di vita il Cristiano è comunque un consacrato. Come vivere questa consacrazione? Probabilmente c’è bisogno di trovare nuove forme /modalità di esprimere questa consacrazione nella Chiesa e nel mondo. Penso alle parke del Papà sulla comunione come unità nella diversità. Penso che la Chiesa locale/parrocchia sia la firma futura di “congregazione”nella quale ciascuno mette i propri doni al servizio degli altri


21/01/2018 10:51 , Francesca Vittoria
Ma come mai non si conoscono tutte quelle congregazioni sopra elencate sorte per andare incontro a particolari situazioni che la persona si viene a trovare? Per quanto riguarda quelle venutesi a creare oggi bisogna tener conto che il vivere in comunità non sembra sia molto cercato oggi in quanto richiede anche un impegno e regole di vita che non si intende assumere e si preferisce magari la piena libertà. e affrontare le conseguenze che naturalmente, coinvolgono certamente la società tutta per come trovare il modo di rimediare. Infatti non è degno della persona l'accatonaggio, dormire sotto i portici,il vivere di monete della carità che comunque non sono mai abbastanza per rimediare una esistenza. La Chiesa, almeno in qualche città già sta facendo qualcosa ma forse anche la politica dovrebbe farsi carico di questo problema visto quanta premura dimostra a riconoscere il diritto a libertà ma senza farsi carico e dare sufficienti sostegni nelle e per le conseguenze. Forse il fatto che ci sono pochi matrimoni oggi è proprio per il timore di queste evengtuali conseguenze e che senza una fede impegnata la persona sa di non essere in grado di far fronte. Non sono sufficienti i centri di ascolto per la cultura sul come vivere la vita con ragionamenti cristiani perchè si avverte che nl cuore di tanti vi è rabbia, cattiveria , poco inclini al perdono senza il quale è pressoche impossibile ricominciare esembrerebbe che proprio su questa base il Santo Padre abbia pensato alla "misericordia", al dialoro di misericordia che però se a lui è facile perchè ha un cuore e un pensare di fede ampio, non è da tutti possedere nemmeno se nel clero..Francesca Vittoria


16/01/2018 15:05 Maria
Ma se un padre separato si è' sposato in Chiesa, e se il matrimonio sacramento e' indissolubile, vuol dire che e' ancora sposato davanti a Dio.
Il patto matrimoniale e' per la vita, nella buona e nella cattiva sorte , in salute e in malattia. Non esiste una " vita nuova" , non esiste un piano B. Non esiste un divorzio cattolico.
Davanti a Dio. Oppure mi sono persa qualcosa e il matrimonio cristiano non e' piu' indissolubile e quindi per la vita? E uno puo' " rifarsi una vita" come si dice volgarmente , anche se il patto sacramentale e' indissolubile?



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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