Il rito è il rito
di Roberto Beretta | 23 agosto 2017
Ogni rito gode per definizione della caratteristica di essere ciò che è in quanto è celebrato, senza bisogno di altre particolarità: nemmeno della consapevolezza di chi vi partecipa

Il rito è il rito, è il rito, è il rito. Parafrasando la criptica tautologia che la poetessa Gertrude Stein dedicò alla rosa, potremmo scrivere lo stesso per qualunque liturgia, di qualsivoglia religione (messa compresa).

Ogni rito infatti gode per definizione della caratteristica di essere ciò che è in quanto è celebrato, senza bisogno di altre particolarità: nemmeno della consapevolezza di chi vi partecipa. Basta che la persona deputata (il sacerdote, il consacrato) ripeta con sufficiente esattezza le parole e i gesti prescritti, e il rito «è»: non per magia bensì per conformità all'originale. Questo vale dal punto di vista antropologico ma pure teologico: infatti è dottrina cattolica che la messa sia valida anche se celebrata da un sacerdote indegno o persino illecitamente (ma validamente) consacrato, anche se non vi assiste nessuno, anche se neppure uno degli astanti è conscio o addirittura crede a ciò che avviene. Basta che la materia sia quella stabilita e la formula venga pronunciata «con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa». Stop.

E' una caratteristica della messa che alcuni possono considerare puro formalismo o superstizione, e altri all'opposto ritengono meritorio e doveroso rispetto della tradizione; in realtà si tratta di un elemento tipico di qualunque rito, che antropologicamente può essere definito una pratica periodica e ripetitiva rivolta a un Essere ritenuto superiore, soggetta a regole inderogabili e avente carattere pubblico. Non bisogna dimenticarlo, per esempio quando si valuta il senso dell'obbligo alla messa domenicale per precetto: al di là dei noti e più che condivisibili discorsi sul dovere di una partecipazione attiva e consapevole dei fedeli, infatti, è anche necessario ricordare che - per l'orizzonte mentale primigenio - al rito basta "assistere"; bisogna esserci, e ciò è sufficiente.

Lo ripeto prima di essere accusato di interpretazioni aberranti: cerco qui di considerare il culto cattolico solo dal punto di vista antropologico, ovvero a partire dagli schemi inscritti nella nostra natura (o cultura?) dai tempi più remoti, e dai quali il fedele che va a messa non può essere immune. L'aspetto pubblico della liturgia è dunque fondamentale e trovo alquanto improprio lasciar credere che a messa si vada «per pregare» - modo di dire che da noi abitualmente indica il tentativo di comunicare in modo personale con Dio, di meditare. No, in realtà a messa non si prega: si rende un culto pubblico e collettivo, secondo uno schema dato.

Si ricade dunque nel vecchio rubricismo liturgico, o peggio in una considerazione "magica" per cui basta ripetere esattamente gesti e parole per essere in regola? Certo che no. Tuttavia si può capire quanto sia sottile e incerto il confine che separa tale parzialità da quell'altra opposta, visibilissima nei modi "individualisti" in cui in genere partecipiamo alla messa, ovvero il culto interpretato come momento di "raccoglimento", od occasione per razionalizzare dei contenuti, o ancora spunto per smuovere i sentimenti. In questo senso persino i "pasqualini", che vanno a messa una sola volta l'anno e per precetto, hanno qualcosa da insegnarci...

(4. CONTINUA)

Le precedenti puntate:

