Testimoni dell'Incarnazione? Non è mai troppo tardi
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 10 ottobre 2017
Un libro del filosofo trentino Zucal indaga il pensiero sull'evento nascita dall'antichità ad oggi con alcune provocazioni

Quando tre mesi fa, uscivo dal suo studio al dipartimento di filosofia, mi ero ripromessa di scrivere, oltre all'intervista che avevo, come si dice in gergo, in appalto, anche un post per VinoNuovo.

Perché Silvano Zucal, compagno di liceo e amico da sempre, ha pubblicato un libro che, a mio avviso, vale la pena di conoscere: "Filosofia della nascita" per i tipi dell'editrice Morcelliana (e che sia un bel libro l'ha pensato anche Lauro, il nostro arcivescovo, che - già suo alunno - l'ha citato nella Lettera pastorale "La vita è bella").

Una vera passione per la filosofia la sua, una passione nata sui banchi di scuola e portata avanti su e su (non una laurea per poi fare altro): per qualche anno insegnante di ruolo al liceo scientifico dopo un concorso ordinario e poi, giusto 30 anni orsono, altro concorso e il salto all'università.

Con la sicurezza di chi non teme di parlare della propria esperienza, il motivo della ricerca lo spiega lui stesso nell'introduzione: tutto è cominciato con il lavoro della tesi a Bologna (la teologia della morte in Karl Rahner, divenuto un libro pubblicato da EDB nel 1982), poi, all'arrivo a breve distanza delle sue due figlie, ha preso il via la riflessione sulla nascita. Da quel momento l'attenzione è proseguita fino ad oggi accompagnando in parallelo tutto il resto.

Un libro che si può ben dire originale e per diversi motivi: cercherò di indicarne alcuni.

Innanzitutto perché in Italia non esistono finora lavori significativi sul tema, a differenza di Francia, Germania e resto d'Europa, e da noi tutto il discorso nascita viene declinato esclusivamente in chiave bioetica: scelta legittima (ma con l'innesco di conflitti pesanti a livello sociale) che richiede però robuste conoscenze di tipo biologico. Sulla valenza simbolica della nascita, con l'eccezione di un bel testo di Nadia Maria Filippini ("Generare, partorire, nascere. Una storia dall'antichità alla provetta" Viella 2017) quasi nulla. E questo spiegherebbe, anche se solo in parte, la reazione degli studenti del corso per la laurea magistrale: stupore, curiosità, apprezzamento, talvolta scandalo.

Nella sua ricerca (oltre 560 pagine) - Silvano riconosce di essere debitore soprattutto a donne pensatrici - in particolare Maria Zambrano, ma anche Hanna Arendt, Francesca Rigotti o Kristina Süess - donne che hanno portato alla ribalta il tema della nascita o a Romano Guardini e al suo splendido testo "Le età della vita" (1953) o ancora Peter Sloterdijk e il suo "nuovo habitat relazionale". Fin dall'antichità classica si è piuttosto sottolineato l'essere "mortale" rispetto all'essere "natale" con tutto il pessimismo tragico che ne deriva. Nell'Antico Testamento le cose non cambiano, anche se tutto viene riportato al cospetto di Dio, ma la vera sorpresa arriva con lo "scandalo" di Betlemme. Eppure tutta la benedizione della nascita di un Dio fatto uomo, di fatto, viene poi disattesa nei secoli successivi, spesso - parliamo anche in campo cristiano - con un autentico disprezzo del mondo.

E qui un tentativo di analisi delle cause: la nascita - evento così "carnale" - coinvolge corporeità, sessualità e il rapporto uomo-donna, temi che per secoli si è cercato di allontanare (e forse ancora oggi non da tutti vengono assunti con la dovuta serenità). Già citate da Nietzsche, solo a titolo d'esempio le espressioni, certo figlie del loro tempo, di Lotario dei Conti di Segni (papa Innocenzo III): "concepito nella fregola della carne, nell'ardore della libidine e nel fetore della lussuria e, quel che è peggio, nell'infamia del peccato ... sozzo concepimento, nauseabonda nutrizione dal seno materno ..." o di sant'Anselmo d'Aosta "frutto del barbaro imbestialimento", mentre d'altra parte si "interpretava" il dialogo tra Gesù e Nicodemo.

