Per non abituarsi al terrore
di Giorgio Bernardelli | 21 agosto 2017
Non ci abitueremo al terrore solo se non rinunceremo a ragionare su di noi. Perché farlo non è una resa al ricatto dei violenti, ma - al contrario - l'unico modo per tornare a guardare più lontano di loro

Non abituarsi al terrorismo. Di fronte alle nuove stragi islamiste di Barcellona e della Finlandia (e a quella di Ouagadougu in Burkina Faso di cui probabilmente nemmeno ci siamo accorti) ascoltiamo l'ondata di parole che segue sempre questi tragici avvenimenti. E ci chiediamo: come non lasciarci paralizzare dal ripetersi di un copione già visto? Come non cedere alla sensazione che - con buona pace dei lumini e delle manifestazioni - qualsiasi cosa diciamo o facciamo appare inutile?

Non è facile provare a dare una risposta convincente a questa domanda. Personalmente trovo stucchevoli i commenti che iniziano con il perentorio "Adesso basta...". Fosse così semplice. Il terrorismo jihadista è frutto di decenni di contraddizioni, tra le quali c'è anche il lungo e scellerato flirt tra i nostri affari e l'ascesa di quei regimi che foraggiavano (e tuttora foraggiano) le scuole di pensiero più retrive all'interno del mondo islamico; le stesse che hanno posto le premesse dottrinali per questa cultura di morte. "Adesso basta..." probabilmente avremmo dovuto dirlo venti o trent'anni fa. E - peraltro - anche oggi farlo sul serio significherebbe essere disposti a mettere in discussione ricche commesse o investimenti finanziari provenienti da alcune aree del mondo. Cosa che i governi occidentali, invece, continuano a mostrare di non essere capaci di fare.

Detto questo, però, il rischio contrario, quello del fatalismo, rimane ugualmente serio. Il rischio di rassegnarsi alla violenza e al terrore come a una sorta di male ineliminabile che ciclicamente torna a fare irruzione nei luoghi che conosciamo bene e sentiamo vicini. Come provare, allora, a reagire davvero, senza ripetere slogan vuoti, ma nemmeno lasciando che - passata l'emozione o l'immagine del momento - tutto scorra via fino al prossimo attentato?

Balbetto mezza idea, sapendo che qui sotto non mancherà chi vorrà aggiungere la sua. E la prima cosa che mi viene da dire è: non fermiamoci alle risposte politiche. Certo che ci vogliono servizi di intelligence più accorti e sistemi di sicurezza efficaci. Ma non nascondiamoci dietro a un dito: la storia recente di tanti Paesi (Israele, ad esempio) dice che una risposta "tecnica" al terrorismo cambia solo le modalità di azione di chi vuole uccidere. Le stesse nuove "armi" utilizzate negli attentati più recenti lo dimostrano: se l'azione omicida è quella di un auto scagliata volontariamente su un gruppo di persone scelte a caso, si potranno proteggere meglio le zone più simboliche delle nostre città; ma chi vuole seminare morte e terrore un marciapiede affollato facile da colpire lo troverà sempre e comunque.

Se vogliamo reagire sul serio occorre il coraggio di portare il discorso su un altro piano; tornare a chiederci che cosa abbiamo da contrapporre a quest'odio ammantato di motivazioni religiose. Perché è troppo facile ripetere per qualche ora in piazza che noi siamo più forti, che non abbiamo paura, che questi gesti non cambieranno il nostro modo di vivere e che non ci faranno retrocedere dai valori in cui crediamo. Ma è davvero così? Quali sono questi valori su cui oggi fondiamo il nostro stare insieme? E di chi parliamo quando diciamo "insieme"?

Non ci abitueremo al terrore solo se non rinunceremo a ragionare su di noi. Perché farlo non è una resa al ricatto dei violenti, ma - al contrario - l'unico modo per tornare a guardare più lontano di loro. Chi educa all'odio i giovani musulmani cresciuti nelle nostre periferie, infatti, lo fa proprio puntando il dito contro di noi. Lo fa dicendo a questi ragazzi che - sotto i nostri slogan altisonanti - non abbiamo un'idea in grado di tenere insieme il mondo. Dicono che non abbiamo speranze da offrire loro, ma solo qualche briciola in più da consumare. Non usano formule magiche, ma parlano di noi. E davanti a questi stessi giovani, oggi, noi che cosa siamo in grado di ribattere?

