Nella musica pop
Apriti cielo
di Sergio Ventura | 07 gennaio 2018
Mannarino invoca dal cielo un frammento di sole per "tutte le persone che vivono da sole" e per "chi cammina solo fra milioni di persone"

 

In passato abbiamo esplorato a fondo lo "schock conoscitivo" insito nel primo gesto pubblico del Gesù adulto - e che dell'evangelo di Marco costituisce anche l'inizio. Il forte atteso rivelatosi piccolo, la voce annunciante seguita da un gesto silenzioso: "con queste massime, lei vorrebbe mandare il mondo sottosopra" - esclamerà secoli dopo il conte Attilio a fra' Cristoforo, uno dei tanti portatori nella nostra storia dell'immagine di Cristo quale servo.

Uno schock talmente forte da squarciare il cielo, segno di approvazione - certamente - di quel gesto, di quello stile, ma anche - forse - di quell'accorrere degli abitanti della terra santa, pura, per compiere un gesto di umiltà, di abbassamento, di confessione della loro non santità, di riemersione dalle loro impurità. Non dovrebbe scandalizzare più tanto, quindi, un Papa della vera religio che esorta i 'suoi' ad avvicinarsi sempre di più a quell'immagine...

E' un dettaglio nella maestosità della scena. Ma mi ha sempre spinto a chiedermi quali fossero i pensieri e le emozioni degli appartenenti a quella folla in movimento. Chi sono? Che vita hanno condotto? Che cosa si aspettano? Un domandare infinito e molteplice che per molti di loro, se non per tutti, sarà consistito poi nella condizione di possibilità di ricevere quello squarciarsi dei cieli. Un coro di risonanze interiori in grado, forse, di provocare addirittura l'apertura stessa del cielo: "apriti cielo" - canta, impreca (?), prega (?) Alessandro Mannarino - "e manda un po' di sole...".

 

 

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In una sorta di controcanto all'incipit della città vecchia di Fabrizio De André, il cantautore romano invoca dal cielo un frammento di sole per "tutte le persone che vivono da sole" e per "chi cammina solo fra milioni di persone". Per chi, come quel Saverio de La messa è finita che restò inciso nel mio intimo di dodicenne, non si discerne mai fino in fondo se ha scelto di stare in solitudine, in silenzio, rispetto ad un mondo che angoscia, delude, ferisce, oppure se ha deciso - o gli é stato imposto - di isolarsi, tacitarsi, rispetto ad esso.

Ci sono poi coloro per i quali Mannarino si accontenterebbe di un semplice "apriti cielo": è "chi non ha bandiera" e "non ha preghiera"; è "chi cammina dondolando nella sera". Per il dramma di coloro che invece si trovano "sulla frontiera, sulla rotta nera, una vita intera" - anche se "non hanno fatto niente, niente di male" - è necessario soprattutto invocare, novello Mosè, "apriti mare e lasciali passare".

Quanti di noi, in questi momenti, sarebbero in grado di resistere alla tentazione di indossare maschere che mal sopportiamo, giocare ruoli che non ci appartengono, essere permalosi perché insicuri? Perciò, di nuovo con Mannarino, "apriti cielo e fa luce per davvero su quando sono stato quello che non ero".

In fondo si tratta sempre, ieri come oggi, di accettare se stessi. Il primo passaggio fondamentale - mi suggerì Guardini durante una lettura notturna sulla cuccetta del treno per non ricordo più dove. Doveva essere Bose, poteva essere Parigi. Due luoghi, comunque, nei quali chi come me pensava di avere sempre tutto - e soprattutto ragione - fu costretto ad imparare, con Bonohoffer, la resistenza e la resa: "apriti cielo" - dunque - "e manda un po' di sole su chi non c'ha nulla, su chi non ha ragione".

Da qui l'inizio della consapevolezza, seppur con una certa urgenza tipica del neofita: "lasciateme passa che non ho tempo, ho già dormito tanto, adesso ho un grande appuntamento". Con la gioia, con il carnevale: quel samba della vita - ci ha spiegato di recente il cantautore romano - che ha la capacità di far ballare la tristezza e di trasformarla in speranza. Attraverso tutte le sensazioni che il corpo proverà in tale viaggio - in questa uscita da ogni città attraverso il deserto - quando resterà solo con "il vento che passa, il cielo che vola e una vita sola e una vita sola".

Dato però che da giovani non si comprendono affatto i motivi per cui "trovammo questa vita fra le stelle", "poi lasciammo le caverne", ma "arrivammo alle transenne", è necessario - avverte giustamente Mannarino - fare attenzione ai tentacoli egolatrici del Potere disseminati da sempre nei cieli: "c'è un cartello appeso in mezzo al cielo, se vuoi vivere alla grande devi stare con l'impero". Vincendo, d'altra parte, anche le paure o gli entusiasmi legati al positivismo (e forse al nichilismo) di coloro che "hanno scoperto con la lente che dietro al cielo non c'è niente, ci sta solo un telo nero".

