ROBE DI RO.BE.
La presa di distanze
di Roberto Beretta | 26 ottobre 2017
Fatti salvi i noti discorsi teologici sul corpo mistico e la comunione dei santi, un fedele ha diritto di prendere le distanze dai correligionari di cui non condivide i comportamenti, a volte immorali? E con quale mezzo può farlo pubblicamente?

Proseguo la riflessione sui «cattolici disorientati», considerato anche l'interesse che la materia sembra suscitare. E allineo un terzo elemento di utilità, che a mio parere risiede nelle critiche provenienti dall'interno stesso del cattolicesimo: il primo era la rottura del sistema monolitico di una Chiesa che vorrebbe accreditare l'immagine di «perfezione», il secondo è la denuncia delle storture ecclesiali a difesa dal rischio di abusi sui più deboli, il terzo è la personale presa di distanza dagli aspetti inaccettabili del cristianesimo così come oggi è vissuto.

Lo chiarisco subito, e in modo persino brutale: io non voglio avere nulla a che fare con certi «fratelli di fede», a volte anche gerarchicamente superiori, di cui conosco i comportamenti ingiusti, o ipocriti, o scorretti. Non ho alcuna intenzione di far finta di non vedere, come purtroppo si fa in molti ambienti cattolici sotto scusa di applicare la misericordia, o di nascondere quello che non va. Non voglio essere apparentato col vescovo che si compra l'attico coi soldi della diocesi o con i credenti ipocriti stigmatizzati da papa Francesco - solo per citare i due fatti di cronaca cattolica che mi capitano sott'occhio mentre scrivo. Io mi dissocio, e - se ne ho l'occasione, facendo il giornalista - desidero anche poterlo dire.

Ma dove? Già altre volte ho fatto notare che un libero «speaker corner» nel mondo cattolico non c'è, e anche solo per questo ringrazio «Vino Nuovo» di esistere: checché ne pensino certi commentatori, l'autocritica nella nostra Chiesa è ancora ben minoritaria rispetto all'incenso sparso invece su tutto quanto è clericale. Ma non è questo il punto. Preferisco interrogarmi su altro, e cioè: fatti salvi i noti discorsi teologici sul corpo mistico e la comunione dei santi, un fedele ha diritto di prendere le distanze dai correligionari di cui non condivide i comportamenti, a volte immorali? E con quale mezzo può farlo pubblicamente?

Not in my name, protestano gli islamici che vogliono distinguersi dai terroristi dell'Isis. Lo stesso desidero di poter dire io, di fronte a certe contro-testimonianze - piccole e grandi - che ricevo dal mondo cattolico. Sono presuntuoso? Dimentico di essere io stesso peccatore? Eh già, la vecchia storia che siamo tutti sulla stessa barca (nella fattispecie quella di Pietro, magari...), oggi a me domani a te, una mano lava l'altra, chi è senza peccato scagli la prima pietra, e via nascondendo sotto una comoda e omertosa solidarietà di gruppo la ben più impegnativa assunzione di responsabilità e la doverosa ricerca della verità.

Per quel che vale, io non ci sto. Solo da poco tempo e - devo dire - in buona parte per il ruolo trainante esercitato da Papa Francesco, si sta spezzando il silenzio se non addirittura l'immunità che, almeno all'interno degli ambienti cattolici, ha spesso coperto certi fattacci. La Chiesa, proprio per la caratteristica di comunità generalista che ha assunto di fatto nella nostra cultura, va incontro al rischio di fenomeni gregari in base ai quali i fedeli si sentono spesso in dovere di applicare una difesa d'ufficio per tutti coloro che nominalmente stanno «dalla stessa parte». Invece ogni credente ha il diritto di poter dire a testa alta: io non c'entro.

 

28/10/2017 12:12 Sara
" Si stanno scannando le varie è diverse consorterie politiche per la presa di potere e tutto sembra loro possibile perché una certa immunità , sempre di potere lo giustifica, dove la moralità non solo evangelica ma anche civile sembra "pietra di inciampo"."

Ci si sta scannando anche nella Chiesa, e a me pare più grave questo che la mancanza di un presunto "dissenso".



"…..Gesù, se le case oneste di questo porco paese potessero galleggiare come l’arca di Noè io vi direi .. fate gonfiare il fiume, che strabocchi, che spacchi l’argine e sommerga tutto il paese. Ma, siccome la gente onesta vive in case uguali a quelle dei farabutti e sarebbe ingiusto punire i buoni per la colpa di questo Peppone e della sua ciurma di senza Dio e senza legge, io vi prego si salvare il paese dalle acque e di dargli prosperità. Amen!"


https://www.youtube.com/watch?v=qVhb5_-V7Cg

Così è e così sia.