1. Il «grado zero» della messa

2. Quel sacrificio così cattolicamente scorretto

3. Comunione, una fraternità pagata a carissimo prezzo

27/08/2017 11:04 Francesca Vittoria
Ap 7, 9. 14-1Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
Ecco il riferimento, rappresentativo che mi viene di paragonare simile alla Messa che nei secoli viene celebrata in onore a Cristo, anche rito officiato da una persona consacrata (sacerdote) rivolto a un Dio – Essere superiore, con la presenza di persone, comunità, popolo, credenti o meno come è fino ad oggi. Materia, forma e ministro , per che cosa e a chi parla ?se non a un destinatario, una assemblea per e con la quale la messa ha motivo di essere celebrata? Alla cena, in origine il celebrante è Gesù Cristo ma che specifica agli astanti – apostoli e altri partecipi, che il pane spezzato è il suo corpo, così il vino bevuto prefigura il suo sangue e quello che fino ad oggi crediamo è presenza di Cristo che vuole essere mangiato, segno di fede in Lui , cioè vivere secondo i suoi insegnamenti (questo a me sembra la traduzione) altrimenti è solo pane e vino rito privo di significato, o da inventarsi magico. Infatti la precisazione perché “corpo e sangue è stato dato per voi” in remissione dei peccati nostri e per avere anche noi ,da fratelli suoi, la vita eterna…Quindi ne deriva che i fedeli partecipanti a questo “rito” sentono il desiderio di ringraziare per tanto dono, di pensare alle proprie intemperanze ai suoi insegnamenti, di chiedere-pregare per ricevere da questo Essere superiore l’aiuto che un povero mortale non si sa dare, e infine tornare a casa incoraggiati da tanta promessa Se anche non fossi credente il far parte di questa assemblea mi porta a “conoscere”chi è Cristo, per la” Parola “ evangelica senza la quale “uno non sa “la buona novella che Lui è venuto a portare, non conosce le radici per credere in Chi e per che cosa. Che la Messa vada spiegata è necessario, e buona l’iniziativa del giornalista, e per beneficiare di tutti i i suoi doni anche partecipata, anche se non basta andare a Messa (perché come diceva mia madre che certamente non aveva il tempo di andare ogni mattina, la messa vera era tutto quanto di vita vissuta fuori ), ma è anche vero che per un tiepido credente , o di altro sentire non è detto che un bene in ogni caso gli arrivi, anche dalla Parola può venire frutto, come da testimonianza, Va data molta importanza a come questa viene letta, se compresa dal lettore passa all’ascoltatore, altrimenti resta soltanto parole e parole, così l’omelia se non arriva a parlare al cuore, alla ragione l’ascoltatore ha partecipato a un rito che non da frutto. chi la ascolta….dovrebbe farne tesoro per quando esce di chiesa.. Comunque, senza l’esistenza di questo “rito liturgico” non esisterebbe nessun efficace contatto con la Divinità, né questa di parlare al il fedele, è l’acqua viva,” Perché spendete denaroper ciò che non è pane,il vostro patrimonio per ciò che non sazia?Su, ascoltatemi e mangerete cose buonee gusterete cibi succulenti. 3 Porgete l'orecchio e venite a me,ascoltate e voi vivrete”
È questo radunarsi insieme che forma anche il Corpo della Chiesa se solo si pensa che in tutte le latitudini alla stessa ora lingua e canti è un unicum, davanti allo stesso altare di fronte alla stessa Entità Superiore , lo stesso rito , effettivamente si concretizza l’adunata terrena simile a quella menzionata dalla visione di Giovanni.
Francesca Vittoria



25/08/2017 09:47 Sara
Non è affatto OT perché il post parla della messa e la messa comprende la liturgia eucaristica e l'eucarestia è uno dei sacramenti dell'iniziazione cristiana. Il desiderio di anticipare la cresima ha lo scopo di restituire centralità all'eucarestia che dovrebbe essere fonte e culmine (vedi concilio) della vita comunitaria.

Se invece (come riportato da Sergio tempo fa) i ragazzi pensano che l'eucarestia cosi come presentata dalla liturgia attuale sia incomprensibile e la messa stessa, in sostanza, una palla che allontana significa che qualche cosa in questi 50 anni è andato perso.

Il tradizionalismo infatti è nato proprio come reazione a questa situazione, una reazione sicuramente esagerata e fuori tempo, che però solleva un interrogativo cui andrebbe data risposta.


Io a volte mi dispiaccio perché ci sarebbe già tanta ricchezza teologica, liturgica o culturale fate voi in quello che abbiamo invece ci si perde tra rimpianti e rivoluzioni che finiscono in secca.

Ad esempio prendi la Misericordia et misera di Francesco:

"In primo luogo siamo chiamati a celebrare la misericordia. Quanta ricchezza è presente nella preghiera della Chiesa quando invoca Dio come Padre misericordioso! Nella liturgia, la misericordia non solo viene ripetutamente evocata, ma realmente ricevuta e vissuta. Dall’inizio alla fine della celebrazione eucaristica, la misericordia ritorna più volte nel dialogo tra l’assemblea orante e il cuore del Padre, che gioisce quando può effondere il suo amore misericordioso. Dopo la richiesta di perdono iniziale con l’invocazione «Signore pietà», veniamo subito rassicurati: «Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna». È con questa fiducia che la comunità si raduna alla presenza del Signore, particolarmente nel giorno santo della risurrezione. Molte orazioni “collette” intendono richiamare il grande dono della misericordia."

