Omnia munda mundis. Tranne che in piazza San Pietro
di Roberto Beretta | 30 dicembre 2017
Altro che «Spelacchio», l'abete per cui la sindaca Raggi è stata pelata viva: qui sulla testa di Bergoglio pende l'accusa di eresia da stella cometa

presepe San Pietro

 

«Sessualmente suggestivo». «Gay friendly» «Anti-presepe»... È divertente, e insieme sconfortante, notare come - nella "guerra" imbastita intorno a Papa Bergoglio con metodi di screditamento cari al sistema politico - tutto fa brodo: anche il bue e l'asinello del presepe di piazza San Pietro.

La Natività vaticana 2017, donata dal santuario mariano di Montevergine presso Avellino, è dedicata alle 7 opere di misericordia corporale, che notoriamente annoverano - tra le altre - «visitare i carcerati», «seppellire i morti», «vestire gli ignudi». L'artista ha pensato appunto di rappresentarle all'interno di una classica rappresentazione napoletana, e mal gliene incolse: gli esteti infatti hanno manifestato «più di una perplessità, soprattutto per la raffigurazione di situazioni e personaggi ambigui e financo spettrali che sembrano contraddire la lieta novella dell'annuncio cristiano».

Personaggi ambigui?!? I detrattori ci girano intorno: orrenda quella «testa di un condannato che spunta dall'interno di una minuscola cella», brutto il «cadavere con un braccio penzolante che giace su una specie di lettiga» (ma che altro ci doveva essere, di grazia, se il tema sono appunto carcerati e defunti?), per non parlare della quinta di sfondo che rappresenta un pezzo di «cupola di San Pietro semidistrutta» (quasi non si sapesse che il genere del presepe napoletano si ambienta in un contesto di rovine classiche, colonne spezzate e muri sbrecciati...): tutto ciò prova che si tratta di «un anti-presepe per un'anti-chiesa ridotta a un cumulo di macerie morali e spirituali».

Altro che «Spelacchio», l'abete per cui la sindaca Raggi è stata pelata viva: qui sulla testa di Bergoglio pende l'accusa di eresia da stella cometa! Ma il peggio deve ancora venire: infatti il problema maggiore della Natività sanpietrina pare costituito da «una figura maschile praticamente nuda - citiamo da un sito americano - di cui gli spettatori hanno lamentato la posa languida, che ha portato molti a pensare a un tono vagamente omoerotico sulla scena»; un «"ignudo" ben palestrato - questo invece è un sito italiano ­- che sembra anelare ad altro che ad essere misericordiosamente vestito».

Capita l'antifona? Altro che omnia munda mundis: qui c'è chi vede il male persino nelle statue del presepe. Un altro blog tradizionalista nostrano (citando a rafforzo un sermone di san Bonaventura secondo cui la notte di Natale "tutti i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra") esplicita: «Davvero inquietante questo presepio. C'è un uomo nudo coperto sulle parti intime da un panno. Egli non rappresenta uno stato di povertà, visto che si presenta come un attivo atleta da palestra, da fitness, con muscoli scolpiti e bene in vista, prospero e avvenente come un attore del cinema. Il protagonista attuale in piazza San Pietro è invece il macho»...

Risparmiamo le ulteriori indagini degli zelanti investigatori, che hanno scoperto come il santuario di Montevergine sia particolarmente frequentato da gay e trans, comunque il cerchio è chiuso: il presepe vaticano - una natività tradizionalissima, addirittura ispirata ai presepi settecenteschi - è in realtà la sporca manovra escogitata direttamente dal Papa per accreditare surrettiziamente tra i cattolici le lobby gay, il dettato gender, le regole Lgbt: «Il presepe meditato e studiato secondo i dettami e la dottrina di Papa Francesco non lascia indifferenti: esso sembra rappresentare con notevole verosimiglianza la profonda crisi valoriale e dottrinale di cui è preda la Chiesa al suo interno. Non a caso, nel presepe sono rappresentate solo le opere di misericordia corporale mentre sono del tutto assenti quelle spirituali, gerarchicamente superiori alle prime, quasi a significare l'appiattimento della Chiesa al mondo e la rinuncia a qualsiasi pretesa di superiorità morale».

Si capisce che, con pregiudizi del genere, qualunque scenario sarebbe passibile dei peggiori sospetti. Anzi, vogliamo suggerire noi stessi un altro dei grandi abusi papali: si tratta di una chiesetta posta nel bel mezzo del Vaticano e affrescata da un notorio omosessuale, che vi ha raffigurato un sacco di maschi seminudi e tra essi il Cristo, dipinto come un vigoroso palestrato! È la Cappella Sistina. Forza, andate a mettergli le braghe.