Più stimolanti per l'uomo contemporaneo altre riflessioni: non si nasce da soli, l'evento nascita è sempre frutto di una relazione e l'uomo per la sua stessa natura è fatto per la relazione (non per nulla si parla di famiglia come la prima scuola di socialità). Così non si nasce una volta per tutte: si vive quotidianamente per entrare nella relazione tanto che Maria Zambrano afferma che occorre «nascere, disnascere e rinascere». Ogni tappa della vita, fino all'ultima è l'occasione di una rinascita, pena rimanere cristallizzati e vecchi anche da giovani. La nascita allora non è solo alle nostre spalle: è una sfida da affrontare, è ciò che non ci permette di considerarci mai arrivati, né di fissarci sulle cose ...

Ma c'è di più: nel diventare madre la donna non subisce solo una dilatazione fisica, ma anche psicologica, esistenziale e spirituale. E anche il padre viene coinvolto nell'evento. Un evento, quello del diventare genitori, che modifica radicalmente la vita delle persone in gioco al punto che solleva interrogativi il tentativo di rimozione di alcuni dell'esperienza della paternità e maternità in nome del lavoro o di quant'altro, quasi che l'apparire genitori non facesse parte del sé. Tentativo che riesce comunque sempre solo in parte perché parole, gesti, attenzioni, interessi stanno già ad indicarlo: la paternità e la maternità non si inventano (e vani sono gli sforzi di quei preti che si vantano tra loro di essere presenti nei blog con nomi femminili - in genere quello della madre ... - spacciandosi per madri di famiglia).

E Zucal, da sempre impegnato in ambito ecclesiale, azzarda anche qualche ipotesi per le nostre comunità.

Dopo secoli di scarsa fedeltà all'evento di Betlemme, perché non ampliare una buona volta la ricerca teologica e pastorale?

Perché non aiutare i nostri ragazzi e giovani ad "accogliere" e far proprio l'evento nascita?

Perché, da cristiani, non interrogarsi in maniera un po' meno superficiale se la denatalità in Italia - paese che si definisce cattolico - sia solo frutto dei soliti problemi sul tappeto (scarsità dei servizi, difficoltà di lavoro .., ma non diventano genitori o si fermano al figlio unico anche quanti il lavoro ce l'hanno e pure buono) e non piuttosto di una mentalità che sotto sotto non apprezza, se non a parole o tra le crocette di un sondaggio, la nascita di un figlio?

Perché non promuovere la riflessione sull'essere, da uomini e da cristiani, in relazione?

Perché non testimoniare finalmente, con tutto ciò che consegue, lo "scandalo" di Betlemme, di un Dio fatto "carne"? 

 

 

20/10/2017 08:05 PietroB
Date una occhiata alle reazioni della gente sui social a quanto appena scritto da Ravasi sulla “donna”.....


17/10/2017 10:31 Sara
E poi e' vero che c'è osmosi tra cristianesimo nascente e pensiero greco ma c'è anche una riappropriazione originale, una reinterpretazione e non un mero adeguamento.


"L’apostolo, infatti, parla di sôma psychikón “corpo psichico”, e di sôma pneumatikón, “corpo spirituale”, espressioni paradossali se non assurde per un greco, considerata la ben nota antitesi e incompatibilità tra anima, spirito e corpo. In realtà, come vedremo, il retroterra di queste locuzioni paoline è biblico ed è modulato da Paolo secondo la sua teologia del peccato e della grazia.Da un lato, infatti, il “corpo psichico” è la persona chiusa nella sua creaturalità di essere vivente limitato, finito e colpevole. D’altro lato, il “corpo spirituale” è la persona aperta all’irruzione dello Spirito di Dio, che trasfigura la povertà della nostra condizione umana e ci introduce nella gloria e nell’eternità. Per questo, il corpo del Cristo risorto è per eccellenza “spirituale”, non certo perché etereo o incorporeo ma perché immerso nell’infinito e nell’eterno. In pratica, è la piena manifestazione del nostro essere “immagine di Dio”, come aveva insegnato Genesi 1,27, che l’apostolo così sviluppa e parafrasa: «Come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste« (1Cor 15,49)."

https://www.avvenire.it/agora/pagine/anma-e-corpo-paolo-batte-i-greci

Sempre Ravasi.


