Perché anche tanti cattolici contro lo ius soli?
di Paola Springhetti | 27 settembre 2017
Abbiamo bisogno tutti di reimparare a leggere la realtà basandoci un po' di più sui dati e sui fatti e un po' meno sulle percezioni

 

Anche il cardinale Gualtiero Bassetti, durante la sua prima prolusione nell'assemblea permanente dei vescovi italiani, ha ricordato che l'accoglienza e l'integrazione dei migranti passano «anche attraverso il riconoscimento di una nuova cittadinanza». Su queste posizioni si è schierato gran parte del mondo cattolico più attivo e solidale, dopo che nei mesi scorsi la discussione sulla nuova legge è stata cancellata dal calendario del Senato.

In giugno monsignor Angelo Becciu aveva dichiarato: «vorremmo che si riconoscesse la dignità delle persone che arrivano nel nostro Paese e quindi, a chi nasce qui in Italia, venga riconosciuta la cittadinanza». In agosto papa Francesco ha ribadito che «nel rispetto del diritto universale a una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita»

E monsignor Francesco Montenegro, presidente della Caritas: «Non possiamo dire a bambini nati in questa terra, cresciuti accanto ai nostro ragazzi, che hanno studiato con loro e che forse non conoscono nemmeno più la lingua natia dei loro genitori, che non possono essere italiani. Se lo dovessero fare coi nostri italiani all'estero ci ribelleremmo».

E poi Fondazione Migrantes, Centro Astalli, Sant'Egidio, Acli, Azione Cattolica, Cisl, Sermig, e un lungo elenco di associazioni grandi e piccole, movimenti, parrocchie, ordini religiosi, riviste e media cattolici, con capofila "Avvenire".

Eppure, la maggior parte dell'opinione pubblica - e tra questi anche molti cattolici - rimane visceralmente contraria. Perché?

Credo che, ancora una volta, pregiudizi e bufale facciano la parte del leone nell'informazione su questo tema. Non ci si informa e non si discute nel merito della legge, ma di astratti principi che, alla fin fine, coincidono con i pregiudizi, alimentati da forzepolitiche senza scrupoli, che sull'ignoranza basano il proprio consenso.

La legge, che è stata approvata alla Camera alla fine del 2015, e che da allora è ferma, introduce due criteri in base ai quali è possibile ottenere la cittadinanza: quello dello ius soli e quello dello ius culture.

Quando si dice ius soli, però, scatta un rifiuto immediato basato su un'idea sbagliata: che, cioè, chiunque nascerà in Italia avrà automaticamente la cittadinanza. Falso: quello proposto dalla legge è uno ius soli temperato - anzi molto temperato - in modo analogo a quanto avviene negli altri Paesi europei: un bambino nato in Italia diventa italiano a condizione che almeno uno dei due genitori sia regolarmente soggiornante in Italia da almeno 5 anni. Inoltre, se il genitore in questione non proviene dall'Unione Europea, sono necessarie altre tre condizioni: deve avere un reddito non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale; deve disporre di un alloggio idoneo; deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.

Lo ius culturae, invece, prevede che possano chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni, purché abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie). I ragazzi nati all'estero, che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni, devono aspettare di aver abitato in Italia per almeno sei anni e di avere superato un ciclo scolastico.

Si tratta, secondo la Fondazione Moressa, di circa 800mila ragazzi: ragazzi che i nostri medici hanno curato, che i nostri insegnanti hanno educato, i nostri oratori hanno accolto... Negli anni successivi, poi, otterrebbero la cittadinanza 60mila nuovi italiani l'anno. Una cifra certo non spaventosa, e comunque non sufficiente a contrastare il calo delle nascite: secondo l'Istat la popolazione calerà di 2,1 milioni di residenti nel 2045 e di 7 milioni nel 2065.

È quindi falso anche che, grazie a questa legge, il nostro paese verrebbe invaso da cittadini islamici. Ma su questo punto le percezioni sono distorte rispetto alla realtà: secondo il sondaggio IPSOS MORI 2016, gli italiani sono convinti che ormai il 30% della popolazione sia costituito da immigrati (mentre sono l'8%) e il 20% da musulmani (mentre sono tra il 3 e il 4%). Inoltre, sempre secondo la Fondazione Moressa, fra i nuovi italiani due su tre saranno cristiani. Purtroppo, però, è sule percezioni, e non sui fatti, che ormai si fondano le scelte, anche quelle politiche.

