ROBE DI RO.BE.
Il magistero del Papa sui migranti
di Roberto Beretta | 29 settembre 2017
Il «dogma» da difendere è la fedeltà al Vangelo: come nell'antica difesa contro le eresie, come quando si recita il Credo

«Non vi nascondo la mia preoccupazione di fronte ai segni di intolleranza, discriminazione e xenofobia che si riscontrano in diverse regioni d'Europa. Esse sono spesso motivate dalla diffidenza e dal timore verso l'altro, il diverso, lo straniero. Mi preoccupa ancor più la triste constatazione che le nostre comunità cattoliche in Europa non sono esenti da queste reazioni di difesa e rigetto, giustificate da un non meglio specificato "dovere morale" di conservare l'identità culturale e religiosa originaria».

Trovo molto equilibrato il discorso tenuto da Papa Francesco, la settimana scorsa, ai direttori nazionali della pastorale per i migranti. Il pontefice non nasconde il «profondo disagio di fronte all'arrivo massiccio di migranti e rifugiati» (anzi tale disagio «aggravato dalla portata e dalla composizione dei flussi migratori, da una sostanziale impreparazione delle società ospitanti e da politiche spesso inadeguate... va riconosciuto e compreso alla luce di un momento storico segnato dalla crisi economica, che ha lasciato ferite profonde»); ma nemmeno tace il dovere inderogabile di una Chiesa che voglia seguire davvero il Vangelo che predica, cioè «riconoscere e servire il Signore in questi membri del suo "popolo in cammino"».

Papa Francesco ha ragione: anche tra i cattolici ci sono feroci avversari dell'accoglienza ai migranti. Penso al fedele «esemplare», incaricato persino di distribuire la comunione, che su Fb si scatena con irripetibili affermazioni xenofobe. O al parroco che, di fronte all'offerta fatta da alcuni laici per ristrutturare la canonica semivuota e adibirla all'ospitalità dei rifugiati, replica: «Prendeteli a casa vostra». E questo solo nella mia piccola esperienza...

Papa Francesco ha ragione: pur con i distinguo necessari nell'interpretare un fenomeno con molte ambiguità (le insufficienze dell'Europa, i giri sporchi dietro gli scafisti, gli approfittatori delle cooperative), bisogna poi andare al sodo dell'esigenza evangelica: «Per i cristiani tutto questo va interpretato nella logica della centralità della persona umana creata da Dio unica e irripetibile» o - in parole più laiche ­- «l' applicazione concreta della universalità dei diritti umani», «l'umanesimo integrale che costituisce uno dei frutti più belli della civiltà europea».

Di qui non ci si muove. Papa Francesco cita anche alcuni altri fattori pro accoglienza, benefici pratici («Da una prospettiva squisitamente ecclesiologica, l'arrivo di tanti fratelli e sorelle nella fede offre alle Chiese in Europa un'opportunità in più di realizzare pienamente la propria cattolicità... Da una prospettiva missiologica, i flussi migratori contemporanei costituiscono un'occasione privilegiata di annunciare Gesù Cristo»), ma sono effetti collaterali. Il «dogma» da difendere è la fedeltà al Vangelo: come nell'antica difesa contro le eresie, come quando si recita il Credo. «Nella storia della Chiesa - ha detto ancora Bergoglio - non sono mancate tentazioni di esclusivismo e arroccamento culturale, ma lo Spirito Santo ci ha sempre aiutato a superarle... Lo Spirito, ne sono sicuro, ci aiuta anche oggi a conservare un atteggiamento di apertura fiduciosa, che permette di superare ogni barriera, di scavalcare ogni muro». Dio sta con i migranti.

 

 

02/10/2017 18:33 Ale.
Approfitto di un time-out fra le varie coppie di duellanti, per notare che sembra quasi che anche Papa Francesco – o meglio qualche suo collaboratore – legga Vino Nuovo…
Scherzo, ovviamente, ma il fatto è che ieri, nel discorso presso l’hub bolognese per i migranti, il Papa li ha per la Prima Volta esortati “ad essere aperti alla cultura di questa città, pronti a camminare sulla strada indicata dalle leggi di questo Paese”.
E’ stata solo una breve frase inserita in un più ampio contesto, ma non è passata inosservata. I media l’hanno giustamente posta in risalto perché, come è giusto sollecitare il rispetto dei diritti di queste persone, altrettanto giusto è ricordare i doveri, che formano con quelli una “coppia indissolubile”. E visto che l’esortazione proveniva dalla bocca dell’amato Pontefice, è auspicabile che si diffonda – con la stessa “serena serietà” – anche su molte altre bocche…