Sul medioevo abbandono perché nonostante quasi un secolo di Annales i pregiudizi sono sempre gli stessi.



16/10/2017 17:11 Sara
E' la prima volta che mi da ragione Pietro....

Secondo me l'incontro con il pensiero greco ha permesso di superare i limiti della setta e ha aperto la strada all'incontro con altre culture



16/10/2017 13:46 Pietro Buttiglione
Corretta Sara su AT.
Imo nel seguito si è abbandonato l’ebraismo sposando l’ellenismo ( Platone e Aristotele ).. Donde anche illuminismo..
Ora di tornare alle. NS origini



16/10/2017 09:28 Sara
"Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne"

Che la Bibbia non abbia alcun dualismo gnosticheggiante e alcun atteggiamento negativo verso la corporeità lo si vede già dalle prime righe. Perché l'indissolubilità tra gli sposi viene subito indicata con l'immagine della sola carne.

Non voglio fare la rompipalle di professione ma ricordo di aver letto queste cose da ragazza partendo da testi di Ravasi e Martini. Anzi è proprio questa carnalità che scandalizzava i greci e i romani e faceva considerare la Bibbia un testo un po' barbarico, perché nel mondo greco romano la ragione è ritenuta superiore al corpo, nella Bibbia sono alla pari non c'è alcun dualismo la persona umana è considerata nella sua integrità di corpo e anima. (e questo oltre che nell'amore si vede anche nella risurrezione della carne anch'essa spesso respinta dalle filosofie più razionali, gnosticismo, deismo settecentesco, anche in alcuni settori dell'esegesi contemporanea).

Proprio perché questa visione è ritenuta più "volgare" il mondo colto del tardo antico rimane legato allo stoicismo e allo gnosticismo, lo stesso Agostino arriva al Cristianesimo passando dal manichesimo.

E' lì che avviene un contatto spesso negativo che si è trascinato nei secoli e che effettivamente ha gravato troppo sul cristianesimo. Però non è certo qualche cosa che trovi fondamento nella Bibbia. (questo intendevo)

Buona giornata.



15/10/2017 10:49 Sara
Tra parentesi: molti trovano ci sia un ritorno della gnosi in diverse questioni bioetiche perché vi è una frattura tra la carne, considerata priva di valore, e lo spirito di chi la manipola e se ne fa padrone. Volendo.
Sinceramente non avevo mai pensato che oggi non si facessero figli perché nel medioevo Gregorio Magno aveva idee pessimiste. Mi pare più probabile che non si facciano figli per problematiche tipiche del mondo moderno.
Ieri il mio vecchio parrocco raccontava che nell'ultimo anno c'è stata una sproporzione mostruosa tra funerali e battesimi in un quartiere che fino a 30 anni fa era pieno di bambini.
Se c'è stato cambiamento radicale negli ultimi 30 anni le cause mi sembrano da ricercare negli ultimi 30 anni non nel medioevo.



15/10/2017 10:23 Sara
Lo gnosticismo e' un sistema filosofico che consiste appunto nel considerare il mondo materiale opera di un cattivo demiurgo, solo l'anima e' creata dal Dio buono e si trova decaduta gettata in un mondo che non riconosce.
Longnosticismo (rimando all'esaustivo Hamas Jomas) per secoli si affianca al cristianesimo nascente, ma i padri della Chiesa (soprattutto Ireneo) lo combattono duramente (basti pensare alla resurrezione della carne dogma antignostico per eccellenza).
Anche la contrapposizione tra nuovo e vecchio testamento appartiene ad una visione dualistica gnosticheggiante (il cosiddetto marcionismo anch'esso sempre respinto.
A parte questo mi pare di aver letto che Zucal prenda in considerazionedel soprattutto Qoelet Giobbe e Geremia probabilmente la summa del
pessimismo vetero-testamentario. Basta prendere in considerazione altri libri, Genesi, proverbi cantico dei cantici per avere un'impressione opposta.
Davvero e' la prima volta che sento parlare del disprezzo per la maternità della Bibbia. Casomai e' con Maria che la maternità viene spostata ad una dimensione più spirituale, tanto più che ancora oggi i religiosi sono chiamati padri e madri.

