Nell'arte
Il Padre e il suo debole per i deboli
di Gian Carlo Olcuire | 01 ottobre 2017
Il secondo figlio fa cogliere i punti deboli di chi si ritiene giusto. Invece il primo figlio fa intendere che la volontà di Dio può essere realizzata anche da chi aveva disconosciuto il padre.

PARABOLA DEI DUE FIGLI DAVANTI ALLA VIGNA

(Andrej N. Mironov, 2012, Russia, collezione privata)

 

«I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Mt 21,28-32

 

Premesso che l’aggiunta «davanti alla vigna» è per non confondersi coi fratelli di una parabola più nota, fa bene il pittore a metterli davanti al padre e non alla vigna. Per chiarire che il problema è lui, non il lavoro: è lui che i due non vogliono guardare, è di lui che non vogliono sapere. Prima uno e poi l’altro, vivono entrambi un negazionismo del padre, una sorta di accecamento nei suoi confronti, come a volersene liberare, dimenticando d’essere figli.

I tempi diversi dei due fratelli, il no e il che si ribaltano in e in no, sono difficili da rendere e non a caso la parabola è la meno raffigurata nella storia dell’arte. Tanto più che in essa non succede nulla se non un invito… con due differenti risposte, senza spiegazioni e senza che i fratelli si interfaccino tra loro, seguite da due voltafaccia.

Va invece guardato in faccia, questo padre, non come un datore di lavoro ma come colui che, avendo generato e fatto crescere i figli, fa memoria del Creatore e dei suoi doni. Il nostro dare non può che essere risposta a un dono ricevuto, gratitudine per la vita, slancio verso il Padre che ci ama e verso i fratelli.

Il secondo figlio – quello che, dopo il iniziale, si tira indietro – fa cogliere altri punti deboli di chi si ritiene o viene ritenuto giusto. La parabola del servitore senza cuore aveva mostrato come possa essere ingiusto, pur avendo ottenuto un dono enorme. Quella dei lavoratori nella vigna, come possa non comprendere la gratuità e la generosità. Questa dei due figli, come possa essere giusto solo a parole, senza muovere un dito.

Invece il primo figlio – quello passato dal no al – fa intendere che la volontà di Dio può essere realizzata anche da chi aveva disconosciuto il padre.

Gesù non pensa che le persone non cambino mai e, con questo figlio, ricorda che è sempre possibile riprendere la relazione con Dio. Aggiungendo che persino i grandi peccatori, quelli sotto gli occhi di tutti e invisi a tutti, se sentono il bisogno di cambiare vita, saranno preferiti a coloro che appaiono come impeccabili o credono d’esserlo. Cioè ai giusti, ben visti da tutti e non visti da nessuno nei loro no a Dio, però pieni di sé e incapaci di dire «Ho sbagliato». Già dopo la parabola dei lavoratori nella vigna, s’era capito che il Signore ha un debole per i deboli.

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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