Quanti sono consapevoli del significato profondo delle parole che pronunciano?

Sarebbe già tutto lì a portata di mano e invece....



25/08/2017 09:04 Pietro Buttiglione
Lascio la polemica: preciso solo che avevo scritto che nn ero riuscito a " caratterizzarlo=distinguerlo"
Full stop xchè OT



24/08/2017 20:24 Sara
Ho controllato "Le Chiese orientali (cattoliche e ortodosse), considerando questo sacramento come "effusione della grazia", ritengono opportuno conferirlo già ai neonati al momento del battesimo. "

come riportavo questa mattina:

"Questa Giustificazione, della priorità e gratuità dell’iniziativa di Dio, utilizzata per il pedobattesimo, vale ugualmente per tutti e tre i sacramenti. E del resto a questo principio si appella anche oggi la teologia orientale: Dio dona tutta, e subito, la pienezza della vita divina, della partecipazione alla Pasqua di Cristo, in analogia con la vita umana"

E in ogni caso

"Nonostante queste diversità, entrambe le Chiese attribuiscono a questo sacramento una funzione identica."



24/08/2017 16:47 Ale.
"In estrema sintesi io non riesco a diversificare Prima Comunione e Confermazione. Questo dopo aver studiato. Non su WP."
Non sempre gli studi hanno un feed-back positivo...

"Nota : nel link si accenna anche ad una richiesta del Sinodo dei Vescovi. Non sono solo😰"
Purtroppo l'abitudine a leggere in fretta non aiuta la giusta comprensione (non è la prima volta...).

Infatti il link dice esattamente:
"In passato la Chiesa latina conferiva il sacramento della Cresima poco prima della "prima comunione", la prima volta in cui si partecipava all'eucaristia. -(ciò che ancora avveniva al tempo della mia infanzia, ndr)- Una pratica del genere viene ora riproposta dal sinodo dei vescovi per ristabilire l'ordine teologico dei primi tre sacramenti."

Ergo, il Sinodo dei Vescovi non chiede di ABOLIRE la Cresima, ma - a quanto pare - avrebbe fatto proposta di ristabilire "l'ordine teologico" dei primi tre Sacramenti, conferendo il Sacramento della Confermazione prima del Sacramento dell'Eucaristia. Esistono anche opinioni e consuetudini differenti.
Ma una "diversità" tra questi due Sacramenti esiste, eccome...



24/08/2017 16:40 Sara
Il sinodo dei vescovi cattolici o ortodossi? Che confusione


24/08/2017 15:25 Sara
Pietro io vorrei poterle riassumere il libro di Falsini però era lunghetto (era per un esame universitario) e ho vita anche io, ho messo un riassunto di 3 pagine e riportato qualche frase giusto per, non è obbligatorio leggerlo.

Per il resto il crisianesimo non è una gnosi non passa dallo studio e non è indispensabile, però di cose belle sulla liturgia e sui sacramenti ce ne sono in giro, mi limito a dire peccato a volte non si abbia la giusta consapevolezza del perché e il percome.



24/08/2017 14:51 Yolanda
Sara devo dire che il tuo bisogno di etichettare tutto e tutti mi lascia molto perplessa.Ho l' impressione che tanto sfoggio culturale non lasci spazio per l'ascolto delle osservazioni altrui
Pelagio e' del 400 d.C. Ora siamo nel 2017 e la storia ,le tecniche e possibilità comunicative sono altre.
I temi posti da Pelagio sono sempre lì e vengono dagli albori della chiesa. Irrisolti. Alla fonte l' immagine che l'uomo si fa di Dio e dell'uomo e di quale rapporto sia auspicabile.Anche il concetto di Dio amore e della misericordia recentemente ripresi fanno un poco a pugni con il formalismo della validità o meno del precetto del rito della messa. Alla fonte anche il concetto di peccato e di perdono e redenzione.
Ma è un altro capitolo.