28/10/2017 11:06 Francesca Vittoria
Si parla della Chiesa effettivamente dal di dentro, l'ha fatto anche il Manzoni, è sempre la stessa con i suoi esempi di eroismo e infedeltà incoerenza a testimoniare il Vangelo inventandosene uno proprio a trarre il maggior personale vantaggio a seconda delle proprie mire , se verticistiche o tranquillo benessere personale .di generazione in generazione la storia ha lasciato scritti. Quella di oggi là si sta scrivendo tutti ognuno con la propria dal Papà all'ultimo essere umano. Se però come chiesa di Cristo vogliamo dare un contributo positivo dobbiamo guardarci intorno e valutare anche la società in cui viviamo, ma vedete in che stato sta il nostro Paese? Si stanno scannando le varie è diverse consorterie politiche per la presa di potere e tutto sembra loro possibile perché una certa immunità , sempre di potere lo giustifica, dove la moralità non solo evangelica ma anche civile sembra "pietra di inciampo". Si parla di senza lavoro di giovani senza futuro per questo ma non di quelli che non accedono a completare un corso di studi, perché manca anche il pane quotidiano, 'è un divario tra nord e sud per questo che nei decenni no n è stato colmato anzi una corruzione diffusa tiene fermo il passo a raggiungere il "bene comune" , la moderna Eva campeggia sui displays e non pensa certo di dialogare con Maria. La guerra reciproca per una delle conquiste che i governanti ravvisano malgrado la tragicità del passato, sempre i sia efficace il ricorso alle armi e che armi! Dove nessuno si salverebbe. Questo, senza parlare di quello che già sta accadendo dove tutto concorre a ingigantire la povertà è un inquinamento diffuso non solo quello in aria e acqua ci obbligano a chiudere le finestre e il sole non filtra se non da una cortina fumogena. Questa è la situazione che la Chiesa, che Cristo se è presente vede nel mondo, è solo attraverso i nostri occhi perché con i suoi !.,.,?! Allora con tutto questo pongo la domanda --chi è come salvare il mondo da questa autodistruzione se non ci fosse la possibilità di Cristo? E chi può agire ispirandosi al suo Vangelo perché via sicura se non con gli uomini di oggi , la chiesa è quello che è il suo resto positivo, quella che è descritta come "la sposa di Cristo" combattuta oggi più che mai dall'esterno, sembra non avere armi neppure bianche a difesa, tutto ciò che il mondo cha in progetto è distante dai suoi ideali. Serve che cosa? Combatterla anche dal di dentro dando man forte a quelli di fuori? Mi domando se, pur considerando le motivazioni nominate, sia conveniente insistere a puntare l'indice dando man forte ai detrattori a quelli che ignorano il bene che comunque da essa viene perché nessuno sostiene la vita di un neonato se non nasce perfetto e da un calcio emargina l'anziano quello che non produce, chi intralcia l'ispirazione al potere ogni atto senza esclusione di strategie che la libertà suggerisce viene attuata per raggiungere l'obiettivo. La discussione è lecita ma è il fare che conta, e oggi c'è da unire le proprie forze di cristiani in divisioni che però ne costituiscano l'unità. Quel "pregate per me" forse vuole anche dire questo
Francesca Vittoria



28/10/2017 07:51 Pietro Buttiglione
Cosa aggiungere a Giancarlo? Ecco:








( nn è uno dei miei soliti errori di vattitura!🤡)



