Lasciarsi evangelizzare dai migranti... il giorno di Natale
di Gabriele Cossovich | 27 dicembre 2017
Abbiamo l'occasione di metterci in ascolto dei duecentocinquanta migranti sbarcati a Natale e farci spiegare da loro cosa vuol dire attendere un Salvatore.

È notizia del giorno di Natale i circa duecentocinquanta migranti salvati dalla Guardia Costiera nel Mediterraneo, quasi a ricordarci che il mondo e le sue contraddizioni non si ferma per il pranzo della festa, non va in vacanza tra pacchi scintillanti e addobbi colorati.

Ci sono diverse tipologie di sguardo col quale soffermarsi su questi eventi, che così poco scalfiscono il nostro interesse normalmente tanto ci siamo abituati, figuriamoci il giorno di Natale.

Papa Francesco ripete spesso qual è lo sguardo autenticamente cristiano da rivolgere. Non è subito quello dell’accoglienza, pur di fondamentale importanza. Il primo sguardo di fronte a questa e ad ogni altra povertà che incontriamo è quello disponibile a lasciarsi evangelizzare.

Ho fatto sempre fatica a capire fino in fondo cosa volesse dire Francesco con questa espressione, ma stavolta mi è balzato alla mente in modo evidente.

A Natale celebriamo e gioiamo per la nascita di un Salvatore. È questo l’annuncio degli angeli che squarcia la fredda notte di Betlemme. La festa di Natale è la festa per qualcuno che viene a salvarci.

Per quanto possiamo sforzarci, dall’alto delle nostre tavole imbandite, dei mille pacchetti da scartare, delle infinite luci intermittenti e decorazioni che catturano la nostra attenzione, è difficile comprendere fino in fondo cosa significhi essere salvati; cosa significhi avere bisogno di un Salvatore, di qualcuno che ci tragga fuori dalla situazione in cui siamo e ci porti finalmente al sicuro. Da cosa sentiamo il bisogno di essere salvati, se davvero ne percepiamo l’esigenza?

Ma ecco che il giorno di Natale duecentocinquanta migranti fanno esperienza in un modo del tutto evidente e concreto di cosa significa avere bisogno di salvezza, rischiare la vita e venire tratti in salvo.

Davvero può essere questa una grande benedizione per noi oggi. In questo Natale abbiamo l’occasione di metterci in ascolto di queste persone e lasciarci evangelizzare da loro, lasciandoci spiegare il senso autentico della festa che celebriamo.

05/01/2018 01:15 Francesca Vittoria
Salvare gente che sta per annegare mi sembra sia semplicemente un dovere, dare asilo un proseguo dello stesso, in attesa di appurare se considerarlo rifugiato o che cosa altro , . L'ospitalità temporanea non manca né la disponibilità alla comprensione ma molto altro il nostro Paese con le molte situazioni di crisi di lavoro , calamità naturali e povertà continuate nel tempo alle quali ancora non vi è rimedio. Anche il nostro Paese sembra un vascello in difficoltà che ai migranti offre le sponde per lo sbarco e poco altro. Però come cittadini europei possiamo essere avvocati dei migranti e perorare intelligenti soluzioni di aiuto per questi cittadini del mondo, apolidi per necessità , che per fame, guerre e incivile convivenza e acrimonie tra gruppi di diverse etnie, o fedi non riescono a vivere in pace nei loro territori. Il Vangelo invita a una civiltà dell'amore, a giustizia e pace tra i popolo. È' questo impegno che dovremmo insistere venga discusso nei meeting richiamando con forza i governanti al dovere di decidere per conto del popolo per scopi che sono vantaggi per il loro cittadini, mirati al bene comune e sopratutto vanno ostacolati i focolai di guerre dove tant'è vite umane sono sacrificate Se si emigra perché scacciati, per fame, per povertà , non è una scelta, è una forzatura , un paese vale l'altro è non sarà mai per l'emigrante come quello di origine ! il proprio Paese, al quale si ha diritto per nascita e caro per gli affetti . Anche la Santa Famiglia è emigrata, ma ha fatto ritorno alla sua terra , appena la situazione lo ha consentito, roprio come credo non Sia così facile prendere le distanze dalla propria storia famigliare, , tradizione, ne che basti l'offerta per accettare una nuova identita di cittadinanza, Evangelico e considerare l'altro come un cittadino , "non fare agli altri io che non vorresti fosse fatto a te.".
Francesca Vittoria



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Gabriele Cossovich

Nato a Milano nel 1985, sposato, ho studiato Teologia presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale. Lavoro come educatore e insegnante e curo percorsi formativi per educatori e catechisti. Ho un blog in cui raccolgo i miei pensieri: laterracomeilmare.com

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it