Nell'arte
Le donne toste del Vangelo
di Gian Carlo Olcuire | 20 agosto 2017
Il capolavoro della donna cananea è di non contestare un termine di Gesù che poteva suonare offensivo, ma di portarlo alle estreme conseguenze.

siro-fenicia

 

CRISTO E LA DONNA CANANEA

(Pieter Lastman, 1617, Amsterdam, Rijksmuseum)

 

«Eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni» (Mt 15,21-28)

 

Oltre che straniera, questa cananea (o siro-fenicia) è senza nome. E, come altre innominate (ad es. l'emorroissa e la peccatrice in casa del fariseo), è una delle donne più toste dei Vangeli. Perché, senza essere una che fa di testa propria, è però una che usa la testa. E con acume - unito a gentilezza e fermezza - riesce a far notare a Gesù un particolare.

Va detto che lui è stanchissimo. E forse si capisce perché, a chi chiede aiuto per una figlia «molto tormentata», lui non rivolga «neppure una parola». E perché, una volta deciso di parlare, si aggrappi a delle metafore per essere più sbrigativo. Metafore, oltretutto, sempre di animali (prima le pecore perdute, poi i cagnolini), pur sapendo che chiamare cagnolini i non credenti può essere offensivo.

Il capolavoro della donna è di non contestare il termine, portandolo invece alle estreme conseguenze. Anziché andare contro Gesù, entra nelle sue figure allargando l'inquadratura: è come se spalancasse una finestra, facendogli vedere una realtà nuova.

Lui, con onestà intellettuale, apprezza; poi, come ringraziamento, guarisce la figlia della donna. Gli sarà venuta in mente sua madre, a Cana: un'altra donna capace di aprirgli una finestra («Non hanno più vino»). O il Magnificat, che Gesù potrebbe aver ascoltato da lei: chissà se abbia mai pensato che la potenza del braccio di Dio è quella di un bambino che, dalla mano, fa cadere briciole per un cagnolino.

Così ci ha guadagnato anche il linguaggio: l'espressione «Eppure i cagnolini...», esportata in altro tempo e in altro contesto, equivale a fare un'osservazione pertinente quando, ingiustamente, si nega qualcosa a qualcuno (ad es. il diaconato femminile).

Si fa sempre fatica ad accorgersi di certe realtà, pur vive. Succede pure a tanti artisti, che, nel raffigurare la Cananea, si scordano i cagnolini (presenti, peraltro, solo nei dialoghi), non consentendo di vedere le briciole di cui si cibano. Ancora più rari sono gli artisti che fanno notare la differenza di trattamento con i figli. Questo pittore, per fortuna, si è ricordato degli uni e degli altri.

 

 

 

26/08/2017 00:46 Francesca Vittoria
Questo fatto accaduto allora, il dono di Gesù che ha esaudito la preghiera della donna Cananea, una madre che disperatamente chiedeva di guarirle la figlia che proveniva da altro popolo altra religione, anticipa , mi suggerisce l’idea, che è quanto Egli fa a noi oggi ,il dono di una misericordia elargita a tutti quelli che lo invocano , OGGI sono moltissimi , i disperati, i poveri di spirito, gli emarginati, quelli dimenticati, quelli che sono in attesa di guadagnare il pane quotidiano , o sfruttati a servire, a questi Egli assicura la Sua misericordia, guarda al cuore di chi lo prega, di chi lo invoca “ Signore,aiutami”, come è stato per la donna Cananea. Ella non era della Sua Casa, apparteneva a un popolo che adorava altri dei, eppure ha osato cercarlo, rivolgersi a Lui, a chiedergli di guarire la figlia Come madre ha superato ogni impedimento, era straniera, “” Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele “” il coraggio dell’umiltà nel riconoscersi nella similitudine di Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini “”ma con “.Signore, aiutami”… come non riconoscere che.in questa invocazione vi è tutto l’animo pieno di speranza di fiducia nella Sua Persona , quel pensare che solo Lui poteva e nessun altro più di lui, nella risposta tutta l’umiltà del sentirsi piccolo bisognoso con ”eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” e tutta la grandezza e la fiducia in Lui al quale si rivolgeva .
. Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».
Ma oggi quanti dei sono posti sugli altari in luogo di Gesù Cristo, dei esigenti che prima illudono e poi si rivelano indifferenti quando la persona soccombe , quando l’uomo si scopre piccolo, debole e solo, e si sente cosa inutile. Solo in Cristo vi è speranza di salvezza, una motivazione che niente se non il male è da rigettare, che la nostra vita vale così tanto, che gli è costata cara riscattarla, e oggi il Suo Spirito è sempre pronto a tenderci la mano a rialzarci sempre che lo vogliamo, è capace di un amore altamente generoso che sa perdonare ogni infedeltà e ci accetta anche quando ci cibiamo delle briciole della sua tavola.
Francesca Vittoria



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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