Riguardo a Gregorio Magno: nella storia degli inglesi di Beda il venerabile viene tracciato il ritratto di un uomo molto aperto in questioni di sesso.
Ad esempio invita il vescovo Agostino a superare certe rigidità relative all'interdizione al culto nel periodo mestruale e post parto.



15/10/2017 08:11 Pietro Buttiglione
Maria Teresa:
“Maternità e paternità ti insegnano ad ascoltare, a non pensare più all’io, ma al tu e al noi,”

Vivo in qs gg in famiglia come le distanze prese dalla madre vengono giorno x giorno superate da cosa?
Dall’amore assoluto, a priori, financo eccessivo, della figlia/o. Questo la spiazza la coinvolge la trasforma!!!
Riflessione:
- relazione uber alles
- che la chiave unica sia l’Amore ?
- CHI ha impostato tutto sull’amore x il prossimo, senza se e senza ma?
- chi ogni giorno lotta x questo?



14/10/2017 14:21 Maria Teresa Pontara Pederiva

Sul tema nei secoli passati non posso che rinviare al libro (non dimentichiamo che si tratta di testo universitario di 560 pp “ristretto” in un post …). Capitolo terzo «La nascita maledetta nell’Antico Testamento. “Perisca il giorno in cui nacqui!”»; capitolo quarto «Lo scandalo di Betlemme. Un annuncio tradito dalla gnosi»; capitolo quinto «La nascita “macchiata” dal peccato. Un Topos medievale».
Non sono precisamente queste le provocazioni cui alludevo nell’occhiello: questo è campo della storia e della filosofia (non della sociologia di Ariés o Barbagli già docente anche a Trento). Nessuna sorpresa: tutto è figlio del proprio tempo e la svalutazione del corpo lungo i secoli, ahimé, non è proprio una novità.
Per restare al momento della nascita, Agostino, che pure era padre biologico, parlando della felicità perduta del paradiso terrestre, scriveva: «Se non vi fosse stato il peccato, avrebbero generato figli senza libidine …”. Gregorio Magno? Proprio nel testo citato, solo per coglierne lo spirito globale: “Chi può rendere puro un essere concepito da un seme impuro?”. E Oddone da Cluny: “sporcizia” della procreazione; Pier Damiani “vermi, pus e fetore della donna”; Gotescalco di Limburg: “nascita impura da un corpo impuro” … Non credo sia il caso di una difesa d’ufficio del passato, mai neppure sfiorata dai nostri prof di liceo, preti e monsignori, su ben altro versante.
E vengo alle provocazioni finali che mi sembrano più vicine a noi laici di oggi. Una conferma indiretta è venuta due sere fa nell’incontro con i genitori che chiedono il battesimo dove una mamma (reale) rifletteva sul mistero della nascita: cosa significa credere in un Dio che si è fatto uomo come noi ed è stato per 9 mesi nella pancia di una donna? Dipendente in tutto da una placenta umana? Che ne abbiamo fatto nei secoli di un Dio, uomo e bambino (zero potenza e tutta fragilità)? Perché mai allora, dopo secoli di mala interpretazione dello scandalo di Betlemme, non siamo ancora capaci di rimediare?
Quanto scrive Gilberto è verissimo: ne siamo consapevoli? cerchiamo con responsabilità di individuare un rimedio? Ne va della prossima generazione.
Aggiungo un’ultima provocazione: se è vero che una donna dalla dilatazione del parto muta la propria esistenza e la modalità di guardare al mondo e alle cose (e non si può inventare a parole), se è vero che un uomo diventato padre viene coinvolto fin da quel momento nella genitorialità di un altro da sé, cosa sarebbe accaduto nella storia della Chiesa se i laici, madri e padri, fossero stati presenti?
Vi immaginate due genitori, alle prese con pappe e biberon, accanirsi nelle discussioni di lana caprina com’è accaduto in certi concili? Preoccupati per un figlio adolescente e lanciarsi in intellettualismi vari? Maternità e paternità ti insegnano ad ascoltare, a non pensare più all’io, ma al tu e al noi, a non pretendere sempre l’ultima parola (tipica di un certo clericalismo abituato alla predica senza discussione …), a non mettere i puntini sulle i in nome della continuazione di un dialogo che conta ben di più ….
Single consacrati (e sereni della propria scelta) e laici madri e padri di famiglia (altrettanto sereni): ecco il popolo di Dio. La storia non cambia, ma forse non è mai troppo tardi.