24/08/2017 14:43 Pietro Buttiglione
Esiste una alternativa moderna a studiare, adatta x chi vive di link:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Confermazione
In estrema sintesi io non riesco a fiversificare Prima Comunione e Confermazione. Questo dopo aver studiato. Non su WP.
Nota : nel link si accenna anche ad una richiesta del Sinodo dei Vescovi. Non sono solo😰



24/08/2017 12:28 Sara
"Magari vedere come/cosa fanno gli altri cristiani, no??🤒" quali altri cristiani? ad esempio fino ad ieri gli altri cristiani andavano bene tutti, adesso Spadaro dice che i protestanti americani non vanno bene ed è meglio il cattolicesimo. (pensarci prima no?? Qualcuno si era convinto che i valdesi fossero milioni di milioni e non una piccola minoranza molto molto occidentale)

Per il resto ripeto che le nostre messe sono già frutto del concilio, ho portato l'esempio di Falsini che con il rinnovamento conciliare ha avuto parecchio a che fare, c'è stato un certo fervore negli anni successivi, poi ci si è abituati ed è diventato un po' una noia, ripeto che è un peccato.



24/08/2017 11:53 Pietro Buttiglione
“ogni volta che i riti comportano, secondo la particolare natura di ciascuno, una celebrazione comunitaria con la presenza e la partecipazione attiva dei fedeli, si inculchi che questa è da preferirsi, per quanto possibile, alla celebrazione individuale e quasi privata degli stessi” (SC 27; CIC 837).
Lecito sì..... MA!
Questo dice il doc Sacrosanctum Concilium del VATIi..
PS
Invito ancora una volta a studiarsi la storia e la genesi dei vari Sacramenti.
Chiedersi quando sono cambiati, cone sono cambiati, perché...
Magari vedere come/cosa fanno gli altri cristiani, no??🤒



24/08/2017 09:05 Sara
"ma un impegno di vita che viene sollecitato e sostenuto reciprocamente proprio dal rito celebrato insieme"


Tecnicamente è una po' pelagiana questa frase, per questo avevo citato la teologia della croce di Lutero, pensare che la riforma fu una reazione all'umanesimo rinascimentale mentre oggi si può affermare che la visione "comunitaria" è protestante.

Il secondo anno di università a Milano ho dedicato un esame all'iniziazione cristiana, battesimo eucarestia e cresima, testo se non ricordo male di Rinaldo Falsini (non certo un conservatore) anche all'ora pur non essendo a digiuno di approfondimenti, sono rimasta colpita dalla bellezze della liturgia, certo se oggi un ragazzo può dire che non gli va di essere cristiano perché la messa è un impiccio bisogna proprio dire che da allora (era il 1990) non si è spiegato più nulla e si è scialacquato tutto.

Peccato. (ad esempio mi ha colpito qualche mese Pietro che di fronte alle difficoltà dei ragazzi cui insegnava nel comprendere la Cresima proponeva di abolire la cresima, mio figlio l'ha ricevuta a giugno fortunatamente la sua catechista è stata un po' più brava e li ha aiutati a viverla bene non tutti hanno questa opportunità purtroppo)




"La prima riflessione, o convinzione, riguarda la fondatezza e l’esigenza dell’unità dei tre sacramenti
con la relativa sequenza, per il semplice fatto che sono questi tre sacramenti che introducono un
credente (magari in fieri) nel mistero di Cristo e della Chiesa, suo corpo. Si entra attraverso i tre
sacramenti, anzi si è accolti da Cristo e dalla Chiesa; di più: è Cristo stesso che ci inizia, ci
introduce nel rapporto con sé stesso e con il proprio corpo ecclesiale (P. Caspani). Questa
2
giustificazione, della priorità e gratuità dell’iniziativa di Dio, utilizzata per il pedobattesimo, vale
ugualmente per tutti e tre i sacramenti. E del resto a questo principio si appella anche oggi la
teologia orientale: Dio dona tutta, e subito, la pienezza della vita divina, della partecipazione alla
Pasqua di Cristo, in analogia con la vita umana. Sarà compito dei genitori e della comunità
cristiana impegnarsi per lo sviluppo e la crescita. Questa valorizzazione dell’atto sacramentale di
Cristo, nella triplice forma rituale, non vuole affatto sminuire il processo catecumenale, ove si
esplicita la risposta dell’uomo in piena responsabilità, anche perché la stessa risposta avviene per
la grazia divina e il frutto dell’iniziazione si qualifica sempre come dono di Dio, non conquista
dell’uomo. Infatti l’unità dei tre sacramenti (due per la Riforma protestante e per l’Oriente, l’unzione
crismale o myron non è dissociabile) è radicata nell’unico mistero pasquale, di cui diventiamo
partecipi in triplice forma sacramentale: il battesimo è la prima Pasqua del cristiano o la prima
partecipazione alla Pasqua di Cristo, la cresima è la partecipazione al dono pasquale/pentecostale
(per Giovanni il dono dello Spirito avvenne la sera di Pasqua, per Luca il giorno di Pentecoste) cioè
lo Spirito Santo, la vita nuova; l’eucaristia è la celebrazione plenaria della Pasqua (quindi anche
della Pentecoste) da parte della Chiesa o comunità dei credenti, per cui ognuno rivive il dono
battesimale e cresimale (si pensi al Padre nostro e all’epiclesi). "

