Nell'arte
La carezza dell'Annunciazione
di Gian Carlo Olcuire | 08 dicembre 2017
Le parole hanno bisogno di essere precedute da gesti, anche piccoli, per farsi intendere. Come mostra questo dittico che collega tra loro Annunciazione e Visitazione

 

ANNUNCIAZIONE E VISITAZIONE

(fine VIII sec., Bruxelles, Musées royaux d'art et d'histoire)

 

«Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,26-38)

 

Cucire i fatti, senza presentarli isolati, non è solo un dovere dello storico. Anche chi narra una storia di salvezza sa che gli avvenimenti si collegano (a volte addirittura si inseguono) e che soprattutto ne va data notizia a ogni costo, perché non si tratta di notiziole ma di notizione, capaci di accendere la speranza.

Per questo l'Annunciazione dell'angelo a Maria, generatrice di altri annunci, spesso e volentieri non viene rappresentata da sola. Lo conferma questo dittico di epoca carolingia, che, su una delle due tavolette d'avorio di cui è composto, aggiunge la Visitazione di Maria a Elisabetta: cioè l'evento successivo, quando le parole dell'angelo vengono partecipate e celebrate (e saranno seguite, a breve, da un altro annuncio, ai pastori).

L'opera si segnala per la tenerezza che la pervade: il saluto di Gabriele a Maria sembra quasi una carezza e tra Maria ed Elisabetta i segni di affetto si sprecano, lasciando immaginare le due nuove vite - in arrivo - di Giovanni e di Gesù. A conferma di ciò che sanno bene gli attori: che le parole hanno bisogno d'essere precedute da gesti, anche piccoli, per farsi intendere.

Sono - tra l'altro - parole e gesti non esclusivi, cioè non limitati ai personaggi principali, ma con una ricaduta di comunicazione sulle persone a lato, alle quali è dato assistere alla scena. E che l'artista ha ritenuto importante inserire, per evidenziare il passaggio dell'annuncio agli occhi di chi guarda e agli orecchi di chi ascolta... come le candeline che si infiammano al grande cero pasquale.

Sull'altra tavoletta del dittico, a mo' di ulteriore buona notizia, si vede un Cristo affiancato da due angeli, mentre - tenendo in una mano la croce e nell'altra il Vangelo - si mette sotto i piedi gli animali demoniaci, simboli del male: l'aspide, il basilisco, il leone e il drago (dal Salmo 91).

 

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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