La benedizione della porta chiusa
di Massimo Pavanello | 28 novembre 2017
Nelle visite natalizie alle famiglie ho deciso di fermarmi ugualmente, pregando con la stessa formula che uso quando entro nelle case

«Reverendo, benedica pure da fuori!».

Ammetto che da giovane prete una richiesta del genere mi dava l'orticaria. «La benedizione alle famiglie (che gli ambrosiani fanno prima di Natale) non è una superstizione!», ammonivo.

Col passare degli anni i punti esclamativi si stanno riducendo.

Magari non posso magicamente modificare la credenza popolare, ma posso senz'altro iniziare a purificare la mia. E così ho deciso di fermarmi ugualmente davanti ad ogni uscio chiuso, lasciando una immaginetta - segno del mio passaggio - ma soprattutto pregando con la stessa formula che uso quando entro nelle case.

Infatti, chi di solito è assente mentre - prima di cena - suono il campanello?

Mancano coloro che, a quell'ora, sono ancora la lavoro. Posso non parlare bene (benedire) della grazia del lavoro?

Non ci sono i nonni che accudiscono i nipoti. Nel tardo pomeriggio c'è il calcio, il catechismo, la visita medica... Posso non parlare bene (benedire) della generosità dei nonni?

Alcuni proprietari, poi, sono ricoverati nelle case di riposo. Quell'appartamento (abbandonato con dolore) è la loro assicurazione per la retta versata alla RSA, la struttura recettiva. Posso non parlare bene (benedire) di queste persone, molto spesso sole, che fanno di tutto per non pesare sugli altri?

Taluni mancano perché l'abitazione è stata confiscata e messa all'asta. Nonostante abbiano dato fondo a tutte le riserve, i debiti hanno avuto la meglio. È il fenomeno nuovo di quest'anno. A metà calendario delle benedizioni sono già tre i casi che ho incontrato. Poche unità, certo. Ma la punta dell'iceberg segnala che sotto c'è ancora una massa rappresa di crisi. Posso non parlare bene (benedire) di questi déplacé?

Bussando, talvolta, si sente il suono dell'eco. Comunica che i locali sono del tutto vuoti, poiché il proprietario è passato alla Vita Eterna. Posso non parlare bene (benedire) del proprietario che sta in Paradiso ed insieme augurarmi, benedicente, che la casa vada in locazione a giovani che intendono formarsi una famiglia?

Questa è quindi la mia recente prassi: quando incontro qualcuno parlo bene (benedico) di Dio con loro; altrimenti parlo bene (benedico) a Dio degli assenti.

Psicologicamente la regola funziona: le porte chiuse mi deprimono un po' meno. Ma credo che anche teologicamente non sia una costumanza eretica, sulla scorta del Nuovo Testamento: «Benedite, poiché a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione» (1Pietro 3,9).

Non so se, come affermavano i nostri nonni, la benedizione attraversa ancora sette muri. Ma almeno una porta, questo sì.

 

 

 

30/11/2017 20:26 Chiara Maria Passoni
Grazie per questa condivisione. Molto bella ed edificante! Nella mia Comunità sono tra i laici che aiutano i sacerdoti e le religiose nella visita natalizia alle famiglie. Mi ha fatto molto riflettere. GRAZIE!


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Massimo Pavanello

Don Massimo Pavanello, dottore in teologia, è incaricato regionale per il turismo e il tempo libero della Conferenza Episcopale Lombarda. Ha sempre affiancato il ministero pastorale con l'impegno giornalistico dirigendo anche periodici dell'Arcidiocesi ambrosiana. Autore di vari contributi su diversi periodici, ha pubblicato alcuni lavori frutto di viaggi missionari.

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