Nell'arte
I magi, tra simbolo e racconto
di Gian Carlo Olcuire | 06 gennaio 2018
Ricerca del bene, omaggio al bene raggiunto e fuga dal male… sono i tre passaggi di questa Galleria dell’Epifania, sistemata fra altrettanti rosoni.

LA STORIA DEI MAGI

(Mastro Giovanni, noto come Griglio da Gemona, 1331-32, Gemona del Friuli, Duomo di S. Maria Assunta)

 

«Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?». Mt 2,1-12

  

Per quanto Matteo dedichi ai Magi appena dodici versetti, ci mette davanti a un racconto. Che, come il presepe, va guardato e ascoltato, non brandito (vedi Davide Rondoni su Avvenire del 17.12.2017: «Mentre i simboli possono scaldare soprattutto le discussioni, i racconti scaldano i cuori e la conoscenza»).

Sono da maneggiare con cura, i simboli, anche per la loro attitudine a semplificare: saltando a piè pari la dimensione del tempo, sono capaci di ridurre una storia a un’unica immagine, appagante, che, lasciandoci con un bel sorriso e un bel ricordo, ci illude d’essere sufficiente. Ciò che, però, le scorciatoie non mostrano, è la fatica della costruzione.

Il rischio di trasformare in simbolo la vicenda dei Magi è persino superiore al presepe, per la facilità di sintesi a cui si presta. Ciononostante, qualcuno ha pensato di fissarla nientemeno che sulla facciata di un Duomo, mostrandola in tre puntate, a dire quanto se ne ritenga significativa ogni parte. O, meglio, a dire come l’Adorazione, cioè il momento clou, cominci dal viaggio, poi – bypassando la sosta da Erode – prosegua nell’offerta dei doni e si concluda nel sogno, con l’avvertimento – da parte di un angelo – di non ripassare dal re.

In altre parole, restando nel solco del simbolico (che ha, comunque, un’utilità): ricerca del bene, omaggio al bene raggiunto (nel quale si “investono” le ricchezze che si hanno) e fuga dal male… sono i tre passaggi di questa Galleria dell’Epifania, sistemata fra altrettanti rosoni.

Poco importa che della stella non vi sia traccia (mentre è visibile in altre Adorazioni scolpite): conta che vi sia luce e che quella massima sia concentrata nell’arco acuto trilobato della Madonna e di Gesù bambino, con gerarchia evidente rispetto agli altri personaggi in scena. Un’accortezza già presente in un’altra celebre Adorazione friulana, a Cividale, in cui – seicento anni prima del Duomo di Gemona – Maria e il bambino erano più grandi dei Magi.

I Magi hanno un dono anche per noi: il senso del primato di Dio. Se, prima ancora di arrivare da Erode, chiedono in giro dove sia il re neonato, sono disposti a riconoscerne la grandezza. E ciò che gli portano sono doni che si offrivano ai re. Per ringraziare i Magi, più o meno a partire dal XII secolo, li abbiamo raffigurati con la corona. Un po’ pensando che un omaggio al re dei re non potesse che provenire da altri re… e un po’ per evocare ciò che dice il salmo 72 (71): «I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti».

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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