Nella poesia
Prepararsi all'incontro che «placa tutte le attese»
di Sergio Di Benedetto | 10 dicembre 2017
I versi che Turoldo scrive ne «La sublime allegoria» sembrano scritti per il Battista. In realtà sono stesi per ogni uomo che attende, e che spera non tanto una sedia al banchetto, ma una parola

Un profeta moderno, David Maria, per un profeta antico, Giovanni, l'ultimo e il più grande. Profezia è scaldare i cuori, inquietare, svegliare. Giovanni è il messaggero che annuncia, è un verbo che apre al Verbo: «preparate la strada». Giovanni arde nell'attesa dell'incontro con colui che porta dei sandali che non potranno nemmeno essere slegati. Il sandalo rimane allacciato: non dalla mano del Battista il piede sarà liberato. Giovanni non chiede di stare al banchetto: si accontenta di annunciare e vedere. Si accontenta di sperare e su quella speranza fonda una missione: e il deserto, luogo disabitato, si riempie di vita: intere regioni accorrono a immergersi nel fiume e lavare i segni dell'essere viandanti per il mondo.

I versi che Turoldo scrive ne La sublime allegoria, meditazione poetica sul Cantico dei Cantici, sembrano scritti per il Battista. In realtà sono stesi per ogni uomo che attende, e che spera non tanto una sedia al banchetto, ma una parola. La meta è essere «voce del Coro».

 

Spento finalmente ogni altro fuoco,

nel Tempio, fattosi ora silente,

si adunino le gloriose Immagini.

 

E l'arida steppa intorno

riprenda a fiorire

mentre tu guidi la danza.

 

Non chiedo di assidermi al vostro banchetto,

non è per me - ho cantato - un'avventura sì grande,

sapermi una voce del Coro è già dono

che placa tutte le attese:

 

ciò che più chiedo è una mente

luminosa e serena.

 

Per riconoscere il passo, il volto e la voce dell'Atteso serve una mente «luminosa», cioè inondata di luce, e «serena»; non è la calma dello sciocco, ma la pace di chi si sa amato e per questo veglia: arriva colui che ama, arriva colui che è amato.

Allora l'incontro con lo sposo sarà una «danza»: la danza dello Spirito, di colui che battezzerà non con acqua, ma con fuoco.

La conversione sarà una steppa fiorita, un passo leggero sulla traccia dell'Atteso, nella melodia dello Spirito: egli è in viaggio, il suo fuoco richiederà che «ogni altro fuoco» venga soffocato. La sua luce abbraccia ogni luce e ogni ombra.

 

 

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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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