Nell'arte
La Trasfigurazione e il ritorno al Getsemani
di Gian Carlo Olcuire | 06 agosto 2017
Andrea Previtali dà l'impressione di aver scelto la parte finale del racconto, quando il Signore sta per annunciare nuovamente la propria passione, morte e risurrezione

Previtali

 

TRASFIGURAZIONE

(Andrea Previtali, 1513, Milano, Accademia di Brera)

 

«Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo» (Mt 17,1-9)

 

È una Trasfigurazione fuori degli schemi, a dimostrazione della crescente libertà narrativa degli artisti. Se è rimasta la centralità di Gesù, sono però svaniti Mosè ed Elia. E i tre apostoli che Gesù porta con sé si intuiscono appena (in piccolo, sul lato sinistro), dando la sensazione d'essere sulla via del ritorno. O di incamminarsi verso il Getsemani (dove i tre saranno presenti alle sofferenze di Cristo).

Sì, l'artista dà l'impressione di aver scelto la parte finale del racconto, quando il Signore sta per annunciare nuovamente la propria passione, morte e risurrezione.

Non si direbbe, vedendo Gesù sfolgorare per il candore della veste e per il rapporto - sempre nel segno del bianco - con il Padre e lo Spirito Santo. O vedendo quei piedi poggiati su un prato fiorito, analogo a quelli dei mosaici absidali bizantini (ad es. a Ravenna e a Roma)...

Tuttavia la luce bianchissima dell'abito, potenziata dal verde del bosco e dagli azzurri del lago e del cielo, non è serena e si avverte nell'aria la tragedia imminente. La Trinità pare riunita per affrontare insieme gli ultimi giorni del Figlio. E quello che sembra un paradiso terrestre riceve una ferita da quel tronco tagliato, accanto a Gesù, allusivo alla croce.

Prima di dire «Tutto è compiuto», c'è ancora la vita da dare. E lo Spirito da donare, come si legge nel cartiglio sopra la colomba: la Pentecoste ha già inizio il venerdì santo.

 

 

06/08/2017 14:01 antonella patrizia mazzei
Ascoltatelo! La Sua gloria non è sempre visibile e non lo fu, prima della Risurrezione, neppure a tutti i suoi apostoli. La Sua parola, invece, è sempre con noi e ci nutre di giorno in giorno, di gioia in gioia, di pena in pena...


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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