Ritorno all'inizio del mondo
di Roberto Beretta | 28 agosto 2017
Mentre il tempo storico continua a scorrere, anche troppo velocemente, il rito (la messa) permette come di "sospenderlo"

«In tutto quel che fa, l'uomo imita un gesto primordiale della divinità e lo imita non solo per "timore" o per "superstizione" (sebbene anche questi fattori abbiano il loro scopo) ma in primo luogo per proteggere se stesso dal nulla e da ciò che è illusorio... Attraverso la semplice imitazione del gesto divino (che è un atto reale, poiché è sacro), il sacrificante coincide con lo spazio e con il tempo originario. Simbolicamente parlando, l'uomo rifà la Creazione, la cosmogonia».

Torniamo a citare Mircea Eliade, antropologo e studioso dei miti non lontano dal cristianesimo, perché la sua interpretazione del rito mostra qualche interessante originalità rispetto alle ipotesi di altri studiosi. In particolare l'intellettuale rumeno sostiene la teoria che, attraverso i riti, l'uomo tenta di accedere all'età aurea delle origini, vuole tornare «ad essere come all'inizio del mondo»; e questo non per tradizionalismo, ma perché sente che solo così potrà tener fede al suo inesausto desiderio metafisico. Ripetendo dunque, attraverso il rito, le azioni della divinità agli inizi del mondo, l'uomo trova anche la verità di se stesso.

«Il continuo ritorno all'atto originario, a ciò che è stato ab origine, garantisce non solo l'efficacia dell'azione che l'uomo ripete per l'ennesima volta, ma ne convalida anche la "normalità"; l'uomo rimane nella "legge", agisce in conformità con le norme cosmiche e nel contempo conferma la propria realtà. L'uomo è uomo nella misura in cui si mantiene in diretta comunione con i princìpi che sostengono l'intero Essere. Quindi un'opera umana non ha senso né validità se non nella misura in cui ripete l'atto divino che ha avuto luogo "una volta", "in quel tempo"... Per vivere in modo reale, l'uomo non ha nient'altro da fare che imitare i gesti della divinità».

Si tratta di una teoria molto suggestiva anche applicata alla messa. Che la liturgia sia atto di "imitazione della divinità" è infatti fuor di dubbio, come attestano le dichiarazioni stesse del rituale: «Fate questo in memoria di me». Altrettanto certo mi sembra il "ritorno all'origine", ovvero all'ultima cena, che l'eucaristia in quanto memoriale genera in modo attivo - e non solo nostalgico. Ma si può dire (come vorrebbe Eliade) che il fedele praticante estenda il suo viaggio indietro nel tempo fino alla creazione, ovvero fino all'atto fondativo del suo desiderio metafisico di infinito?

Mentre il tempo storico continua a scorrere, anche troppo velocemente, il rito (la messa) permette come di "sospenderlo" e di entrare in un ordine diverso, cosmico, ma senza perciò - almeno nel caso cristiano - ricadere nel ciclo sterile ed autoreferenziale degli eterni ritorni. E qui antropologia e teologia cattolica sembra che si saldino: il sacrificio di Cristo è infatti l'atto redentivo dal peccato originale, e la messa è la sua celebrazione. Il rito insomma torna "all'origine del mondo".

(5. CONTINUA)

Le precedenti puntate:

1. Il «grado zero» della messa

2. Quel sacrificio così cattolicamente scorretto

3. Comunione, una fraternità pagata a carissimo prezzo

4. Il rito è il rito

29/08/2017 17:13 Francesca Vittoria
Chi dite che io sia?.....”Chi crede in me vivrà” . Così ha assicurato Gesù Cristo Il Padre deve aver visto già a quel tempo quello che stiamo vedendo noi oggi, l’uomo che invaghito di sempre maggior potere vuole diventare onnipotente, con le armi pretende supremazia pretende conquiste di territori e genti da sottomettere, se pietra di inciampo .da eliminare senza pietà. Gesù Cristo è venuto ma per restare, non solo ha creato suoi discepoli a custodire il gregge, a essere ministri del suo vangelo, no è rimasto con loro, si fa presente nel rito celebrativo, sotto le specie di pane e vino si fa presente, come è apparso agli apostoli dopo la sua morte perché è il VIVENTE da sempre. Se per fede noi crediamo nel Suo Vangelo noi anche grazie a questa vicinanza eucaristica beneficiamo del suo aiuto, quella spe ranza che la vita e tutto quanto facciamo è non solo errori ma anche cose buone , il coraggio che il cammino indicato è sicuro e che non finiamo come delle cose, a me sembra che veramente siamo stati creati con amore…….. Per vivere in modo reale, l'uomo non ha nient'altro da fare che fare proprio l’insegnamento evangelico” soltanto vivendo la fede questa produce miracoli, ci fa vedere e conoscere Cristo. Si muovono molte critiche alla Chiesa oggi come ieri, i suoi difetti o anche peccati, eppure anche così coltiva la “vigna” perché non tutti i vignaioli uccidono, anzi coltivano così bene la vigna che anche le persone semplici, non acculturate che però hanno ascoltato gli insegnamenti, queste persone hanno saputo dare una tale testimonianza cristiana, hanno lasciato esempio di quanto di miracolo Cristo ha saputo operare in loro. “Il ritorno alle origini” è oggi per ogni persona, non il guardare indietro ma interessa dal nostro oggi di vita, in avanti “fate questo in memoria di me” , Non siamo intellettuali, e Lui si è presentato piccolo, uomo, non grande Dio proprio per darci una mano , a sollevarci, Senza di lui noi distruggiamo il mondo, Certo riusciamo a far navigare le navi attraverso il polo nord abbreviando un tragitto commerciale, ma, è un successo che il la calotta polare si sciolga noncuranti perfino degli avvertimenti degli scienziati che tutto sta provocando cataclismi .? Stesso pensierino che creerebbe beneficio abbattere alberi nella foresta amazzonica!! Possiam o ripetere atti liturgici in tutto simili all’originale ma se non c’è Cristo presente sono addirittura blasfemi, e le opere sono tutte distruttive per l’umanità e la civiltà


29/08/2017 16:57 Sara
Sul rapporto tra eucarestia, escatologia e regno si possono trovare pagine molto interessanti di Ioannis Zizioulas.


29/08/2017 16:22 PietroB
Sarò categorico, al solito...
Se pensate di andare a Messa e di incontrarvi con Lui nel rito/formula/essenziale/viaggio nel tempo/fondazione del mondo/età aurea ( cfr il bel commento di Lorenzo),/ beh.. auguri e figli maschi!!!
E non è certo quello che succede tra noi a DETERMINARE la Messa...E che cavolo! prima ci diciamo che va bene anche un Sacerdote pedofilo e poi ci attacchiamo a spettacolo/comizio politico/evento sociale/happening/assemblea/conferenza/profanazione((peggio del prete??))
Consiglio un profondo e serio discernimento sui fondanti.



29/08/2017 14:59 Sara
"Non riesco a trovare un facile allineamento tra questa tensione escatologica e l'idea di ritorno ad una "età aurea". "


Non lo conosco direttamente ma credo che l'interesse per il ritorno all'età aurea sia una caratteristica di Eliade.

In ogni caso chiarisce: "Altrettanto certo mi sembra il "ritorno all'origine", ovvero all'ultima cena, che l'eucaristia in quanto memoriale genera in modo attivo - e non solo nostalgico."



29/08/2017 14:08 Maria
La Santa Messa non e'un evento sociale fra sacerdote e parrocchiani, o fra i parrocchiani fra loro" Cardinale Burke.

Fra gli "eventi"cone si dice ai giorni odierni, la Messa non puo'diventare un "eventi"un happening, un ritrovarsi come degli apartenenti a un club.
O la Santa Messa ha un valore trascendente, o e'il Sacrificio che mette in comunicazione divino ed umano, o e'il luogo dive Assoluto e finito si incontrano, oppure e una conferenza show del parroco.In questo ulrimo cado se la Messa si riduce ad assemblea-conferenza ,e'un evento come tanti, del tutto irrisorio e suoerfluo.Sicuramente non spirituale e non relugioso.