Solo a questo punto di maturazione, e nonostante la vita possa essere in balia di un "uragano", di un "vento di guerra", l'uomo e la donna possono salvarsi. Insieme. Come spesso ritorna nei brani di Mannarino e, credo, nelle nostre biografie, una lei - confida lui - "un giorno m'ha spiegato che il mare ha tante onde e non finisce all'orizzonte", mentre un lui, con tutti i suoi limiti, la incoraggia e la esorta: "amore mio non ho la forza, camminiamo, non aver paura e damme la mano: la notte è scura ma io e te ci ripariamo".

Sempre in romanesco, seguendo Francesco, potremmo dire: "l'amore non esiste, esistiamo io e te"...

 

 

 

12/03/2018 22:11 Francesca
Ricollegandomi al commento di Stefania, "per chi non ha bandiera, per chi non ha preghiera" potrebbe essere una richiesta (forse quasi inconsapevole) che il cielo si apra proprio su quanti ne hanno più bisogno ma neanche lo sanno, neanche ci sperano. Mi sembra di riscontrare questa inconsapevolezza (che poi si trasforma in scoperta) anche nel momento in cui una ragazza spiega al protagonista del brano che "il mare ha tante onde e non finisce all'orizzonte", spiegazione subito seguita da un'accoglienza piena di entusiasmo: "allora andiamo!". A questo punto, però, interviene qualcun altro, non meglio identificato (una vocina nel protagonista stesso?) a mettere di nuovo in dubbio l'esistenza di qualcos'altro, qualcosa di più: "signore hanno scoperto con la lente che dietro al cielo non c'è niente, ci sta solo un telo nero", da qui forse il camminare "dondolando nella sera", in preda al dubbio e all'insicurezza derivanti dalla mancanza di un senso che permetta di unificare ad un livello superiore le molteplici esperienze della vita. Mi sembra di trovare una conferma a questa mia ipotesi nella scena finale del video della canzone, in cui i due protagonisti, dopo una fuga lunga e faticosa, si ritrovano di fronte ad uno scenario che sembra toglier loro il fiato, lasciandoli meravigliati, spiazzandoli con la sua pienezza. Dopo un primo momento di incertezza, i due corrono con forza verso un cielo che forse non nasconde solo un telo nero ed un mare che non finisce all'orizzonte, accompagnati da molte altre persone che, come loro, sembrano aver trovato qualcosa di significativo (nel senso letterale del termine, pieno di senso) e inaspettato.


12/03/2018 22:06 Francesca
Ricollegandomi al commento di Stefania, "per chi non ha bandiera, per chi non ha preghiera" potrebbe essere una richiesta (forse quasi inconsapevole) che il cielo si apra proprio su quanti ne hanno più bisogno ma neanche lo sanno, neanche ci sperano. Mi sembra di riscontrare questa inconsapevolezza (che poi si trasforma in scoperta) anche nel momento in cui una ragazza spiega al protagonista del brano che "il mare ha tante onde e non finisce all'orizzonte", spiegazione subito seguita da un'accoglienza piena di entusiasmo: "allora andiamo!". A questo punto, però, interviene qualcun altro, non meglio identificato (una vocina nel protagonista stesso?) a mettere di nuovo in dubbio l'esistenza di qualcos'altro, qualcosa di più: "signore hanno scoperto con la lente che dietro al cielo non c'è niente, ci sta solo un telo nero", da qui forse il camminare "dondolando nella sera", in preda al dubbio e all'insicurezza derivanti dalla mancanza di un senso che permetta di unificare ad un livello superiore le molteplici esperienze della vita. Mi sembra di trovare una conferma a questa mia ipotesi nella scena finale del video della canzone, in cui i due protagonisti, dopo una fuga lunga e faticosa, si ritrovano di fronte ad uno scenario che sembra toglier loro il fiato, lasciandoli meravigliati, spiazzandoli con la sua pienezza. Dopo un primo momento di incertezza, i due corrono con forza verso un cielo che forse non nasconde solo un telo nero ed un mare che non finisce all'orizzonte, accompagnati da molte altre persone che, come loro, sembrano aver trovato qualcosa di significativo (nel senso letterale del termine, pieno di senso) e inaspettato.


12/01/2018 11:13 Sergio Ventura
Sì Stefania. Hai ragione. E grazie :-)

PS circa Maddalena, vedremo a Pasqua ;-) senza dimenticare che magari in quel caso si potrebbe essere un po' più critici. Paolo dice di esaminare tutto e trattenere ciò che è buono. Per cui potrebbe pure esserci qualcosa che, nonostante tutto, non vada proprio trattenuto...



10/01/2018 20:31 Stefania
Mannarino dá davvero molti spunti di riflessione sulla fede in tantissime canzoni. Si dichiara con forza al di fuori da ogni credo, ma tuttavia in tanti testi parla di Dio (Dejá, gli animali, serenata lacrimosa, la frontiera...) personalmentee penso sia anche questa una forma di religiosità, di domanda, di ricerca di senso... bellissimo il tuo articolo, acuta riflessione... mi chiedo se riusciresti a far uscire "qualcosa di buono" (cristianamente parlando) anche da un testo così "eretico" ma bellissimo come Maddalena...


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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