La Ferrari, Sochmacher e il fascino del mondo
di Antonio Buozzi | 23 ottobre 2017
Che cosa determina il successo o l'insuccesso nel cosiddetto ascensore sociale? E tutto questo ha a che fare con la dimensione religiosa della vita, con il suo testimoniarsi e rendersi visibile nel mondo?

La vicenda di Marco Della Noce, il comico che allestiva a Zelig irresistibili siparietti su Sochmacher e la Ferrari, tornato alla ribalta non per un nuovo sketch, ma per la vita di pensionato non di lusso su un'utilitaria che gli è rimasta di proprietà dopo la separazione dalla moglie, fa riflettere non solo per la facilità con cui passa la scena di questo mondo, come direbbe il testo sacro, ma per i meccanismi sociali che la sottendono. È curioso questo accostamento: un mito di successo come la Ferrari, un comico che ne faceva la parodia. Il primo veleggia nelle acque sicure del business (un po' meno della Formula 1), il secondo vive della colletta dei tanti amici che non lo hanno dimenticato. Che siano due facce della stessa medaglia?

Per trovarci un senso e un nesso conviene forse prenderla alla larga. Che cosa determina il successo o l'insuccesso nel cosiddetto ascensore sociale? E tutto questo ha a che fare con la dimensione religiosa della vita, con il suo testimoniarsi e rendersi visibile nel mondo? Se Nietzsche è stato il profeta della morte di Dio e Bonhoeffer di un cristianesimo non religioso, possiamo dire che entrambi hanno colto i segni dei tempi, e la storia in qualche misura ha dato loro ragione. Eppure, non sono oggi l'ateismo, la secolarizzazione, temi popolari nella pubblicistica ecclesiale e pastorale della seconda metà del Novecento, il cuore del problema, ma quello che ne consegue: il loro opposto, il rifiorire e l'imporsi con arroganza di un nuovo politeismo. Non essendoci un Dio unico proliferano i piccoli dei, tiranni capricciosi e ridicoli nella loro pretesa di assoluto. Il vuoto di Dio ha aperto la strada alla divinizzazione degli individui, dei soggetti politici, dei potentati economici. La comunicazione è la voce di questi poteri, li racconta elaborando raffinate narrazioni, storytelling, per inoculare nelle persone il virus del consumo, la fascinazione del potere, l'attrattività degli oggetti e delle persone che prestano la loro immagine, spesso anche il corpo, a un brand quale che sia. Si vive così immersi in questa melassa confusa di immagini, proiezioni, sensazioni, uno schermo virtuale alla vita reale, che facciamo poi fatica a coglierla finché non usciamo dal circo, chiudiamo gli occhi, imbocchiamo il sentiero in un bosco a sentire altre voci, altri suoni, inopinati silenzi.

La conseguenza immediata di vivere in un orizzonte di idoli è la proliferazione delle ritualità e dei culti. Da quell'unico indirizzato al Dio trascendente, si è passati a una serialità di condiscendenze e prostrazioni ai poteri di turno. Ciascuno, ogni piccolo dio che lo incarna, pretende per sé tutto: dedizione, rispetto, rinuncia a uno spazio proprio di libertà e di autonomia. Il culto del profitto, le ridicole parodie dei war games con cui le aziende allevano in seno schiere di soldati in giacca e cravatta con la «mission» (rigorosamente in inglese) di conquistare i mercati, il marketing 2.0, l'automitologia resa plausibile dai social media e dagli strumenti di comunicazione, tutto rende possibile questa osmosi sociale: non c'è più distinzione di spazio o di tempo, tutto è pubblico e al servizio del pubblico (anche le imprese sono a loro modo dei soggetti pubblici, che travalicano l'individuo). Esiste solo questa dimensione collettiva regolata dal Tempo unico, sodale felice del Pensiero unico.

E certo, allora, che la vita dopo un po' pesa, diventa un pellegrinaggio incessante ai santuari della mondanità, tutto si piega a una sola logica: quella dell'utilitarismo o, in altri termini, dell'utilità sociale ed economica. Se sei funzionale bene, altrimenti finisci a ingrossare le fila dei nuovi diseredati, dei tanti Marco Della Noce in circolazione. Così non rimane altra strada che impersonare a propria volta un ruolo di potere, piegarsi agli idoli e servirli, in modo da diventare a nostra volta oggetto, in diversa misura, di questa idolatria. Non si vive meglio, ma si evita di finire tra i rifiuti.