Quella sulla cittadinanza è quindi una battaglia da portare avanti nel merito, perché si tratta di una legge che riconosce i diritti dei nuovi italiani facilitandone la definitiva integrazione, senza sconvolgere il Paese. Ma è anche una battaglia da portare avanti su un piano più generale, quello culturale: perché abbiamo bisogno tutti di reimparare a leggere la realtà basandoci un po' di più sui dati e sui fatti e un po' meno sulle percezioni. Con un po' più di ragionevolezza e un po' meno pancia.

 

 

 

30/09/2017 11:46 Sara
Concordo Dario, servirebbe un ecumenismo intracattolico.


29/09/2017 13:18 Dario Busolini

Che pena, però, tutte queste polemiche e questi scambi di pregiudizi, questa incapacità di fare cultura da cattolici dialogando davvero ed entrando nel merito dei problemi senza chiudere subito la bocca dell'interlocutore con accuse di eresia, di razzismo, di servitù all'uno o all'altro schieramento politico od ecclesiale... Come potremo mai integrare gli stranieri se non siamo nemmeno capaci di integrazione tra di noi? Se abbiamo così tanta paura non solo di chi ha una pelle o una religione diversa, ma perfino del nostro vicino di banco in chiesa? Eppure il Vangelo ci insegna a cercare di comprendere ed andare sempre incontro al prossimo, che sia il migrante o che sia quello - pensate al fratello del figliol prodigo - che teme di essere vittima di ingiustizie per l'arrivo del primo.




28/09/2017 20:52 Mauro Antonio Calo'
" mi domando cosa resterà del cattolicesimo dopo tutti questi anni " . Se si riferisce agli ultimi 4 anni vedo un grande risveglio spirituale inimmaginabile in precedenza. Vedo e tocco con mano un ritorno all' essenziale, al Vangelo, la buona notizia che siamo tutti, credenti o no, figli di Dio, amati da Lui.


28/09/2017 13:10 MARIANGELA
Sempre più nuovi cittadini italiani
Prosegue la crescita dei nuovi cittadini italiani, nel 2016 sono più di 200 mila, 40 ogni mille stranieri, con un incremento rispetto al 2015 di 13 punti percentuali. Nel conteggio sono comprese le acquisizioni e i riconoscimenti della cittadinanza per matrimonio, naturalizzazione, trasmissione automatica al minore convivente da parte del genitore straniero divenuto cittadino italiano, per elezione da parte dei 18enni nati in Italia e regolarmente residenti ininterrottamente dalla nascita, per ius sanguinis10 . Tra i nuovi cittadini italiani si registra un sostanziale equilibrio tra i generi, caratterizzato però da una maggior incidenza maschile nelle regioni del Nord, femminile in quelle del Centro e del Mezzogiorno. Si tratta per lo più di persone appartenenti a collettività di antico insediamento in Italia che, nel tempo, hanno maturato i requisiti relativi alla residenza continuativa previsti dall’ordinamento italiano per essere naturalizzati11 . Le prime analisi sulla distribuzione per età e cittadinanza di origine (dati provvisori), evidenziano che più del 18% di quanti hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2016 ha come cittadinanza di origine quella albanese, il 17,2% quella marocchina e il 6,4% quella rumena. Per le prime due collettività l’incidenza delle acquisizioni di cittadinanza rispetto allo stock di residenti in Italia all’inizio del 2016 risulta particolarmente elevata (oltre l’8%), mentre corrisponde all’1,1% per i cittadini rumeni i quali, verosimilmente, hanno meno interesse ad acquisire la cittadinanza italiana in quanto originari di un paese membro dell’Unione europea. Fra le altre collettività che nel 2016 hanno fatto registrare un numero consistente di acquisizioni della cittadinanza italiana sono da segnalare quella indiana (4,7% del totale delle acquisizioni del 2016) e la bengalese (4,1%), entrambe con oltre sei nuovi cittadini italiani ogni cento residenti, quelle provenienti da Pakistan (3,8%) e Brasile (3,7%), con circa sette nuovi cittadini italiani ogni cento residenti delle stessa nazionalità la prima, oltre sedici la seconda.
I dati statistici vanno letti beni, non gestiti per i propri comodi.
Davide guarda che i ragazzi nati in Italia non riescono a prendere la cittadinanza facilmente, e rischiano arrivati a 18 anni a diventare clandestini.
Una mia conoscente arrivata nel 1990 dall’Etiopia solo due anni fa è riuscita ad avere la cittadinanza italiana
E sua figlia nata in Italia da padre italiano che non l’ha riconosciuta è diventata italiana dopo che la mamma aveva ottenuto la cittadinanza. Età 13 anni.



