Quell'accoglienza immediata alla messa bilingue
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 24 agosto 2017
L'esperienza vissuta a Santa Fe in una liturgia inglese dove, a sorpresa, compariva a tratti anche lo spagnolo

Saranno ormai quasi 200 le messe cui ho partecipato in vent'anni da una costa all'altra degli Stati Uniti. Messe più simili tra loro - nonostante le enormi differenze tra i 50 stati - di quello che non siano da noi, per fare un esempio, una liturgia celebrata a Vipiteno e una a Catania. L'indicazione dei posti all'ingresso, l'invito al saluto iniziale tra vicini di bancata, l'omelia tutt'altro che ingessata, l'animatrice liturgica che invita alle diverse posture (stand up e "tutti" in piedi), l'ordine con cui ci si reca alla comunione a turno, i canti partecipati ...

Non è la prima volta che vengo a Santa Fe, New Mexico - complice la vicinanza dei laboratori di Los Alamos - ma non avevo mai partecipato ad una messa domenicale nella cattedrale intitolata a San Francesco. Il sito della parrocchia fornisce gli orari e la lingua, inglese o spagnola: come sempre si sceglie quella inglese, quasi di casa. Al saluto d'inizio le tre navate e il transetto hanno esaurito i posti.

Il canto iniziale, eseguito mentre si avvia la processione d'ingresso con 3 chierichette su 5 e 2 diaconi, alterna strofe in inglese e spagnolo. Lo stesso avviene al canto del Gloria e alla recita dell'Atto penitenziale, al Credo, all'Angelus e alla Comunione. Così il God almighty Father si intreccia al Dios Padre Todopoderoso e il Lamb of God al Cordero de Dios.

Tutto il resto, è vero, rispetta l'indicazione della lingua inglese, compresa l'omelia, come nella stragrande maggioranza dei casi, non dall'ambone, bensì dal presbiterio così che il celebrante-parroco possa rivolgersi a quanti stanno nelle navate, ma anche nel transetto (penso al nostro storico Duomo di Trento dove chi sta nel transetto dei Santi Martiri del celebrante vede solo la schiena ...).

La sobrietà della celebrazione mi richiama la figura del vescovo locale, John C. Wester, originario di San Francisco da madre svedese e padre irlandese, conosciuto anche da noi per la sua opposizione lo scorso Natale a quella che era stata soprannominata "la tassa sulla tortilla", la volontà di ripristinare una tassa sugli alimenti che avrebbe gravato non poco sulle tasche delle famiglie più povere (con il 47% di ispanici il New Mexico è lo stato americano con il più alto numero di immigrati; El Paso, la cittadina dell'ormai triste muro è qui a sud). Ma quello che l'ha fatto conoscere in tutta la nazione è la sua volontà di imparare con impegno lo spagnolo una volta nominato vescovo a Salt Lake City nel 2007, così da "poter incontrare meglio il suo gregge" (su 300 mila cattolici 80% sono ispanici).

E anche durante la messa la lingua non è cosa da poco, come ne erano ben coscienti i Padri conciliari. Nel Sudtirolo, ma anche nel nostro Trentino turistico, è normale trovare messe in italiano o in tedesco (in città anche in rumeno, polacco, russo ...), ma difficilmente capita di incontrarle bilingui così. Le 2 lingue (3 con il ladino) vengono utilizzate di norma a turno - ne ho esperienza diretta anche a Bressanone - nel corso di incontri, conferenze, anche messe, ma per gruppi vari. Talvolta a Natale capita di cantare Stille Nacht alternato tra il tedesco e l'italiano oppure nelle celebrazioni per famiglie o gruppi giovanili senti uno dei canti più conosciuti delle GMG, Jesus Christ you are my life (testo di Marco Frisina) con strofe in diverse lingue. Ma due settimane fa a Edimburgo non celebravano in inglese e in gaelico ... . Certo che durante le celebrazioni vaticane l'intreccio delle lingue è totale, tra letture e preghiere, ma qui si parla di liturgie parrocchiali.

Nella nostra valle di Fassa si è faticato non poco per poter usare la lingua ladina nelle celebrazioni - un vescovo di origine vicentina era proprio refrattario ... - ma ora, penso alle ultime feste e occasioni tra i mesi di giugno e luglio, è sempre più frequente il suo uso in particolare alla preghiera dei fedeli

Fedeli, sì perché se è l'intera assemblea che celebra, non solo chi sta sull'altare, ciascuno celebra con tutto se stesso, lingua compresa (e lo sanno anche quanti disquisiscono ancora sull'uso del latino). Un modo semplice e immediato, se vogliamo, ma che contribuisce a sentirti a casa, perché la "lingua del cuore" come definisce papa Francesco il suo spagnolo, è quella che ti avvicina anche a Dio.

