Il Paradiso? E' questione di attenzioni!
di Gian Carlo Olcuire | 12 novembre 2017
La scultura comunica che l’accoglienza di Gesù va attesa e preparata con cura, nei dettagli, perdendoci tempo e non tralasciando nulla.

PARABOLA DELLE DIECI GIOVANI

(1185, Basilea, Cattedrale della Vergine Maria, porta di San Gallo)

 

«Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». Mt 25,1-13

 

Poco presenti nell’arte italiana, le dieci giovani della parabola sono messe in bella vista da molte chiese gotiche, soprattutto tedesche (Magdeburgo, Bamberga, Erfurt, Paderborn…, ma se ne trovano anche in Svizzera, Francia e Irlanda). Scolpite per lo più in facciata, ai lati dei portali, tenendo le cinque sagge distanziate dalle cinque stolte: di solito senza bisogno di ricorrere alla porta chiusa (ciò che, invece, fanno i dipinti), ma rimarcando la felicità delle prime e la disperazione delle seconde.

Fa eccezione questo portale svizzero, all’entrata del transetto nordoccidentale del Duomo, che sistema le giovani frontalmente, nello spazio fra l’architrave e la lunetta col Giudizio finale. Con una porta chiusa a separare le sagge dalle stolte. Al di là del far vedere l’immagine di una porta su una porta, qual è la cosa interessante? Che la parabola abbia scalzato la rappresentazione dei dannati e degli eletti.

Sarà anche per mancanza di spazio… però se, concettualmente, i due soggetti sono analoghi, la scelta di mostrare le giovani contiene un messaggio meno incentrato sul terrore e più sulla responsabilità. Si rammenta, infatti, a chi entra che l’accesso al paradiso dipende dalla relazione con Dio e coi fratelli: fatta di attenzioni o di mancanza di attenzioni. Passa di qui la discriminante per il giudizio, per cui non ci si fa scrupolo a contrapporre chi si è impegnato a chi è stato superficiale.

Il finale della parabola, reso meglio dal racconto, è drammatico: prese dal panico, le giovani stolte cercano sostegno nelle sagge, ricevendo un rifiuto. Sebbene sembri terribile, questo no non va colto come omissione di soccorso o mancanza di misericordia, quanto piuttosto come sapienza: preservare la scorta d’olio serve a preservarsi, poiché garantisce la durata della luce, mentre fare a metà dell’olio potrebbe portare tutte a restare al buio. Ben più terribile è il «Non vi conosco», detto dallo sposo alle stolte, quando tornano – a tempo scaduto – dopo aver tentato di trovare altro olio…

Tuttavia resta incredibile come la scultura, lingua monca (non morta), inadatta a figurare il fuoco ma padrona di provarci, sia capace di ammonire con delle torce accese e spente: comunica che l’accoglienza di Gesù va attesa e preparata con cura, nei dettagli, perdendoci tempo e non tralasciando nulla. Chi la trascura, evidentemente non desidera quest’incontro come un evento imperdibile.

Per finire, una curiosità: nella Cattedrale di Basilea è sepolto Erasmo da Rotterdam, il cui ultimo scritto – Preparazione alla morte –, in linea col messaggio della vigilanza, si domanda quale vita sia necessaria per una fine felice.

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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