Nell'arte
Quel bicchiere che ci spiega la misericordia
di Gian Carlo Olcuire | 02 luglio 2017
A prima vista, non sembra che i Vangeli diano indicazioni formali alla misericordia. Quindi nessuna regola? Libertà di movimento totale? In realtà un limite viene posto… verso il basso: «anche solo un bicchiere…».

DAR DA BERE AGLI ASSETATI

(Filippo di Lorenzo Paladini, 1585-86, Pistoia, Ospedale del Ceppo)

 

«Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli… non perderà la sua ricompensa». Mt 10,37-42

A prima vista, non sembra che i Vangeli diano indicazioni formali alla misericordia: forse per scongiurare che l’impegno si trasformi in un gioco a premi o a mettersi in mostra, si evita di dire quanto, quando, come e a chi… dare.

Quindi nessuna regola? Libertà di movimento totale? In realtà un limite viene posto… verso il basso: «anche solo un bicchiere…». Che sia per spingerci a un esame di coscienza? e farci pensare che, se non siamo nemmeno capaci del minimo richiesto, siamo proprio messi male? Più probabilmente è per far partire il bene da una volontà e da una decisione, senza farci comandare da una legge esterna o dalla pressione di un’autorità («Se me lo chiedesse il Papa, di lasciare il mio mega-appartamento, lo farei…», diceva un tale).

A ben guardare, dunque, delle indicazioni ci sono e sono precise, di quantità e di qualità. La quantità – minima – è «un solo bicchiere». Non sembri una sciocchezza: anzitutto, porta a essere vicini all’altro. In secondo luogo, garantire il poco (almeno questo!) protegge dal nulla e protegge dal troppo (spesso le grandi opere non decollano, proprio perché eccessive). Infine, nell’aggettivo «fresca», c’è la sottolineatura della qualità: il dono chiede attenzioni, per poter servire e piacere.

In più, andare a scegliere – fra tanti possibili interventi – proprio lo spegnimento della sete aggiunge alla misericordia un’altra caratteristica: l’urgenza. Fin che resta teorica, sospesa in aria, la disponibilità a mettere a disposizione un bene non ha valore. La misericordia è una di quelle cose da fare subito, senza aspettare che ce lo ricordi qualcuno e senza aspettare l’occasione propizia.

Quando si capisce d’aver poca voglia di dare, vale la pena specchiarsi nel giovane ricco incontrato da Gesù: persona per bene, che faceva tutto per bene e poi non riusciva a fare il bene, perché, pensando solo a sé, non poteva che tenersi per sé.

Con le quattordici opere di misericordia, corporale e spirituale, la Chiesa non fa che suggerire degli ambiti di impegno: sebbene, di tanto in tanto, occorra aggiornarle ai tempi, restano un’opportunità per uscire da se stessi e dal proprio mondo piccolo.

I bassorilievi che le rappresentano (come questo, in stucco dipinto) dicono i vari modi d’essere misericordiosi… e possiedono, più della bellezza, una saggezza. Che è nella loro collocazione: sono infatti posti in un contesto, l’ospedale, particolarmente bisognoso di ricevere il nostro dare.

03/07/2017 10:00 Francesca Vittoria
Quando il solo bicchiere d'acqua non basta alla molta sete........L'invasione di migranti che dalle loro terre fuggono e per salvare la vita è alla ricerca di un vivere migliore, a sostegno (il bicchiere d'acqua?) navi che da una riva li trasportano in un'altra, sono così tante migliaia che suscitano il rifiuto dei residenti, il timore di squilibri alla loro vita quotidiana, un aumento di poveri a quelli già esistenti, si rigenera una guerra tra poveri, il bicchiere d'acqua non basta più . Gesù Cristo, allora alla folla che lo seguiva perché attirati dalla Sua Parola che era balsamo per le loro povertà, ha dato loro anche il pane sufficiente a sfamare la folla (in migliaia) , in luogo di Gesù Cristo oggi ci sono politicanti che sono preoccupati a mantenere il posto di comando per cui questo ulteriore problema interno al loro territorio non sanno più come gestirlo e sembra davvero regnare il caos. Si tratta di giustizia superata dall'ingiustizia, perché non è giusto dover fuggire dalla propria terra,non in un modo così violento, non è giusto non avere il proprio pane quotidiano per l'ingordigia di ha accumulato così tanto da avere più del superfluo , uno squilibrio di ricchezza per pochi e povertà ormai diffusa oltre ogni limite. Gesù Cristo per prima cosa ha attirato le folle con la Parola anche di denuncia delle povertà, avvocato dei poveri, ha messo il dito sulle piaghe dei poveri segnalando così le ingiustizie da parte. Dei regnanti all'epoca. Oggi al cittadino comune viene di pensare:"perché si tollera che da un continente tutti fuggano per emigrare altrove a causa di che cosa e perché non intervenire all'origine dell'ingiustizia? Gesù Cristo ha potuto operare di sfamare la gente sul momento operando da Dio, ma anche con il Suo insegnamento di Giustizia che giunge fino a noi oggi e che più prezioso indica di quale pane vi sia bisogno e pane che rinvigorisce, anche oggi necessario proprio per sfamare e dissetare i poveri, le ormai "moltitudini" che premono alle frontiere, che vivono delle briciole cadute da tavole imbandite , che è quello di parlare di giustizia a chi volta la faccia da un'altra parte, indicando la VERITÀ' che sta oggi davanti. Chi altri se. Non dalla Sua Chiesa può essere Sua Voce? E preghiera da far giungere al Padre per tramite del Figlio perché sembra davvero troppo ciò che sta accadendo di male tutti i giorni!
Francesca Vittoria



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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