Comunione, una fraternità pagata a carissimo prezzo
di Roberto Beretta | 16 agosto 2017
La liturgia non può essere un atto indolore nemmeno per chi vi partecipa, poiché egli inevitabilmente porta in sé il senso di colpa per la morte di un innocente - soltanto grazie alla quale la comunità, la società, il mondo trovano la pace

«Quanti fra i cristiani si rendono conto delle implicazioni terribili della comunione?» (Mircea Eliade). In effetti, a pensarci bene, e senza finire nella polemica per la quale i primi credenti vennero addirittura accusati di antropofagia, la messa è quanto meno la reiterazione simbolica di una profonda ingiustizia: un innocente si sacrifica volontariamente (ma anche viene sacrificato!) per la salvezza di tutti gli altri.

E' la teoria biblica del «capro espiatorio», portata alle estreme (e inquietanti) conseguenze dal filosofo René Girard. Secondo il quale le religioni consentono ritualmente lo sfogo dell'umana violenza, che altrimenti si eserciterebbe in eterni conflitti, offrendo una vittima sacrificale sostitutiva; è il caso appunto del capro "caricato" delle colpe comuni e lapidato fuori città. Ma ciò avviene anche in molti altri miti e riti: il santo, l'eroe assume i peccati (le calamità, le tragedie collettive) degli altri e così facendo li libera. «Non è meglio che muoia uno solo per tutto il popolo?», esclamò persino Caifa come giustificazione decisiva per condannare Cristo.

Il quale Cristo è sempre stato assimilato appunto, anche in tutta la dottrina teologica e spirituale ortodossa, all'agnello sacrificale; proprio della sua offerta cruenta si fa memoria viva ogni domenica sulla tavola dell'altare. Ma allora la liturgia non può essere un atto indolore nemmeno per chi vi partecipa, poiché egli inevitabilmente porta in sé il senso di colpa per la morte di un innocente - soltanto grazie alla quale la comunità, la società, il mondo trovano la pace. Anche in tale accezione dunque, in quanto cioè ripetizione di un sacrificio "ingiusto" (e non soltanto perché cena comunitaria), la messa genera comunione nella Chiesa: scaricando i conflitti di tutti sull'unica vittima prescelta, esorcizzando e prevenendo la violenza attraverso il rito collettivo.

Ha ragione Eliade: quella cristiana è dunque una fraternità pagata a carissimo prezzo; consciamente o no, ogni fedele ne è consapevole quando partecipa alla messa. Per di più constata amaramente che nemmeno il sacrificio estremo del Figlio di Dio è stato capace di generare davvero la fine dei conflitti, nella vita e nella storia; la salvezza simbolicamente annunciata dalla liturgia viene cioè immediatamente contraddetta dall'esperienza quotidiana, perciò il senso di colpa raddoppia: per il sacrificio di un innocente e, per di più, per il fatto che neppure questo sia sufficiente.

Stiamo sempre sul piano antropologico, prima dello "scatto" richiesto dalla fede. Il popolo cristiano è dunque unito, anzi costituito, dal sangue del suo primogenito: un atto di estrema generosità, ma anche un'aberrazione per una religione nella quale Dio non vuole essere vendicatore bensì padre misericordioso, dove si pretende che la logica del sacrificio di animali venga abolita in nome di un culto spirituale, in cui la salvezza è elargita per dono gratuito e non quale scambio di favori tra cielo e terra... Come conciliare tali contraddizioni? Il rischio (percepito anche da Girard) è che il modello sacrificale, ancestralmente presente nell'uomo, prevalga sullo stesso contenuto esplicito della messa.

(3. CONTINUA)

 

