Vivere a Sud: coraggio o follia?
di Susanna M. De Candia | 16 dicembre 2017
È vero che qui non c'è tutto, ma ci si allena a riconoscere la bellezza anche nel fango. Non è forse da terra e saliva che è nato l'Uomo?

 

Chi nasce a Sud, fa i conti già dall'adolescenza con l'incertezza di restare e la possibilità o necessità di migrare. Non si capisce ancora se chi resta, lo faccia per mancanza di coraggio o follia. Se sia, come direbbe Chiara Scardicchio - Docente di Pedagogia Sperimentale all'Università di Foggia - un (moderno) don Chisciotte, che tutti credono pazzo ma è in realtà il prototipo dell'audacia e della resilienza.

A Sud, questo pezzo d'Italia che di tanto in tanto torna alla ribalta con convegni sul Mezzogiorno o decreti legge, c'è gente audace e resiliente, cioè capace di reagire alle difficoltà e di farlo in maniera creativa e convinta, attingendo talvolta dal passato e talaltra dalla quotidianità più semplice. Il Sud oggi ha recuperato l'orgoglio offuscato per tanto tempo dalla più banale delle espressioni con cui si designava un meridionale: "terrone". Il Sud oggi ha riscoperto la bellezza dell'appartenenza. Un meridionale di questi tempi ha meno imbarazzo del proprio accento quando va fuori, tanto per dirne una, perché Checco Zalone è un fenomeno nazionale e Lino Banfi ogni tanto torna alle vecchie storie che gli hanno aperto la carriera.

Ma non vi ho ancora parlato di me. Mi chiamo Susanna, ho compiuto da pochissimo 29 anni e sono nata e cresciuta a Molfetta, la città di Caparezza e il territorio in cui ha operato don Tonino Bello. Cito solo loro (e non se la prendano gli "innominati"), perché il primo sta andando alla grande con il suo nuovo album; del secondo ricorre il 25° anniversario del dies natalis e ci saranno un sacco di appuntamenti per scoprire o riscoprire questo Vescovo della gente comune, capace di infiammare i giovani e rivolgersi davvero a tutti.

In quanto pugliese, posso parlare approfonditamente solo di una parte del Sud. Cominciamo da un dato che mi ha atterrito: la mia città è la prima di tutta la Puglia per migrazione giovanile (la 13^ in Italia). E in effetti, se penso agli amici che ho fuori, posso garantirvi che mi attraversa un brivido di solitudine, tutte le volte che non posso più chiamarli all'improvviso per fare una passeggiata insieme e non vi racconto di quanto diventi faticoso salutarli tutti nel periodo delle feste natalizie, quando finalmente la città riabbraccia questi figli girovaghi, e incastrare le disponibilità di ciascuno e le mie.

La Puglia ha da qualche anno una community che mette insieme chi resta e chi vive fuori per formazione o lavoro: Inchiostro di Puglia, un progetto che abbraccia davvero i pugliesi in ogni dove, ha dato vita a ben due raccolte di racconti di autori locali (migrati), diffonde il senso delle espressioni dialettali o quotidiane, crea ponti tra tanti giovani che per scelta o necessità lasciano mamma Puglia, raccoglie le tradizioni, commenta gli eventi più importanti con prospettive lontane anni luce dalle versioni ufficiali dei media (come il G7 a Bari). Insomma, non passa giornata che io non legga un post di Inchiostro di Puglia e non mi ritrovi in quanto scritto e, soprattutto, non individui qualcuno dei miei amici fuori.

Le aziende del Nord più e più volte riconoscono la qualità della formazione universitaria dei nostri studenti, ma manca il seguito: un contesto lavorativo più forte che consenta di restare. A questa esigenza concreta, si cerca di rispondere con misure il più possibile adeguate, come "Resto al Sud", un incentivo per i giovani (under 35) che vogliano avviare attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno e residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Non manca lo slancio imprenditoriale a Sud (e in Puglia, in particolare), ma di tutte le Start up nate grazie a bandi regionali o nazionali, occorre monitorare quelle imprese che sopravvivono dopo i primi anni sovvenzionati e spesso il dato non è confortante. Tuttavia, conosco giovani gagliardi, capaci e tenaci che non si arrendono alle difficoltà burocratiche e ai pesi fiscali. Di tanto in tanto riscopro anche la testimonianza ancor più rincuorante di chi torna e mette su un'attività.

Penso a chi punta sull'artigianato, con l'ausilio delle tecniche moderne e dei mezzi di comunicazione più capillari e immediati come i social; ho due esempi a me molto vicini: Shy Poppy e Le Titine. Penso a chi continua a investire e a rischiare nella cultura: ne è un esempio Terra Rossa Edizioni, casa editrice nata pochissimi mesi fa con l'idea di provare a seminare parole fuori dai tracciati consueti. Penso a chi fa giornalismo serio locale, con professionalità e una missione ben precisa: dar voce alla gente comune ed esserle al fianco e aiutare tutti a sviluppare un pensiero critico, personale, libero da pressioni.