27/10/2017 22:32 Giancarlo
Leggo con interesse i post suscitati dagli interventi di Beretta e in grandissima parte li condivido.
In questo caso ritengo che il problema posto da Beretta non rientri nel campo del giudizio e non va inteso nel senso morale. Esso riguarda la teologia e in particolare l’ecclesiologia.
Ci troviamo oggi (ma non da oggi) in una condizione di inadeguatezza della struttura ecclesiale al mondo attuale. E questo non lo dico in senso sociologico.
Anzitutto il verticalismo gerarchico della struttura che tende continuamente a comprimere lo Spirito dentro schemi fissi ed immutabili. Con questi schemi Agostino d’Ippona, padre di un figlio e concubino, probabilmente, di una vergine consacrata, non sarebbe diventato vescovo e tantomeno santo. Ma non solo lui, il vescovo che l’ha battezzato, Ambrogio, fu acclamato dal popolo quando non era battezzato e a poco valse la scusa di non avere effettuato studi di teologia e ancora meno la fuga con cui intendeva sottrarsi all’incarico: fu battezzato, ordinato diacono, prete e vescovo.
lo stesso Francesco d’Assisi ha rifiutato l’ordinazione. L’idea del cristiano a servizio della Parola e dei poveri, lo portava a concepire il proprio ideale umano come minimo, minores, e questo l’ha allontanato dal desiderio di entrare nel plotone del clero, che ha sempre rispettato… ma da una certa “distanza”.
Il clero della chiesa cattolica è tutto assolutamente cooptato ed educato in modo monocorde, è tutto maschile e separato. Non c’è spazio per percorsi esistenziali diversi.
Il sentimento castale che pervade la struttura non è stato scalfito da papa Francesco. Ciò che la chiesa era prima del 13 marzo 2013 è anche ora, nonostante la incessante predicazione del papa e i gesti che ha posto.
La prova è che, al netto degli scandali, la classe sacerdotale mostra intatto un paternalismo stucchevole, altra forma di manifestazione di potere che appare meno grave di altre e che invece è la più subdola che si possa immaginare, perché sottrae agli uomini la libertà dei figli di Dio.
In questo clima irrigidito da regole e gerarchie non c’è spazio per lo Spirito e la chiesa non è più capace di parlare al cuore degli uomini di oggi.
Non è pessimismo ma realismo.
La chiesa può uscire dalla crisi solamente con un ritorno al Vangelo di Gesù che ha annunciato la paternità di Dio da cui trae senso la fraternità tra gli uomini.



27/10/2017 19:53 Sara
Come forma di dissenso i più conservatori hanno lanciato da tempo una campagna per boicottare l'otto per mille preferendo destinarlo alla Chiesa Ortodossa.


C'è un certo tam tam sul web a riguardo.



27/10/2017 16:32 Maria
" Con che mezzo puo' farlo pubblicamente" ?
Dipende. Gesu' prese a frustate i mercanti del tempio. Don Camillo di Guareschi spaccava le panche della chiesa sulle schiene dei " rossi". Santa Caterina da Siena scriveva lettere piene di affettuosi rimproveri al papa del suo tempo. Lutero inchiodo' a muso duro le sue Tesi su cui si dissociava pubblicamente dalla Roma rinascimentale delle indulgenze e provoco' uno scisma Michelangelo litigo' con preti, cardinali e papi mandandoli a quel paese. Il card. Caffara ha scritto una rispettosa supplica di udienza, a cui non ha mai avuto risposta. San Francesco d' Assisi si dissocio' pubblicamente dalla ricchezza del clero del suo tempo, vivendo da povero mendicante e con questo dando L' esempio senza bisogno di parole.
I modi con cui far capire che NON si condivide i comportamenti e le idee dei propri correligionari possono essere vari : dipende dal carattere di una persona, L' umile si dissoci era' in modo umile ( San Francesco) il superbo in modo superbo ( Lutero) il dolce in modo dolce ( Santa Caterina) lo scorbutico in modo scorbutico ( Michelangelo) il violento in modo violento( Don Camillo) il mite in modo mite ( Caffarra)
In ogni caso dissociarsi ed anche indignarsi e arrabbiarsi e' lecito . L' ha fatto persino Gesu' coi mercanti del tempio. Quindi perche' non potremmo farlo noi?
Io per esempio mi indigno per padre Sosa e per le sue esternazioni sul registratore ai tempi di Gesu', sulla non esistenza del diavolo, altri si indigneranno per L' attico di Bertone.



27/10/2017 15:06 Alberto Hermanin
"frettoloso il Papa? Quanto ci ha messo per dire ”Non concederò MAI..”?? Ma lui sa benissimo che voi vorreste che cambiasse NIENTE ...xciò va x gradi!"
Voi vorreste? Ma Voi chi? eh?



27/10/2017 13:53 Sara
Correzione fraterna su cosa Pietro se si cambia continuamente la gerarchia dei peccati e dei valori?
Se tu mi dici che quelli che ieri era buono oggi è male in base a cosa dovrei correggere e denunciare? Con tutto Il rispetto gira e rigira si fa rientrare dalla fineatra quello che si era fatto uscire dalla porta. Come essere tornati al via dopo un lungo e tortuoso cammino.