In questi giorni ripensavo a Dietrich Bonhoeffer e ai suoi anni nel buio della Germania nazista. Anche lì la follia, la menzogna, le violenze mostruose continuavano a ripetersi, apparentemente uguali e invincibili. E quale fu la sua strada per non abituarsi? Bonhoeffer non rinunciò a interrogarsi sulle responsabilità politiche in quella Germania in corsa verso il baratro. Però coltivò anche un'altra domanda, più profonda; l'interrogativo che sarebbe diventato centrale nel tempo della prigionia e nelle pagine di Resistenza e resa. Il teologo in carcere per aver detto no al nazismo si chiedeva: in un mondo dove Dio non è più percepito (o è del tutto idolatrato, come nella violenza jihadista di oggi), come parleremo ancora di Lui? E concludeva: "Viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto e il tempo di Dio verrà".

E' questa perseveranza l'antidoto vero all'abitudine. Una perseveranza alimentata dalla preghiera, ma anche dalla domanda su ciò che è giusto. Giusto qui per noi. Ma anche per tutti i nostri giovani fratelli che non vogliamo lasciar trasformare in carne da macello nelle mani dei maestri dell'odio.

 

 

 

29/08/2017 08:23 Sara
Non ho capito: il testo (che ho letto) dice che non bisogna difendere un'identità ma condividere la propria esperienza, quindi? Condividere non è fare una santa alleanza (contro chi poi) e' un modo per aiutarsi.
Mi sembra che per lei non si possa esprimere una critica senza passare per fondamentalisti antimoderni.
Che ci sia un problema con i giovani che si fanno reclutare e' un dato di fatto e anche buttarla su una laicità tutta occidentale ( e culturale tra parentesi perché figlia dell'iluminismo) può essere una forma di autoritarismo perché non tiene conto del vissuto delle persone.
Alcuni pensano che il progresso nasca dalla tabula rasa, prima si rade al suolo poi si ricostruisce, ma la storia dimostra che spesso si ottiene il contrario.
Dopo il crollo dell'Unione sovietica ad est sta rinascendo un forte nazionalismo, lo stesso in oriente con il crollo dei regimi filo-occidentali segno che le diverse attitudini dei popoli non puoi reprimerle dall'alto.
Nonostant ciò si rifanno sempr gli stessi errori.



28/08/2017 21:33 Pietro Buttiglione
Abevo risposto a Sara ma nn esce!
Cmq la frase finale del link che lei ha postato ma forse nn letto:
"
I cristiani più che difendere l’identità cristiana dovrebbero condividere ed esprimere la loro fede e spiritualità con chi appartiene l’Islam.”
Mi sembra chiara.



28/08/2017 10:29 Sara SARA
santa alleanza CC/islam

Non è così anzi,


"E lei che pensa?

Che la grande sfida che abbiamo di fronte è evitare di tagliarci la testa gli uni con gli altri. Per farlo, dobbiamo riuscire ad andare oltre i due modelli che abbiamo sperimentato.

Cioè?

Il primo è il modello della separazione. Le persone che vengono da noi – prescrive questo schema – devono stare per conto loro, ognuno nella sua oasi separata, ghettizzati in quartieri dove sia possibile evitare qualsiasi contaminazione, perché né noi né loro saremmo disposti ad accettarla.

E il secondo modello?

È l'integrazione: una parola apparentemente innocua, ma che nasconde una volontà di dominio. Si chiede a chi viene da fuori di adeguarsi alle regole esistenti, perché noi siamo "padroni a casa nostra" e l'altro al massimo può sentirsi un ospite. È l'idea che sta alla base della volontà di proibire il burkini in spiaggia, come è successo in Francia. La diversità deve essere ricondotta alle nostre categorie, non riconosciuta come tale.

