I giovani e le scelte piccole, grandi e definitive.
di Sergio Di Benedetto | 11 novembre 2017
Nel nostro cammino di avvicinamento al Sinodo abbiamo chiesto a Chiara, psicologa ed educatrice ventiseienne, di rispondere ad alcune domande sul tema delle prossime settimane: le scelte che ritmano e danno peso alla vita.

Proseguendo nel nostro cammino di avvicinamento al Sinodo, cercando di coinvolgere i giovani e dare loro realmente la parola, nelle prossime settimane affronteremo il tema della scelte che ritmano e danno peso alla propria vita.

Chiara, di Mariano Comense (Co), è un ragazza di 26 anni: laureata in psicologia, lavora come educatrice e referente DSA in una scuola, ed è prossima al matrimonio con Luca. A lei, che ringraziamo per la disponibilità, abbiamo rivolto alcune domande.

1)      Hai mai compiuto delle scelte decisive, se non definitive, riguardanti il tuo stato e stile di vita, la tua professione, il tuo impegno sociale? Quali?

Nel corso degli anni posso dire di aver compiuto delle scelte, con un peso adeguato al periodo e all’età in cui mi trovavo, ma che piano piano hanno fatto di me ciò che sono ora. Fin da piccola ho compiuto delle piccole scelte nella direzione di uno stile, di un modo di vivere che mi avevano mostrato e che mi affascinava: quello dell’attenzione all’altro. Questo stile mi ha portato a scegliere di svolgere volontariato in oratorio come animatrice e poi educatrice e, nel corso del tempo, mi ha spinta a compiere una delle scelte più grandi fatte fino ad ora: il percorso di studi in Psicologia, cammino lungo che ha visto da poco la sua fine e mi ha affacciato all’ennesima scelta, quella lavorativa. Queste scelte sono state accompagnate dal desiderio di crescere come persona e di farlo a contatto con le persone che mi circondano. Infine, in questi mesi, mi sto preparando a compiere il passo del matrimonio, una scelta tanto affascinante, quanto misteriosa proprio per il suo essere LA scelta definitiva. Un “per sempre” che, a questa età, rilancia verso Qualcosa di molto più grande di noi.

2)      Carlo Maria Martini così scrisse: “Alla gioventù vorrei dire questo: rischiate qualcosa! Rischiate la vostra vita! Perché, per paura delle decisioni, ci si può lasciare sfuggire la vita. Certo, chi ha il coraggio rischia di sbagliare. Ma chi ha deciso qualcosa in modo troppo avventato o incauto sarà aiutato da Dio a correggersi. E ai coraggiosi, poi, sono concessi amici sinceri. Solo gli audaci, infatti, cambiano il mondo rendendolo migliore”. Che ne pensi?

Carlo Maria Martini, con queste parole, è molto “forte”. Mi sento interpellata perché prima di compiere una decisione tendo a pensarci e ripensarci, valutare pro e contro, puntando molto sulla razionalità. Qui invece Carlo Maria Martini ci chiede di osare, di vivere anche un po’ di slanci! Tante volte è difficile, si vorrebbe essere sicuri di ciò a cui si va incontro, ci fa paura l’idea dell’ignoto o del fallimento. Altre volte, invece, ci si rende conto che, se non si osa, se non si fa un “tuffo nel vuoto” ogni tanto, si rischia di rimanere sempre fermi in attesa di qualcosa di perfetto, di sicuro, che non è detto che arrivi. Mi piace molto l’immagine che Dio ci aiuta a correggerci se osiamo, se crediamo davvero in qualcosa. Partire con questo pensiero dà la carica giusta per sperare e provare a vivere in pienezza la propria esistenza!

3)      Le rapide trasformazioni e la complessità dei nostri tempi (fluidi, incerti, disorientanti, vulnerabili, a volte privi di libertà’) ostacolano o rendono difficile maturare e compiere delle scelte definitive?

Penso che queste caratteristiche dei nostri tempi ci portino a vivere una realtà “dalla doppia faccia”. Da una parte il mondo in continua evoluzione ci spinge a modellarci, a crescere, ad essere curiosi e a non adagiarci. Dall’altro canto, certe volte, si sente la mancanza di una continuità, di una sicurezza, un porto sicuro da cui poter partire per poi crescere e compiere scelte. Forse è anche per questo che la sensazione di “sballottamento” provocata da un mondo complesso e in trasformazione può a volte scoraggiare in noi giovani l’idea di osare e di credere in qualcosa che sia definitivo e grande. Sembrano esserci poche certezze, a livello lavorativo, in campo economico, nelle relazioni, ma credo che noi giovani abbiamo tutti voglia di osare e di scegliere. Siamo fiduciosi, ma qualche volta abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a credere che sia possibile.

4)      E’ mai capitato nella tua (o altrui) vita di sperimentare (o vedere) un conflitto tra le “opportunità sempre nuove” e le “opzioni sempre reversibili” della libertà e il tentativo di costruire e maturare scelte definitive per la tua identità?

In campo affettivo, ad esempio, da ragazza ho sempre sentito come forte per me il desiderio di trovare una persona con cui condividere la mia vita e creare una famiglia. Vedo, tuttavia, che questo desiderio non è comune a tutti; ci sono giovani che alla mia età amano l’idea di avere la libertà di poter scegliere per sé, di muoversi nel mondo (reale ed affettivo) come meglio sentono, sapendo di poter tornare indietro, di avere più alternative. Credo che tanti giovani siano profondamente combattuti tra l’opzione di una continua novità e la ricerca di qualcosa di stabile e definitivo, non solo in campo affettivo, ma in diversi ambiti della propria vita. A volte c’è forse il rischio che le scelte definitive vengano viste più come “vincoli” che come reali possibilità e opportunità.

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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, insegnante di Lettere, è ora assistente di Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.

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