http://www.istitutosanluca.org/images/file/unita_iniziazione.pdf

(https://www.youtube.com/watch?v=7WUbwTl9J6c canzone usata per la cresima di mio figlio, è interessante che nella stessa settimana in cui la vivi in prima persona poi vieni qua e leggi che andrebbe eliminata).



24/08/2017 03:24 Yolanda
Gli uomini fanno dei riti per celebrare insieme qualcosa che li coinvolge più o meno a livello profondo ,con il corpo,a livello emotivo,di convinzioni o di passioni. Ci si da appuntamento per incontrarsi e celebrare insieme anche per una partita di calcio o per un concerto o per la movida del sabato sera.
Quel che distingue il rito della messa e' il contenuto di rapporto tra Dio e gli uomini ,tutti,al fine di sollecitare ad annunciare con coerenza e convinzione un messaggio di salvezza da ogni male possibile ,morte compresa.Non un rito per soddisfare un precetto stabilito dagli uomini puramente formale ma un impegno di vita che viene sollecitato e sostenuto reciprocamente proprio dal rito celebrato insieme.
Il rito e'anche preghiera ( quante volte il celebrante dice preghiamo) .Che senso ha se celebra da solo?
Le regole e le formule servono agli uomini non a Dio che guarda al cuore di ciascuno.
Per cui anche se la chiesa rende valido il rito indipendentemente dalla degnità o operato del celebrante o che sia presente o assente qualche laico, queste cose rendono più o meno credibile il rito stesso per le persone e le avvicinano o allontanano.



23/08/2017 17:45 Yolanda
Ma a chi importa che il rito sia,Maria,?A Dio non credo proprio.


23/08/2017 17:22 Maria
Il rito e'il rito.
Giusto ,ma in questo caso al verbo "essere"deve essere dato il significato ontologico :l'essere non come predicato ma come essenza.
Si potrebbe dire che il
rito E', nelle stessa accezione con cui si dice Dio E'.
Percio'come nel caso dell'essere di Dio, anche nel caso dell'essere del rito non c'e'bisogno di aggiungere altro.Il rito e', non importa se bello o brutto, celebrato da un sacerdote buono o dauno cattivo,,davanti a un milione o davanti ad uno solo, questo non cambia l'essenza del rito.
Faccio un esempio:nel rito romano tradizionale alla fine della Messa il sacerdote dice:
ITE MISSA EST.
Il latino e'infinitamente piu'significativo della traduzione italianaiana:La Messa e'finita andate in pace.
Nel secondo caso l'attenzione e'tutta volta ai fedeli, percio'dire una frase simile se non c e'nessun fedele e'assurdo.
La frase ITE MISSA EST, pone l'accento sulla Messa stessa, sul suo essere, sulla sua ESSENZA, che non cambia anche se non c'e'alcun fedele ad ascoltarla.Non c'e'bisogno di aggiungere che e'finita andate in pace.
E'come la frase Tutto E'compiuto sul Golgota.Non importa che vi sia qualcuno ad udirla.La realta'ontologica di quel verbo essere (tutto e' compiuto)ha la stessa assolutezza dell'ITE MISSA EST.
IL rito e'.La Messa e'.Dio e'.
Anche se in futuro non dovesse esserci iu'nessuno ad ascoltarla.



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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