E allora basta poco, talvolta, per presentarsi come una comunità che accoglie, anche durante la messa. E, se uno si sente parte di una comunità - cosa c'è di più ampio, cattolico appunto, della nostra Chiesa? - non farà poi fatica ad allargarla una volta che la messa è terminata. Perché il Signore, quello di carne del 2017, lo incontri nel prossimo.

 

 

 

04/09/2017 19:06 Sara
Premesso che a me va benisssimo qualsiasi soluzione le comunità locali riescano a trovare per rendere comprensibile la messa nel caso di bilinguismo e non ho nessuna preclusione o preferenza, penso Ale abbia sollevato il problema del latino perché ovviamente per i cattolici e' una lingua universale che renderebbe la messa comprensibile a tutti se la Messa fosse in latino in tutte le comunità.
Che non sia praticabile e' vero però sarebbe in effetti una soluzione . (Si fa così quando celebra il Papa infatti).
Il programma Erasmus e' ispirato a Erasmo da Rotterdam che ovviamente da grande umanista qual'era ha scritto sempre in latino sentendosi non vincolato ad un solo luogo ma anticipando quel cosmopolitismo che sarà poi peculiarità dell'illuminismo e che oggi rivive nei ragazzi che viaggiano senza frontiere. Nello stesso periodo Lutero, con cui Erasmo ha avuto occasione di incontro e scontro, traduceva la Bibbia in tedesco dando vita alla prima chiesa nazionale. Due progetti diversi che portano a due idee diverse della modernità, ognuna con pro e contro.
Il ladino a Messa non so, da una parte sarebbe segno di inclusione dall'altra già ci sono leghe di ogni natura, non vorrei si ottenesse l'effetto contrario.

Tra parentesi io conosco il latino ma non conosco l'inglese capita anche quello.



04/09/2017 13:53 Maria Teresa Pontara Pederiva
Grazie Sara: non è bello un discorso a due, ma, visto che hai voluto far da interprete, provo a spiegarmi (il commento di Fab era chiarissimo come pure l’intento di spostare il discorso rispetto al post).
Non è una questione di latino, bensì dell’accoglienza dei migranti ispanici che negli Stati Uniti restano ancora una minoranza, oggi sempre più debole.
Il latino è lingua universale? Sì, per la Chiesa, ma non veicolare e nelle maggiori città del mondo non fa mai mancare almeno 1 messa in inglese. E’ realismo pastorale!
Prova a pensarci: ci hai detto di avere un figlio adolescente che, a quanto mi par di capire, studia latino, ma nel giro dei suoi amici quanti altri lo fanno? (persino il liceo scientifico ordinamentale deve lasciare il posto a quello delle scienze applicate senza latino e ormai esistono parroci che non l’hanno mai studiato a scuola … perché non hanno frequentato il liceo o colleghi di latino col figlio che non lo studia).
Quanti ispanici a Santa Fe lo capirebbero? Chi è arrivato da poco fatica persino con l’inglese … Le “pecore” da incontrare sono queste.
Ma lì c’è un vescovo, figlio di emigranti anche lui, che in febbraio ha scritto una Lettera pastorale dal titolo “Siamo tutti insieme pellegrini su questa terra” (e “pilgrims” per gli americani sono quanti sono arrivati da lontano … una volta dall’Europa oggi non solo).
1 messa bilingue su 200? Ma negli Stati Uniti le messe bisogna andarsele a cercare: nella cattedrale di St. Francis alla domenica se ne celebrano 3, nelle altre chiese (6 in tutto) anche meno.
In più negli stati a forte presenza ispanica, come New Mexico o California, i cattolici sono perlopiù di lingua spagnola e si può imbattersi in una messa in spagnolo. Certo che in cattedrale è garantita la lingua inglese, ma sono sempre più convinta che sia proprio un bel segno di accoglienza questo intreccio.
Il ladino chi lo conosce? Ma era solo un altro esempio di apertura .. del resto se guardiamo alle origini (ben più antiche della lingua italiana!), essendo una derivazione della lingua dell’espansione Romana, chi conosce bene il latino lo capisce eccome, ma ti assicuro che alle messe del periodo turistico non viene usato, nel corso dell’anno sì.
Credo occorra sempre mettersi nelle scarpe del prossimo: talvolta sarà il caso di una messa bilingue, altrove di una messa nella lingua di altri se la loro comunità è abbastanza numerosa (a Edimburgo era appena finita la messa in polacco ... altrove ci sono messe in ucraino, in rumeno ..).
Progetto Erasmus? Ma che c’entra il latino? E’ una autentica figura di europeo senza confini, come tanti giovani oggi e il Progetto è nato al fine di un interscambio sempre più necessario. Chiedi a tuo figlio...