E qual è il sistema che propone lei?

È l'integrazione senza "g", cioè l'interazione. È un modello che vorrebbe mettere ogni comunità in contatto con l'altra, senza che nessuno rinunci alla sua verità, ma accettando di confrontarla con quella degli altri.

Chi si oppone a questo schema?

I fondamentalisti dell'una e dell'altra parte, indisponibili a riconoscere che la loro cultura abbia qualcosa da imparare da quelle altrui.

Sento già l'obiezione: "Con questo relativismo l'Occidente rinuncerebbe a se stesso".

Al contrario. Non è un punto di vista relativista, questo, perché si basa su un principio non negoziabile: la rinuncia alla violenza. Le nostre società dovrebbero accettare tutti, a patto però che chiunque rinunci a prevaricare sia contro di noi, sia contro le persone della propria comunità.

Per esempio?

Pensi al burqa. Di per sé non vuol dire niente. Può essere un segno di autonomia se indossato liberamente o un segno di sottomissione quando la donna è costretta a usarlo. La nostra società dovrebbe garantire il diritto di indossare il burqa a chi lo desidera e proteggere le donne che invece sono obbligate a coprirsi dalla famiglia."

http://www.huffingtonpost.it/2016/09/19/zagrebelsky-referendum-tifo-stadio_n_12080906.html

Nessuna santa alleanza al massimo aiuto reciproco.

Se il fondamentalismo è in fondo un secolarismo impazzito si può approfittare del tessuto sociale meno sfilacciato per evitare schegge impazzite e in questo noi cattolici possiamo aiutare gli islamici più dei Florais D'Arcais che vedono la religione (islamica cristiana e altro) solo come sub cultura.

Possiamo essere un ponte e un aiuto, il problema delle seconde generazioni non è più un problema dell'altro è un problema nostro, dell'occidente che non sa cosa dire ai giovani in crisi.

non capisco in che modo si possa intendere questo punto di vista come una santa alleanza, il gemellaggio tra Lateranense e l’Università di Qom mi pare un bel segnale, e anche Francesco non punta solo ad un discorso laico, al contrario quando condanna l'uso violento di Dio fa un discorso religioso che ci accomuna tutti.


Non è un percorso facile però mi pare più utile del farsi la guerra.



27/08/2017 15:13 Sara
- Roy invoca religionecultura x poi definirla "nichilista" ed invocare una santa alleanza CC/islam ..


Dove avrebbe letto della santa alleanza ?



27/08/2017 14:51 Ale.
" l'unica via sta nel promuovere una ETICA LAICA, anche senza religione
ció si potrà ottenere non con i poteri forti, che ci hanno portato qui, ma a partire dalla coscienza delle singole Persone.
Cfr Francesco... "

1) La conclusione di Pietro conferma che "Francesco" non si dimostra un capo religioso, il capo della Chiesa Cattolica (ragione per la quale era stato eletto), ma semplicemente un esortatore sociologico ad una "etica laica".

2) Il fallimento di una "etica laica" senza religione è già stato dimostrato dal fallimento sociale e morale della rivoluzione russa. Non si possono sostituire i valori con il niente.



27/08/2017 11:32 Pietro Buttiglione
Letto Roy. Non condivido:
1) Cultura?
( do you remember il ns progetto FALLITO?)
- "cultura" è una di quelle parole x contrabbandare tutto.
- Roy invoca religionecultura x poi definirla "nichilista" ed invocare una santa alleanza CC/islam ..
- x inciso la distruzione di monumenti è opera dei capi politici x motivi di propaganda.
- ma SE IL probl sta nella "cultura" imo nella visione ( di parte!) del Roy cultura=SOCIETÀ
- mera illusione rivesciare il trend con trasfusioni di "religio"
- l'unica via sta nel promuovere una ETICA LAICA, anche senza religione
- ció si potrà ottenere non con i poteri forti, che ci hanno portato qui, ma a partire dalla coscienza delle singole Persone.
Cfr Francesco...



27/08/2017 09:33 Sara
"La Catalogna, insieme con i Paesi Baschi, è una delle Comunità Autonome più secolarizzate.

