Perché un incontro sulla via del silenzio?
di Fabio Colagrande | 09 gennaio 2018
Forse c’è un vuoto pastorale da colmare, fra l’insegnamento dottrinale e quella sete di silenzio espressa con sempre maggiore energia dal Popolo di Dio

Sabato 10 febbraio a Roma presso la Casa di esercizi spirituali Sacro Costato si svolgerà un incontro per rompere il silenzio sul silenzio. Persone provenienti da varie parti d’Italia, con in comune l’appartenenza alla Chiesa cattolica e la passione per la preghiera interiore, si ritroveranno per una giornata dedicata alla conoscenza reciproca, al confronto e all’elaborazione di comuni progetti futuri. L’idea nasce dalla consapevolezza che la sete di silenzio sia oggi sempre più diffusa e dalla costatazione che, in Italia, siano ormai numerose le realtà cattoliche che praticano vie di meditazione e preghiera interiore. Ma anche, e soprattutto, dall’osservazione che oggi, nel cristianesimo, la via del silenzio sia andata quasi scomparendo e la Chiesa fatichi a dare risposte a chi è in cerca di silenzio per ritrovare Dio. In queste settimane, VinoNuovo ospiterà alcuni contributi dei partecipanti all’incontro di febbraio per presentarlo e suscitare riflessioni e commenti e riguardo.

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Il prossimo 10 febbraio un gruppo di persone, per la maggior parte cattolici e credenti, si ritroverà a Roma per ‘parlare del silenzio’ come via per incontrare Dio. È un incontro che nasce dalla consapevolezza che da tempo, ma soprattutto nell’ultimo decennio, siano sorte in ambito cattolico in Italia delle comunità che praticano e vivono la preghiera silenziosa come accesso privilegiato all’incontro con se stessi e quindi con Dio Padre. A volte si tratta di realtà più strutturate, in altre di piccoli gruppi più improvvisati. In alcune circostanze l’esigenza è avvertita solo a livello personale, intellettuale. Ma in tutti i casi c’è la certezza che il silenzio, vissuto non come semplice assenza di parola, ma come esperienza mistica di abbandono allo Spirito Santo, apertura, ascolto, decentramento, superamento del proprio ego, affidamento, ricongiungimento con un principio divino, sia via inderogabile per coltivare la propria vita spirituale e in particolare vivere la fede in Cristo.

Eppure - ed è questo uno degli aspetti che ci ha spinto a confrontarci - questa pratica silenziosa, che pure ha radici profonde nella tradizione cristiana orientale, sembra restare al momento in ambito ecclesiale, soprattutto fra i laici, un’attività spirituale nascosta, elitaria o eccentrica, guardata magari con sospetto da chi la considera frutto di pericolose derive sincretistiche, se non apertamente ‘new age’, o il risultato di un superficiale innamoramento per le filosofie orientali.

“La preghiera contemplativa - spiega il numero 2717 del Catechismo della Chiesa Cattolica - è silenzio. (…) È in questo silenzio, insopportabile all'uomo «esteriore», che il Padre ci dice il suo Verbo incarnato, sofferente, morto e risorto, e che lo Spirito filiale ci fa partecipare alla preghiera di Gesù”. Eppure, a livello di iniziazione e formazione cristiana, specie del laicato, l’educazione a questo tipo di pratica contemplativa non appare sufficientemente diffusa, sia dal punto di vista teologico che da quello della vita spirituale personale. Almeno non sembra esserci una formazione organizzata in modo strutturato e capillare.

La circostanza, appare ancora più sorprendente se si pensa che il magistero papale, recentemente ma non solo, ha citato più volte la necessità di un approccio orante silenzioso. “Tu puoi stare un’ora davanti al Tabernacolo, ma senza incontrare il Signore, pregando come un pappagallo. Ma tu perdi tempo così Se tu preghi, prega e incontra il Signore, rimani in silenzio, lasciati guardare dal Signore”, affermava Francesco a Genova, nel maggio 2017. “Solo nel silenzio della preghiera si può imparare la voce di Dio, percepire le tracce del suo linguaggio, accedere alla sua verità”, spiegava ancora a un gruppo dei vescovi in Vaticano nel settembre 2017. “Ecco l’adorazione: – aggiungeva in un discorso alla Famiglia vincenziana del 14 ottobre 2017 - mettersi davanti al Signore, con rispetto, con calma e nel silenzio, dando a Lui il primo posto, abbandonandosi fiduciosi”.  “La preghiera – affermava ancora il Pontefice - non è soltanto un dovere e tanto meno un insieme di formule. La preghiera è fermarsi davanti a Dio per stare con Lui, dedicarsi semplicemente a Lui. È questa la preghiera più pura, quella che fa spazio al Signore e alla sua lode, e a nient’altro: l’adorazione”. Ma sono numerose le occasioni in cui Papa Francesco ha testimoniato concretamente il silenzio come pratica spirituale, sin dal gesto compiuto immediatamente dopo la sua elezione affacciandosi alla loggia della Basilica vaticana e chiedendoci di pregare – in silenzio - per lui. Basti pensare, poi, alla potenza della sua preghiera silente al muro di Gerusalemme o ad Auschwitz o al Sacrario delle Fosse ardeatine. Il Papa tace per lasciare la parola a Dio. Come fece il suo predecessore Benedetto XVI incoraggiando l'intenso silenzio di un milione di giovani durante l'Adorazione Eucaristica alla Giornata mondiale della gioventù di Colonia, nell'estate del 2005 e poi confinandosi lui stesso al silenzio contemplativo con il gesto rivoluzionario della rinuncia.  “Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice” , affermava nell’ottobre del 2006 proprio Benedetto XVI, il Pontefice che ha dedicato, sorprendentemente, al silenzio il suo messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali del 2012.

C’è da chiedersi quanto questo magistero del silenzio sia stato assorbito a livello delle gerarchie e comunità ecclesiali. Forse c’è un vuoto pastorale da colmare, fra l’insegnamento dottrinale e quella sete di silenzio espressa con sempre maggiore energia dal Popolo di Dio. Ritrovarci a Roma il 10 febbraio può essere un punto di partenza per chiarire i presupposti della scelta del silenzio, confrontare le diverse esperienze e trovare insieme occasioni di collaborazione. Per rompere il silenzio sul silenzio.

 

 

 

14/01/2018 10:41 moreno
Mi interessa molto questa cosa: è possibile eventualmente partecipare?


10/01/2018 20:17 Pietro Buttiglione
SE esiste lo Spirito.. perché non Gli diamo spazio e tempo??
Perché si accavallano letture e omelie?? Lo soffochiamo...



10/01/2018 16:32 Alberto Hermanin
Grazie Fabio per l'ottimo contributo. Purtroppo è vero che esiste una sorta di diffidenza verso la "pratica del silenzio", magari per paura dell'influenza new age, o magari anche per la brutale convinzione che agire fino alla consumazione sia l'unico modo per "fare la verità". Lo dico senza accusare nessuno, sia ben chiaro, io che del silenzio purtroppo faccio ben scarso uso...
Sarà interessante leggere anch altri contributi sul tema, grazie ancora a Vino Nuovo.



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Fabio Colagrande

Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento.

Autore, regista e attore di teatro, per diletto, nel 1995 ha fondato una compagnia tuttora sulla breccia. Felicemente sposato, ha due figli, che spera mettano su un gruppo rock e lo facciano cantare, ogni tanto. Cura un blog personale intitolato L'anticamera del cervello.

 

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