Perché il Sud, lo ripeto, è fatto di gente audace e resiliente e lo sa bene chi tutti i giorni inala le polveri tossiche dell'Ilva, chi viaggia compresso nei treni delle Ferrovie del Sud-Est o vuole raggiungere certe località del Gargano, chi spesso non ha scelta lavorativa più "stabile" di un impiego al call center, chi si prodiga nel volontariato e trova un senso all'aridità esistenziale.

Perché il Sud è tanto bello e ricco di umanità e spiritualità, che mi fa rabbia. Perché è imperfetto, complesso, controverso e dannatamente vitale. Perché è carsico e dunque pieno di potenzialità da far emergere. Perché è un sostrato di possibilità inespresse.

Certo, è complicato vivere a Sud, ma ho conosciuto persone che hanno abbandonato il Nord per seguire l'amore chilometri e chilometri più giù. È vero che qui non c'è tutto, ma ci si allena a riconoscere la bellezza anche nel fango. Non è forse da terra e saliva che è nato l'Uomo?

Mentre Natale si avvicina, auguro la forza per restare ad ogni giovane del Sud che lo desideri o il coraggio per tornare e creare a quanti lo vogliano.  

 

 

19/12/2017 23:57 Fabrizio Scarpino
Grazie a te cara Susanna.

Il Bambino che nasce ci aiuti tutti.



19/12/2017 00:46 Susanna de Candia

Caro Fabrizio,
riscontro anch'io diverse volte la disaffezione, di cui tu parli, in chi è andato via dal Sud. Lo attribuisco ad una profondissima delusione dovuta ad una difficile situazione sociale, che caratterizza questa parte d'Italia.
È vero, ci trasciniamo problemi pesanti da tempo a cui non troviamo sempre la risposta adeguata. Eppure, l' "arte dell'arrangiarsi" sta diventanto spirito di innovazione. Sai, innescare processi è complicato, richiede tempo. Io comincio a pensare che non sia molto importante quante azioni si portino a compimento, ma quanti tentativi si facciano.
E allora non dobbiamo mai smettere di credere che qualcosa cambierà, i mutamenti di mentalità (che portano poi a comportamenti diversi, nuovi) sono lenti ma è fondamentale avviarli. Poi, persistere e attendere i risultati, come fa il seminatore.
Grazie di cuore per il tuo punto di vista e anche per l'incoraggiamento a chi vive a Sud.




18/12/2017 16:25 Fabrizio Scarpino
No caro Pietro, non punto il dito contro chi cerca di sopravvivere.

Anch'io cerco di sopravvivere.

Un abbraccio.



18/12/2017 15:57 PietroB
X Fabri: nessuno + del convertito è assatanato vs la religione di provenienza.. ma nn si deve giudicare x casi singoli!
La sfilza degli ingegneri della mia famiglia iniziò con un “rinnegato”..😂😭
So che lui, ormai milanese di adozione, zio .Flippuccio, avrebbe adorato e desiderato l’ordine e la pulizia di Stoccolma, ma anche di Sidney ... come sono sicuro che i nordici agognano il sole del ns Sud. E tu non dovresti puntare il dito contro chi semplicemente cerca di sopravvivere.. e tieni conto anche di quanti “scappano” e, ne ho avuto prove, sono mmmolto apprezzati!



18/12/2017 14:01 Fabrizio Scarpino
Cara Susanna.

Ho letto con attenzione il tuo post e ti faccio innanzitutto i miei complimenti.

Mi presento in due righe: io sono un adulto ormai (ho 39 anni) del Nord. Sono nato e vivo al Nord.
Nella mia vita il Sud però mi appartiene perchè ho padre e madre meridionali, perchè da 39 anni ogni estate viaggio verso Sud e, fino a quando i nonni erano in vita viaggiavo verso Sud anche durante il Natale.
Ho vissuto e condiviso con diversi ragazzi meridionali interi e lunghi viaggi su quelli che una volta erano gli Intecity Night.
Nel profondo Sud ho inoltre svolto parte del mio servizio civile.

Purtroppo, carissima Susanna, io devo invece darti un riscontro negativo che tu hai il diritto di contestare ovviamente.
La mia è solo un'esperienza e non è un'indagine empirica, ci mancherebbe.

Perdona il mio "giudizio tranchant", ma, quello che io ho visto in questi anni a Sud è stata disaffezione totale versa la propria terra, disinteresse per il bene comune, furbizia, raccomandazioni in tutto e per tutto, lamentela fatta solo per ottenere favori senza far fatica, unita a una grande asprezza.

Mi preme sottolineare una cosa: io non divido il mondo in Nord buono e Sud cattivo.
Quanto ti ho elencato sopra esiste anche al Nord, eccome se esiste.
Tutti camminano nella storia e tutti hanno le stesse miserie.