Non solo in Catalogna, ma in tutta la Spagna vi è una certa difficoltà a comprendere il valore che la dimensione religiosa ha nel processo di integrazione. Il sociologo della Universidad Pontificia de Comillas, Fernando Vidal, in un contributo dedicato al capitale sociale e al capitale simbolico, ha messo in evidenza che gli stessi immigrati danno molta importanza al fattore religioso come dimensione necessaria all’integrazione. Tuttavia, solo il 14 per cento di coloro che operano nel sociale ritengono tale fattore importante. È una risorsa invisibile. Questa frattura tra l'identità religiosa del migrante e come concepiscono l'integrazione gli specialisti di settore è molto rilevante. A ragione, el-Ghaidouni ha chiesto aiuto affinché l'Islam, l'Islam veramente religioso, sia considerato una risorsa per far fronte al jihadismo; abbiamo già visto gli scarsi risultati di un modello di integrazione ispirato alla laicità francese.

Se l'elemento religioso si arresta, la trasmissione di quella risorsa che permette di far fronte al nichilismo si interrompe.
L’educazione necessaria per far fronte al terrore richiede una gratuità come quella che si è manifestata nelle prime ore dagli attacchi, convertita in metodo e formazione. "

http://www.oasiscenter.eu/it/articoli/jihadismo-e-violenza/2017/08/24/attentato-barcellona-religione-islam-lotta-al-terrorismo

La lettura di Maria e' sbagliata anche per questo motivo: i terroristi non sono arretrati ma il contrario, sono inconsapevoli delle loro tradizioni.



27/08/2017 08:59 Sara
Roy ha parlato in questi giorni a Rimini insistendo una volta ancora sulla necessita di superare il distacco tra cultura e religioni

http://www.frammentidipace.it/radici-terrorismo-olivier-roy/

E a proposito di potenziare incontri islamo- cristiani tra università si tratta di iniziative già presenti

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/il-rettore-dal-covolo-in-iran-per-il-gemellaggio-con-lateneo-di-qom-



26/08/2017 09:56 Lorenzo Pisani
Condivido con Sara, che a sua volta cita O. Roy, che il cuore della questione siano le seconde e terze generazioni di immigrati. Infatti, ammesso che si creino le condizioni di una accettabile prima accoglienza/integrazione, sulla distanza vengono fuori barriere e soffitti di vetro, invisibili ad un primo sguardo, quanto invalicabili. E in questa sacca di emarginazione, nello scarto tra aspettative e realtà, si creano le condizioni per quello che è sotto i nostri occhi. Paradossalmente (e tristemente) possiamo pensare che nella nostra Italia, il profilo generale delle aspettative sia così basso per cui...


24/08/2017 10:28 Sara
"Come si spiega il minor impatto del terrorismo in Italia rispetto ad altri Paesi?

«Una delle polemiche in Francia è che esiste molta pressione sulla religione, non solo sull'Islam ma su tutte le religioni e così la religione scivola in mano ai radicali per la difficoltà della gente comune di essere visibile nello spazio pubblico».

Ritiene che questo fenomeno di espulsione dallo spazio pubblico della religione non esista in Italia?

«In Italia la religione è più accettata dalla gente, ha più cittadinanza nello spazio pubblico. In alcuni luoghi c'è razzismo verso l'Islam ma in altri luoghi c'è maggior accettazione della religione».


Nell'Isis è molto alto il numero dei convertiti. Perché questo legame tra religione e violenza?

«La percentuale di convertiti è del 25%. Il motivo è che esiste solo l'Isis se vuoi combattere l'ordine globale mondiale. Non ci sono altri estremismi o ideologie, c'è solo l'ideologia del mercato. Se cerchi una contestazione globale, radicale, se vuoi rompere con il mondo dei padri, soprattutto se sei donna, l'unico modo è convertirti all'Islam. Se diventi comunista, i genitori non se ne curano. È l'espressione dell'estrema rottura con la società».

Ma perché accade con l'islam e non con altre religioni?