27/10/2017 13:17 Francesca Vittoria
Un fedele ha diritto di esprimere il proprio parere, ma senza la presunzione di giudicare. Sembra un processo alla Chiesa questo dibattito in corso, sembra si faccia di ogni erba un fascio e soprattutto l’animosità che malgrado le parole sembra palese nei confronti dell’ attuale Papa. Chi l’avrebbe pensato che saremmo arrivati nella stessa situazione che è stata di Cristo, il quale si è trovato a non essere compreso, a non essere stato conosciuto se non da pochi?, e dalla stessa situazione e ne è uscito crocifisso. Erano ebrei , dello stesso suo popolo e avevano come Dio, suo Padre, eppure è andata così.
Solo pochi forse sono anche oggi coloro del clero che si fanno apprezzare per essere non solo Maestri ma anche Testimoni della fede in Gesù Cristo. Ci sono questi e anche gli altri i professionisti, i carrieristi tutto quanto è possibile trarre di vantaggio da una posizione elevata che consente di dominare, ne più e ne meno che quanto sta avvenendo in politica e che agli occhi di un cittadino è riprovevole e ne deve subire le conseguenze. Un abate di un paese nord est d’Italia, a suo tempo ha fondato un asilo, ha realizzato un cinema teneva buoni rapporti con la gente che contava, Era a quel tempo una autorità civile –religiosa,.così di lui è stato scritto a ricordo. A Torino, in una zona periferica, la parrocchia di San Giuseppe Cafasso, un parroco ha venduto i suoi quattro campi e ha fatto costruire una chiesetta, la dormiva anche e mia mamma gli ha portato delle coperte che lui non voleva perché diceva “ne hai bisogno tu”.!!!In tempi più vicini in un’altra parrocchia c’è un parroco molto attivo, ha portato modifiche all’interno della chiesa, ma lo si vede poco, ricordo un parroco di tempo fa che invece girava per le vie del quartiere, salutava tutti e per tutti aveva una parola di calore, di incoraggiamento, le sue omelie erano calde di sentimento e c’era tanto via vai di grandi e piccoli c’era vitalità. Con questi esempi voglio dimostrare che effettivamente coesistono come in una medaglia due facce, due aspetti il positivo e il negativo e si spera che il negativo cambi, ma non è detto. Lo sforzo che l’attuale Papa si trova a fronteggiare sembra proprio questo, ha speranza,nei cambiamenti. La cosa che personalmente penso bisogna fare alzando il tono anche con il suoi collaboratori è fare opposizione a chi uccide, a chiamare gli scandali con il loro nome, E’ bene portare allo scoperto il contributo che anche la chiesa sta mettendo in atto nella società a sostegno di tante infermità, operando per i limiti delle sue possibilità anche in tutti i campi favorendo il dialogo diplomatico a scongiurare conflitti, suggerendo percorsi possibili, come nel campo del lavoro di cui ieri sera si è parlato in una trasmissione, questo è anche religione, interessarsi di salvaguardare la dignità della persona non a parole ma operando, come si fa a non notarlo e invece puntare assolutamente il dito soltanto sul malaffare che anche se esiste, è lo stesso dappertutto. Dico che denunciare è una libertà giusta, ma pretendere il miracolo è solo da Dio. La donna che ha incontrato Gesù Cristo al pozzo è rimasta meravigliata di essere già conosciuta, il Maestro le ha parlato, a un’altra/o ha detto “non peccare più” ma non si sa se avranno cambiato vita. Ieri sera il Santo Padre ha parlato con gli astronauti, ha fatto domande e ha ricevuto risposte, non tutti hanno capito le sue domande. Sta guidando la Barca a vista, per il mare che ogni giorno le acque sembrano tempestose e deve fare in modo che la barca non vada a fondo. Deve essere aiutato da tanti volontari …..oltre che da Cristo che certAMENTE non permetterà che affondiamo tutti
Francesca Vittoria