28/09/2017 08:58 Davide
Giusto discutere nel merito, quindi diamo i numeri di nuove cittadinanze con la legge attuale:
"29mila nel 2005, 66mila nel 2010, 178mila nel 2015. Sulla scia di tale progressione, nel 2016 si stimano 205mila acquisizioni, segno che il Paese si trova a gestire una fase matura dell’immigrazione. Il 38% delle acquisizioni
sono ottenute da individui minorenni e il 50% da individui con meno di 30 anni di età. Si tratta di un
numero non trascurabile di giovani per i quali in molti casi il cambio di cittadinanza avviene senza
che gli interessati abbiano mai vissuto alcuna esperienza migratoria." (https://www.istat.it/it/files/2017/03/Statistica-report-Indicatori-demografici_2016.pdf)
Siamo il paese europeo nel quale ci sono in assoluto il maggior numero di acquisizioni di cittadinanza, mi sembra legittimo discutere se incrementarlo ulteriormente con la nuova legge in discussione.
Inoltre le parole di papa Francesco come al solito strumentalizzate si riferiscono agli apolidi e non alla maggioranza che già gode della cittadinanza acquisita dai propri genitori.
Non trovo ragioni di fede o di ragione perché un cattolico debba necessariamente fare propria la "battaglia" per lo ius soli.



28/09/2017 08:39 Federico Benedetti
Il punto è che si sta enfatizzando troppo, per scopi di propaganda elettorale del PD, una legge che non è ne' "un diritto sacrosanto" ne' di "civiltà". La legge attualmente vigente non è una legge ingiusta e razzista: consente a centinaia di migliaia di ragazzi ogni anno di diventare comunque cittadini italiani e garantisce a tutti i diritti di civiltà (istruzione, cure mediche, accesso agli alloggi pubblici e sostegno alla povertà).
Ridimensioniamo la discussione. I vescovi e il papa fanno bene a incoraggiare il massimo dell'accoglienza, ma estendere la cittadinanza italiana è una questione politica e diversa. Diversa sia dall'integrazione (che non è scontata in ogni caso) che dall'accoglienza.
Inviterei i cattolici a evitare di drammatizzare questa proposta politica e di ritrovare slancio ed interesse per altri temi, che sembrano dimenticati (casualmente in sintonia con i programmi del PD): matrimonio tra omosessuali e adozione per le coppie gay, utero in affitto, divorzio breve, pillole abortive... Si recuperi un impegno civile a 360 gradi, su tutti i temi approfonditi dalla dottrina sociale della Chiesa, altrimenti quella per i migranti sembra solo un'ossessione funzionale ad una certa parte politica (dalla quale è lecito dissentire!).



27/09/2017 21:30 Federico
Ma certo: chi non è d'accordo con le proposte del PD è un razzista! L'unica cosa che conta è accogliere i migranti.
Mi domando cosa resterà del cattolicesimo dopo la cura di questi anni...



27/09/2017 18:10 Alberto Hermanin
Immaginavo che qualche acuto pensatore avrebbe tratto dalla mia citazione dell'aborto l'intelligente equazione secondo la quale io e altri saremmo contrari allo ius soli perchè prima bisognerebbe proibire l'aborto. Ma chi l'ha mai detta codesta corbelleria?
Io mi vergogno di molte cose, note al mio confessore. Beato chi non ha questi problemi. Detto ciò, non per "paura" ma per prudenza affermo che la legge concreta si può migliorare; questo non è negazione del principio ma solo un po' di realismo. Di cui almeno in politica c'è sempre un gran bisogno.



27/09/2017 17:15 Pietro Buttiglione
Poche idee anzi nessun argomento ( illuminante "scelta legittima"!🙃) ... forse val la pena di ricordare che parliamo di circa l'1"' ( UNPERMILLE ) della popolazione, Persone che hanno studiato a fianco dei nostri figli, indistinguibili se nn magari x il COLORE della loro pelle, Persone che lavorando sosterranno la ns vecchiaia con i loro contributi... ( cfr Boeri) a qs punto davvero mi chiedo se si tratti davvero di razzismo o mera ignoranza👹🤡


27/09/2017 17:02 Sara
L'articolo diceva : quanto e' brutto vedere cattolici contrari allo ius soli, anche a me fa brutto, sono consapevole però che le stesse forze politiche che lottano per lo ius soli (che io stessa ho votato tra l'altro) sostengono altre idee che per un cattolico sono brutte uguale. Anche qua l'anno scorso sulleunioni era tutto un elogio alla testimonianza il più solenziosa possibile, guai se si parlava guai se si votava zitti per laicità, ecc. oggi ci si muove diversamente.
Poi uno sceglie uguale ma è doloroso, perché da una parte e dall'altra devi scendere a compromessi.



