Cani, orsi e l'umanità che non vediamo più
di Paola Springhetti | 22 agosto 2017
Se amiamo gli animali e siamo indifferenti al nostro prossimo, allora c'è qualcosa che non va. Qualcosa di grosso, direi

Quando si è in vacanza, si va a Messa in Chiese che non sono quelle abituali, e così inevitabilmente ci si confronta con stili, e forme di partecipazione (o non partecipazione) diversi da quelli cui si è abituati. Un'amica mi dice scandalizzata: «Sono andata a Messa nel Tal posto e c'era un celebrante che prima se l'è presa con un signore che aveva portato a messa il suo cane, e poi con un bambino, che aveva fatto rumore in fondo alla Chiesa». «Mi dispiace, e anche molto, che se la sia presa con il bambino e - immagino - con i suoi giovani genitori; ma che il cane debba restare fuori mi sembra una cosa di buon senso», le ho detto senza pensarci troppo, con il risultato di scandalizzarla ancora di più.

La mia non era ovviamente un risposta teologica, e forse era anche un po' troppo autocentrata, visto che non amo i cani e che se me ne trovassi accanto uno anche a Messa ne sarei inevitabilmente infastidita, oltre che distratta (io che già mi distraggo tanto facilmente!).

Quello che davvero mi ha dato fastidio è stato il mettere sullo stesso piano il cane e il bambino: da parte del sacerdote, ma anche da parte della mia amica. Uomini e animali sono diversi: possono condividere un pezzo di vita su questa terra, ma non sono uguali.

E allora ho ripensato alle discussioni attorno alla storia dell'Orsa KJ2, che ha infiammato il Trentino e non solo. L'orsa nel luglio scorso aveva aggredito un uomo e poiché aveva già compiuto un'aggressione in passato, la Provincia l'ha giudicata pericolosa e ne ha decretato l'abbattimento. Quello che mi ha colpito è stata la procedura: l'orsa è stata prima catturata, per poter fare i prelievi di pelo e sangue necessari per assicurarsi che fosse proprio lei quella che aveva compiuto l'aggressione. Poi è stata rilasciata con un collare elettronico, in attesa delle analisi. E infine nuovamente catturata dopo avere accertato la sua responsabilità. Insomma, una procedura complessa, con l'obiettivo di impedire errori e abusi.

Nonostante questo, l'uccisione dell'orsa KJ2 ha suscitato discussioni e soprattutto polemiche, che hanno visto la sollevazione degli ambientalisti - compresi ex ministri in cerca di consensi preelettorali - fino alla minaccia di boicottare il turismo nella provincia. L'ENPA (Ente Nazionale Protezione animali) ha definito l'uccisione dell'orsa «un vero e proprio delitto, un crimine contro gli animali, la natura, la biodiversità».

Ora, se nel caso del cane in chiesa posso ammettere che il disagio nasce almeno in parte da una difficoltà personale, in questo caso il discorso si fa più duro: non ho sentito difendere con la stessa passione nessuna delle 2.100 persone che nei primi sei mesi di quest'anno sono morte nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa, per nessuno dei 15.000 morti che sono stati contati dall'inizio del 2013, quando è iniziata l'emergenza. Impedire loro di varcare i nostri confini non è forse una condanna a morte? Quanti, in Italia o negli altri paesi europei, sono responsabili - con gli atti e con le opinioni - di aver firmato la condanna? Quali procedure abbiamo messo in campo per evitare errori e abusi? (i recenti decreti Minniti hanno reso ancora più difficile per i sopravvissuti ottenere il riconoscimento di rifugiati). Dobbiamo dircelo: quei quindicimila non sono morti per incidente o sfortuna: erano stati condannati dai nostri Paesi che non hanno voluto aprire vie legali di fuga dai loro Paesi e di accoglienza nei nostri. Se l'uccisione di un'orsa offende «gli animali, la natura, la biodiversità», quella di 15.000 uomini, donne e bambini cosa offende?

Credo che i bambini debbano stare in chiesa, perché la loro voce, come quella di tutti i figli di Dio, loda Dio, anche quando piagnucolano o vogliono farsi una passeggiata tra le colonne (peraltro esistono soluzioni pastorali ampiamente sperimentate per facilitare la partecipazione delle giovani famiglie alla Messa). I bambini sono immagine di Dio, come i loro genitori, i fedeli tutti, il celebrante e i 15.000 che hanno perso la vita nel Mediterraneo.