Il Sud però ha un problema in più purtroppo, ovvero il fatto che si trascini dietro quanto ti elencavo sopra da molti, troppi anni.

Ovviamente, tu Susanna, come tantissime altre persone di buona volontà non rientrate negli esempi negativi che ti ho indicato.
So bene, perchè anche questo l'ho visto con i miei occhi che al Sud vi sono tante le eccellenze e cose belle e buone.
Anzi, ti dirò di più: la vita per la legalità fino al martirio appartiene alle vostre terre meridionali: vedi il giudice Livatino per citare un esempio di laico cristiano, oppure don Pino Puglisi, don Peppe Diana fino ad arrivare a Falcone e Borsellino.

Permettimi, voi però avete un compito e una grande responsabilità: dovete da Sud diffondere settanta volte sette quanto queste figure ci hanno insegnato. Molto dipende da voi carissima Susanna.

Quando vi trasferite al Nord per la triste mancanza di lavoro presente anche questa da troppi anni al Sud, voi dovreste camminare a testa alta sull'esempio di chi ha dato la vita per la democrazia nel nostro Paese.
E invece, ferma restando la sofferenza che deriva nel lasciare la propria città o paese e che non è in discussione, il rischio è che vi rinchiudiate in voi stessi facendo trasparire solo aspetti di ampio grigiore e negatività.
(Pensa che addirittura mi capitò una discussione ad una tavolata in cui io difendevo il Sud e chi vi era nato ne parlava in maniera negativa al massimo).

Un abbraccio carissima Susanna e Buon Natale di cuore.

Fabrizio

Io rimango apertissimo al confronto per chi vorrà e/o lo riterrà necessario.



17/12/2017 08:40 Lorenzo Pisani
Ora è difficile aggiungere qualcosa. Perché sarebbero le parole di uno schizofrenico.
Girandomi intorno, qui da noi è diventato davvero difficile trovare qualche famiglia che non sia segnata dall'emigrazione di qualche giovane. E da genitori ne parliamo come di una condizione quasi ineluttabile, accettata affinché questi nostri figli possano inseguire qualche opportunità in più (o talvolta un sogno).
In altre occasioni ci si guarda intorno, si scopre che il flusso di giovani in uscita non è compensato da nulla, da nessun flusso in entrata, e così, ragionando in termini demografici, ci si rivede, tra vent'anni, abitanti di condomini popolati da vecchi (e badanti).
A questo punto al nodo in gola, per questi figli che non si possono tenere legati con la catena, si aggiunge il cerchio in testa, per questa demografia impazzita.... e si preferisce cambiare discorso.
I laici giusti questo problema dovrebbero affrontarlo in termini politici.
In assenza di questo, tutto il resto suona come esercizio retorico. Ciononostante, mi permetto di aggiungerla qualche parolina, che cerchi per lo meno di suggerire qualche atteggiamento.

Quanto scrive Susanna a me sembra straordinariamente consonante con le letture di questo tempo.
Domenica scorsa, seconda di Avvento, abbiamo letto l'inizio del "Secondo Isaia", il profeta che si rivolge al popolo in esilio. Isaia chiede di aprire una strada nel deserto, di inventare una strada dove non c'è nulla (e, guarda caso, è la strada che riporta a casa!). Leggevo in un commento "Isaia si rivolge ad un popolo sfiduciato, che deve essere consolato ed aiutato a mettersi in marcia; ci servono perciò profeti capaci di parlare al cuore, profeti di fiducia e non di sventura."
Oggi, terza di Avvento, ancora Isaia parla di un lieto annuncio: fasciare cuori spezzati (e, anche, riedificare rovine antiche, restaurare città desolate).
Penso che da nessuna parte sia codificato il ministero del conforto, della benevolenza, dell'incoraggiamento, della fiducia. Anche se da nessuna parte è codificato, a questo ministero noi adulti non possiamo rinunciare, tirando fuori una generosità intelligente, perché "il giardino faccia germogliare i semi" e li faccia anche crescere.

P.S.
Un amico mi chiedeva cosa c'entrasse lo scritto di Susanna con il Sinodo dei Giovani; ora penso di aver trovato una risposta.



16/12/2017 13:16 Susanna de Candia
Gentile Pietro,
mi fa piacere che questo articolo ti abbia toccato, a maggior ragione se vivi fuori. Non per semplice orgoglio da meridionale (e pugliese in particolare), ma per quel legame e quell'affetto che tiene unito "uno del Sud" a questa terra controversa, ma non immobile.



16/12/2017 08:32 Pietro Buttiglione
Da pugliese di origine, che ha sempre risposto”Puire i gabinetti ma resta lì!”, mi hai commosso. ...
Sottolineo che la VITALITÀ CULTURALE che trovo al sud qui al nord se la sognano. Con quella non si mangia? Sicuri?



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