«Quando rompi con la società sei violento. Non è un'associazione tra Islam e violenza, Isis è un movimento violento che si oppone a tutta la società, a tutto l'ordine mondiale. Una volta era la sinistra estrema, ora è l'Isis una strada per distruggere l'ordine sociale»."

http://www.ilgiornale.it/news/politica/lisis-vuole-ribaltare-lordine-mondiale-1433030.html

Secondo me Olivier Roy è l'unico ad aver capito bene questa cosa, che ragazzi giovanissimi (e sostanzialmente molto secolarizzati) si facciano saltare in aria per motivazione strettamente religiose non ci credo nemmeno se è vero.

Certo l'Islam ha le sue responsabilità perché le comunità spesso sono chiuse e i giovani di seconda e terza generazione forse per questo faticano ad integrarsi in Occidente, però davvero mi paiono molto simili ai nostri brigatisti. Paradossalmente la rivolta dei giovani scatta quando le condizioni economiche sono migliorate rispetto ai genitori, anche da noi nel '70 successe così, come se ad un certo punto si aprisse uno scarto tra aspettative e realtà.

Non so, però è così, non è che sia più facile che buttarla sul "lo fanno perché glielo dice il Corano" come pensa Maria, ci vorrà tempo uguale.



23/08/2017 11:30 PietroB
IT:
http://www.lastampa.it/2017/08/22/cultura/opinioni/editoriali/le-nostre-libert-non-tutelano-chi-istiga-allodio-nyEXLiBytrTymg66SOfL7I/pagina.html



22/08/2017 00:20 Maria Teresa Pontara Pederiva

Il mondo occidentale saprà superare questo momento e, possiamo star certi anche il mondo islamico (a quanto mi spiegano gli islamici che conosco).
E noi, in Italia, dovremmo crederlo ancora di più se solo pensiamo a cosa ha vissuto il nostro Paese negli Anni di Piombo. Bombe e strategia della tensione erano pane quotidiano a causa della violenza dei due poli opposti, rosso/nero.
Dalla bomba di Piazza Fontana a Milano nel 1969 (17 morti) sono stati tanti gli attentati e le autentiche stragi compiute a danno di bersagli scelti – magistrati, docenti universitari, giornalisti, politici, poliziotti, dirigenti d’azienda – o di gruppi di persone a caso (passeggeri in treno o in stazione, gente in piazza, in esercizi commerciali …).
Il prossimo anno ricorderemo il 40° anniversario del rapimento di Aldo Moro, dell’uccisone dei 5 agenti di scorta e della sua esecuzione dopo 55gg di prigionia: mi sono laureata poco più di un mese dopo e vi assicuro che a Padova davvero pochi quanti avevano voglia di festeggiare.
E non possiamo dimenticare uomini come Francesco Coco, Vittorio Bachelet, Luigi Calabresi, Walter Tobagi, Giuseppe Tagliercio ... e tutte le altre vittime di quei lunghi anni (85 morti solo per la strage a Bologna nel 1980).
Ma vorrei ricordare quanto all’estero faticano a comprendere: come facciamo noi in Italia ad esserci ormai abituati ai morti per mano della mafia e affini? E’ vero che i media ci parlano poco di quanto accade in Africa, ma nelle nostre città e paesi del Sud fa ancora notizia un regolamento di conti, un proiettile vagante? Come fanno le nuove generazioni a sopportare una simile barbarie?
La riflessione che propone, giustamente, Giorgio, se vogliamo salvarci, deve continuare e su più fronti.




21/08/2017 22:07 Sara
Ratisbona non era una lezione sull'islam ma sulla necessità di armonizzare fede e ragione: per l'islam,, per il cristianesimo e per la modernità post-illuministica stessa

"Solo così diventiamo anche capaci di un vero dialogo delle culture e delle religioni – un dialogo di cui abbiamo un così urgente bisogno. Nel mondo occidentale domina largamente l'opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall'universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell'ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture."

" È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori. Ritrovarla noi stessi sempre di nuovo, è il grande compito dell'università."


" un dialogo di cui abbiamo un così urgente bisogno" nota che parla di culture (con la e) e religioni (con la i), di grandezza e vastità...