I cani non sono immagine di Dio, e neanche l'orsa. Narra la Genesi che Dio presentò all'uomo tutti gli animali e l'uomo diede a ciascuno un nome, ma non trovò in alcuno di essi l'altro simile a sé. Dio ha creato il mondo - gli animali, la natura e la biodiversità - e li ha affidati all'uomo che ne è responsabile e se ne deve prendere cura. Ma se amiamo gli animali e siamo indifferenti al nostro prossimo, allora c'è qualcosa che non va. Qualcosa di grosso, direi.

Non potremo mai sapere se davvero uccidere l'orsa KJ2 sia servito a salvare vite umane, ma la preoccupazione di farlo mi sembra più che legittima. Rispettiamo i cani, rispettiamo gli orsi, ma per favore pensiamo a quei 15mila.

 

 

 

26/08/2017 08:54 Lorenzo Pisani
Per una felice coincidenza, questa provocazione di Paola Springhetti cade nella settimana in cui abbiamo ascoltato nel Vangelo che le briciole del pane dei figli vengono lasciate con benevolenza ai cagnolini. Come dire che, salvaguardando l'ordine delle cose, è possibile, anzi doveroso, perseguire un rapporto di tutela e di armonia con tutte le creature ed il creato stesso. Del resto mi sembra che il focus dell'articolo fosse sull'indifferenza verso i nostri fratelli.


23/08/2017 08:08 Pietro Buttiglione
Imo gli animali "domestici" spesso sono l'unico modo x un umano x intrattenere una RELAZIONE, ormai problematica con un altro umano.


22/08/2017 12:34 Filomena
Tutela non dominio. Ma vedo che lei si pone ancora dalla parte di chi, volendo sollevare il velo sull' anestesia dell'indifferenza degli uomini (alcuni!) verso altri uomini, finisce con l'affermare una supremazia che non ci compete. Dare il nome è una cosa, dominare un'altra, prendersene cura un'altra ancora. Siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio ma non siamo come Dio, sicché non possiamo arrogarci il diritto di disporre dell'altro a nostro piacimento, fosse anche un animale


22/08/2017 12:33 Angheran M
Questo scatenerà la rappresaglia dell'Italia animalista e neopagana , adoratrice di cani e gatti..


22/08/2017 00:39 Maria Teresa Pontara Pederiva

La razionalità non è così scontata.
La storia dell’orso l’abbiamo seguita dall’estero, non senza vergogna per tanto clamore suscitato (la vittima dell’assalto è il nostro idraulico, persona tranquilla e tutt’altro che mitomane). Per fortuna, a fronte di minacce e tante parole scritte e gridate, le manifestazioni hanno avuto ben pochi adepti, tanto che dell’ultima – che ha visto 40 persone in piazza e provenienti dalle regioni vicine – un commento era: “ci sono più orsi nei boschi che animalisti che gridano”.
Ma sul dimenticarsi dei 15 mila morti avrei un parallelo con quanto accade qui negli Stati Uniti. La settimana scorsa Maria Mendoza Sanchez, una madre di famiglia di origine messicana qui da 23 anni, è stata raggiunta da un ordine esecutivo di espulsione per immigrazione illegale. Lavorava come infermiera oncologica all’ospedale di Oakland e anche il marito aveva un impiego sicuro: tutto inutile. La coppia è rimpatriata insieme al figlio minore, lasciando qui due figlie più grandi che intendono completare gli studi (qui lo “ius soli” è un dato di fatto, e loro sono cittadine americane). Le figlie devono abbandonare la casa qui e arrangiarsi da vicini, mentre genitori e fratello, senza alcuna forma di sostentamento, andranno per ora ospiti da parenti.
La differenza con noi è abissale: non si contano le manifestazioni di piazza a favore di Maria e della sua famiglia tra Oakland e San Francisco, ma anche nelle contee più piccole, le interviste e i servizi televisivi, le preghiere in chiesa … Cosa siamo capaci di fare noi in Italia? C’è forse qualcuno che, preoccupato della situazione dei migranti, scende in piazza? Sì, certo, accade anche questo, ma vi assicuro con numeri e attenzione mediatica assolutamente incomparabile.




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Paola Springhetti

Paola Springhetti, giornalista freelance. Dirige il bimestrale«Reti Solidali» e collabora con varie testate, tra cui «Il Sole 24 Ore» e «Segno». Insegna giornalismo alla Pontificia Università Salesiana. Il suo ultimo libro è "Donna fuori dallo spot" (ed. Ave 2014). 

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