 

 

10/01/2018 10:49 Marco Zanini
Accetto le argomentazioni di Beretta, anche se alquanto capziose : concordo sul fatto che approfittare di ogni pretesto per attaccare il Papa è cosa meschina e riprovevole, anche se ormai il Papa parla per slogan sempre ripetuti "opportune et importune" e rischia di diventare la parodia di sé stesso. Quanto alla cappella Sistina ed a Michelangelo, lasciamo stare questi paragoni. Definire poi Michelangelo come "notorio omosessuale" è, mi permetta, una sciocchezza ( direi una "coglioneria", ma temo di essere bannato). Nessuno dei contemporanei di Michelangelo, neppure il pettegolo e vendicativo Aretino, sollevò mai questa accusa in termini minimamente attendibili; né i papi della Sistina avrebbero accettato un omosessuale come autore di un'opera così vasta ed esposta a tanta attenzione ed a tanta ammirazione.
Ma il presepe in piazza S. Péietro, di quest'anno, è davvero brutto.
Marco Zanini



08/01/2018 10:01 Marisa
Caro Roberto Beretta,

mi torna una domanda che già mi era nata in passato e che a questo punto devo rivolgerle:

perché investire (= perdere) del tempo per leggere i suoi scritti, che prescindono purtroppo dal dato di realtà?

Senza offesa.

Buon anno.

P.S.:
informarsi sul Santuario di Montevergine e su quanto vi è accaduto e vi accade, no?



03/01/2018 22:07 Ale.
Facendo un giro in Romagna in queste giornate festive, ho avuto la sorpresa di "scoprire" un piccolo paese che uno striscione appeso ben in vista presentava come "il paese dei presepi": Portico di Romagna.
In effetti, lungo il pittoresco "corso" centrale non vi era porta, portone o bottega che non fosse abbellito da un presepe, per lo più rustico, o ingenuamente artistico, o anche veramente artistico.
Alcuni erano piccoli, essenziali, altri più grandi o più "popolati".
Ma in tutti era palpabile l'amore nel predisporli, nell'arricchirli di particolari: senza pretese, ma con lo spirito di fare memoria di quell'evento per cui il Natale è "Natale": la semplice nascita di Gesù, senza contaminazioni.
In quel paese dell'Appennino ho visto rinnovarsi lo spirito di San Francesco a Greccio.
E' quell'evento la sorgente di ogni cosa, ma questa viene "dopo".



03/01/2018 13:30 Francesca Vittoria
…….esso sembra rappresentare con notevole verosimiglianza la profonda crisi valoriale e dottrinale di cui è preda la Chiesa al suo interno.------
Questo presepe è diverso da ogni altro, dal “classico” che è per augurare Buon Natale, la lieta Novella cantata dagli angeli ai Pastori, realtà, storia vera non frutto di fantasia, tale da raccontare come cosa da sognare. -Effettivamente questo presepe sembra descritta la società – la gente , di oggi, prima ancora di mettere in primo piano la nascita, del resto il bambino è ancora coperto, (meglio che non veda cosa gli sta d’intorno?o solo più tardi quando lo scoprirà il Santo Padre ?) perché effettivamente questi personaggi supposti in quel tempo in realtà sono quelli di oggi, qui nell’articolo descritti . L’artista napoletano ha ben colto e con i suoi personaggi ha dato voce ad articoli e situazioni che la stampa di ogni giorno ci riporta, anzi non è arrivato fino a ieri dove si è letto di un velivolo eccezionale che come angelo, naviga nei cieli un B Spirit , velivolo stealth perché anche può essere invisibile ai radar, ma notato volare sopra un’area sportiva. Senza contare che, sempre le statue, hanno espressioni ben diverse da quelle dei pastori che si vedono nel quadro a Betlemme proprio nella chiesa de Pastori, così pieni di stupore che guardano in alto il Sali-scendi degli angeli l’annuncio di un evento che darà salvezza all’umanità. Questi personaggi posti el presepe di Piazza San Pietro, sono l’aspetto di una povertà brutta , o bruta, che offende vederla attorno al divino Bambino, espressioni scettiche, per niente stupite proprio , vedono un bambino come tanti altri? Non credono? Se così fosse effettivamente la mentalità laica corrisponde, va persino oltre se una madre ha protestato sentendo la figlia cantare un canto storpiato, per non citare il nome Gesù è stato cambiato in Perù dalla maestra, la quale si è giustificata” per non mancare di riguardo ai credenti di altre fed su Ipad?i” anche qesto fatto riportato sui media. Insomma anche questo è un presepe, il solo personaggio o personaggi che non cambiano il loro essere è la Santa Famiglia, che guardiamo, preghiamo e ringraziamo di esistere nel cuore di chi crede, possa il messaggio da essi portato e realizzato nel mondo trovare non soltanto artisti ma anche fedeli che vivono coraggiosamente la fede e con stupore sentono che l’amore esiste. Buon Anno andando avanti con la speranza che il credere ogni giorno rinnova
Francesca Vittoria



31/12/2017 10:00 Pietro Buttiglione
Povera pecora in mano a degli avvoltoi! Lui dà fiducia a priori a tutti, anche a Maradiaga,
lui non sopporta maldicenze e pettegolezzi, spera e scommette sempre sulla redenzione, da che ognuno DEVE trovare in se stesso la Verità...
Ma... gli altri???



31/12/2017 00:52 Davide
Non serve confrontarlo con la cappella Sistina per dire che si tratta di un BRUTTO presepe, totalmente estraneo allo spirito del Natale.


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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