21/08/2017 21:24 Ale.
Pietro: "Se ne prendi coscienza ti sarà chiaro il "su di noi" di Bernardelli".
Infatti: mi risulta che, pur non dicendo espressamente, la riflessione di Bernardelli non sia lontana dalla mia:
"Non ci abitueremo al terrore solo se non rinunceremo a ragionare su di noi". "Chi educa all'odio i giovani musulmani cresciuti nelle nostre periferie, infatti, lo fa proprio puntando il dito contro di noi". "E davanti a questi stessi giovani, oggi, noi che cosa siamo in grado di ribattere?".
E ancora: "In un mondo dove Dio non è più percepito... come parleremo ancora di Lui?" "...noi pregheremo, faremo ciò che è giusto e il tempo di Dio verrà". "E' questa perseveranza l'antidoto vero all'abitudine. Una perseveranza alimentata dalla preghiera, ma anche dalla domanda su ciò che è giusto".

Riflessione su ciò che è giusto, quindi: preghiera, sì certo, ma anche azione nostra: riflessione se il nostro modo di vivere la nostra idolatrata "libertà" sia davvero quello giusto, in grado di dare risposte "di senso", o se non sia piuttosto il caso di ripensarlo, ricordandoci di Chi ci ha affidato questa libertà e ci ha ammonito sulle due vie che di conseguenza si aprono davanti a noi: a noi la scelta.



21/08/2017 20:52 PietroB
@Maria
D'accordo col cammino ( in cui inserirei uno anche ecumenico tra sciiti e sunniti). Cammini, bada bene! che la CC ha intrapreso SOLO recentemente. Aggiungo solo che anche loro hanno iniziato.. D'altra parte, con discernimento o così o muori.



21/08/2017 16:15 Maria
Bisogna tornare alla Lectio Magistralis tenuta da Benedetto XVI a Ratisbona.Una lezione profetica,che ha fatto scandalo fra i musulmani ,snobbata e boicottata dai ,cattolici"progressisti",eppure nella sua razionale semplicita'voce della Verita'.La Verita'e'che non tuttonella religione islamica e'pace e amore,la verita' e'che ben 123 sure del testo sacro islamico , il Corano, incitano all'uccisione degli infedeli.
La verita'e'che un testo,il Corano,scritto nel 600 dopo Cristo, e'ancora ogginel 2000 preso alla LETTERA, e che nessuna critica storica,nessuna interpretazione e'permessa dagli imam sunniti,perche'il Corano e'eterno e divino e increato quanto Allah.
La verita'e'che una religione rimasta al Medioevo e'oggi nel mondo moderno la religione di miliardi di persone.
La verita'e'che se l'Islam cosiddetto moderato (se esiste)non fa un percorso di modernizzazione e di rigetto delle letture violente e letterarie del Corano,masse di persone continuano ad essere indottrinate che Allah vuole lo sterminio degli infedeli e chela e'opera meritoria e fa guadagnare il Paradiso morire martiri nella JIHADla Guerra Santa contro gli infedeli.
La verita'e'come disse Benedetto XVI a Ratisbona l'Islam deve risolvere il.problema teologico fra fede e ragione e fra fede e violenza.
La verita' quando viene detta a chiare lettere,come fece Ratzinger a Ratisbona,viene rigettata da tutti,compresi icattolici progressisti.



21/08/2017 16:03 PietroB
@Ale
Se seguissi i tweet di Bernardelli avresti capito quanto Israele, Arabia Saudita, Usa & C siano legati.. Cmq le polemichette sono solo tempo perso. Meglio il discernimento. Ad es. quando scrivi da libertà in poi ( parte finale, non riesco a fare copia/incolla) sono esattamente gli stessi argomenti, quasi le stesse parole che usano loro x attaccare NOI e caricare di odio i loro "martiri". Se ne prendi coscienza ti sarà chiaro il "su di noi" di Bernardelli.



21/08/2017 15:21 Ale.
(Pietro): "...in Syria sono state le potenze occidentali( Arabia Saudita in testa) ad armare..."
Toh, non mi risultava che l'Arabia Saudita facesse parte delle "potenze occidentali" (pur se loro amica per interesse reciproco...).

