Nella poesia
Veglia e profezia: all'appuntamento con padre Turoldo
di Sergio Di Benedetto | 03 dicembre 2017
Proviamo a vegliare con lui, in questo Avvento, a 25 anni dalla sua morte. Facciamoci accompagnare all'incontro dal frate poeta, nel ritmo delle domeniche che ci portano al Natale.

Turoldo

 

Il Signore viene. È in viaggio e arriverà. Ma non ci è noto quando.

Iniziamo l'Avvento con la promessa di un appuntamento messo in agenda dal Signore, un'agenda che però non ci è dato leggere. Allora, per preparci all'incontro, che sia quello finale della vita, quello finale della storia, o che sia uno dei piccoli incontri di Dio che costellano l'esistenza di un uomo, ci rimane il consiglio: «Vegliate». State in veglia, state svegli. Il Signore è in viaggio da sempre verso di noi, ma per riconoscerlo non bisogna farci prendere dal sonno o dalla sfiducia, che spesso fanno preda dell'uomo. Compito arduo ai molti, quasi impossibile. Lo Spirito però non lascia solo il pellegrino in attesa, non dimentica i figli in veglia, ma dona loro alcune sentinelle dagli sguardi attenti, dalle bocche infuocate, dalle vite inquiete: sono i profeti, coloro che indicano il male di oggi e il bene possibile, adesso e domani.

Il profeta è il dono che ci è dato per la veglia: oggi, in questo inizio ormai avanzato di millennio, urge la profezia, che pare confinata nel recinto di san Pietro. Urgono profeti, per leggere i segni dei tempi e muovere la polvere.

Tra i tanti del Novecento, padre Turoldo, anima incandescente, spigolosa, scomoda. Anima innamorata.

Proviamo a vegliare con lui, in questo Avvento, a 25 anni dalla sua morte. Facciamoci accompagnare all'incontro dal frate poeta, nel ritmo delle domeniche che ci portano al Natale.

Il Signore verrà un giorno, e viene oggi: facciamoci trovare desti.

 

Vieni sempre Signore

 

Vieni di notte, ma nel nostro cuore è sempre notte:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni in silenzio, noi non sappiamo più cosa dirci:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni in solitudine, ma ognuno di noi è sempre più solo:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni figlio della pace, noi ignoriamo cosa sia la pace:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni a liberarci, noi siamo sempre più schiavi:

e dunque vieni sempre Signore.

Vieni a consolarci, noi siamo sempre più tristi:

e dunque vieni sempre Signore.

Vieni a cercarci, noi siamo sempre più perduti:

e dunque vieni sempre Signore.

Vieni, tu che ci ami, nessuno è in comunione col fratello

se prima non è con te, o Signore.

Noi siamo tutti lontani, smarriti,

né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:

vieni, Signore.

Vieni sempre, Signore.

 

 

 

04/12/2017 07:14 PietroB
Maranatha!
Sarai in un raggio di sole?
Forse no.
In una goccia di rugiada su uno stelo d’erba??
Forse no.
Nel sorriso di un bimbo?
Non so.
Forse nella mano stesa del posteggiatore, stesa nel gelo e nel buio poco fa alle 6.45?
Forse.
Fa, o Signore, che non ce ne accorgiamo DOPO, quando ormai è troppo TARDI...



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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