27/10/2017 11:37 Pietro Buttiglione
Note a margine
1) frettoloso il Papa? Quanto ci ha messo per dire ”Non concederò MAI..”?? Ma lui sa benissimo che voi vorreste che cambiasse NIENTE ...xciò va x gradi!
2) se lo ho capito lui non vuole esecuzioni sommarie. Lui si ispira a “La Verità vi farà LIBERI”. Condivido in pieno. Quando, e SE, il Popolo di Dio, quello che costituisce la vera Chiesa, maturerà la presa di coscienza indicata da Beretta.. solo allora le cose cambieranno.. SE..
(( a qs pro mi viene sempre in mente la dichiarazione del Grande Penitenziere Vatikano alle jene su perché fosse mancata adeguata condanna con messa in sicurezza di un eminente prete pedofilo: “” Le vie del Signore.. potrebbe sempre pentirsi!! “”))
3) chi si ricorda quel passo della Parola sulla correzione dei fratelli?? Mi sembra pochi.. eppure si parla di cacciarli via .. che la mia edizione sia superata?
4) last But not... lasciamo il Giudizio a Dio ( ma non x santi e beati..🤗) .. OK. Ma Dio dovrà anche giudicare o no chi TACENDO, NON CONDANNANDO, NON CACCIANDO VIA, andando a comperare una casa a don€ dopo che questi ha usato soldi x turpi mestieri, ha così causato l’allontanamento di tanti fedeli?? Ah, già dovevano pensarci altri, non io (vedi dichiarazione del Vescovo di don€) : “ma io avevo detto tutto al Vatikano!!!😡😡)
PS imo non è importante dove scriva Beretta, x me potrebbe scrivere sui muri, ma cosa scrive.
Invece per ne è importante non girarla su xwy quando si sta parlando di abc. Veramente dispersivo x un bel blog come questo:



27/10/2017 11:27 Sara
"e in cui le regole anche del vivere civile sono venute a mancare"

Però scusi: lei stessa la settimana scorsa mi ha accusato di dare troppa importanza alle regole dicendo che i sentimenti dovevano essere lasciati liberi. Allora vede che c'è un problema di metodo di fondo? Le regole contano si o no? Sono utili all'uomo? Ad ampio raggio ovvio sia per prevenire corruzioni e abusi, sia per dirimere i contrasti nelle relazioni, non si possono invocare o rifiutare a piacimento e poi lamentarsi della confusione e del fatto che non ci crede più nessuno!!
Vedo inoltre un cesaropapismo di ritorno, per cui le regole civili vengono ritenute superiori al dettato evangelico sia a destra (Trump e Putin) sia a sinistra (lo Stato, la legalità ecc.).

Sono piani diversi e non aiuta sovrapporli.

E in ogni caso il problema dei problemi è rappresentato dalla estrema polarizzazione per cui ci si fa una inutile guerra interna che annulla quanto di buono si potrebbe dare alla società avendo qualche obiettivo comune in più.



27/10/2017 10:23 ANDREA B.
Gentilissimi Beretta e Pratesi, ovviamente la mia era una provocazione.
Condivido il NOT IN MY NAME, personalmente in una occasione mi sono presentato dal mio Vescovo e ho denunciato un fatto (spinto dalle parole di Benedetto XVI dopo un viaggio in Irlanda). Sicuramente ho respirato un aria mista tra corresponsabilità e tanta incapacità. Ma il mio dovere l’ho fatto.
Condivido che i laici, nella Chiesa debbano, per forza di cose, supportare,(a volte anche insegnare a vivere), il clero vista la crisi profonda che lo colpisce in tutta la sua gerarchia.
Quello che invece non condivido è il riferimento al ruolo trainante di questo Papa. Anzi, ritengo che questo papa si muova così rozzamente che crea malcontento e forte disagio tra tanti fedeli. Che non sono ancorati alla fede da superstizione o da una visione monolitica perfetta di Chiesa. Sono i fedeli che sull’”Amoris letizia” aspettano una risposta ai dubia sottoposti al Papa e non condividono le aperture frettolose e spesso politicizzate verso un eco-globalismo dettato da altri. Sono quei fedeli, usando parole di Aldo Maria Valli, a cui non va per niente il vestito di “tradizionalista”. Se devo usare un’etichetta che a me piace ruberei la parola da un libro famoso anglosassone: “divergent”. Non mi dilungo perché rischio l’OT. Nella mia esperienza sono tanti e se l’idea di cattolicità come universalità ancora rimane sono una fetta viva e importantissima di Chiesa.
In sintesi: NOT IN MY NAME, senza però tirare in ballo il Papa, fonte, a mio parere, di disorientamento su temi dottrinali e aperture sbilanciate ben più gravi che, temo, porteranno solo future divisioni.



