Nella poesia
Chi sei Dio, se sei?
di Sergio Di Benedetto | 17 dicembre 2017
La lacerante e inquieta domanda rivolta a Giovanni il Battista, con cui David Maria Turoldo ingaggiava battaglia quotidiana, fatta di ribellioni e di fede.

Una domanda torna insistente nel vangelo di oggi: «chi sei»? È un interrogativo legittimo, che sacerdoti e leviti rivolgono a Giovanni; è una domanda decisiva: «chi sei, Giovanni?». Ma la richiesta porta con sé l’eco di una domanda ben più grande, la domanda per antonomasia: «Dio, chi sei, se sei?».

In questo tempo di Avvento vale la pena fare nostra l’inchiesta dei Giudei: chi è il profeta, chi è Giovanni, ma soprattutto: chi è il Cristo? Chi stiamo aspettando, ammesso che stiamo aspettando? Che caratteristiche ha colui di cui siamo in attesa? Domande antiche come l’uomo, interrogativi che da duemila anni si intrecciano con le strade polverose di Palestina.

Le risposte sono tante. Basti pensare a Giovanni, che per alcuni è Elia, per altri un profeta, per altri il Cristo, per altri un folle. E quanto più ci disorienta il “chi sei?” rivolto a Cristo?

Ma più che un’identità, la risposta è da trovare in un’azione: Giovanni battezza a anticipa; poi arriva «uno che viene dopo di me». È in arrivo. È in cammino e porta la luce.

Egli è luce in viaggio.

Dalle azioni lo si riconosce.

 

E noi, chi stiamo aspettando? Chi sei, Cristo? Chi sei, Cristo, oggi, per noi uomini e donne del terzo millennio? Noi che forse non sappiamo più aspettare, osiamo chiederci: chi sei tu che sei in viaggio?

Ma, forse, ben più radicale sfida ci attende, se avessimo il coraggio di domandarci ancora: Dio, sei? E chi sei, se sei?

Lacerante e inquieta domanda, con cui David Maria Turoldo ingaggiava battaglia quotidiana, costellando il suo cammino di cristiano, di frate e di poeta di risposte incerte intessute di balbettii, di tentativi, di ribellioni, e infine di fede:

 

Dio, sei il mio respiro

e non so chi tu sia:

Lo dica qualcuno, dica

almeno cosa sei, o Ruakh?

 

Dio, ho paura di urtarti:

e non so ove tu sia,

dove incontrarti.

 

Dio, ho paura e ti amo

perchè mi salvi da ogni paura:

Dio, mia pace e mia

terribile Notte.

 

Dio vicino assente lontano,

io ti parlo e tu...

 

O tu che conti le stelle nei cieli,

e gli uccelli nelle foreste,

e i viventi del fondo del mare,

chi sei?

 

“Appena il sussurro

del rabbrividente silenzio,

il vento leggero

sopra le messi all'alba....”?

Dio, sei Ruakh? Cioè sei vento, soffio, spirito? Dio vicino e Dio lontano, Dio presente e Dio assente; Dio chi sei?

Domande che nascono da una certezza: «Dio, ho paura e ti amo / perché mi salvi da ogni paura».

Domande per le quali il poeta abbozza risposte; domande a cui il cristiano non dovrebbe mai abdicare, perché «Dio è pace», ma anche «terribile Notte»: la pace non è mai quiete amorfa, senza vita. La pace vibra sempre di tensione, perché l’interrogativo rimane: «Cristo, chi sei tu?».

 

 

16/08/2018 12:51 Francesco Saverio Iacolare
In uno dei testi di Spiritualità' " Il dramma è Dio" Turoldo si pone un drammatico dubbio " Signore fa che il progetto era sbagliato"? Nella poesia "Chi Sei Dio, se Sei" ? fatta di continua ricerca ripropone i dubbi, le angosce lo strazio di un'esistenza fatta di conflitti tra la Sua razionalità e la Sua spiritualità. Un'anima inquietamente quiete perché ricca spiritualità , che, mai, la Sua ragione potrà comprendere. La Sua spiritualità è illuminata da una luce che gli deriva dalla Fede.
Francesco Saverio Iacolare



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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