È triste che duemila anni di cristianesimo ci riportino alla situazione di sempre, che noi cristiani non abbiamo saputo cogliere la vera frattura nella storia del mondo portata da Gesù di Nazareth: la radicale rinuncia ad assecondare il potere, laico o religioso che sia, per rendere culto al solo Dio vero che non richiede asservimento, ma cerca uomini liberi capaci di amarlo e di amarsi. Lui lo ha fatto fin dall'inizio, opponendosi al divisore, secondo il racconto di Matteo e di Luca nelle tre tentazioni, e su questa posizione è rimasto coerente fino alla fine, pagando con la vita.  Scriveva Bernanos in Cimiteri sotto la luna: «Non è l'uso della forza che mi sembra condannabile, ma la sua mistica; la religione della forza messa al servizio dello Stato totalitario, delle dittature della Salute Pubblica, considerato non come un mezzo, ma come un fine». Altri tempi e altri contesti. Oggi non è più (o ancora) lo Stato totalitario a incutere timore, ma la «mistica» che lo sorreggeva, il linguaggio dell'ideologia come strumento di affermazione sociale, politica, economica, mutuando persino i simboli e le ritualità della guerra o della religione per esercitare fascinazione e consenso. In questo nulla è cambiato, né sembra poter cambiare. Così è nei secoli dei secoli.

 

 

 

31/10/2017 09:49 Francesca Vittoria
È' bello pensare che "vino nuovo" continua a scorrere perché nei tini l'una Speranza ancora è stata mietuta , e lo si vede in quel fare di tanta umanità che porta sulle spalle il fratello che non può camminare e sale perché in questo sforzo Cristo è presente e lo porta con lui. Si gli idoli sono tutti in piedi ma hanno piedi di argilla; le super veloci macchine diventano carcasse, vetuste sono cose da museo, come i velivoli spaziali, se precipitano e non esiste ombrelli a proteggere la terra. Gioiello di bravura ingenerastica sarà il nuovo aereo F35b di cui si legge a Decollo perpendicolare, che meraviglia, sale come un uccello, come un aquilone ma. ...sotto le sue ali possono essere trasportate bombe anche di nuova concezione, effettivamente questa invenzione mette paura a sapere il suo eventuale utilizzo, eppure è oggetto di commercio serve al l'idolo mercato e a quello del potere, ma si dice anche invece "di difesa". Allora è consolante che esista un Dio vero che ha fatto conoscere l'amore quale arma di difesa a tutto quel male prodotto dalla superficialità dei valori inventati e creati dall'uomo stesso ai quali si sottomette ebbro di credersi così potente, è bene che ancora ci sia la Chiesa , mano santa dell'Eterno che agisce radunando tutti quelli che sono stati insigniti di premio al servizio della PACE a difesa della vita e dell'uomo e della natura dove anche l'aria ci viene a mancare. Si c'è chi pigia L'uva speranza .....uniamoci a far scorrere quel vini nuovo che Cristo ha servito
FrancescaVittoria



24/10/2017 11:38 Carolina Bagnoli
Come attesta la vita di tantissimi santi elevati pubblicamente sugli altari dalla Chiesa come modelli e quella di altrettanti santi “comuni” che solo Dio conosce, tutto è invero cambiato e tutto potrà cambiare. Il Cristianesimo, come ci dice sempre il nostro caro fra Giuseppe, è un modo alternativo di guardare la realtà e di vivere nel mondo: finché esisterà qualcuno che ha compreso il valore della “perla preziosa” e a lei sacrifica gli idoli muti di questa terra, allora la Speranza avrà vinto e il “vino nuovo” continuerà a scorrere nelle vene dell’umanità spazzando via il male nel silenzio di ogni piccola vita che lo accoglie con amore. Grazie Antonio per questi frammenti di vita e di pensiero che ci offri per fermarci a riflettere e ripartire con nuovo slancio, tenendo stretta al cuore la Vita nuova che il Signore ci ha donato, la “perla preziosa” che ognuno può gratuitamente avere.


23/10/2017 16:23 Pietro Buttiglione
Mi manca una sola al ola:
“ liquida “



Commenta *






Versione stampabile
Scrivi a Vino Nuovo





Antonio Buozzi

Antonio Buozzi (Torino, 1959) giornalista e consulente con oltre venticinque anni di esperienza nella comunicazione aziendale in gruppi e agenzie internazionali. Si occupa di temi culturali, soprattutto narrativa, su Lettera 43, dove ha un blog “L’Argonauta”, e ha avuto varie collaborazioni con RaiUno, Corriere della sera, Avvenire. Segue con attenzione anche argomenti sociali, in particolare il fenomeno degli orfani bianchi e degli impatti della migrazione dell’Est Europa, su cui ha realizzato in Romania un reportage breve. Svolge poi attività di relatore e moderatore in rassegne ed eventi a carattere culturale e sociale. Laureato all’Università di Torino in Storia del cristianesimo con Franco Bolgiani, è un appassionato cultore di spiritualità monastica, sia delle origini, sia contemporanea.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it