Giornata dei poveri, non dei numeri sui poveri
di Giorgio Bernardelli | 17 novembre 2017
Sul rischio di anestetizzare la nuova Giornata mondiale che il Giubileo della misericordia ci ha lasciato in eredità

Serge

 

Cari amici, vi presento Serge. Viene dalla Francia e a Nantes viveva sulla strada, prima di incontrare l'associazione Lazare. Prima cioè di andare a vivere non in una struttura di accoglienza, ma in un piccolo appartamento condiviso come in famiglia con alcuni giovani francesi che hanno scelto di vivere insieme ai poveri, come propone appunto Lazare. Ecco: domenica in San Pietro sarà Serge a salire all'ambone per proclamare una delle letture durante la Messa che il Papa presiederà in occasione della prima celebrazione della Giornata mondiale dei poveri, la Giornata che Francesco ha istituito al termine del Giubileo della misericordia, un anno fa.

Far proclamare la Parola di Dio a Serge non sarà un semplice gesto a effetto. Sarà piuttosto un modo per mettere al centro chi ha voluto questo giornata. La Giornata mondiale dei poveri non è stata infatti un'idea di Francesco; furono proprio i senza fissa dimora di Lazare, giunti a Roma per il loro pellegrinaggio giubilare, a chiedere al Papa di istituirla. Con un paragone ben preciso: «Un momento come la Giornata mondiale della Gioventù», disse a Bergoglio il (giovane) fondatore di Lazare Etienne Villemain.

Ma Serge salirà all'ambone soprattutto per una ragione molto più profonda: perché il senso di questa giornata non sta tanto nel raccontare quello che la Chiesa fa per i poveri. No! La Giornata mondiale dei poveri mira ad altro: vuole ricordarci che i poveri sono prima di tutto una Parola di Dio che va ascoltata. Per questo i giovani di Lazare vanno a vivere insieme a loro; ridando dignità a queste persone, certo; ma anche imparando da questi senza fissa dimora la libertà di chi non ha zavorre da abbandonare per seguire Gesù. Del resto il Maestro non ha scelto proprio loro come primi destinatari del suo annuncio di salvezza?

Ecco la storia di Serge e tutta questa premessa mi serviva per lanciare un piccolo appello: per favore, lasciamoci provocare davvero da questa Giornata mondiale dei poveri. Non «normalizziamola» riducendola a un momento di analisi sociale sulle povertà. Vedo in giro tante iniziative in questo senso: inaugurazioni di nuove strutture, presentazioni di rapporti che dicono anche cose molto importanti (ad esempio quello di Caritas italiana sulle povertà giovanili, presentato oggi).

Ma se ci fermiamo qui spegniamo in partenza la forza profetica della Giornata mondiale dei poveri. La riduciamo a un nome nuovo della Giornata della Caritas, che in ogni diocesi abbiamo sempre celebrato. 

Invece la provocazione di Serge e dei suoi amici dovrebbe rappresentare qualcosa di ben più grande. Ci ricorda la frase di Gesù che nel Vangelo dice «i poveri li avete sempre con voi» (Mc 14,7). Che è come dire: non illudetevi che siano solo un problema da risolvere; sono invece una presenza che vi accompagna per cambiare la vostra di vita, per guardare al mondo e alle cose che possedete con occhi nuovi. Tra l'altro: dubito che sia voluto, ma la Giornata mondiale dei poveri arriva proprio mentre i nostri indirizzi mail sono bombardati dallo spam delle promozioni sul Black Friday, il giorno dei grandi sconti che apre la corsa all'abbuffata dei consumi natalizi; l'ultima liturgia dell'acquisto importata dagli Stati Uniti che anno dopo anno si fa strada anche qui da noi. È solo una coincidenza, ma a me pare dica comunque qualcosa.

Vi prego, allora: quest'anno ormai accontentiamoci pure di guardare le immagini che domenica arriveranno da San Pietro. Ma l'anno prossimo, almeno, prendiamola più sul serio questa Giornata mondiale dei poveri. Organizziamo meno presentazioni, meno numeri, meno nastri da tagliare; ma preoccupiamoci che tante parrocchie almeno per una domenica abbiano il loro Serge che sale all'altare a proclamare la Parola di Dio.

Avremo fatto qualcosa di più per provare a cambiare il nostro cuore; che poi è anche la sola cosa che i poveri ci chiedono davvero.

 

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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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