01/10/2017 19:08 Sara
A meno pare che i suoi commenti siamo al 90% schermaglie contro gli altri, ha sempre questo stile lancia in resta più o meno come Maria anche se per motivi opposti. A me che battagliate tra voi ci sta però ogni tanto ci si stanca uguale, come riportava qualcuno giu sotto, di queste continue scaramucce, sull'immigrazione le parole di Francesco sono quelle dei suoi predecessori e questo dovrebbero pacificare entrambi i contendenti se avessero voglia di pacificarsi.
Per il resto esiste il libero arbitrio ognuno renderà conto alla propria coscienza.
Buona domenica.



01/10/2017 07:55 Pietro Buttiglione
Sara:
Un cristiano dovrebbe battagliare in primis con se stesso( cfr: combattimento spirituale ).
Questo significava il passo di Paolo da lei citato. Battaglia per conservare la PROPRIA Fede.
Passo che lei citava a me che rifiutavo di fare BATTAGLIE contro gli altri.
Ma spesso lei risponde cambiando il tema dell'altro. Operazione retorica e deleteria x la discussione in atto che così deraglia in discussioni da bar.
Così non si riesce più ad approfondire:discernere l'argomento, l'unica cosa x cui sono qui, nn certo x battagliare. Io esprimo tesi ed argomenti al solo fine che vengano smentiti con argomenti che imo non sono link sul web, ma quello che pensi TU. La TUA esperienza.Maturata. Di link sono piene le fosse. Full 🛑



30/09/2017 23:11 Yolanda
Maria sei una perfetta sintesi ,per quel che scrivi, del peggio sul tema. Non è commentabile.Dici di sapere quel che Gesù non vuole. Ma di quel che dice e chiede non una parola. Come mai?


30/09/2017 18:43 Sara
Pietro se non le piace battagliare con gli altri non lo faccia no? E' semplice.
In ogni caso si, a volte il termine battaglia può avere un significato positivo, si può combattere contro la pena di morte, contro l'inquinamento o la
Povertà, sono immagini ampiamente usate nel linguaggio comune non solo religioso. Credo vogliano indicare che non si può essere sempre equidistanti e che a volte sia necessario prendere posizione contro fenomeni negativi.



30/09/2017 15:46 Maria
Non si puo'semplificare e ridurre a slogan bupnisti un problema ENORME come quello della immigrazione clandestina.Dietro l'immigrazione illegale ci sono interessi enormi che fruttano piu'soldi del.narcotraffico.
Non.possiamo essere gli utili idioti che tengono il gioco ai trafficanti di esseri umani.
Se e'giusto accogliere profughi in fuga da guerre,magari con canali umanitari, se e'giustissimo integrare migranti regolari che vengono in Italia per lavorare (filippini, sudamericani,polacchi ,ecc) non si vede che senso abbia "aprire le porte"a numeri insostenibili di migranti senza documenti, tutti maschi fra i 18 e i 30 anni, che vengono da zone dove non ci sono guerre (Marocco, Tunisia. EGITTO)che vengono senza saper bene poi cosa fare (oppure facendo gli spacciatori di droga)
Tutto questo ancor prima di non aver senso cristiano non ha senso comune.Nessuno stato puo'obbligare per legge i propri cittadini a "aprire le porte"a fuorilegge, clandestini, accattoni, spacciatori, radicali islamici, avventurieri, ragazzotti in cerca di fortuna.
Se Beretta e Yolanda vogliono, personalmente, per spirito di sacrificio e di penitenza, ospitare in casa propria tre o quattro marocchini nullafacenti, facciano pure.Ma non si puo'obbligare gli altri a scelte demenziali e assurde spacciandole per "cristiane"Cristo non ci chiede di essere dei masochisti, degli autodistruttori della propria civilta', dei "sottomessi" dei vili e degli sciocchi.Persino Brigitte Bardot ha chiesto per lettera al papa perche'mai invece di difendere i cristiani in medio oriente favorisce l'invasione islamica del',Europa.
Non c'e'nessun DOGMA che imponga ad un cristiano di favorire, incentivare, promuoverela sostituzione etnica delle popolazioni europee con popolazioni nordafricane.

A Lepanto le flotte cristiane sconfissero i Turchi.Se no, Beretta e Yolanda sarebbero oggi sottoposti alla Sharia .



