ROBE DI RO.BE.
Se la Messa diventa solo elevazione
di Roberto Beretta | 14 settembre 2017
Sui rischi di un immaginario catechistico-pastorale per cui la Messa non "sta" né nell'annuncio della parola, né nella comunione, né nell'assemblea che si fa Chiesa, né nella santificazione della domenica come giorno del Signore, ma unicamente nella consacrazione

Per continuare il discorso a puntate sulla messa. Da esperienze varie - dirette e no - noto che tra alcuni (giovani) sacerdoti si diffonde una curiosa "moda": all'elevazione si fermano con l'ostia sollevata per lungo tempo, a volte addirittura oltre un minuto, e spesso la spingono più in alto possibile, in modo da restare essi stessi con gli occhi al cielo in atteggiamento "estatico".

Premetto: non voglio denigrare nessuno e nemmeno giudicare atteggiamenti; ma ogni gesto presuppone un'idea, una convinzione: e su questa m'interessa soffermarmi. Evidentemente questi (giovani) sacerdoti intendono dare al momento dell'elevazione un significato preponderante nel rito, proprio come succedeva in un recente passato: allorché i fedeli, pur non capendo quasi nulla delle parole latine e spesso praticando nel frattempo devozioni personali, erano richiamati all'attenzione dall'insistito suono della campanella proprio al momento della consacrazione.

Si tratta dunque di un ritorno a una concezione preconciliare della messa, secondo il noto movimento "a pendolo" della storia (perciò ho voluto sottolineare che si tratta di moda curiosamente diffusa tra celebranti giovani). Ma nemmeno questo è il punto centrale del discorso. Cui ci si avvicina semmai notando che:

a) i giovani preti in questione dovrebbero sapere che l'elevazione deve la sua enfasi al medioevo, quando si diffusero convinzioni superstiziose (del tipo: chi guarda l'ostia non morirà in quel giorno) e addirittura l'idea di una "comunione oculare" sostitutiva di quella manducatoria - aberrazione peraltro non dissimile dalla "comunione spirituale" oggi farisaicamente consigliata ai divorziati risposati...

b) secondo una corretta teologia liturgica, l'elevazione non è mai stata (nemmeno prima del Vaticano II!) il momento centrale della messa e renderlo tale significa perciò incentivare un'interpretazione per lo meno arbitraria del rito: ovvero il contrario di quel ritorno al rigore cultuale "tradizionale" che questi giovani sacerdoti sembrerebbero voler sostenere.

Ma a mio parere la maggiore verità silenziosamente rivelata da un'esagerata ostensione dell'ostia è che purtroppo la messa non è affatto considerata né un sacrificio né una cena (secondo la nota dicotomia ideologica che sembra disputarsi le preferenze delle diverse "tifoserie" teologiche), ma è semplicemente il mezzo per compiere la presenza reale di Cristo nel pane.

Il secolare retaggio controriformistico di lotta anti-protestante ha cioè tuttora un potente influsso distorsivo sulla concezione della messa: per il nostro immaginario catechistico-pastorale, essa non "sta" infatti nell'annuncio della parola, né nella comunione, né nell'assemblea che si fa Chiesa, né nelle preghiere elevate in quanto comunità, né nella santificazione della domenica come giorno del Signore, ma "sta" unicamente nella consacrazione e nella successiva elevazione. L'eucaristia ("rendimento di grazie", ringraziamento) viene così abbassata a puro strumento in funzione del culto della presenza reale. Si tratta - sempre secondo me - di una grave riduzione, le cui conseguenze sono pesantissime in numerose direzioni.

 

18/09/2017 02:04 Francesca Vittoria
Ci sono comportamenti di rito cui attenersi richiesti ai partecipanti e in eventi mondani , istituzionali, sociali e famigliari, ai quali viene data seria importanza, perché si tiene alla propria immagine pubblica ad essere all'altezza, a ben figurare, .Anche in chiesa si partecipa a un rito ma chi siamo lo sa soltanto la divinità nel cui tempio andiamo a ........? E ci troviamo. Credo che non vi sia persona che pur dicendo le stesse parole preghi, pensi, compia un gesto intenda e comprenda come un'altra compreso anche il celebrante, di ogni rango . Un gesto può essere dissimile anche dipendendo dalla sensibilità o motivi altri di chi lo compie , un sacerdote può tenere l'ostia eucaristica davanti a se perché gli anni non gli consentono di più, ma posso assicurare che tutta L'adorazione era piena e coinvolgente, senza alcun suono se non la Parola,! una cappella di montagna, stipata fin oltre la capienza, un prete di oltre 90 primavere che con intelligenza inalterata dal tempo e vivo spirito dava alla Parola quel calore di arrivare messaggio da accogliere. Del resto è tutto stato chiarito nelle sacre scritture e cioè " ogni volta che mangiate di questo pane e bevete al calice voi annunciate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque mangia il pane o beva al calice del Signore in modo indegno sarà colpevole verso il corpo è il sangue del Signire.Ciascuno dunque esamini se stesso e poi mangi del pane e beva del calice, perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore mangia e beve la propria condanna. .....Mi sembra tutto molto chiaro ...
Francesca Vittoria



15/09/2017 16:42 Alberto Hermanin
Concordo con Federico: come del resto conferma in parte anche l'altro contributo che leggo (Pietro B.)


15/09/2017 08:19 Pietro Buttiglione
Io non sparerei sulla centralità del Canone nella Messa e men che meno sul tempo di ostensione e magari di inginocchio ( cfr Padre Pio..).
Io sparo sulla sua riduzione a vero e proprio mantra in cui pronunci certe parole e avviene.. ( che strano.. le oarole fisse e il prete variabile, anche pedofilo👹🌚👿). Mi sovvengono le formule tipo "papè S.. aleppe!"..
Ancora una volta si irregimenta il nostro dio, il Dio della LIBERTÀ ASSOLUTA fino all'impossibile in "inc'lazzamenti" e automatismi francamente oggi ben poco credibili ma soprattutto ben poco SIGNIFICATIVI.
La vera donanda è: quanti in Chiesa percepiscono il miracolo, l'impossibile?
E poi: ma QUALE è il VERO miracolo? la transustanziazione forse? Ma non ci basta il "dove 2 o +..." o invece è proprio questo che manca?
Abbiamo davvero bisogno di recitare formule?!? Quando se solo avessimo coscienza della Sua presenza in mezzo a noi danzeremmo, canteremmo lodi, peana di grazie, inchini di sia fatta la Tua volontà, e gioia e letizia e oace e serenità tracinerebbe dai ns occhi, dai ns volti...
Mi chiedi: ma Tu, Gesù, Amire mio grande, COSA sei davvero venuto a fare in qs mondi? Forse a fare da primattore in QUESTE attuali Messe??



14/09/2017 12:58 Federico B.
Francamente a me sembra il contrario: molte celebrazioni eucaristiche vivono frettolosamente il momento della consacrazione e danno molto (troppo) spazio alle letture e ai canti. Per usare gli stessi termini di Beretta, noto piuttosto una "protestantizzazione" della messa.


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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