23/08/2017 15:59 Luigi

"è l'amore a convincere l'intelligenza che dopo la notte della croce verrà il giorno della risurrezione e a rafforzare la persona con fedeltà e perseveranza, preservando il suo cuore dal rancore della vendetta e dell'angoscia. La pasqua non ce la si procura da soli, ma ce la preparano gli altri" (p.Marko Ivan Rupnik).
Sono portato a pensare che lo stile provocatorio di questo post, sia un tentativo di andare al di là dei luoghi comuni, spingere ad un approfondimento per aumentare la consapevolezza del tema proposto. A partire da questo presupposto vorrei solamente offrire un punto di prospettiva differente. l'introduzione della distinzione del piano antropologico da quello teologico (quello dopo lo "scatto" della fede) se da una parte può aiutare a distinguere le cose dall'altra rischia di ingenerare una riduzione. Intendo dire che non esiste il rito (antropologico) cristiano senza l'evento (teologico) della Pasqua. Per cui se possiamo separarli per un migliore approfondimento, dobbiamo poi operare una sintesi per un reale approfondimento. in quest'ottica la teoria del "capro espiatorio" è illuminata dalla vicenda di Gesù che, per certi versi, ne sovverte il significato. il punto, secondo me, è che come sottolinea la redazione giovannea del Vangelo, è Gesù che offre la sua vita. Qui sta la rivoluzione pasquale. ciò che poteva essere semplicemente l'assassinio di un innocente, diventa per volontà della vittima offerta di vita, manifestando in ciò l'assoluta signoria di Gesù ratificata nella pasqua (io ho il potere di dare la vita e di riprenderla di nuovo cfr. Gv10). per questo sono portato a pensare (e di conseguenza a vivere) che nel sacrificio eucaristico si riattualizzi il sacrificio della croce che altro non è che l'atto d'amore con cui Dio sancisce come la vita dell'uomo sia per lui preziosa, più della sua stessa vita. non facciamo un rito per designare una vittima, celebriamo un rito per partecipare di quell'amore. Chiaramente c'è un aspetto "arduo" del rito eucaristico che risuona anche nelle parole del post: chi può essere all'altezza di tale amore? la riproposizione rituale di questo amore ci vede tutti manchevoli, ma, grazie a Dio, non siamo noi a essere degni di questo amore, ma quest'amore a renderci degni




18/08/2017 13:48 PietroB
Personalmente sbaglierò ma condivido ben poco di quanto scrivi, Sara! Xció evito. Ma quanno ce vó..
Una CC che ha combattuto il dissenso con Crociate( kathari), Santa Inquisizione, i modernisti con anatemi e giuramenti e spioni.. e c'è ancora in tutte le sue strutture beh, altro che soffio di venti! qui manco un uragano tipo i preti pedofili o corrotti!!
Circa i giornalisti cattolici: nn seguo la stampa cattolica salvo VN e Bernardelli tweet, apprezzo quanto scrivono qui, il loro impegno più che il loro k/h che se troppo, "stroppia"😎🤡



18/08/2017 11:03 Sara
Tra parentesi ieri sera pensavo al commento della Pederiva su Girard: alla fine i giornalisti sono loro Beretta su Avvenire (pagine culturali) La Pederiva su Settimana news e Vatican Insider (e molti altri qua dentro dalla Springhetti a Morcellin ecc.) dovrebbero essere loro a conoscere bene gli autori che citano non stupirsi che li conoscano i lettori che commentano.


18/08/2017 10:42 Sara
"Ma x ricostruire, dopo aver distrutto, bisogna anche ricostruire Parroco&Parrocchia, ma anche cosa intendiamo x "Chiesa". E Sacramenti."

Per distruggere bisognerebbe anche che ci fosse qualcosa di granitico da buttar giù: oggi la maggior parte delle parrocchie sta su con lo scotch basta un soffio di vento come nella favola dei tre porcellini e vien giù tutto.

Se si fossero usate queste nostre discussioni per ricostruire con pazienza invece che illudersi su scorciatoie "distruttive" a quest'ora avevamo rimesso in piedi due volte San Pietro e il Colosseo.

Pace e bene.



18/08/2017 09:55 Pietro Buttiglione
Beretta è un provo ( come me😎). Vuole arrivare alla inconciliabilità.
Ma x ricostruire, dopo aver distrutto, bisogna anche ricostruire Parroco&Parrocchia, ma anche cosa intendiamo x "Chiesa". E Sacramenti.
A mio avviso è prioritario dare vita e senso alla relazione tra Dio e Persona. Tutto il resto può aspettare ( o scomparire)
A cosa servirebbe una Chiesa&connessi senza IL credente? A nulla. Sicuramente Dio non ne ha bisogno.



17/08/2017 18:43 Yolanda
" come conciliare tali contraddizioni"? Non è possibile ,o prevale l' una o l'altra. Purtroppo l' idea dello scambio di favori tra cielo e terra e' così generalmente radicato che non è possibile eluderlo.
Non conosco Gerard e le sue teorie. Le ultime scoperte sui neuromi specchio invece rendono evidente che le testimonianze concrete favoriscono i reali cambiamenti nel piccolo, e un mare e' fatto di tante piccole gocce. La liturgia di fatto si basa sulla prima ipotesi e la fede non può che risentirne dando un significato diverso alla parola comunione ,più intimistico che comunitario. Il resto consegue dalle parole pronunciate alle modalità esecutive del rito.