30/09/2017 15:03 PietroB
Oh,Sara Sara!! Ero stato ellittico x pudore! Mi citi Paolo a sostegno di dare battaglie contro gli altri ( cfr Fede cui rispondevo) quando Paolo invece parlava di se stesso e della SUA fede!! Che poi nella Bibbia si parli di battaglie... ma anche su Marte ci sono i fascisti, o??🤣


30/09/2017 11:43 Sara
Sa che c'è Pietro? C'è una lunga tradizione per cui il "combattimento" e' soprattutto con se' stessi, con i propri egoismi e con le proprie tentazioni lei e' il primo a parlare sempr contro gli altri.


30/09/2017 10:03 Yolanda
Leggo su Repubblica, questa mattina , tra le tante una buona notizia a proposito di migranti. A cura della Caritas di Benevento un borgo che rinasce grazie a loro. Se si vuole si può fare. Se si entra nell' ottica che sono una ricchezza e non una disgrazia tutto diventa possibile.Certo bisogna vedere ricchezza per chi,per chi vuole sfruttarli o per le comunità. Chi si sente ricco e non vuole rinunciare ai suoi privilegi non è pensabile. Facile allora nascondersi dietro discorsi inutili o dietro alle difficoltà,reali, di situazioni create dalla mancanza di lungimiranza,interessi malavitosi,polveroni politici,mancanza di fede autentica o di cuore aperto .


30/09/2017 09:55 PietroB
X favore nn facciamo fake sulla Parola!!
Di QUALE battaglia parli Paolo fa "fede"
And is enough
PS secondo invio, raddolcito🤒



30/09/2017 03:48 Ale.
L'attuale fenomeno migratorio è estremamente complesso e né un breve discorso né una lettera possono essere esaustivi su come affrontarlo.
Il Papa stesso evidenzia ora un aspetto, ora un altro assai diverso.
Se più spesso afferma che bisogna accogliere tutti i migranti "a braccia aperte" (rafforzando il concetto con il gesto) e sottolinea il fatto che lui stesso, o meglio la sua famiglia, è stata migrante, in altri contesti afferma invece che l'accoglienza va fatta "nei limiti delle possibilità del paese ospitante" (parole ripetute pochi giorni fa anche da mons. Parolin). In pratica la quadratura del cerchio.

Come si quantificano queste "possibilità"? Se i flussi fossero programmabili, come lo erano quelli dei nostri avi verso i Paesi europei, non esisterebbe il problema. Ma vediamo che non lo sono. E per coloro che giungono "in sovrannumero", cosa dovremmo fare secondo questa teoria? Ributtarli a mare? Ovviamente no.
Però è evidente che centinaia di migliaia di derelitti sbarcati in pochi anni pongono seri problemi: abitativi (mancano le case di edilizia popolare e non possono restare nei centri di accoglienza a tempo indeterminato), di lavoro (e senza un reddito spesso delinquono per procurarsi denaro), di convivenza (spesso le loro "abitudini" differiscono molto dalle nostre, inoltre la densità abitativa italiana non è certo rarefatta) ecc.ecc.

Sono problemi molto concreti, e tutta la buona volontà di cristiana accoglienza non può essere risolutiva.
Dispiace che questi aspetti non vengano minimamente accennati ma ci si limiti a considerazioni superficiali o ad esortazioni "buoniste" dirette ai soli ospitanti, pur affermando che "si percepisce il disagio ecc.ecc.".
Sarebbe auspicabile venisse precisato il concetto di "possibilità", ad esempio in riferimento alla densità di popolazione o alle opportunità di lavoro, esortando all'accoglienza quei Paesi con maggiori "possibilità" (uno a caso, l'Argentina, con scarsa densità e ampi spazi oggi come ieri in cui potersi inserire per ricominciare una vita) o magari dando il buon esempio con l'accogliere un certo numero di migranti dal mare all'interno dei deserti palazzi della CDV, dove lo spazio e il cibo certo non mancano.

Tre anni fa, in ossequio allo slogan papale "una famiglia in ogni parrocchia", il mio vecchio parroco ristrutturò a proprie spese un piccolo appartamento e diede la propria disponibilità tramite Caritas. Famiglie da ospitare non ce n'erano, quindi vennero ospitati e seguiti con la collaborazione dei parrocchiani alcuni ragazzi africani (tutti musulmani) che avevano terminato il tempo concesso nella struttura di prima accoglienza. E' stato un periodo bello, di reciproco scambio, ma sono rimasti un anno e poi hanno dovuto andarsene, senza risultati concreti per la loro vita. Ne sono poi arrivati altri: un altro anno, e la storia si è ripetuta. Adesso il nuovo parroco è piuttosto restio a ripetere l'esperienza.
Queste reali problematiche non possono essere ignorate o taciute da chi sempre propugna l'accoglienza. I tempi passati non sono paragonabili all'oggi. Se davvero vi è convinzione nell'evocare un limite "secondo possibilità", allora sarebbe auspicabile che questo concetto venisse precisato ed esternato insieme con gli altri. Risulterebbe tutto più credibile, vedendo che anche le difficoltà sono tenute e fatte presenti.