27/10/2017 09:54 Lorenzo Pratesi
"Se gli incontri e i conflitti di opinione possono costituire espressioni normali della vita pubblica nel contesto di una democrazia rappresentativa, la dottrina morale non può certo dipendere dal semplice rispetto di una procedura; essa infatti non viene minimamente stabilita seguendo le regole e le forme di una deliberazione di tipo democratico. Il dissenso, fatto di calcolate contestazioni e di polemiche attraverso i mezzi della comunicazione sociale, è contrario alla comunione ecclesiale e alla retta comprensione della costituzione gerarchica del Popolo di Dio. Nell'opposizione all'insegnamento dei Pastori non si può riconoscere una legittima espressione né della libertà cristiana né delle diversità dei doni dello Spirito. In questo caso, i Pastori hanno il dovere di agire in conformità con la loro missione apostolica, esigendo che sia sempre rispettato il diritto dei fedeli a ricevere la dottrina cattolica nella sua purezza e integrità: «Il teologo, non dimenticando mai di essere anch'egli membro del Popolo di Dio, deve nutrire rispetto nei suoi confronti e impegnarsi nel dispensargli un insegnamento che non leda in alcun modo la dottrina della fede»" (VS 113).

Questo passo, certamente non del tutto riferibile alle questioni sollevate da Beretta, può avvicinarci ad una risposta "cattolica" al dissenso. Per quanto qui interessa, si stabilisce un "dovere" dei pastori e un "diritto" dei fedeli. Evidentemente ciò è non di poco conto se si considera quanto i nostri Pastori siano venuti meno al loro dovere di informarci, ad esempio, su quanto stava/sta accadendo nella Chiesa (non solo gli anni di silenzio sulla pedofilia, ma più semplicemente quanto silenzio sulle nostre diocesi, spesso sostenuto e alimentato da laici più clericali dei preti). In questo senso, certamente credo il singolo fedele possa ed anzi debba prendere le distanze da queste gravi lacune dottrinali, prima che pastorali. Avevamo il diritto di sapere? Certamente sì! Dobbiamo esprimere dissenso su come la Chiesa ha gestito vari fenomeni che l'hanno attraversata? Certamente sì! Soprattutto a tutela "dei piccoli", come proprio Beretta diceva nel suo precedente post.
Non è però - mi consentirà Beretta - il mezzo ad essere decisivo. In questi anni abbiamo visto dubia privati, dubia pubblici, blog, forum, correzioni più o meno filiali, commentaire di dissenso e lettere papali di dissenso al dissenso che si esigeva essere pubblicate sulla NBQ (!). Di tutto e di più. Analoghi comportamenti hanno attraversato il pontificato di San Giovanni Paolo II e Paolo VI, con petizioni, manifesti ecc...
Ad essere decisivo è piuttosto il luogo. Il dissenso è appeso al legno della croce. E' da là che è partito il definitivo dissenso al peccato e alle sue logiche. Ed è là che dobbiamo tornare non solo e non tanto per essere credibili, quanto piuttosto per affrancarci dal farisaismo, per essere "attrattivi" - come ci ricordano Benedetto XVI e Francesco (e anche questo blog, su cui mi permetto di intervenire perché sempre attento alla dimensione "cruciale") - e di "insegnamento" (VS, At 2,42). In questa misura ritengo il dissenso doveroso; diversamente resta un esercizio intellettuale di superiorità morale fine a se stesso, un "darsi ragione" autoreferenziale di cui il Dio che soffre non si curerà.
Mi fermo qui perché sennò faccio spazientire Massimo Menzaghi, anche perché quando distribuivano la sintesi, dissentivo.
:)



27/10/2017 09:41 Yolanda
Interessante commento di Pratesi che sembra logico e razionale. Affronta il tema dei criteri che tengono insieme e regolano la comunità e il senso della comunione ecclesiale. E' però ,nel nome dell' inclusione di tutti i peccatori ,un modo semplificato di giustificare ogni cosa.invece il tempo e la realtà storica sono cambiati rispetto alle prime comunità e i crimini commessi contro Dio e i fratelli sono do tale portata da rendere necessari dei limiti invalicabili per essere parte di una comunità di fratelli in Cristo. Pur nel segno della misericordia e nella speranza della redenzione del peccatore. Di fronte alla pedofilia dei pastori, alla violenza esercitata sotto la copertura dell' abito talare non c'è ragionamento che tenga. Ma è anche un ambito culturale che ha consentito al clericalismo di snaturare il senso della comunione ecclesiale. Le chiese sono vuote anche perché nel nome del potere si sono allontanati tutti coloro che tale impostazione in qualche modo criticavano e non perché fossero peccatori seriali .in una società dominata dai mezzi di comunicazione che distorcono la realtà ma che sono enormemente pervasivi e in cui le regole anche del vivere civile sono venute a mancare ,la confusione e la rassegnazione sono così diffuse che il richiamo a punti di riferimento chiari e precisi ,al senso e al valore dell' essere comunità umana e perciò anche cristiana non è indice di arrogante supponenza di una comunità di giusti. Una comunità pienamente umana e solidale non può che essere il punto di riferimento verso cui tendere proprio come cristiani
Ma così non sembra essere attualmente.