27/09/2017 14:51 Mauro Antonio Calo'
Poi non capisco questa contrapposizione tra stranieri e aborto. Dato che in Italia c'è una legge che permette l'aborto non possono diventare cittadini italiani i figli degli immigrati? A omicidio/ rifiuto del neonato dobbiamo affiancare il rifiuto dei figli degli stranieri? Dobbiamo sommare ingiustizia a ingiustizia? Non funziona così nella logica del Vangelo. Non possiamo far pagare il nostro egoismo ( uccidere i nostri figli) con un altro egoismo: rifiutare la cittadinanza ai figli degli immigrati.


27/09/2017 13:39 Mauro Antonio Calo'
Cristiani cattolici. Amanti di Gesù Cristo morto in croce. Amanti di tutti i prossimi del mondo come di se stessi. Hanno paura di ragazzi nati e/o cresciuti a fianco dei loro figli. Ma vergognatevi una buona volta . Ditelo alto e forte. Che non credete a nostro Signore Gesù Cristo. Che siete razzisti. Vi manca la onestà intellettuale di ammetterlo. Siate coerenti . Dite che odiate tutti perché odiate voi stessi nel profondo del vostro cuore. Il Signore apprezzerà sicuramente la vostra onestà più che la vostra ipocrisia. Fatevi toccare dall'amore di Dio, vogliatevi più bene e forse amerete anche il prossimo. Non abbiate paura e non fatevi tentare dalle sirene di questo mondo. L'amore di Dio abbraccia tutti, ama anche voi Nostro Signore. Aprite le braccia a Dio che viene con,la faccia e i corpi dei poveri della terra


27/09/2017 13:13 Francesca Vittoria
Si vuole dimostrare sensibilità di cuore , civiltà e rispetto dei diritti umani il voler riconoscere il diritto di patria ai bambini nati nel Paese da genitori stranieri , e però si pensa di essere credibili ai sentimenti del cuore , quando si ha il coraggio inumano , esiste il diritto riconosciuto per legge , del sopprimere una vita nascente dimostrando pertanto di fare torto a un proprio cittadino non riconoscendo diritto a sua volta il medesimo diritto di vivere . Si riconosce e si dimostra premura e sentimenti di umana solidarietà per i nati dai migranti e poi nei nostri ospedali esistono reparti per sopprimere la vita ai non ancora nati!Ma tanto diritto per legge riconosciuto è veramente in contrasto con il paternalismo che oggi si pretende inalberare, alla civiltà di cui farsi promotori! Se si vuole essere credibili si dovrebbe essere e dimostrare proprio a uno straniero che si è coerenti per ispirare fiducia; o si tutela la vita di ogni bambino o non è credibile tanto generosa offerta di voler riconoscimento e integrazione. Ma piuttosto per altre ragioni come il calo demografico. Chi lascia il proprio paese non desidera affatto rinunciare alla propria identità e civile e religiosa e si trova qui soltanto per ragioni di sopravvivenza magari, economiche o altro e quindi sembra che mantenere due passaporti sia una scelta per il migrante di rimandare la decisione una volta adulto di scegliere in quale dei due sentirsi se stesso, Questo mi sembra essere la cosa su cui meditare con pieno rispetto della sua personalità e il diritto a libertà . Un emigrante non per la necessità che l’hanno costretto a lasciare il proprio habitat è detto provi gratitudine, abbia simpatia ad accettare leggi che non sono sue, il sentirsi magari anche tollerato e però costretto dalle sole necessità ad accettare l’offerta del paese di residenza, ognuno ha il suo orgoglio di appartenenza originaria. Non si dimentica facilmente le proprie origini, queste restano nel cuore. Tanti sono gli emigranti anche Italiani , che non sono diventati americani, che hanno desiderato una volta economicamente risolta la povertà, tornare, è accaduto e ancora accade. Si spera che la Comunità Europea una voltA ristabilita in armonia, progetti l’aiutare quei paesi dai quali i migranti provengono dando loro la dignità e i mezzi di provvedere alle necessità dei loro popoli non solo ma anche soprattutto collaborando e persuadendo alla cessazione dei conflitti interni e poiché quei Paesi hanno già sofferto la colonizzazione non rinnovarla in altro modo . <
Francesca Vittoria



27/09/2017 12:13 Federico Benedetti
Sono cattolico praticanete, ascolto la gerarchia, ma sono e resto contrario alla legge del PD sullo ius soli. Fortemente contrario e per molte diverse ragioni.
Detto questo, mi spiace che dall'agenda dei nostri pastori, che rispetto, siano scomparsi i valori non negoziabili e sia presente sempre e solo il tema dell'accoglienza ai migranti. Mi spiace perchè mi sembra una posizione culturale inadeguata ai tempi che stiamo vivendo e limitata, una testimonianza insufficiente, un'omissione imperdonabile.