29/09/2017 20:58 Alberto Farina
Evidentemente Papa Bergoglio ha chiesto la tessera del PD... vuoi dire questo Federico Benedetti?
Visto che sei ossessionato dalla politica e della fede nonsembra ti importi molto...



29/09/2017 18:15 Sara
"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede."




Non è così estraneo alla Parola il linguaggio battagliero. (un pacifista convinto come Erasmo parlava del cristiano come del miles Christi).



29/09/2017 17:55 PietroB
Ci sono tante altre battaglie da combattere...(*) Verissimo.. provo ad elencarne qualcuna:
- È giusto il 20/80% ???
- E che popolazioni intere vengano ridotte in miseria defraudandole da secoli delle loro ricchezze??
- E che il ricco riesca a vivere fino magari a 120 anni, magari con trafusioni settimanali di sangue di poveri giovani??? E che in tutto il mondo il povero invece sia esposto a tante malattie senza protezione alcuna??
- E che noi ci terrorizziamo per due casi di malaria quando in AFrica...è giusto?
- È giusto che si facciano ricerche ibridando geni tra umani e animali?
- È giusto che si sviluppino robot "guerrieri" E che la guerra occidentale si traduca in una distruzione di massa , da Dresda fino a Raqqa??
- È giusto che nella culturalissima ed evolutissima USA si venda un figlio "à la carte", come lo vuoi tu, a 10.000$??
E la lista sarebbe lunghissima, di battaglie che non combattiamo..😂

(*) Ma davvero il cristiano deve COMBATTERE BATTAGLIE?
Io ero fermo al nemico IN non OUT.... almeno! Leggendo la Parola....



29/09/2017 14:06 Federico
Il problema (e la novità) è che ormai si parla sempre e solo dei migranti.
Si sono abbandaonate altre battaglie, altrettanto importanti e ancora attuali, che avrebbero offerto uan visione più completa del cattolicesimo. Parlare solo di accoglienza e di migranti sta impoverendo il messaggio della Chiesa e sta generando reazioni.
Capisco l'entusiasmo dei c.d. "progressisti", ma si cerchi di andare oltre.



29/09/2017 12:10 Alberto Hermanin
"Nella storia della Chiesa - ha detto ancora Bergoglio - non sono mancate tentazioni di esclusivismo e arroccamento culturale, ma lo Spirito Santo ci ha sempre aiutato a superarle... Lo Spirito, ne sono sicuro, ci aiuta anche oggi".
Che bello, concordo con tutto, bravo il Santo Padre: anche a ricordare che pure nel passato le tentazioni di esclusivismo e arroccamento, pur presenti, sono state superate con l'aiuto dello Spirito. Insomma non è che da Costantino a "Bergoglio" ci sia un buco nero di infamia o giù di lì, come troppo spesso scioccamente si scrive e purtroppo si legge. Nel merito, nulla da aggiungere o da chiosare.
Una preghiera "tecnica": non che sia importante, ma almeno noi che ci diciamo cattolici potremmo chiamare il papa con il nome che si è scelto? Certo, non è che sia decisivo...



29/09/2017 10:10 Sara
L'anno scorso avevo segnalato il libro del domenicano Claudio Monge che ricostruisce la lunga e radicata cultura dell'ospitalità (per i cristiani un dovere normato anche da vari concili) nelle culture abramitiche.
Si vi capita è davvero molto interessante.

http://www.oasiscenter.eu/it/recensioni/2013/12/18/stranieri-con-dio-l-ospitalit%C3%A0-nelle-tradizioni-dei-tre-monoteismi-abramitici



29/09/2017 10:06 Sara
"Per la seconda volta dall’inizio del Suo ministero sulla Cattedra di Pietro, il Santo Padre desidera farsi presente alle celebrazioni della “Giornata del Migrante”, indette in ogni parte del mondo dalle Conferenze Episcopali, allo scopo di richiamare l’attenzione delle Comunità locali di fronte alle necessità dei fratelli emigranti. Si tratta – come confermano la storia antica e contemporanea – di un fenomeno permanente il quale, nelle varie forme che assume, non può lasciare indifferenti i cristiani, che nei propri simili debbono sempre ravvisare quel “ superiore valore ” di essere, tutti, viva immagine di Dio.