29/08/2017 11:15 Yolanda
" Il sacrificio di Cristo è,infatti,l' atto redentivo del peccato originale..."
Tutto torna al peccato e prima ancora alla creazione. Cos'è dunque la creazione e il peccato?
L' atto creativo che noi possiamo sondare e' solo quello umano. Delle risorse e motivazioni del creatore dell'universo possiamo forse intuire solo qualcosa . L' atto creativo umano ha più componenti,il piacere nel creare,la volontà,tecniche e competenze,conoscenze,casualità, e quel qualcosa in più che lo rende unico e nuovo. Tra le tante creazioni di Dio unico e nuovo e' l' essere umano. Può averlo creato per renderlo schiavo del peccato originale? Lo trovo assurdo. Allora cos'è il peccato? A me lo hanno spiegato così.
Dio con un arco lancia una freccia( uomo) verso un bersaglio ( il bene per l'uomo in ogni sua forma per la piena realizzazione del progetto originario). Il peccato e' l' inciampo ( significato della parola) che impedisce alla freccia di raggiungere il bersaglio ( tipo egoismo potere,denaro,invidia e quant'altro).
Cristo viene per essere l' evidenza che unendo in se l' uomo e Dio può dire " Io sono la via la verità la vita. Chi crede in me anche se morto vivrà." E ancora per rendere evidente che Lui può sconfiggere ogni peccato dice al paralitico: Alzati e cammina . E che supera anche la morte risorgendo. Ecco perché il rito che continuamente ce lo ricorda non può. che essere gioioso e collettivo, senza esclusioni preventive. Il paralitico non credeva ne ha chiesto di essere guarito. Eppure si è alzato ha preso il suo lettuccio e se ne è andato stupefatto. Ecco a me sembra tutto semplice e chiaro così. L' invito e' ad essere beati e vivi già in questa vita e il banchetto non può. che essere rinnovo della speranza e pane per il cammino a volte così difficile e disperante. Senso che da significato alla vita di ciascuno. In questo c'è l' unicità della religione cristiana. Ovvio che la criticità nasce quando proprio nella chiesa si attuano quelle forme di inciampo che impediscono agli uomini di sperare .
Anche l'eccesso di fiducia nelle ricerche e studi umani può diventare motivo di inciampo alla Fede .



28/08/2017 19:51 Maria
In questa riflessione manca un capitolo:che avviene del rito quando questo viene profanato?
Mircea Eluade ovviamente,ai suoi tempi non poteva,prevedere le profanazioni ed abusi che,il rito della Santa Messa subisce ai gioni nostri.Non stp a fare il triste elenco dei modi con cui il rito puo'essere profanato e cambiato:trasformandolo in uno spettacolo di cui il celenrante diventa lo show man, oppure trasformandolo il un comizio politico, o mutando ke parole,i gesti, le pause, mutandole arbitrariamente e soggettivamente.
Di tutto questo siamo ogni domenica rassegnati testimoni.Dunque un rito cosi'si puo'amcora chiamare rito o si e'ttasformato onqualcosa d'altro?Forse oggi non e'piu'possibile capure cosa e'veramente il rito se non partecipando s riti di altri culti o di altre tradizioni.
Come chiamare "rito" le nuove Messe del tutto prive del trascendente?



28/08/2017 15:36 Lorenzo Pisani
Confesso preliminarmente di non essere esperto, e forse neanche attratto da queste tematiche. Eppure una domanda/obiezione riesco a balbettarla.
Noi attendiamo che il Signore ritorni, o semplicemente attendiamo di vedere il suo volto, quando si sarà compiuto il nostro pellegrinaggio su questa terra. Non riesco a trovare un facile allineamento tra questa tensione escatologica e l'idea di ritorno ad una "età aurea". D'altra parte, a differenza di altre concezioni, non abbiamo solo una età aurea agli inizi, nella creazione o nel paradiso terrestre, ma abbiamo anche un centro della storia, con l'incarnazione.
Aggiungo, sperando di non andare OT, che rimarcare la categoria del "non ancora" serve a ricordare che quello che consacriamo e spezziamo è il Pane del cammino, che siamo tutti pellegrini, ciascuno con il suo passo, le sue lentezze, le sue cadute. E, mentre camminiamo, nutrendoci di quel Pane, cerchiamo di diventare come Lui, che si è offerto per noi.



28/08/2017 12:03 Ale.
Complimenti.
Astenendosi per una volta dalla consueta vis polemica, e prendendo spunto dalle parole di Mircea Eliade, Beretta riesce ad elevarsi da mere considerazioni sul contingente per riflettere su ciò che è "essenziale", nel senso di "essenza" interiore del rito sacro.

Con la frase conclusiva risponde (a se stesso?) anche alla domanda che poneva nella puntata n.2: sacrificio o banchetto? Da queste sue parole risulta evidente che l'essenza è il sacrificio che dovrà compiersi (atto redentivo dal peccato originale), mentre implicitamente il banchetto ne è la cornice comunicativa e partecipativa.

Molto probabilmente il normale "fedele praticante" non si rende conto di "estendere il suo viaggio indietro nel tempo fino alla creazione", ma interiormente (anche se inconsciamente) il suo "desiderio metafisico di infinito" viene saziato - se realmente "partecipante" - dalla partecipazione in Cristo "all'atto fondativo", in quanto Cristo come Parola del Padre (poi incarnata) agiva fin dalla fondazione del mondo.



28/08/2017 10:18 Pietro Buttiglione
E se fosse solo "illusione" nella difficoltà/incapacità/sofferenza cge affrontare il reale/mettersi in gioco/ mediare/ scendere a compromessi comporta??


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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