14/10/2017 13:00 gilberto borghi
A me colpisce ancora, dopo 30 anni, la reazione dei miei studenti quando riusciamo ad addentrarci nella riflessione sulla nascita. Di fornte alla gratuità e all'alterità che la nascita porta inequivocabilmente con sè, restano attoniti, come se queste due categorie fossero davvero per loro assenti quasi totalmente dall'esperienza del vivere. E così mostrano una cesura quasi mai dichiarata tra nascita e vita. E' come se loro fossero capaci di iniziare a riflettere su di loro solo partendo dal dato di fatto già scontato che sono vivi. Forse qui si mostra uno dei motivi per cui oggi è così difficile "conferire" senso all'esserci: l'accesso alla radice, all'origine e al suo senso è precluso da una cultura che non sa più produrre parole di senso sulla gratuità e l'alterità della nascita.
Cultura a cui, anche il cristianesimo a contribuito, involontariamente, a dare spessore dimenticandosi proprio di Betlemme, come il post ricorda. Temo che oggi, la fatica a dare spessore vera all'incarnazione della fede, a cogliere che essa vvie sempre e solo nell'umano, a evitare rischi di spiritualismo miracolistico evidenti tragga origine anche da questa dimenticanza, che valorizza subito la divinità di Gesù a Btlemme senza darsdi il tempo di fermarsi ad ascoltare e riflettere sul valore teologico del suo essere carne, sangue, parto, nutrimento al seno, eccc... Sappiamo bene invece quanto proprio in questi gesti così carnali si costruiscano le tracce per poeter edificaredentro anche una certa immagine di Dio piuttosto che un'altra o nessuna.



12/10/2017 16:44 Paix
Anche a me la prima cosa venuta in mente leggendo era quanto la nascita sia un evento unico e carico di significati nell'Antico Testamento, tanto che la Nascita a Betlemme non può che portarne gli echi.
Un'altro ricordo che il post mi ha chiamato alla mente subito è un passo fantastico dei Moralia in Iob di Gregorio Magno che all'università mi rimase impresso e sono andata a ricercare: "E tutto questo universo composto di cose visibili e invisibili, e l'uomo fatto, per così dire, come un microcosmo razionale... Altro è quello che di queste cose sappiamo, altro quello che noi siamo, tuttavia trascuriamo di ammirarle, perchè per averle sempre davanti agli occhi perdono di valore. Così accade che se un morto resuscita, tutti ne rimangono meravigliati, invece ogni giorno nasce un uomo che prima non c'era, e nessuno se ne meraviglia!"



12/10/2017 16:28 Paix
Sara, la tua competenza e il tuo garbo nel proporre approfondimenti e sfumature sul tema sono veramente apprezzabili.


10/10/2017 11:42 Sara
Aggiungo un paio di cose (è un tema interessante in effetti) :
"tutto è cominciato con il lavoro della tesi a Bologna (la teologia della morte in Karl Rahner, divenuto un libro pubblicato da EDB nel 1982)" anche Aries insieme al saggio su padri e figli ha pubblicato un lavoro molto esaustivo sul senso della morte nei secoli,questo improbabile perché poste ai due stremi nascita e morte sono intimamente legate.

"Fin dall'antichità classica si è piuttosto sottolineato l'essere "mortale" rispetto all'essere "natale" con tutto il pessimismo tragico che ne deriva. Nell'Antico Testamento le cose non cambiano, anche se tutto viene riportato al cospetto di Dio"

Sull'antichità classica può essere ma nell'Antico Testamento non mi pare che l'evento nascita sia particolarmente svalorizzato, basti pensare al dolore di Sara nel non poter avere figli e alla nascita di Isacco (prefigurazione di Cristo per i padri della Chiesa), la stessa misericordia divina viene indicata con l'immagine delle viscere e del grembo materno. (rahamim se non sbaglio).