(Bernardelli): "...a quella di Ouagadougu in Burkina Faso di cui probabilmente nemmeno ci siamo accorti..."
Se "non ce ne siamo quasi accorti" è perché i media, dopo averne dato brevemente notizia, si sono ben guardati dal continuare a parlarne e farne l'argomento principe per giorni e giorni, come invece accade quando le stragi avvengono in Europa. Il cittadino comune deriva la sua percezione dei fatti dai mezzi di comunicazione (= giornalisti). Almeno così appare.

"...che cosa abbiamo da contrapporre a quest'odio ammantato di motivazioni religiose..."
Chi ha autorità religiosa nel mondo occidentale dovrebbe ribadire fino allo sfinimento che Dio (comunque lo si chiami, anche Allah) NON PUO' VOLERE la morte delle sue creature, neanche se "infedeli". Se Dio (Allah) è misericordioso, non può essere che un Dio della vita (se non altro per concedere tempo per una "conversione"...). Dare la morte è offenderlo, è impadronirsi di una vita che Lui ha dato, e nessuno può farlo nel suo nome. Chi lo fa dimostra di avere una mente chiusa, autoreferenziale (come era anche la nostra fino a un po' di secoli fa, ma poi si matura...).

"Quali sono questi valori su cui oggi fondiamo il nostro stare insieme?" E' il valore tanto sbandierato della libertà, quello che "noi" affermiamo e che "loro" contestano con più forza.
Il fatto è che questa nostra "libertà" si è disgiunta dalla "responsabilità", per cui è divenuta "licenza" di fare, sostenere e mettere in atto qualunque cosa passi per la testa o vada per la maggiore: dall'abbigliamento agli spettacoli, dalle espressioni verbali ai comportamenti sessuali, non c'è e non ci deve essere alcun limite. Ed è difficile sperare in una presa di coscienza, in una riflessione su di noi: se qualcuno si azzarda a contestare, viene tacciato come retrogrado e oscurantista (bene che vada) e messo a tacere con ignominia. Figuriamoci poi se quel "qualcuno" si azzarda ad evocare Dio e a chiamare ogni cosa col suo vero nome... l'esperienza insegna come va a finire!



21/08/2017 11:37 PietroB
@MARIA
1) Un cristiano dovrebbe sempre cercare la verità e mai nascondersi dietro retorica o paragoni impossibili, tipo tirare in ballo la resistenza, paragone impossibile se nn altro xchè eravamo tutti fascisti e i resistenti ben pochi.. insomma non c'incentra nulla. Ma si sa che in Italia prevale il cazzeggio alla riflessione e discernimento. Uno sguardo pocopoco si alzi vede che Lybia e Iraq erano tranquille ( salvo che le batoste con Iran..) e poi siamo arrivati noi occidentali a fare patatrac di cui oggi paghiamo le conseguenze.. lo stesso sguardo vede che in Syria sono state le potenze occidentali( Arabia Saudita in testa) ad armare l'opposizione a Assad ad inviare mercenari su mercenari, vede come su qs.basi è cresciuto l'ISIS, figlio nostro, come Gheddafi. Davvero è lecito chiamare SOGNO PACIFISTA quando gli ALTRI si ammazzano x conto nostro?!! E' c r i s t i a n o. E mi fermo qui xchè potrei parlare di Africa, di Ruanda, di Congo, ecc ecc Non voglio giustificare nessun odio: solo invitare a guardare le cose ANCHE con gli occhi altrui, come invita, mi pare, Bernardelli



