Comunione e «presenza reale»
di Roberto Beretta | 04 settembre 2017
La messa (come qualunque altro rito sacro) esprime «realtà» nel senso di verità originaria dell'essere, quello dell'uomo e quello di Dio

Il rito «è un atto reale, poiché è sacro». Torno a quest'affermazione di Eliade (per l'intellettuale rumeno «reale» significa «originale», relativo cioè all'essenza dell'uomo e del mondo, quella espressa ab origine e corrispondente dunque alla sua vera natura) in quanto permette di collegarsi alla riflessione con cui vorrei concludere questo breve ciclo sull'antropologia della messa: l'idea di comunione e di «presenza reale».

E' evidente anzitutto che la liturgia cattolica - in quanto cena o pasto comune - reca in sé una trasparente allusione alla comunità: coloro che mangiano insieme infatti sono uniti, costituiscono un gruppo, creano la ecclesia (assemblea). E non c'è nemmeno bisogno di scomodare la teologia: si tratta di un significato ancestrale molto semplice e immediato, che di per sé non necessita dell'aggiunta di alcun sovrasenso sacramentale per essere compreso; non è cioè indispensabile - sempre antropologicamente parlando - che quel pane e quel vino rappresentino o addirittura siano la divinità, affinché coloro che se ne cibano percepiscano di essere un corpo solo. La liturgia cattolica ha assunto tale orizzonte mentale usandolo per i propri scopi simbolici.

Tuttavia, per dirla con Eliade, ogni rito - in quanto sacro e richiamantesi all'essenza delle cose - permette anche di raggiungere quella «realtà» che appartiene solo al divino; perciò non solo comunità con gli uomini, ma anche unità con il dio. Pure la «presenza reale», dogmaticamente affermata nell'eucaristia, troverebbe dunque un corrispettivo "naturale" già nelle strutture costitutive dell'uomo: la messa (come qualunque altro rito sacro) esprime «realtà» nel senso di verità originaria dell'essere, quello dell'uomo e quello di Dio.

Concludendo: non possiamo esimerci dal considerare che la liturgia cattolica si inscrive nel solco della ritualità e dunque porta con sé una stratificazione di significati che prescindono dal suo contenuto teologico, a volte li assumono per trasfigurarli e portarli oltre il loro ambito consueto, altre volte li contraddicono o li negano. In ogni caso, con essi bisogna fare i conti: tanto più quando sono inconsci o comunque risultano ormai lontani dalla nostra cultura e dunque non vengono più raccolti dalla nostra comprensione esplicita.

Essi però esistono, e agiscono silenziosamente sulla nostra percezione. I famosi «semina Verbi», che anche secondo il Concilio sono sparsi in tutte le religioni e le culture, si manifestano pure nelle strutture costitutive dell'uomo, nei suoi sistemi simbolici, nei suoi miti e riti... La messa - persino la più sciapa e loffia - li attiva nei fedeli che vi partecipano, in modo diverso ma al di là dei suoi contenuti razionali e del grado di consapevolezza dei presenti.

(6. FINE)

 

Le precedenti puntate:

1. Il «grado zero» della messa

2. Quel sacrificio così cattolicamente scorretto

3. Comunione, una fraternità pagata a carissimo prezzo

4. Il rito è il rito

5. Ritorno all'inizio del mondo

 

08/09/2017 11:59 Yolanda
Preso atto che esistono elementi antropologici comuni in tutti i riti, messa compresa,che questi agiscono anche inconsciamente, che esistono criticità ed inutili sovrastrutture resta la domanda: La fede che posto ha in tutto questo? Perché tutto questo è comunque un'altra sovrastruttura razionale. Ma la fede ha una parte di razionale ma anche una parte di mistero che esula dalla razionalità.La fiducia che ti pone in relazione con l'altro umano o divino che sia ,incide sulla vita del singolo e ne indirizza le scelte della vita quotidiana. Le relazioni imprescindibili per l'essere umano sono determinanti e basate sulla comunicazione anche di emozioni e sentimenti che non si possono nascondere. Ecco perché una messa cambia se chi la celebra,sacerdoti e laici,esprimono ciò che sentono o sono freddi e glaciali .Per sentirsi invitati a un banchetto non basta l' antropologia.


06/09/2017 11:22 Francesca Vittoria
Il Rito è stato spiegato , ma Cristo che nel rito si fa presente cosa si può rispondere a qualcuno che desiderando conoscerlo e non sapendo dove incontrarlo chiede di Lui oggi? Naturalmente l’indirizzo è nella Sua Chiesa, entro le sue mura o dalla sua gente. Capita che a celebrare la messa sia per caso si un sacerdote ma il suo parlare è talmente professionale, a domanda-risposta, tutto come il rito richiede, ma non trasmette niente di quel presentare il Maestro come Egli è, come Lui a suo tempo ha presentato se stesso e ha detto di fare in sua memoria. La memoria se non è sentita dal celebrante, questa non parla , non raggiunge l’assemblea dei presenti che non sono i fedeli, resta così una non risposta. Perciò mi sembra molto importante questa capacità di comunicare e la Parola necessaria per coinvolgere la comprensione della persona presente. Una parola così inespressiva come dare per scontato e la conoscenza e la comprensione, attenti al tempo da non oltrepassare, un rituale meccanico perché solito , tutto questo capita di aver assistito, un vero affronto e alla divinità li richiamata e a chi questa Divinità desidera sentire onorata. Perfino se si va alla banca si trova un impiegato dai modi accoglienti perché deve fare gli interessi del suo datore di lavoro.! Certo è altra cosa quando invece il sacerdote che pur molto avanti negli anni non ha fatto del sacerdozio una professione, ma conserva tutta la sua devozione giovane, ecco è come desiderare di ascoltare ancora, è come percepire il calore del Maestro, alle origini, E’ di questo che oggi c’è bisogno. Di questa accoglienza che deve essere persuasiva e attraente, molto attenta a parlare,a presentare il Maestro come Egli è e vorrebbe essere conosciuto soprattutto per l'amore che il Padre ha voluto trasmesso all'umanità. La Parrocchia dovrebbe occuparsi soprattutto della persona, perché in nessun altro ambito sembra si trovi il tempo di farlo, ogni materia di studio è una opportunità ma Dio è stato escluso, è un intruso, è pietra di inciampo. Quando un bambino cade, piange ma la persona che si occupa di lui sa quali parole usare, sa dargli quell’aiuto che lo rinfranca , sa incitarlo ad aver il coraggio necessario per affrontare i problemi che il vivere fa incontrare. Per questo tutto il clero dovrebbe primariamente sentirsi impegnato a dare questo aiuto , altro se si può e comunque viene dopo, Del resto Gesù Cristo ha ben detto che Maria si era presa la parte migliore ascoltando la Sua Parola, non togliendo nulla ai meriti della sorella, perché la Parola fa conoscere, la conoscenza ispira fiducia e la fede fa miracoli
Francesca Vittoria



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto una ventina di libri, tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa ). L'ultimo è appena uscito e si intitola La santa puttana. È assessore alla trasparenza e alla sicurezza della sua città, Lissone, per una lista civica. Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it