27/10/2017 08:36 Sara
Prendiamo sul serio la proposta di Beretta invece di considerarla la solita provocazione: se uno volesse dissociarsi apertamente da qualcuno che giudica ipocrita e fariseo come dovrebbe fare? Una lettera a Galantino e Bassetti? Al Papa direttamente? uno spazio sui giornali? Una petizione online? (oddio li è un canale un po' intasato ultimamente tra pro e contro il Papa ne partono 10 al giorno...)

Accettasi suggerimenti perché è un po' che ci penso in effetti.



27/10/2017 08:10 Sara
Beretta e Yolanda pensano si stia zitti per bigottume e vigliaccheria mentre spesso si è costrttti a contare fino ad un milione per non dire apertamente quello che si pensa solo per gentilezza. Qualcuno e' convinto di essere una categoria a parte evidentemente, creata senza il peccato originale, alla fine la rivoluzione della Misericordia si schianta in un rigurgito di prepotenza.
E' sufficiente come aperto dissenso o devo fare una lettera in carta bollata?
Ci metto 2 minuti a farla....



26/10/2017 23:56 Roberto Beretta
Pratesi, il rischio del fariseismo di sentirsi "i migliori" c'è: non lo nego.
Però d'altra parte mi dico: l'atto di dissociarsi non è ritenuto eticamente meritorio, addirittura doveroso in innumerevoli occasioni? E allora perché dovrebbe essere diversamente nella Chiesa?



26/10/2017 19:45 Lorenzo Pratesi
Ringrazio Beretta (sinceramente) per le sue sempre stimolanti riflessioni.
Esse sfruttano retoricamente il tema del disorientamento per affrontare, secondo me, in realtà, il ben più ampio tema della comunione nella Chiesa. In questo post si afferma, mi par di capire, che l'unità non sia un valore in sé ed anzi la Chiesa dovrà infine decidersi a formare al suo interno quegli anticorpi necessari a prendere le distanze da coloro che non possono essere considerati partecipi della comunione ecclesiale.
Mi pare che tale approccio abbia un duplice limite: il primo è che non si capisce il criterio con cui certi peccati esigerebbero, a differenza di altri, una presa di distanza: forse il non rubare è più importante del non commettere adulterio? Il secondo è di un approccio meramente orizzontale, sociologico, al problema della coerenza intrinseca ai comportamenti dei credenti che non rende giustizia al tema della comunione ecclesiale, quest'ultima certamente non annoverabile tra le mere "formazioni sociali". Si rivendica il diritto di poter prendere le distanze da una certa Chiesa, da un certo tipo di peccatore. Ma con quali forme? E soprattutto: a che fine?
Adire l'autorità penale per una pena di Stato? una pubblica presa di distanza in nome di una superiore moralità? avremmo il plauso "del mondo", ma poi? non si rischia di cadere in un farisaismo di ritorno?

Io credo che il tema - serissimo - dovrebbe essere affrontato anzitutto considerando che non è data comunità orizzontale senza comunione verticale. Luca ce lo racconta in poche battute: «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere».

Se questi sono i criteri che fondano una comunità, il Dio crocifisso che soffre dei nostri peccati non se ne fa di niente del nostro "io non c'entro", perché il Dio che soffre chiede a tutti "dov'è tuo fratello?". La coscienza cristiana, o è una coscienza solidale, o non è. Dire NOT IN MY NAME rischia allora di servire unicamente ad autoproclamare la rettitudine della propria coscienza, un gesto che però niente a che vedere con il guadagnare alla conversione un fratello. Rischia semmai di farci mettere sulla linea di un rimprovero al Dio crocifisso per essere morto anche per Caino.

