Verso il Sinodo: parola ai giovani
Il mio modello? Notre-Dame de Paris
di Alice Orrù | 07 ottobre 2017
Nel suo indicare la strada, mi fa perdere, e nel suo farmi perdere, illumina il mio cammino - aiutandomi a scegliere la strada da me e non 'sotto dettatura'.

 

Nella mia vita i modelli da seguire sono sempre stati necessari, imprescindibili, anche se questa consapevolezza l'ho acquisita solo crescendo. Vedo i miei modelli come 'angeli custodi' ed essendo talvolta più d'uno li sento in me scontrarsi in me tra loro - quasi fossero angeli e demoni.

Li vivo anche come punti di riferimento per potermi orientare nella giungla di una vita quotidiana che mi appare sempre più spogliata delle sue (già poche) certezze; come qualcosa che placa l'anima, infondendo quel vigore che talvolta si perde davanti alle sconfitte o alle mezze vittorie.

Un po' come Mulan che nonostante la fatica dell'addestramento riesce a dimostrare a se stessa, prima ancora che agli altri, di potercela fare. Un po' come canta Alex Baroni nella colonna sonora del cartone Hercules: "ora tocca a me / ce la devo fare / non mi importa se / è impossibile / ma io scoprirò / la mia verità / finalmente io saprò volare e volerò".

Da qualche anno, poi, sono stata folgorata dall'opera popolare Notre-Dame de Paris di Riccardo Cocciante. Ne ascolto costantemente (ed ossessivamente) le musiche, i testi e al tempo stesso un fuoco mi arde, mi scalda e mi placa. Tutto in un'unica, sublime sensazione. Ed ogni volta provo qualcosa di differente, anche solo per delle piccole sfumature. E' la grandezza di quest'opera: semplice nella sua composizione (solo sette personaggi in scena tra i molti che si alternano nel romanzo), complessa nella sua emozionalità.

Ogni personaggio è vittima ma allo stesso tempo portatore di un miasma, di una colpa originaria nel suo relazionarsi agli altri. È il dramma rappresentato sin dalla tragedia greca, ma calato in un luogo di fede, la Cattedrale, buia, tetra e bella, grave, stordente e incantevole, angosciante e silente. Matrigna e madre, aguzzina e salvatrice: il sublime incarnato.

Il momento in cui ascolto l'opera di Cocciante è per me un momento di 'fede', è un ricercarsi interiore, è il momento in cui cerco la bussola, non quello in cui la trovo. Proprio per questo, paradossalmente, Notre-Dame de Paris è un modello: nel suo indicare la strada, mi fa perdere, e nel suo farmi perdere, illumina il mio cammino - aiutandomi a scegliere la strada da me e non 'sotto dettatura'.

Le ultime parole del romanzo di Victor Hugo - "cadde in polvere" - sono riferite, secondo Eco, non solo al protagonista Quasimodo, ma alla stessa Cattedrale. Il suo infrangersi silente, il suo fragore calmo, sembrano riprodurre il suono della natura - la natura matrigna di cui parlava Leopardi, ma la stessa che ci mette al mondo e, tra le tante emozioni dolorose, ci lascia vivere anche momenti di gioia.

Quella natura che, come la Cattedrale cadente, ci fa intravedere nel freddo buio di un tunnel una luce che ci riporta ad una vita sempre nuova, una radura che si apre all'improvvisa (e attesa?) luminosità del sole che filtra tra gli alberi.

 

 

07/10/2017 20:55 Pietro Buttiglione
Grazie, Alice!
Nei capovolgimenti continui, nel dissolvimento di cattedrali e immagini, nel benemale in cui viviamo....due fariguida:
Il sapersi guardare dentro e il volare fuori alto con i sentimenti.
Ancora grazie 😊



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Alice Orrù

Alice Orrù, nata a Roma nel 1994, studentessa di filosofia, più di dieci anni di danza classica alle spalle, attualmente datasi al canto, appassionata di arte, teatro, cinema e musical/opere popolari, collabora con la rivista Verba sequentur

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