21/08/2017 10:28 Maria
Infatti Boenheffer,grandissima figura di cristiano, era di un'altra generazione rispetto a noi, quella dei nostri nonni, che non ritenevano colpevole per un cristiamo combattere attivamente contro chi,come i nazisti,voleva portare alla rovina la civilta'cristiana europea.
Il problema nostro e'che noi riteniamo incompatibile con la nostra idea dei diritti umani combattere chi la nostra democrazia vuol portare alla rovina.In nome della tolleranza e dell'accoglienza ,del multiculturalismo, principi democratici,co siamo allevati la serpe in seno.
Rifiutiamo di capire e di ammettere che se diamo ospitalita',alleviamo e coccoliamo le serpi nel nostro seno,queste prima o poi si rivoltano e ci mordono uccidendoci.In Inghilterra e'possibile per le comunita'musulmane essere governate dalla Sharia, cioe'e'ammesso che un musulmano possa picchiare e segregare mogli e figlie.L'Inghilterra tollera questo in nome del multiculturalismo!
In Catalogna sono state costruite 50moschee salafite coi soldi,milioni di dollari, dell'Arabia Saudita Yemem,Emirati Arabi.In tali moscheee per anni sono stati indottrinati alla Sharia e alla Jiad generazioni di giovani musulmani.Da una ricerca fatta nel 2014 in Europa il 92% dei giovani musulmani pensa che i combattenti dell'Isis siano dei veri islamici e mettano in pratica il Corano.
Ma noi facciamo finta di non capire,di non vedere,rifiutiamo di ammettere la realta'.
L'indottrinamento dell'Islam radicale waabita coi petroldollari dell'Arabia Saudita e'la serpe che ci siamo cresciuti in seno.Come se al tempo dei nazisti,i governi di Francia e Inghilterra avessero permesso a Hitler di fondar numerose scuole di nazismo nei loro paesi dove si imparava l'ideologia di Mein Kampf!
Dobbiamo combattere non TOLLERAREl'Islam radicale di tipo waabita,non dobbiamo permettere l'indottrinamento nelle moschee pagate da stati stranieri di miglua di giovani!Le moschee i EUROPA vanno costruite si'ma non coi soldi di chi foraggia DAESH.E non puo'ricadere solo sui poliziotti,sui vigili urbani,sui servizi segreti,il compito di combattere contro il terrorismo islamico.
Altrimenti saremo sconfitti e con noi anchela nostra democrazia,per la quale i nostri nonni e padri hanno dato la vita combattendo il nazi-fascismo.



21/08/2017 09:00 Giorgio Bernardelli
Maria solo un dettaglio importante: Bonhoeffer fu membro attivo della Resistenza in Germania. E insieme coltivava quella domanda che andava al di là dell'eliminazione fisica del nemico


21/08/2017 08:29 Maria
Accanto a persone come Boenheffer al tempo sei nazisti ci furono anche persone che comatterono il nazi-fascismo.Si chiamo'Resistenza.
Oggi noi non vogliamo ,non siamo in grado,di fare una Resistenza seria ed efficace ai combattenti per l'ISIS.Gli anni di pace, dal dopoguerra ad oggi,ci hanno fatto vivere nell'illusione che la guerra non potesse piu riguardare 'Eurooa,che le guerre irmai si svolgesseroin altri scenari,lontani,Vietnam,Africa,Palestina,Afganistan,Iraq.Oggi ci risvegliamo da questo sogno pacifista e ci chiediamo sgomenti:perche'i terroristi islamici vogliono pirtare la guerra dentro le citta'e le strade della nostra pacifica Europa?Non sappiamo dare una risposta se non che ci odiano ed odiano il nostro modo di vivere.Noi pero'non li odiamo e siamo tolleranti .Non vogliamo.opporre alcuna Resistenza.Non vogliamo piu'combattere per nessun Ideale,perche'non creduamo piu in nessun ideale.
Gli uomini e le donne che combatterono il nazismo e il fascismo lo.odiavano ed erano disposti ad uccidere ed essere uccisi per sconfiggere il Nazismo.Noi oggi non siamo piu'capaci di combattere.Rispondiamo alla guerra che i terroristi ci fanno, negandola,rispondiamo al sangue versato ,alle vite recise di donne bambini e uomini europei, con mettere pelouche nel luogo del massacro.
Come se i partigiani avessero messo i peoluche e gli orsacchiotti nei luoghi dei massacri nazisti.
Non e'coi pelouche che si vince una guerra e non e'negandola e rifiutandosi di combatterla che si vince una guerra.



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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