ROBE DI RO.BE.
L'uomo libero Piero Gheddo
di Roberto Beretta | 22 dicembre 2017
Anche in questi ultimi post-ideologici tempi - con la giusta moderazione e tuttavia con libertà di giudizio - il missionario-giornalista ha sempre detto la sua secondo buon senso e secondo Vangelo

Su padre Piero Gheddo - il missionario-giornalista-scrittore scomparso l'altro giorno - potrei scrivere un libro, tanto da vicino mi è stato concesso il privilegio di conoscerlo e apprezzarlo: non solo in quanto professionista dell'informazione, ma come cristiano e come uomo.

Scelgo però di ricordarlo qui per la libertà di pensiero di cui mi è stato maestro anche nell'ultima parte della sua vita, quella trascorsa con maggior - forzato - distacco dai dibattiti culturali ed ecclesiali che l'hanno visto tante volte in prima fila, e spesso su posizioni scomode all'opinione pubblica dominante.

Gheddo aveva cominciato infatti «di sinistra»: quando pubblicò il suo primo volume di gran successo, «Il risveglio dei popoli di colore» (anno 1956!), questo giovane sacerdote venne salutato come terzomondista, anti-colonialista, il solito alfiere cattolico dei poveri contro l'imperialismo dell'Occidente... Me lo raccontava lui stesso sorridendo.

Perché poi era venuto il Vietnam - dove il reporter Gheddo, tanto per andare a vedere i fatti con i propri occhi, si era beccato persino una scheggia di granata nella spalla ­- e lì il missionario giornalista aveva constatato come e quanto i «liberatori» vietcong fossero temuti dalla gente, che infatti fuggiva dal Nord verso il Sud per non dover sottostare a una dittatura che si preannunciava staliniana o maoista. Il sacerdote del Pime raccoglieva le testimonianze soprattutto di parte cristiana, della Chiesa e dei vescovi, e le rilanciava (insieme a pochissimi altri colleghi) nell'opinione pubblica italiana e occidentale che invece era nettamente schierata in senso anti-americano.

Nacque così la storia di Gheddo «di destra», filo-imperialista. Non che chiudesse gli occhi sui bombardamenti al napalm o sugli orrori della guerra dei marines; ma eravamo nel mondo spaccato dei due blocchi, e quello "rosso" mostrava già benissimo - a chi volesse vedere con occhi disincantati - a quale totalitarismo dei gulag o dei laogai andasse di fatto incontro chi cadeva sotto le grinfie del cosiddetto «comunismo reale». Era inevitabile dunque che chiunque denunciasse tale rischio, venisse automaticamente arruolato dall'altra parte della barricata.

E in aggiunta erano poi venuti Cuba, la Cambogia, il Nicaragua, i sanguinari socialismi africani, certe ideologie latinoamericane... Padre Gheddo aveva continuato a documentare, facendo eco alle voci dei missionari (ma anche seguendo le emergenze umanitarie del momento: le grandi carestie del Biafra, la tragedia dei boat-people, il Sahel... Quante lotte per la campagna contro la fame nel mondo!). Era un "conservatore"? Probabile, e legittimo del resto. Era "di destra" per preferenza politica anche in Italia? Credo come lo è stato gran parte del clero all'epoca - non certo immune da macchie - della Dc e poi di Berlusconi.

Qual è stato allora il suo insegnamento ulteriore? Che negli ultimi post-ideologici tempi, quando ormai il comunismo aveva spento i suoi fuochi più insidiosi, non si è affatto arroccato sulle posizioni che sarebbero sembrate a lui più congeniali, chiudendo gli occhi ad esempio sugli scempi del consumismo (sempre stigmatizzati, in verità) o sulla nuova tragedia umanitaria dei migranti del Sud del mondo (non solo quelli cristiani) o ancora sulla necessità del dialogo con l'islam malgrado tutte le paure per il terrorismo; ma ancora una volta - con la giusta moderazione e tuttavia con libertà di giudizio - ha detto la sua secondo buon senso e secondo Vangelo.

Basta scorrere il suo blog Armagheddo per vedere come difendeva papa Francesco (del quale magari per indole non sarebbe stato portato a condividere proprio tutte le posizioni), e non soltanto per teologica e indefettibile fede ma anche argomentando la sua posizione alla luce dell'esperienza maturata in tanti anni di uso del mondo. Ancora una volta, insomma, e senza perciò rinnegare le proprie idee, padre Gheddo è andato controcorrente - deludendo probabilmente certe destre che l'avrebbero visto volentieri strumentale ad alcuni correnti imperativi populisti. E' uno dei tanti modi in cui lo potrei ricordare, ma certo non è l'ultimo: il mio amico e maestro Gheddo, giornalista e uomo libero.

 

 

27/12/2017 15:29 fab
Apprendo con tristezza da Vino Nuovo la scomparsa di padre Gheddo: sapevo che ultimamente aveva affrontato varie operazioni e grossi problemi di salute.

Anche io sono un lettore del blog di Piero Gheddo al quale facevo alcuni appunti e ho anche scambiato con lui alcune email in cui mi permettevo di "correggerlo" su alcune imprecisioni, lui sempre attento e cordiale, mai chiuso.

Caro padre Gheddo, grazie per il dono della tua Vita (eh si, con la lettera maiuscola!), te ne sei andato proprio il giorno del mio compleanno, che Dio benedica la tua anima. - Fabrizio



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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