Nell'arte
Il pastore sognante
di Gian Carlo Olcuire | 03 dicembre 2017
Auguriamoci di iniziare l'Avvento non come in sala d'aspetto, a far nulla, ma come al cinema, incantati dalla proiezione, a condizione che - usciti dalla sala - il sogno ci cambi di segno

pastore

 

IL PASTORE SOGNANTE

terracotta Ferrigno, realizzata secondo la tradizione napoletana del XVIII secolo

 

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento» (Mc 13,33-37)

 

Pazienza se qualcuno troverà incongrua la scelta di un dormiente, quando Gesù invita espressamente a vegliare. Ma forse si può essere attenti anche a occhi chiusi. Almeno lo credono i napoletani, che pongono nel punto più alto del presepe (e più vicino al cielo) un pastore assopito: un personaggio scambiato da tanti per uno svogliato, disinteressato a ciò che sta accadendo, e invece immerso in un sogno bellissimo. A proprio modo, infatti, sta ricevendo l'annuncio ai pastori: tant'è che nessuno intende svegliarlo, per non guastargli la festa.

Tornato cosciente, scoprirà che ciò che ha immaginato è reale e che la propria vita, come quella di tutti gli uomini, sarà marchiata da questo avvenimento di bene. Guarda caso, il nome del pastore - Benino - fa memoria del significato: a dire che il bene va fatto entrare nell'immaginario di ciascuno, nei desideri e nei progetti più alti.

Auguriamoci di iniziare l'Avvento così: non come in sala d'aspetto, a far nulla, ma come al cinema, incantati dalla proiezione, a condizione che - usciti dalla sala - il sogno ci cambi di segno. Cioè che, riconoscendo la verità detta dal film, rinasciamo anche noi a vita nuova.

Il sognatore di terracotta, mentre ci aiuta a fare nostre le parole di Isaia («Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani»), ci fa passare dal pensiero che per tutti c'è una fine a quello che per tutti può esserci un nuovo inizio.

Anche l'arte ci ha regalato dei sogni rigenerativi: ne ricordiamo due di Costantino (all'Oratorio di San Silvestro, a Roma, e, ad Arezzo, nel dipinto di Piero della Francesca) e uno di papa Innocenzo III (ad Assisi, nell'affresco di Giotto).

Ma è stato soprattutto il Vangelo di Matteo, appena finito di leggere, a mostrare come le visioni oniriche siano una zona frequentata dagli angeli, per togliere le paure agli uomini: è lì che a Giuseppe viene comunicata la notizia di Maria «incinta per opera dello Spirito Santo»; è lì che si preannuncia il destino del figlio Gesù, che «salverà il suo popolo dai suoi peccati»; ed è ancora lì, nei sogni, che Giuseppe e i Magi vengono messi in guardia dai pericoli e aiutati a scansarli.

 

 

 

03/12/2017 08:12 antonella patrizia mazzei
Che tenera riflessione e che meraviglioso viatico per la più bella attesa! Grazie...chiedo al Padre di aiutarmi a "sognare" Suo Figlio per rinnovarmi nel Loro Spirito


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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