È così che dalla proclamazione della grandezza e della dignità dell’uomo, di ogni singolo uomo, creatura di Dio, destinatario dell’amore redentivo del Cristo, fratello per gli altri uomini, deriva, come logica conseguenza, la doverosa sollecitudine della Chiesa e di tutti i suoi membri verso le migliaia di fratelli coinvolti, per libera scelta, ma più spesso per dolorose contingenze, nella vicenda del migrare.

È noto che la Chiesa ha da tempo avviato una tradizione peculiare in questo delicato settore. Per parlare soltanto delle migrazioni moderne, è da ricordare che, durante il primo conflitto mondiale, Papa Benedetto XV dispose particolari iniziative e nominò in Italia un Ordinario per i profughi. Pio XI mostrò speciale sensibilità per i numerosi esuli russi e per tutti gli emigranti di rito slavo, ed incoraggiò l’Episcopato polacco ad accogliere e ad assistere i profughi dell’Europa orientale, a qualunque regione o religione appartenessero. E chi non ricorda la grande pagina scritta da Pio XII con l’imponente organizzazione di soccorso spirituale e materiale, di cui hanno beneficiato uomini di ogni origine etnica, nei drammatici esodi provocati dall’ultimo conflitto? Ella stessa, Signor Cardinale, inaugurando nel febbraio scorso il Congresso Mondiale della pastorale dell’emigrazione, ha giustamente rammentato l’assidua opera di Paolo VI a sostegno dei diritti dei migranti, più toccati dal bisogno.

Quest’anno, purtroppo, un evento di particolare gravità in tale settore si è imposto alla considerazione del mondo intero: quello della vasta e forzata emigrazione, tuttora in atto, nel Sud-Est asiatico; cosicché nella circostanza della predetta Giornata, è naturale che il Sommo Pontefice rivolga ad esso le maggiori sollecitudini. Anche se esodi forzati si sono verificati quasi in ogni epoca, il tragico fenomeno che sta dinanzi ai nostri occhi presenta dimensioni veramente preoccupanti e comporta un pesantissimo carico di sofferenze umane, di portata e di conseguenze incalcolabili. Già durante questo primo anno di pontificato, il Santo Padre Giovanni Paolo II è intervenuto con insistenza sul drammatico problema, richiamando con sollecita premura la solidarietà dell’opinione pubblica, dei Governi e degli Organismi Internazionali, ma soprattutto delle Comunità Cattoliche e dei loro Pastori."


Giovanni Paolo II 1979


Il pontificio consiglio dei migranti è stato fondato da Paolo VI con il motu proprio APOSTOLICAE CARITATIS nel 1970 (Sollecitata dalla carità apostolica, la Madre Chiesa Cattolica ha costantemente rivolto attente cure e sollecitudini perché ai suoi figli siano procurati quei sussidi, specie di ordine spirituale, che le particolari condizioni di persona, di ambiente e di tempo richiedono.

Ora il campo, a cui si estende la sua provvida sollecitudine, si è allargato al massimo nella nostra età, nella quale, grazie al mirabile sviluppo della tecnologia, sono diventati molto facili i viaggi di qualsiasi genere e si sono straordinariamente intensificati i reciproci rapporti tra cittadini e nazioni, ed i contatti tra gli uomini. Proprio per questo l'azione pastorale dev'essere rivolta non soltanto a coloro che vivono entro i limiti ben definiti delle parrocchie, delle associazioni e di altri istituti similari, ma anche a coloro che di propria scelta o per qualche necessità lasciano i loro luoghi di residenza. Bisogna inoltre esaminare da un punto di vista scientifico, stabilendo anche opportune intese, quali siano le cause di tale fenomeno e le loro conseguenze, per vedere poi come questi uomini, che si spostano e si muovono, possano essere aiutati nel loro progresso umano e religioso, e da quali pericoli debbano essere difesi. La Chiesa pertanto ha il dovere di suscitare, promuovere e coordinare strettamente le iniziative opportune per recare ad essi, nei limiti del possibile, il suo aiuto, ma ha nel contempo il dovere di manifestare il suo pensiero circa le questioni sociali, economiche, culturali e simili, che sono di solito all'origine del movimento migratorio)



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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