Nella musica pop
L'Avvento di Mannarino
di Sergio Ventura | 03 dicembre 2017
Solo un fanciullo - il Fanciullo, può affermare con quel pizzico di ironia che non guasta mai: «posso dirti una cosa da bambino? Esci di casa! Sorridi! Respira forte! Sei vivo! Cretino...»

 

È il Tempo dell'Avvento. Di un Bambino. E se è vero che sono i piccoli lettori - già burattini del Potere - ad attendere la favola di un Re, o di un Re favoloso, è ancor più vero che solo un bambino può rompere l'incantesimo del Potere e dire, come fosse la cosa più semplice al mondo, la verità sul Re - e sull'Impero, chioserebbe un cantautore romano: «- Non ha niente indosso! - gridò a un tratto un bambinetto». Il Re è nudo.

Sarà lo stesso Alessandro Mannarino a scegliere la voce di un bambino per portare avanti il proprio percorso di ricerca di una vita (veramente) vitale, tra i rovi piantati o lasciati crescere dall'Impero, dal Potere...

 

https://www.youtube.com/watch?v=9YXn7NBaItk

 

Chi può negare, da un lato, l'immensità del fatto che "vivere la vita è una cosa grossa"? Che, tra un sorriso e una lacrima, "c'è tutto il mondo tra la culla e la fossa"? Chi può negare, dall'altro lato, la casualità del fatto che "vivere la vita è come fare un grosso girotondo: c'è il momento di stare su e quello di cadere giù nel fondo"?

Per tutte queste prime semplici verità possiamo quantomeno comprendere l'incipit etilico-gastronomico dell'Avvento matteano, insieme alla passione per il brindisi del cantautore romano, volti entrambi a mostrare l'ambivalente legame tra lo schock della vita e "la più grande ubriacatura": "mentre stai bevendo intorno a te tutto gira"...

Ma in vino veritas - anche per Mannarino. L'ebbrezza donata dal vino non termina nell'abbrutimento del vomito maleodorante (anche se ciò sarà a volte avvenuto nel bar della rabbia), bensì è proprio ciò che ci riporta alla parresia fanciullesca.

E' con questo spirito-di-vino, allora, che ci si deve preparare - tra talenti, vergini ed opere di misericordia - al compito (Mc13,34) dell'Avvento. Perché "non c'è cosa peggiore del talento sprecato / non c'è cosa più triste di una padre che non ha amato" (Mt 25,14-30); perché solo grazie all'"amore" - e non alla "società" - una "lei" (truccata dal dolore) e un "lui" (decisamente accorato) "camminano leggeri senza un cognome" (Mt 25,1-13). Perché, soprattutto, "quando [la vita] passerà non ricorderai più niente / ma non avere paura, qualcun altro si ricorderà di te / ma la questione è... perché? / perché ha qualcosa che gli hai regalato / oppure avevi un debito...e non l'hai pagato? (Mt 25,31-46).

Ecco dunque il senso profondo di quel triplice ed evangelico vegliate (Mc 13,33.35.37) - oggi dicibile con le parole del cantautore romano: "a quella notte non eri pronto /e allora avrai paura". Insieme al senso profondo di quel fate in modo che non vi trovi addormentati (Mc 13,36): "e ora... eccoti sul letto che non ti vuoi più alzare... / e ti lamenti dei governi e della crisi generale".

Solo un fanciullo - il Fanciullo, può affermare con quel pizzico di ironia che non guasta mai: "posso dirti una cosa da bambino? Esci di casa! Sorridi! Respira forte! Sei vivo! Cretino ... Adesso vivi, perché non avrai niente di meglio da fare / finché non sarai morto".

Nella speranza, espressa chiaramente dal cantautore romano, che la preparazione all'Avvento ricomprenda anche quella conversione intimata sin dall'inizio da Giovanni Battista (Mc 1,4): "puoi cambiare camicia se ne hai voglia / e se hai fiducia puoi cambiare scarpe / se hai scarpe nuove puoi cambiare strada / e cambiando strada puoi cambiare idee / e con le idee puoi cambiare il mondo /ma il mondo non cambia spesso /allora la tua vera Rivoluzione sarà cambiare te stesso"!

 

 

06/12/2017 12:11 sergio ventura
Grazie Stefania :-)

Bisognerà poi approfondire a tempo (liturgico...) debito quel passaggio che citi della canzone di Mannarino (cioè 'Animali') ;-)



03/12/2017 16:26 Stefania
Bellissima lettura di tutti i testi, moderna e capace di coinvolgere anche chi si sente "fuori dal recinto".... aggiungere fondamentale nel vegliare il saper riconoscere la luce vera..."bisogna saper distinguere la luce delle stelle da quelle delle lampare" (Giovanni 8,12). Grazie.


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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