Nell'arte
La chiave di Pietro
di Gian Carlo Olcuire | 27 agosto 2017
Sua sarà la responsabilità di dischiudere il Signore, non di rinchiuderlo. Di farlo conoscere, non di occultarlo. Di far sentire la porta apribile, non blindata

lapide

PIETRO E CRISTO UNITI

(prima metà del IV secolo, Roma, Antiquarium del Foro Romano)

 

«A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli,
e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli
» (Mt 16,13-20)

 

Ci si può commuovere per una lastra di marmo? Sì, tanto più se fa venire voglia di disegni e di segni simili a quelli dei primi cimiteri cristiani: ricchi di fede e di speranza e perciò freschi, scanzonati, veloci e insieme profondi, mossi dalla gioia di celebrare e insieme scorporati dall'idea d'essere un'opera d'arte.

Sulla sinistra è riconoscibile un ramo di palma, simbolo di vittoria e di martirio, mentre a destra è il monogramma di Gesù, fatto con le prime due lettere greche dell'appellativo "Cristo". In mezzo a loro, un logo assai interessante: quello che sta per Pietro, dove le iniziali latine P ed E, una sopra l'altra, si uniscono a formare una chiave. Proprio il simbolo che, da sempre, sta per il principe degli apostoli.

Non sappiamo se l'accostamento delle lettere fosse voluto. È più probabile sia un caso di serendipity, cioè di scoperta casuale di qualcosa mentre non la si sta cercando. Forse i primi grafici cristiani, ignari di esserlo, si accorsero - giocando a unire le lettere - di dar vita a una forma che si sposava felicemente con un significato: quello assegnato da Gesù a Pietro.

Come ogni chiave per la propria serratura, quella dell'apostolo è unica: non c'è che lei per accedere a Cristo. Non c'è che lei per dare un senso, attraverso di lui, al vivere e al morire, all'essere figli e fratelli, all'amare che riesce a perdonare.

Alla domanda «Ma voi, chi dite che io sia?», la risposta di Pietro è stata netta, come il rumore della chiave giusta quando apre: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Per questo l'apostolo ha avuto un'investitura: sua sarà la responsabilità di dischiudere il Signore, non di rinchiuderlo. Di farlo conoscere, non di occultarlo. Di far sentire la porta apribile, non blindata.

 

 

29/08/2017 06:43 LudoK
In cauda venenum. Articolo comincia bene ma finisce come peggio no si può, con politicamente corretto ecclesiastico. Come se porte e chiavi, cfr. pagina evangelica, no servissero anche per chiudere, se necessita. A articolista va chiesto se lui lascia microfono aperto mentre si confessa o va a messa con abiti slacciati, se per trasparenza mette online scheda sanitaria sua e di suoi, o lascia bancomat con pin in cassa di megastore. Sentimentalismo no-cattolico continua a rovinare tutto, in Ecclesia Dei adflicta.


28/08/2017 22:56 ALBERTO orlando
La confessione di fede di Pietro che, secondo l'evangelista Matteo, gli ha valso l'investitura di capo della chiesa, l'autore del quarto vangelo la mette nella bocca di Marta, l'amica di Gesù, una donna. Gv 11, 27.


27/08/2017 14:23 antonella patrizia mazzei
Ianua coeli...la porta del cielo è sempre aperta, ma è un po' stretta per chi ha troppo bagaglio...


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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