ROBE DI RO.BE.
La Chiesa delle genti
di Roberto Beretta | 07 dicembre 2017
A Milano abbiamo bisogno non solo di essere Chiesa "in uscita", ma anzitutto di lasciarci coinvolgere "in entrata" da altri modi di essere cristiani

A dispetto delle critiche anche feroci che già circolano in rete, tutte intra-cattoliche e relative al presunto basso profilo del nuovo arcivescovo di Milano rispetto ai predecessori (ma dove sta scritto che tutti i vescovi cristiani debbano essere un Carlo Maria Martini?), trovo che la prima iniziativa di Mario Delpini sia effettivamente molto azzeccata - e pure coraggiosa.

Il neo-reggente della Chiesa ambrosiana ha infatti indetto un "Sinodo minore" di tutta la diocesi, dedicato a «La Chiesa dalle genti»: in pratica un percorso di riflessione e studio che dovrebbe impegnare tutte le componenti ecclesiali locali sul tema dell'integrazione tra cattolici di lingue e culture diverse; ormai gli immigrati sono numerosi, molti tra loro sono cattolici o almeno cristiani: come vivere la fede nelle parrocchie sempre più multietniche? «Il percorso avviato dall'arcivescovo - recita l'annuncio - nasce dall'esigenza di aggiornare l'azione pastorale alla luce dei cambiamenti sociali prodotti dai flussi migratori».

Attenzione: non si parlerà di accoglienza dei migranti o carità verso gli stranieri; ma di evitare «due rischi, l'uno speculare all'altro: da un lato, che i cristiani migranti, una volta giunti a Milano, debbano pregare e celebrare solo tra di loro, per gruppi etnici o linguistici; dall'altro, che siano i cristiani "stranieri" a doversi adeguare al modo di essere Chiesa preesistente».

La proposta mi piace molto, non solo perché già in passato ne avevo scritto anche qui a proposito della fede delle badanti di religione cristiana. Ma pure perché purtroppo riscontro (e anche di questo abbiamo già parlato) una incredibile chiusura, un ripiegamento su se stessa della Chiesa in cui vivo - appunto quella ambrosiana -, che invece di solito era nota per essere una di quelle più "avanzate", se non "profetiche".

I cristiani lombardi (e questo non è certo colpa del povero Delpini...) non sono affatto "in uscita", anzi mostrano una tendenza a mantenere lo status quo, a considerare la religione come difesa del loro discreto e piccolo borghese benessere, cosa che - tra l'altro - contrasta clamorosamente con la loro nota intraprendenza economica e la disponibilità all'innovazione. Sto ragionando come sempre per categorie generali, perché ovviamente (e per fortuna) le eccezioni di singoli e comunità ci sono, però mi pare una tendenza maggioritaria.

Me la segnalava anche il parroco di una popolosa città dell'hinterland milanese: proprio i "più vicini" alla chiesa (e stavolta lo scrivo minuscolo intenzionalmente) appaiono anche i più ottusamente legati a un pensiero di gretta conservazione che non è affatto cattolico: nel senso anzitutto di universale, e poi anche di generoso e fraterno. Ben azzeccata dunque la multietnica cura Delpini: a Milano abbiamo bisogno non solo di essere Chiesa "in uscita", ma anzitutto di lasciarci coinvolgere "in entrata" da altri modi di essere cristiani. Per svecchiarci; per metterci in questione; anche per far ripartire una fiducia nel futuro che ci farebbe un gran bene: non solo in quanto credenti.

 

 

10/12/2017 17:23 Francesca Vittoria
Chiesa in uscita,......Oggi è nato a nuova vita Mons.Antonio Riboldi Un sacerdote di Santa Romana Chiesa, voce dei terremotati del Belice e tanto altro...il vescovo a fianco della gente impaurita e i morti si contavano a centinaia in terra di camorra ...da Repubblica oggi..". Si indice un sinodo dedicato alla Chiesa in entrata? I fatti di Gerusalemme oggi, non una capitale di uno stato ma "città città santa aperta alle genti, ai pellegrini da tutta la terra. ....."Quale gioia, quando mi dissero "andremo alla casa del Signore!Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! Gerusalemme è costruita come città unita e compatta. E là salgono le tribu, le tribu del Signore, secondo la legge d'Israele, per lodare il nome del Signore ...
Per questo è da cristiani chiedere PACE per Gerusalemme, basta spari, distruzione e morti, ma dialogo fra le parti, dopo troppo tempo sembra si porti avanti un dialogo tra sordi. è ora che si decida la PACE vera, tra i popoli che la abitano. Forse il Presidente Trump ha voluto con questo gesto rompere gli indugi e finalmente trattare una pace che lo sia perché ambe le parti convivano nello stesso territorio condividendo un interesse reciproco. E' così piccolo il Territorio israelo-palestinese che sembra senza senso non arrivare a reciproche concessioni e far vivere i due popoli in pace! La Chiesa cristiana è proprio adatta per sua costituzione per il Suo Fondatore, il Signore che vuole quella Pace profetica.
Francesca Vittoria



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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