17/08/2017 10:47 Sara
Non li ho letti in una settimana ma spalmati negli anni per quanto sia piuttosto vorace come lettrice. (Da sempre)
Piuttosto mi stupisco di chi riesce a scrivere così tanto: ad esempio la Jaca Book sta ripubblicando l'opera omnia di De Lubac ed e' una vera montagna anche molto eterogenea: da Gioacchino da Fiore a Proudhon, da Pico della Mirandola all'agostinismo moderno si è occupato di mezzo scibile umano.
Anche Kung e' un vero grafomane, meno di 1000 pagine non inizia nemmeno, io leggo veloce ma non scrivo mai più di 10 righe quindi un po' li invidio.



17/08/2017 00:17 Maria Teresa Pontara Pederiva
Sara, tra lavoro e faccende di casa di Girard ho letto solo citazioni ... e credevo di essere una che legge e tanto
raccontaci come fai, quando hai tempo



16/08/2017 22:34 Francesca Vittoria
....nemmeno il sacrificio estremo del figlio di Dio è stato capace di generare la fine dei conflitti, nella vita e nella storia....! Si è vero, tanto che una parabola lo conferma ".della vigna e dei vignaioli omicidi" Siamo in autunno anche oggi i raccolti sembrano compromessi dall'instabilità del tempo e disastri ambientali; e che dire della minaccia incombente di bomba atomica da parte di iracondi governanti "che sembrano aver perso coscienza circa la gravità e l'enormità di quanto a parole reciprocamente indirizzata, mentre popolazioni faticano a vivere del pane quotidiano.!Non è questo un uccidere sempre e di nuovo il Figlio di Dio ? Però malgrado il ripetersi di fatti delittuosi nella vita e nella storia, il sacrificio di Gesù Cristo significa che per l'uomo esiste la SALVEZZA, che senza questo prima non esisteva, tutti eravamo senza speranza di vita. È' questa una grande cosa, certo non basta dichiararsi peccatori addolorati per le nostre colpe ma è necessario sentirci impegnati a ripararle vivendo da "cristiani".Dio ha usato misericordia dandoci questa possibilità , non sarebbe Padre altrimenti se non ci desiderasse più per "figli" visto il persistere a rifiutare il suo amore. Non guerre ma segni di pace, amicizia reciproca Egli ci chiede, un modo di vivere dove è la pace che va perseguita, . La. messa può e sere tante cose a seconda del nostro spirito di come siamo e ci rapportiamo nel dialogo con Dio, soltanto Lui sa leggere mente e cuore di ogni singola persona, e quando noi lo preghiamo in qualunque luogo e parte del mondo noi siamo la Sua Chiesa , noi gli stiamo davanti anche se non lo vediamo come il popolo d'Israele si sentiva allora timoroso, tante sono le nostre piccole o grandi indegnità verso la sua bontà infinita e magari tanta umiltà non la sentiamo così abituati oggi ad assolverci a motivo di un modo di pensare dove le buone ragioni del nostro agire diventano assoluzione ai nostri errori. Non mi sembra che si possa parlare di "modello sacrificale" Dio e vita, amore, libertà., giustizia pace. , Cristo è' e rimane amore, genera amore e vince il MALE, trionfa, lo distrugge per questo merita atto di adorazione
Francesca Vittoria



16/08/2017 09:40 Sara
https://www.avvenire.it/agora/pagine/girard

Di libri di Girard ne ho letti 4 (compreso il dialogo con Vattimo) la sopravvivenza del modello sacrificale non mi pare sia vista in relazione alla messa ma alle relazioni umane. Vedi l'esempio del litigio sull'animazione: mostra che non si è usciti dal mimetismo.
Almeno per quelli che ho capito perché non è che sia autore super-facile da capire.



16/08/2017 01:22 Ale.
"Per di più constata amaramente che nemmeno il sacrificio estremo del Figlio di Dio è stato capace di generare davvero la fine dei conflitti, nella vita e nella storia".

Era forse la fine dei conflitti su questa terra, la motivazione che Cristo nell'ultima Cena ha dato per il suo sacrificio cruento? O non era piuttosto una motivazione ben differente?
La "salvezza", era forse salvezza in questo mondo?
Perché non attenersi semplicemente alle parole dei Vangeli?



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto una ventina di libri, tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa ). L'ultimo è appena uscito e si intitola La santa puttana. È assessore alla trasparenza e alla sicurezza della sua città, Lissone, per una lista civica. Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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