Nell'antico testaemnto la donna è madre per eccellenza.

Caso mai è la verginità che nei secoli porta le donne a superare il loro legame naturale con la maternità. (ci sono femministe che hanno visto in questa scelta una prima forma di emancipazione che pone le donne sullo stesso piano degli uomini, la stessa Eloisa quando rifiuta il matrimonio proposto da Abelardo si rifà a questa visione).



10/10/2017 09:52 Pietro Buttiglione
Non apprezza? La teme! Quante crisi/depressioni da Travaglio di accettazione dei cambiamenti!!


10/10/2017 09:16 Sara
Voglio dire che la filosofia ok, però ci sono anche cause materiali nel cambiamento di percezione. Ne metterò almeno 3; riduzione (quasi drastica) della mortalità infantile, diffusione della contraccezione (naturale o artificiale va bene uguale la prima forma di contraccezione secondo Barbagli e' stata la scoperta che l'allattamento al senso ritadava le gravidanze per cui dal '700 in poi nell'aristocrazia e nella ricca borghesia si è lentamente abbandonata la pratica del baliatico con miglioramento dei rapporti tra genitori e figli e diminuizione della mortalità) , introduzione del parto cesareo.
Prima le donne avevano alte possibilità di morire di parto. Ricordo che nelle sue lettere Mme de Sevigne raccomandava alla figlia di evitare di dormire con il marito, non per sessuofobia ma proprio per il timore che la figlia rimanesse incinta e rischiasse la sua vita.
Noi donne moderne non capiamo molto bene questo aspetto, io stessa tra parentesi ho avuto un'emorragia e ho dovuto subire un cesareo d'urgenza (sono stata anche in rianimazione) 100 anni fa sarei morta quasi sicuramente. Mentre aspettavo sulla barella che mi portassero in sala operatoria continuavo a pensare a quante donne si erano trovate nella stessa situazione senza poter contare su aiuti medici adeguati, per cui cechiamo di non giudicare il passato con gli occhi (e le fortune!) di oggi.
Tra parentesi oggi il femminismo radicale rimette in discussione l'aspetto naturalistico della maternità (parto e allattamento) così come si è delineato dall'illuminismo settecentesco e dal Rousseau sentendolo come un nuovo vincolo impositivo e rivendicando un modello antinaturalistico che per certi versi rimanda al platonismo del passato.
Forse sono anche corsi e ricorsi storici



10/10/2017 07:51 Sara
Da agazza ricordo di aver letto un bel libro di Philippe Aries padri e figli nell'Europa medievale e moderna, più un resto di Barbagli all'università. Il tema dell'infanzia si perfeziona più o meno quando si riesce a tenere sotto controllo la mortalità infantile. Questo non significa che non ci sia valorizzazione della maternità, anzi basti pensare alle madonne che allattano del '300, e' che maternità e infanzia sono per lungo tempo legate alla morte fisica dell'uno e dell'altro. Questo secondo Aries provoca una certa distanza affettiva che gli uomini del passato hanno nei confronti dei bimbi così fragili.

Al di là delle citazioni di Lotario e Anselmo e' però esaltata in altri modi la maternità, prendiamo questa omelia di Francesco in cui cita Cesario di Arles
"E’ uno scritto di San Cesario di Arles, un padre dei primi secoli della Chiesa. Lui spiegava come il popolo di Dio deve aiutare il pastore, e faceva questo esempio: quando il vitellino ha fame va dalla mucca, dalla madre, a prendere il latte. La mucca, però, non lo dà subito: sembra che se lo trattenga per sé. E cosa fa il vitellino? Bussa col suo naso alla mammella della mucca, perché venga il latte. E’ bella l’immagine! "

http://m.vatican.va/content/francescomobile/it/angelus/2014/documents/papa-francesco_regina-coeli_20140511.html

In Cesario l'immagine della mammella che da il latte e' usata proprio per la Bibbia stessa perché il latte e' nutrimento e vita, ridurre il medioevo al sozzo concepimento e al nauseabondo nutrimento e' per lo meno molto riduttivo.



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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