Recentemente mi ha colpito molto l'immagine di Sant'Agostino che, nell'ultimo periodo della propria vita, ritenendosi indegno rinunciò all'Eucarestia per potersi presentare innanzi al suo Signore ancora più affamato e assetato della sua giustizia.
Ciò ha molto a che fare con ciò che manca alle nostre comunità e con le ragioni per cui sono vuote. Molti di noi, la domenica "mangiano la propria condanna" senza nemmeno accorgersene. Con una provocazione, si potrebbe dire che anziché estendere la comunione ai divorziati risposati, bisognerebbe limitarla anche agli sposati, ai single e ai sacerdoti. Un "bel" digiuno eucaristico a ricordarci che non è l'ostia domenicale a salvarci e a renderci "giusti", ma la coesistenza, in forza dello Spirito, delle quattro componenti descritte da Luca, rispetto alle quali tutti noi e tutte le nostre comunità sono inadeguate.
Non c'è niente di più escludente di una comunità di pretesi "giusti". Non c'è niente di più farisaico che "isolare" il peccatore. Anche per questo, le chiese sono vuote.
Mi chiedo quindi se la riflessione di Beretta non si risolva in una contraddizione: lamentando di aver fatto credere fosse possibile pensare alla Chiesa come societas perfecta, rivendica per sé (e magari per la sua comunità) il diritto ad autoproclamarsi tale.

Verrà il giudizio per Bertone, per il cardinale di Boston Law, per padre Marcial Maciel, ecc... Ma non sta a noi anticiparlo. A noi spetta perdonare settanta volte sette e, possibilmente, farci interpreti di quel "Va' e non peccare più" che è misura della misericordia di Dio.

Grazie ancora per la stimolante riflessione.

:)



26/10/2017 17:18 Alberto Hermanin
Beh, la valanga dei commenti di Sara a me piace. Quanto al "Quanti cristiani lo fanno a partire dai circoli parrocchiali per salire poi alle gerarchie" non ho statistiche. Io personalmente lo faccio quasi oogni settimana con il mio parroco e a suo tempo indirizzai una lettera assai forte di dissenso al cardinale Ruini, allora mio Vescovo vicario.
Ma francamente non mi sento un eroe e men che meno sento di aver rischiato chissà cosa. I tribunali dell'Inquisizione mi sembrano chiusi per ferie, ma forse qualcuno non se n'è accorto.



26/10/2017 14:46 Emanuele Patrini
Perfetto, dopo la risposta di Andrea Bettini mi sento di dire: not in my name.
Esprimere dei giudizi su azioni e comportamenti non è peccato e non è essere moralisti poco misericordiosi. Lasciamo il giudizio delle persone al Padreterno ma non asteniamoci dal giudicare le azioni ed i comportamenti. Questo ci porta ad essere ... come il Papa? Magari, sarebbe meraviglioso!
Lecita la domanda di Roberto, difficile trovare una risposta chiara. Sicuramente in molti sono stufi di atteggiamenti omertosi nei confronti di comportamenti non evangelici.



26/10/2017 13:53 Sara
A me pareva che soprattutto nei giorni scorsi alcuni di noi avessero messo apertamente la faccia nel disentire e non ci vuole tanto coraggio alla fine. Anche a Beretta suggerisco di troncare collaborazioni con ambienti che si considerano immorali (e un po' mafiosi) perché da fuori sembra incoerente denunciare e continuare come prima no?
Buona giornata.



26/10/2017 12:47 ANDREA BETTINI
Alla fine lei diventa..... un moralista poco misericordioso.... come il papa!


26/10/2017 11:36 Yolanda

Su cosa vuoi ragionare Sara? Sul Sara pensiero siamo tutti aggiornati visto la valanga dei tuoi commenti su ogni singolo articolo. Mi pare che non suscitino tanta discussione vista l' esiguità degli altri interlocutori. L' argomento posto da Beretta e' pesante e vero motivo di allontanamento di tanti.Mi pare il tuo suggerimento un sottile invito a fare altrettanto per salvaguardare le apparenze. Il problema invece va affrontato perché e'facile parlare in via teorica citando questo e quello . Ci vuole invece coraggio nel prendere posizione ,metterci la faccia e rischiare in proprio. Quanti cristiani lo fanno a partire dai circoli parrocchiali per salire poi alle gerarchie e a fatti devastanti sia sul piano etico e morale che penale ?




26/10/2017 09:07 Sara
Ad esempio un giornalista potrebbe non scrivere più per il giornale dei vescovi se non ne condivide le idee.
A me non importa esprimere dissenso importa ragionare sulle cose che è un po' diverso.



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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