04/09/2017 09:10 Sara
Cioè il latino non è solo una fissa dei tradizionalisti: era anche la lingua degli umanisti. Vedi Erasmo in cui nome i giovani cosmopoliti di tutta Europa viaggiano ancora oggi.
Messa così è più moderno del catalano o del laghee. ( Non tanto la lingua in se' quanto per il suo carattere unificante soprattutto se confrontato alla natura degli odierni movimenti separatisti)



04/09/2017 08:44 Sara
Forse quello che Ale voleva dire e' che il latino sta alla Chiesa come l'inglese ai convegni e agli incontri dell'Onu.
E' una lingua internazionale e un passpartou.
Per il resto il fatto di aver trovato una messa bilingue su 200 indica che forse non è una necessità impellente, anche perché chi conosce il ladino? E' un problema soprattutto per le zone di confine, le altre usano la lingua parlata da tutti.



03/09/2017 15:30 Maria Teresa Pontara Pederiva
Grazie, del riscontro, ma non era proprio mia intenzione discutere sulla messa in latino.
Del resto, a fronte di tante parole, il realismo è necessario e la storia procede in avanti: la Chiesa ha capito da tempo che la lingua ormai universale non è il latino (tanto meno l’esperanto), e sono anni che nelle maggiori città, senza che nessuno si stupisca, vengono celebrate messe in inglese, vuoi per turisti vuoi per i tanti che si spostano per motivi di studio o lavoro.
Ma come potrebbero altrimenti intendersi quanti si trovano a lavorare in un laboratorio di ricerca, negli uffici di una multinazionale o ad un convegno? Come potrebbero venire pubblicate le riviste scientifiche o tecniche? O diffuse le notizie a livello mondiale?
L’oggetto del post era un altro: è legittimo per una maggioranza linguistica rinchiudersi nella sua torre? O, forse, non avremmo tutti quanti da imparare da esperienze come quella avviata dal vescovo Wester? Se la lingua madre è quella con la quale penso, rifletto e parlo (anche con Dio) non sarebbe per ciascuno di noi un grande gesto di accoglienza se qualcuno, nei limiti delle sue possibilità, mi permette di usarla anche in chiesa nel corso di una celebrazione? … soprattutto se il livello di istruzione non mi ha ancora permesso di imparare altro.
A Santa Fe, per continuare l’esempio, si è andata aggravando da gennaio in qua la situazione degli ispanici come un po’ in tutta la nazione: la lingua spagnola che col presidente Obama in certi stati aveva assunto pari dignità di quella inglese (a livello scolastico o di uffici pubblici, come in Sudtirolo italiano e tedesco) ora è tornata la cenerentola … Un motivo in più per segnalare la lungimiranza e la misericordia della Chiesa locale.



30/08/2017 17:57 fab
Un tempo la lingua latina era la lingua ecumenica per eccellenza nel rito latino.
Vantaggi: è ecumenica, appunto;
Svantaggi: non la capisce nessuno, o quasi; è percepita come estranea da tutti.
Saggia quindi la decisione di introdurre le celebrazioni in lingue correnti, soprattutto le letture.

Va però ricordato che lo stesso Concilio non ha affatto "abolito" il latino, anzi, esplicitamente raccomandato che (Sacrosantum Concilium) venisse ancora usato, ecco qui sotto alcuni estratti del decreto conciliare, ad oggi ampiamente disattesi.

Al di la delle posizioni ideologico pongo una questione molto molto semplice e pratica: è possibile che oggi se incontro un francese non possiamo pregare insieme neanche un'ave maria, perchè molto probabilmente non la sappiamo nella stessa lingua? Insomma sarebbe è così tabù avere almeno alcune parti (soprattutto quelle con formule standard, che si imparano a memoria, il credo, il padre nostro, la confessione dei peccati, il gloria) in latino? O uno deve perforza vedersi additare l'ettichetta di appestato tradizionalista (che non lo sono affatto?).

Credo che il Concilio abbia anticipato ciò che poi oggi sta effettivamente accadendo con il fenomeno della globalizzazione.

[estratto CS]

36.1 L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini.

36.2 Dato però che, sia nella messa che nell'amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di rado l'uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia, specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti, secondo le norme fissate per i singoli casi nei capitoli seguenti.
Lingua nazionale e latino nella messa

54. Nelle messe celebrate con partecipazione di popolo si possa concedere una congrua parte alla lingua nazionale, specialmente nelle letture e nella « orazione comune » e, secondo le condizioni dei vari luoghi, anche nelle parti spettanti al popolo, a norma dell'art. 36 di questa costituzione. Si abbia cura però che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell'ordinario della messa che spettano ad essi. Se poi in qualche luogo sembrasse opportuno un uso più ampio della lingua nazionale nella messa, si osservi quanto prescrive l'art. 40 di questa costituzione.



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata ha tre figli e insegna scienze al liceo scientifico; studi in scienze religiose con tesi in bioetica e giornalista dal 1984 per passione. Collabora, fra l'altro, con i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno, le riviste delle Edizioni Dehoniane, Settimana, Testimoni e Rivista di Teologia morale ed il portale Vatican Insider-La Stampa.

L'ultimo libro pubblicato è La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato, EDB 2013.

 

 

 

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