Gli incontentabili e gli accontentàti
di Roberto Beretta | 05 ottobre 2017
I cristiani dovrebbero essere un po' così: insaziabilmente alla ricerca, insoddisfatti delle incoerenze su cui galleggia il mondo. E invece...

C'era una volta, nel tempo remotissimo in cui gli spot erano in bianco-e-nero e si chiamavano «Carosello», lo sketch di una pubblicità intitolato «Gli incontentabili». Una classica famigliola si recava in un negozio per acquistare un certo prodotto e inevitabilmente ne usciva scontenta; finché naturalmente trovava la marca reclamizzata, l'unica che appagasse le esagerate esigenze de «Gli incontentabili», restituendo loro il sorriso.

Beh, pure i cristiani dovrebbero essere un po' così: insaziabilmente alla ricerca («Hai fatto il mio cuore inquieto», Agostino d'Ippona), insoddisfatti delle incoerenze su cui galleggia il mondo, in continuo cammino verso un dove che - già lo sappiamo - non raggiungeremo mai quaggiù... E invece trovo che troppo spesso noi credenti assomigliamo piuttosto a degli «accontentàti»...

«Accontentàti» perché ormai senza grandi aspettative, appagati da un tran tran senza scosse né sorprese.

«Accontentàti» in quanto immersi nell'aurea mediocritas: il perbenismo imborghesito di chi non si sbilancia mai (però si riserva di criticare chi lo fa).

«Accontentàti» perché senza speranza, tristi e ingrigiti nell'attesa di qualcosa che forse accadrà dopo la morte, di certo non su questa terra.

«Accontentàti» e sazi di un benessere che tuttavia si ha timore di condividere, tanto meno con quelli che non sono «dei nostri».

«Accontentàti» perché comunque «ci penserà il Signore a mettere le cose a posto, noi intanto preghiamo...».

Anche i cristiani sono uomini di mondo e come tali sono ormai impregnati dello spirito incattivito e di cinica autodifesa che caratterizza il nostro tempo, spesso arroccati a riccio su posizioni di pura conservazione (sarà per questo che Papa Francesco chiede di porsi «in uscita»?). Non siamo diversi né migliori degli altri, no, anzi a volte una religione mal interpretata ci offre un'impalcatura di pretesti ancora maggiori per rifiutare certe domande inquietanti, o militanze scomode, o ancora confronti destabilizzanti.

Ho partecipato di recente a un matrimonio nel quale il prete (un giovane che deve avere una marcia in più rispetto a tanti colleghi) all'omelia ha augurato alla coppia che celebrava le nozze di avere dell'ansia, un'allergia e un po' di pazzia... E poi, tra la curiosità generale, ha declinato tali «malattie» in senso cristiano: ansia di non sentirsi mai arrivati, allergia alle ingiustizie, pazzia nell'andare controcorrente.

Io, che sono un fratello minore del Sessantotto, ho capito al volo; ma - tra incertezze dell'economia in crisi, angoscia da terrorismo internazionale, arrembante cozzo di civiltà, insicurezze sul lavoro e in famiglia - discorsi del genere non se ne sentono più in giro tanti, nemmeno in chiesa. «Chi si accontenta gode»: forse. Di certo non ha molta voglia di far crescere se stesso e il mondo.

 

05/10/2017 23:39 Ale.
Ma chi frequenta, Beretta, per generalizzare un certo atteggiamento con tanta sicurezza?
Non potrebbe essere che quel prete giovane sia meno "eccezionale" (nel senso di eccezione alla norma) rispetto a ciò che crede Beretta, che sempre si lamenta delle omelie scipite (tutte, ovviamente)?
Non potrebbe essere che le attuali inquietudini intraecclesiali dipendano proprio dal NON "accontentarsi"? (Neanche di ciò che invece "accontenta" Beretta).
Suvvia, smettiamola di vedere tutto nero... Togliamo quegli occhiali da sole, e riusciremo a vedere i colori!!
Oppure... era solo il consueto sasso nello stagno??
;-))



05/10/2017 12:01 Yolanda
Quanta tristezza in quest'articolo. Tante verità condivisibili purtroppo. Ma è solo un punto di vista. Ho a disposizione un fazzoletto di terra per um piccolissimo orto. 50 mq. Sto imparando però molte cose che rasserenano un poco lo spirito. In esso investo molte ore di duro lavoro ,con inconvenienti dovuti ai cambiamenti climatici,le gelate improvvise che hanno seccato in una notte le giovani piante messe a dimora, le erbe infestanti che crescono rigogliose in primavera estate. Eppure ogni giorno faccio un primo giro all'arrivo e sempre scopro qualcosa di inaspettato ,frutti maturi che non avevo visto, altri che vedo spuntare e crescere con stupore, altre rigogliose all'apparenza ma che non portano frutti e che pur hanno una loro bellezza . Ogni volta torno con verdure e un mazzolino dei fiori che avevo piantato. Perché un orto senza colori non può bastarmi. E poi i fiori sono utili per attrarre gli insetti e per le impollinazioni.
C'è in tutto questo l' ineluttabilità delle stagioni, la pazienza dell'attesa, la fatica di dissodare il terreno, di concimarlo e di innaffiarlo tutti i giorni con il caldo . Si coltiva e si fatica con la speranza del raccolto ma senza certezze. Poi dipende anche da cosa si pianta .Io ho scelto di piantare poco ma di tutto. E a volte nascono anche piante inattese e trovo ancora qualche fragolina negli angoli nascosti. E quando vengo via guardo il mio orto con affetto e soddisfazione.Il tempo li mi vola e il silenzio mi rasserena.Ecco e' un altro punto di vista che mi fa guardare alla vita con meno ansia e angoscia. Molto altro mi interessa del qui e ora . Molto mi preoccupa ma non aspetto di vedere realizzate le mie aspettative nell' al di là. Faccio quel che posso senza pazzie per collaborare per un mondo migliore.



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it