Sembra quasi che la CEI e Avvenire siano schierati apertamente con una parte politica, appiattendosi ad una sola prospettiva e rinunciando a tante battaglie necessarie. In se' la scelta (che, ripeto, non capisco e non condivido) è anche magari legittima ma, in quanto tale, non può raccogliere il consenso di tutti i cittadini, a cominciare dai cattolici.
Insomma, se si compie una scelta di parte e discutibile, non ci si stupisca poi di tanti dissensi e della divisione che inevitabilmente viene alimentata all'interno della comunità cattolica.



27/09/2017 12:06 Sara
Ecco io avrei fatto il contrario: niente ius soli ma niente accordi con la Libia.
Però è la strada della politica di oggi: faccio una cosa di destra (ad esempio elimino l'articolo 18) è la compenso con una riverniciature di sinistra (le unioni civili).

Concordo sull'ultima parte Alberto? Personalmente rimango malissimo quando vedo i cattolici sbandare sia sull'immigrazione sia sui temi etici. Non ci posso fare nulla però.



27/09/2017 10:58 Paola Springhetti
Sara, Minniti ha fatto passare regole più rigide sull'accoglienza dei migranti nel momento in cui arrivano in Italia. Ma non è contrario, che io sappia, allo ius soli, che non riguarda chi è appena arrivato. Le due cose non sono incompatibili: governare i flussi e facilitare l'integrazione.
Detto questo, a me i decreti Minniti non piacciono, ma questa è un'altra storia.



27/09/2017 10:54 Alberto Hermanin
Condivido l'osservazione di Sara relativa al mancato uso dei questionari a casa per modificare il catechismo in base al sentire comune. Si vede che stavolta le gerarchie non vnno a caccia di appoggi ma tirano diritto. A me sta bene così, ma certo che la differenza stride.
Nel merito sono abbastanza daccordo con Paola Springhetti, però con una specifica: la legge è migliorabile, e discuterne laicamente mi sembra opportuno. Sul principio in sè nessun problema, ma esso può essere declinato in forme diverse (non mi addentro, non è questa la sede) auspicabilmente con un po' di sano realismo. Per esempio continuare a far finta che tutti gli immigrati siano uguli, a prescindere dalle diverse culture di partenza, sarà una bellissima affermazione di principio, ma non corrisponde alla realtà. Ovvio che non auspico nessun "ghetto", ma chiedo che si tenga conto di una realtà che purtroppo la cronaca quotidiana dei Paesi europei che hanno largheggiato con la concessine della cittadinanza ampiamente dimostra. Il tutto ripeto molto laicamente: proporre l'equazione "se sei cristiano devi volere lo ius soli" è valido sul piano dei principi generali, ma una legge è provvedimento concreto, che può e deve tener conto di molti fattori concreti.
Che poi ci siano molti cattolici che sono visceralmente contrari non solo a questa specifica legge, ma anche al principio, addolora anche me, ma non mi stupisce più di tanto. Non mi stupisce più di quanto mi stupisca che un cospicuo numero di cattolici reputino normale e anzi auspicabile che la legge dello stato consenta e anzi addirittura collabori alla soppressione di un individuo umano innocente com nel caso dell'aborto.
Ai nostri Pastori il compito non facile di guidare questo gregge un po' riottoso, vi pare?



27/09/2017 09:46 Sara
In ogni caso noto che in in questa circostanza non si mandano i questionari a casa per modificare il catechismo in base al sentire comune....(e giustamente direi)


27/09/2017 09:43 Sara
Io sono favorevole, nello stesso tempo credo sia una battaglia di bandiera che in questo clima infuocato può ritorcersi contro e portare nuovi voti alla lega. Tra parentesi anche i vescovi prima si battono per lo ius soli poi blindano Minniti invitato al cortile di Francesco (ex gentili) con tutti gli onori.
Bho faccio fatica a capire il senso.



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Paola Springhetti

Paola Springhetti, giornalista freelance. Dirige il bimestrale«Reti Solidali» e collabora con varie testate, tra cui «Il Sole 24 Ore» e «Segno». Insegna giornalismo alla Pontificia Università Salesiana. Il suo ultimo libro è "Donna fuori dallo spot" (ed. Ave 2014). 

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