Nella letteratura
Non svilire la nostra scintilla divina
di Sergio Di Benedetto | 05 agosto 2017
La Trasfigurazione può essere un utile momento di sosta nel ripensare alla nostra dignità. Forse il tempo della vacanza è il tempo giusto per questa memoria aiutati dalle parole del poeta greco Konstantinos Kavafis

Veramente ricco è il mistero della Trasfigurazione, in quel suo rimando al legame che ogni vita ha tra la terra e il cielo, tra il tempo e l’eterno, tra il piccolo e l’universale.

Un richiamo tra gli altri mi fa eco leggendo il Vangelo di oggi: siamo creature destinate alla luce senza fine; la nostra meta è la comunione dei santi in Dio, grazie al Figlio incarnato che ha reso tangibile l’Assoluto.

Noi uomini abbiamo una dignità divina: come figli a cui è stato promesso un futuro senza tenebre. C’è molto di sacro in noi: ecco, la Trasfigurazione mi ricorda il valore del sacro nella nostra quotidianità. Non siamo solo polvere e sangue, fatica e limite: c’è una dimensione divina che è quella del sacro, o c’è una dimensione del sacro che è la nostra particella divina, donata gratuitamente dal Padre. È un tesoro che ognuno di noi deve custodire, non svilendo la grazia della vita, come dice una bella poesia del greco Konstantinos Kavafis (1863-1933):

 

Quanto più puoi

 

E se anche non puoi farla la tua vita come vuoi,

questo cerca almeno

per quanto puoi: non la svilire

con la troppa familiarità con il mondo

con i troppi moti e discorsi.

 

Non la svilire portandola

in giro spesso ed esponendola

ai rapporti e alle frequentazioni

della quotidiana stupidità,

così che diventi come una noiosa estranea.

 

(Traduzione di Sabino Chialà)

 

Siamo esseri destinati a una trasfigurazione eterna, che già qui possiamo sperimentare: accade quando difendiamo la nostra scintilla divina, tenendola lontana dalla «quotidiana stupidità», che la rende una «noiosa estranea».

È l’ammonimento del Vangelo di Giovanni: essere «nel mondo», ma non essere «del mondo» (Gv 17). La Trasfigurazione può essere un utile momento di sosta nel ripensare alla nostra dignità: siamo chiamati a scendere dal Tabor, a camminare per le strade dell’oggi, ma avendo sempre presente che c’è un sacro da rispettare, in noi, negli altri, nella creazione: è il Sacro del Figlio che ci dice «Alzatevi, non temete».  Ma al tempo stesso ci invita a ricordare l’eredità data dal Padre, per renderla comune al momento opportuno.

Forse il tempo della vacanza è il tempo giusto per questa memoria: stare un poco in disparte e alimentare lo spirito con il soffio dello Spirito, secondo il consiglio di non avere «troppa familiarità con il mondo».

12/08/2017 23:28 Francesca Vittoria
Certamente Gesù Cristo con la sua trasfigurazione ha dato testimonianza a dei comuni mortali quali erano gli apostoli presenti, con dimostrazione visiva Chi e di chi egli era figlio, chi era quel Maestro dal quale avevano udito cose nuove e, assistendo alla sua abbagliante trasformazione hanno avuto umanamente conferma di questa verità Se Noi lo siamo per suo merito ma dobbiamo "anche diventarlo per nostra volontà e scelta , meritarcelo , conquistare quella trasformazione cercando di correggerci con le nostre imperfezioni, debolezze, errori e aderendo per questo alla sua dottrina, un agire secondo indicazioni dal suo Vangelo, . Uomini del mondo che lui raccomanda al Padre come non essere del mondo! Se questa Storia là si considera difficile da credere, e anche perché il mondo è subentrato a Lui, ci sta plasmando a sua somiglianza , la verità è molto spesso preferita quella supposta, più cercato l'apparire che l'essere, , in tempi antichi l'uomo ha immortalato tanti aspetti di se stesso chiamandoli per nome diventati idoli cui ricorrere e fare affidamento, oggi sono tutte le sue creazioni , invenzioni, opere d'arte a stupirlo, a insuperbirlo, si sente illuminato non certo dall'alto ma dai suoi capolavori dai suoi traguardi . Peccato che il mondo sembri franare su se stesso come si verifica nelle nostre bellissime montagne, le insurrezioni di popolo danno la misura di quanta ingiustizia esista, le intimidazioni di ricorrere alle armi come mezzo sempre ritenuto il più persuasivo ha dell'incredibile dopo che i fatti analoghi del passato sfigurano la il supposto grado di civiltà raggiunto . Il mondo appare veramente "sfigurato". senza l'uomo - Trasfigurato. Nella parabola di oggi Pietro è preso da paura sentendosi sprofondare nel mare in burrasca, grida aiuto a Cristo il quale gli tende la mano ma gli rimprovera la poca fede, Siamo così anche noi ora?
Francesca Vittoria



05/08/2017 18:03 Pietro Buttiglione
Non so.
Per un pensionato forse il tempo giusto è l'autunno.. le "vacanze" sono una travolgente cavalcata tra nipoti, figli lontani, ospiti, eventi, suoni e luci..
Impossibile sottrarsi. Possibile toccare la trascendenza in quelli che sono già 'passati' vivendo con loro chi c'è... ma forse un tempo non c'è: Dio è in chi lo cerca, ovunque e sempre, senza che al momento lui se ne accorga, proprio come la felicità



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, insegnante di Lettere, è ora assistente di Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.

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